CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Pointer da Montagna di Vanni Mantegari

Foto di Angelo Lasagna

La selezione naturale è il meccanismo con cui avviene l’evoluzione della specie e secondo cui, nell’ambito della diversità delle popolazioni, si ha un progressivo aumento della frequenza di individui con caratteristiche ottimali. I soggetti che meglio si sono adattati ad un certo tipo di habitat agiscono più agevolmente nello stesso. E’ l’ambiente di utilizzo che seleziona l’adattamento, indicando le caratteristiche comportamentali necessarie, per avere vantaggiosità d’ impiego.

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CROAZIA di Gian Franco Grosso

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Quando mise in moto il motore l’alba cominciava a rischiarare l’aria tersa e frizzante  di una domenica qualunque, che qualunque per Ingo non era. Le partenze sono tutte dolorose, siano esse da un paese come da se stessi, dai confini imprecisi di un terra lontana come dai confini più nitidi di una storia d’amore.

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FLASH INFO n.2 Saison 2017/18 ONCFS-Réseau Bécasse

Scolopax Rusticola (201)

Credo utile riportare una traduzione/sintesi di questo recentissimo documento elaborato il 12 gennaio 2018 da K. Le Rest, F.Gossmann, D.Coreau & C.Bastat, la più informata équipe ufficiale di ricerche sulla Beccaccia, che riprende ed aggiorna il loro Flash INFO n.1, realizzato il 7 dicembre 2017 e tempestivamente riportato in questo sito(9 dicembre 2017).

L’autunno freddo in Europa fino a metà dicembre (ricordiamo le Isole Britanniche con gelo e nevicate imponenti che possono aver influenzato le beccacce in migrazione), sembrava l’annuncio di un rude inverno, ma in seguito le depressioni atlantiche hanno addolcito e “ umidificato” un po’ tutta l’Europa centro occidentale con temperature quasi sempre sopra lo zero. Ricordiamo comunque che in periodo migratorio vero e proprio le condizioni meteo avevano contribuito largamente all’arrivo delle beccacce in tutta la Francia e i suoli umidificati hanno permesso, anche in alcune regioni già siccitose, alla microfauna di risalire in superficie e rendersi così accessibili alle beccacce.

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Cotorne in Kirghizistan LA CACCIA ESTREMA di Mario Di Pinto

Mario, Giorgio e le coturnici

Cronaca di una settimana di caccia a coturnici sui monti del Kirghisistan. Eran due anni che mancavo dalla Kirghisia, anche perché la nostra passione della caccia è sempre sorretta dallo stimolo di forgiare cani con cui condividere le nostre emozioni … e per due anni non avevo avuto nuovi allievi a cui “far le ossa” in una caccia così selettiva. Quest’anno invece avevo programmato questa “tosta” trasferta anche in funzione della giovane Pointer e dell’altrettanto giovane Spinona, Bora: poi un incidente ha tagliato fuori la Pointer e la prospettiva è stata di affrontare sei giorni di quella caccia micidiale con solo la Spinona, sia pur resa affidabile dal precedente battesimo sostenuto ad agosto in Lapponia ed a novembre e dicembre sulle beccacce nostrane: quindi una settimana filata in montagna con un cane solo poteva forse riservare qualche problema, ma non avevo alternativa.

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BRAC-POENTER REDIVIVI di Cesare Bonasegale

Dik bracco/pointer di Romano Pesenti

Le razze di Continentali da ferma recentemente comparse nel panorama cinofilo venatorio italiano, richiedono indispensabili approfondimenti sulle relative caratteristiche stilistiche.

Negli anni ’50 circolavano ancora alcuni “brac-poenter” (scritto così come si pronunciava), cioè incroci fra Bracco italiano e Pointer, molto apprezzati dai cacciatori perché fondevano le due razze mediandone i comportamenti, col risultato di ottenere cani efficienti per la nostra caccia, nei nostri terreni; perché da noi le starne c’erano, ma soprattutto nei calanchi dell’Appennino, e le risaie (e le marcite) “buone” per beccaccini non eran adatte ai cani da ferma “Inglesi”, troppo veloci e con cerca troppo estesa.

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LA SELETTIVITÀ OLFATTIVA di Mario Di Pinto

Foto del nuovo libro “IL POINTER IN ITALIA – 100 anni di storia di Felice Steffenino”

L’ imprescindibile ruolo della caccia nella formazione di un buon cane.

Le lunghe tournee trascorse a giudicare prove all’estero – come per esempio è avvenuto lo scorso mese di marzo in Serbia – sono occasione di riflessioni sullo stato evolutivo delle razze da ferma, proprio perché consentono l’osservazione di numerosi soggetti – fra i quali i più titolati del mondo – destinati ad essere i riproduttori più utilizzati. E quel che è più importante, questi cani vengono verificati su selvaggina di grande qualità (come per l’appunto le starne della Serbia) in ambienti ancora integri e di immutata bellezza naturale. Ma per rendere significative le mie osservazioni, ho l’abitudine di annotare sistematicamente alcune manifestazioni dei cani che giuidico, come per esempio il rapporto fra ferme valide e ferme in bianco (in proposito ricordo quanto ci insegnava l’Avv. Radice: “ferma” è una parola che si può usare solo se si palesa la selvaggina). E purtroppo debbo constatare che le false ferme sono sensibilmente più numerose.

