Il più bravo non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più bravo è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate.................................magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa ci circonda.
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Tre importanti beccacciai di Gavardo degli anni 60 Da sinistra Decio Guseo Borra detto Castilì e Giuseppe Bazzoli.
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Interpretazioni e commenti di nuova concezione di Ivo Geminiani

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In cinofilia, tutto quello che c’era da scrivere è stato scritto, e tutto quello che c’era da fare è stato fatto. Le cose che noi possiamo dire, sono solo una furbesca ripetizione di quanto ci è stato tramandato, con l’aggiunta di qualche piccola modifica, e di qualche personale considerazione.

I nostri articoli, se vuoti di osservazioni e puntualizzazioni, non suscitano alcuna curiosità e non meritano di essere letti, perché non fanno altro che ripetere nozioni già ben note e conosciute. Mi sembra quindi almeno conveniente, fare un piccolo sforzo per cercare di capire i contenuti ed i concetti di quelle definizioni tanto precise che descrivono i caratteri etnici in funzione del lavoro.

Spero di riuscire ad esprimere con sufficiente chiarezza queste mie considerazioni che, frutto di una diversa interpretazione, hanno il solo scopo di confrontarsi con quelle convinzioni radicate ed ampiamente diffuse che, a mio giudizio, non entrano pienamente nel merito, ed in alcuni casi sono addirittura superficiali.

Campano – Beeper – Satellitare

image1Alla fine del secolo scorso un piccolo apparecchio elettronico aprì un fronte di discussione molto ampio, rompendo gli schemi della caccia nel bosco ed attaccando al cuore una tradizione che resisteva da molti decenni. Nel giro di pochi anni l’utilizzo del beeper sovrastò quello del campano che seppur aveva un gusto romantico sembrò soccombere alle squillanti note della nuova diavoleria. Che lo si ponesse in movimento o in ferma per diverse stagioni i vari chiu-chiuu, beep-beep e così via riempivano l’assordante silenzio dei nostri boschi sorprendendo le Beccacce che agli albori di questa nuova era sembravano irretite da questa assoluta novità.

Si passò così dall’attenzione costante prestata dall’orecchio al classico blo-blom del campano alla mezza distrazione spinta dalla certezza che tanto una volta fermo il cane non andava cercato per lunghi minuti, perchè quel collare dai colori così sgargianti ci avrebbe attratti come il canto delle sirene faceva con i mitologici naviganti. E la Beccaccia anch’essa sorpresa da così liete note sarebbe rimasta lì ad attendere che quel suono svanisse sostituito da un colpo ben assestato. Ma si sa, perché Darwin ce l’ha insegnato, che la specie è in grado di evolvere e la Beccaccia non è da meno. Così quel suono foriero di novità (a dire il vero non troppo belle) presto iniziò a divenire una sorta di allarme e tutti i cercatori di Regine impazzivano nell’arrivare sul cane e non vederla volare. Si passò così al solo suono in ferma pensando che evitare il frastuono continuo e limitarlo alla sola ferma potesse giovare. Anche questa soluzione durò come la vita di una farfalla, così che la tecnologia (ed anche il consumismo sfrenato) arrivò ad inventare i beeper con il telecomando che venivano azionati per un solo beep e subito disattivati. Ma la vera rivoluzione arrivò quando la straordinaria tecnologia che ci guidava con la nostra auto lì esattamente in quel civico che cercavamo, sbarcò sul nostro collo e su quello dei nostri amati Setter. In un solo colpo si superavano il blo-blom del campano, il beep del beeper in cerca e perfino quello dello stesso beeper telecomandato. Il silenzio calò nei boschi tanto che le Beccacce rimasero spiazzate. Fin qui una ricostruzione quasi goliardica dei fatti. Ma nella realtà attuale ci sono diverse scuole di pensiero che si confrontano su posizioni spesso rigide per difendere l’una o l’altra tesi. I social network si infiammano di discussioni concentrandosi più sulla posizione presa che non sull’effettiva utilità del mezzo stesso. Io ho la mia idea, maturata con l’esperienza fatta provando tutte le varie soluzioni sopra descritte, che intendo esporre e motivare, ma lungi da me la volontà di volerla imporre come la verità assoluta. “De gustibus non disputandum est” e qui la locuzione calza a pennello, perché ognuno ha i suoi e le sue esigenze.