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Romano Pesenti presenta “IL POINTER IN ITALIA – 100 anni di storia di Felice Steffenino”

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L’Amico Felice Steffenino, grande scrittore ( 8 libri e più di mille articoli di cinofilia e caccia su varie riviste venatorie), prima di lasciarci, consegnò la bozza dattioscritta dell’ultima sua enciclopedica Opera – ” -, a Pino Dellatorre , Giudice Internaz. ENCI, nonchè Allevatore del Pointer con l’Affisso ” Della Cisa”, e attuale Direttore e fondatore della rivista “La Gazzetta della Cinofilia”, perchè la leggesse e, come da desiderio di Felice…(mio e della moglie Irma), la pubblicasse. Ebbene,questo importante e bellissimo libro è oggi disponibile e sarà promosso e presentato, a inviti, nel giorno di sabato 3 Febbraio c. a. (..da confermare) alle ore 10,30 presso il Circolo Cinofilo Alessandrino “La Tollara” di Fubine (Alessandria). Alla Presentazione parteciperanno Allevatori, Giudici Enci, Cinofili, Giornalisti, Scrittori ed Autorità.

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GESTIONE COTURNICE ALPINA di Silvio Spanò

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Foto di Flavio Campana

Faccio seguire un distinguo perché, come vedremo, si rischiano pasticciacci: infatti in Italia abbiamo una sola specie di Coturnice (Alectoris graeca) distinta in 3 sottospecie (l’alpina A.g.saxatilis, l’appenninica A.g.orlandoi e la siciliana A.g.whitakeri), geograficamente separate e morfologicamente separabili da piccole caratteristiche, che comunque è il caso conservare tal quali senza inquinamenti genetici. In realtà due specie affini, di più facile allevamento e presenza sul mercato (la Pernice rossa e la Coturnice orientale o Ciukar) interfeconde, hanno localmente fatto correre qualche rischio alle Coturnici pure, restando tuttavia abbastanza limitato e attualmente in regressione per una maggior presa di coscienza (acculturamento?) dei cacciatori di montagna, ma forse di più per la difficoltà di sopravvivenza in ambiente ostico di questi soggetti di allevamento e degli ibridi stessi con patrimonio genetico non adatto e probabilmente impoverito per deriva genetica in ambiente di voliera! Doverosamente però ricordo l’esistenza di una fascia di ibridazione naturale, tuttora esistente, tra Coturnice e Rossa sulle Alpi francesi meridionali, descritta nel 1843 addirittura con un nome a sé stante. La possibilità, recentemente confermata (Bernard-Laurent 2017) anche per la Coturnice alpina e nota per specie affini (rossa in particolare) della doppia deposizione in nidi separati, uno incubato dal maschio e l’altro dalla femmine, potrebbe favorire in casi particolari il successo riproduttivo.

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Il Beccacciaio, ultimo drappo del Romanticismo di David Stocchi

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Ho sempre creduto che ogni tipo di caccia, sia lo specchio dell’animo del cacciatore che la pratica.

Del resto trovo che ogni selvatico, con i suoi modi e le sue abitudini, sia legato da un filo invisibile al carattere e all’animo dei suoi predatori umani, attirandoli verso di se. Poi anche l’imprinting del cacciatore fa la sua parte, mio nonno era un romantico ammaliato beccacciaio con le sue regole ed i suoi modi che più o meno sono diventati i miei.

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INCONTRO ERGO SUM di Gian Franco Grosso

Tilò, vincitore del trofeo Saladini 2010, e la Bahia di Battanello con Gian Franco Grosso

Gian Franco Grosso con il setter Tilò, vincitore del trofeo Saladini 2010, e la pointer Bahia di Battanello .

Ovunque legga di prove cinofile e qualunque diatriba si accenda sul valore di queste ultime in rapporto all’attività venatoria, ho constatato il grande rilievo che gli esperti del settore, giudici, allevatori e conduttori, attribuiscono al c.d. cane incontrista. Si inneggia all’importanza di questa qualità come unità di misura della venaticità di un ausiliare, dote che insieme allo stile di razza e al coraggio dovrebbe rappresentare il trait d’union tra la caccia e le prove. Da più parti si chiede di non trascurare il c.d. istinto del selvatico, quello che Colombo riteneva “qualità non apprendibile in un cane da ferma”.  Spesso si esalta il coraggio del trialler proprio inquadrandolo nella  capacità di rischiare al di là del metodo abitualmente usato sul terreno al fine di trovare quell’unico selvatico che si nasconde sul terreno.

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