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IL FISICO, LA PASSIONE, L’ESTASI di Mirco Peli

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Per una volta non parlo del cane da montagna ma del cacciatore. Personalmente non ho mai avuto un grande fisico, adatto a sforzi eccezionali, infatti a pernici bianche sulle mie montagne, dove non si arriva a quota bianche in macchina, non sono mai andato. Credo che dai 35 ai 45 anni siano stati gli anni dove il mio fisico ha risposto al meglio, ma anche dove ho imparato a gestirlo al meglio. Per mia fortuna, ma non l’ho capito subito, ho sempre avuto cani di grande temperamento, e quando usavo il campano tentavo “sbagliando” di non farmi distanziare troppo, perché se il cane scollinava e poi andava in ferma, ritrovarlo con il campano muto era un problema.

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“IL PERCORSO E’ PIU’ IMPORTANTE DELLA META” di Giorgio Lugaresi

Il libro è presente in tutte le librerie romagnole e in diverse edicole del forlivese e del cesenate. E’ ordinabile su www.ibs.it, www.amazon.it, www.mondadoristore.it e sul sito dell’editore www.ilpontevecchio.com. E’ distribuito o ordinabile in tutta la catena gestita da Mondadori Retail (oltre 500 librerie sul territorio nazionale) e da Libro.co (distribuzione nazionale e Amazon). Dall’estero può essere ordinato su Amazon e a Casalini Libri di Fiesole”IMG_0541 (1)

Dello Stile del Pointer e del Setter Inglese nelle prove sul terreno” di Giovanni Pastrone (Estratto da Nembrod e dal Bollettino del K.C.I. del 1925) da Pointer Club d’Italia

 

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Cortese lettore, in queste brevi note su di un soggetto che per essere degnamente svolto richiederebbe un volume, io non ho punto la pretesa di insegnarti cose nuove o di svelarti scoperte peregrine. So benissimo che molti amici, egregi cinologi, italiani e stranieri, sorrideranno alle mie conclusioni, a loro ben note, e praticate da lunga data. Ritengo tuttavia che a parecchi possa giovare il mio scritto, non fosse che quale chiarificatore d’una opinione nebulosa, se non errata. Le citazioni frammentarie, che costituiscono la prima parte dello studio, sono fatalmente scucite, forse noiose. Vuoi un consiglio?

Leggi subito le conclusioni, e, se queste rispecchiano le tue idee, tralascia il resto; se invece ti troverai da esse contrariato, chi lo sa che tu non tragga dal disappunto la forza per sopportare meglio la gravosa lettura del rimanente?….Pointer = to point (indicare) = pointing dog = bracco da punta. Setter = to set (coricarsi) = setting dog = epagneul = chein couchant = chien d’oysel.
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Caccia alla beccaccia ieri ed oggi di Enrico Fenoaltea

Tre importanti beccacciai di Gavardo degli anni 60 Da sinistra Decio Guseo Borra detto Castilì e Giuseppe Bazzoli.

Tre importanti beccacciai di Gavardo degli anni 60 Da sinistra Decio Guseo Borra detto Castilì e Giuseppe Bazzoli.

Di recente ho partecipato ad una battuta alle beccacce in un paese baltico, con due amici carissimi e provetti beccacciai, e all’origine di queste note c’è un confronto tra tecnica venatoria attuale e quella dei miei tempi. La caccia alla beccaccia (che ho praticato per una ventina di anni, a partire dal 1953, nei boschi cedui collinari dell’Alto Lazio) è, a mio avviso, la più sportiva ed appassionante delle cacce perché solo un’arcana “possessione” può spingere il cacciatore a marce faticose in ambienti ostili per la ricerca aleatoria di un selvatico raro, imprevedibile e misterioso.

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Intervista concessa da Bartolomeo Cavaglià e pubblicata su Beccacce che passione La caccia con il setter Inglese

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Quanto è difficile far crescere un buon cane da montagna

Come prima domanda direi che è parecchio aleatoria….
il problema non penso sia una questione di caccia alla tipica alpina, oppure di caccia alla beccaccia, quanto piuttosto della densità di selvaggina che si incontra sui terreni nei quali si caccia.

Il cane che non avrà la fortuna di cacciare in certi paradisi terresti al di fuori dei nostri confini è giusto che si abitui alla penuria fin da subito. La scarsità di selvaggina può diventare un problema quando si deve dressare un soggetto da prove, dove al momento del frullo del selvatico si va a ferire il nostro ausiliare nell’amor proprio. Il buon soggetto arriva comunque dove deve arrivare, semplicemente ci metterà un po di più per far tesoro di tutte le esperienze che gli servono per farlo diventare un grande cane da caccia.
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TAVOLA ROTONDA IL CANE DA BECCACCE OGGI La relazione di Giangaetano Delaini BECCACCIA, CINOFILIA ED AMBIENTE: UN’ARMONIA DA RITROVARE.

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È sin troppo noto che la caccia alla beccaccia, nel nostro Paese ed in tutta Europa, andrebbe meglio regolamentata cancellando, di fatto, tutte quelle forme di accanimento predatorio (caccia all’aspetto, caccia in battuta, caccia in momenti di gelate improvvise….) che sono l’espressione più bassa e volgare di un istinto che, certamente, non può definirsi caccia. Tutte queste affermazioni di principio s’infrangono contro l’egoismo, la superficialità e la supponenza dei più, che – normalmente – hanno il sopravvento sulla ragionevolezza, l’etica e l’armonia. Leggi il resto della pagina »

La relazione di Angelo Cammi sul “cane da beccacce con particolare riferimento al Setter inglese”

Prova

Considero innanzitutto la caccia come la vera insostituibile base di valutazione di un cane. Ciò che un cane da ferma deve dimostrare al cacciatore costituisce un ventaglio di doti talmente ricco che non è possibile confrontare con alcuna “nota” delle prove riconosciute. La cultura e le sensibilità di un vero cacciatore (inteso come competente conoscitore della razza che impiega, del suo temperamento e del suo metodo di educazione) sono un sicuro riferimento per capire come gli obiettivi di oggi non possono essere paragonati a quelli di qualche decennio addietro: obiettivi legati innanzitutto ad un corretto utilizzo dell’ausiliare per godere delle sue tipiche prestazioni, considerando l’abbattimento non l’obiettivo principale, ma solo un momento necessario per il completamento della formazione. Leggi il resto della pagina »

Trialer e Cani da Caccia – di Giulio Colombo

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Mi sia lecito spiegare il concetto che regola la mia modesta opinione. perché risulti chiaro il modo di giudicare, anche a chi lo trova alquanto disinvolto.

Nella Gara Classica io mi preoccupo per cominciare della “Nota del Concorso”, premessa indispensabile per verificare tutte le doti che è pacifico e sottinteso dover costituire l’inalienabile corredo del trialer.

La nota del concorso si constata anche se il cane non incontra, ossia se non ha occasione di filare, fermare, guidare.

La nota del concorso è costituita dal grado dell’impegno e dalla metodica e coordinata azione svolta durante il turno.

Io penso che il trialer durante il lavoro non debba tanto far sfoggio di gattonate se setter o bracco, di strappate se pointer giungendo, come spesso, ad esagerare fino al grottesco e dando manifestazione di forma e non di sostanza, quanto mantenere quella condotta di gara corretta, composta, ordinata, ardentissima che è ereditaria nelle illustre famiglie di trialer, rara in quelle d’occasione, condotta che testimonia la differenza fra cane da prova e cane da caccia, condotta che è la dimostrazione della “classe”. Leggi il resto della pagina »