" Il recupero della nostra animalità è il solo mezzo che ci resta per ritornare finalmente umani " LORENZ KONRAD
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l’uomo civile non lascia tracce di Mario Rigoni Stern

imageSono stato in un rifugio di cacciatori dove sulla porta c’era scritto: “l’uomo civile non lascia tracce”.

Vorrei che questa frase fosse messa non solo all’entrata dei boschi, ma anche all’entrata delle città. Viviamo invece come in “un’ansia di lasciare tracce” che va contro la natura. Osservando certi animali vedrete che quando fanno le tane nel bosco nascondono anche i propri escrementi, non lasciano indietro neanche quelli: non lasciano tracce. A dire il vero noi siamo abituati a sporcare ovunque, specialmente nei posti affollati, dove le persone non tengono conto che lasciare la cartacce, le bottiglie, le cose in giro non è molto civile, è molto povero.

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Ricordi di caccia di Larry Trimmer

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Dicembre 1996 Appuntamento alle 6 con il mio amico Paolo, noto meccanico del paese, e grande appassionato di beccaccia ma di cani ne capisce poco. Colazione al bar, l’incontro con altri beccacciai, solite chiacchiere e si parte per la cacciata. Paolo voleva andare in alto, io insisto per la mezza quota e lo convinco per andare alla Sughereta, borbotta…. E io ghigno! Arriviamo che è ancora buio, ci fumiamo una sigaretta e aspettiamo che faccia giorno e non abbiamo visto alcun movimento…. Allo “spollo” sentiamo dall’altro capo della sughereta 3 schioppettate e mi viene da dire: lo stronzo spara alla posta ma l’ha mandata… Ben gli sta! Sciolgo i miei cani (Briga una femmina bruttina ma estremamente efficace ed Artù suo figlio, una giovane promessa) e si parte verso l’alto, setacciamo canaloni e crinali ma niente di niente. Leggi il resto della pagina »

“Un giorno indimenticabile” RACCONTO VISSUTO E SCRITTO DI TITO MARIOTTO

Simba e tito (2)1998 novembre Dicembre tante beccacce tante padelle In due mesi al centro della verde Umbria ci sono state alcune abbondanti calate di Beccacce, da farci tornare indietro di almeno 10 anni per ricordare tanta Grazia di Dio. Io voglio raccontare soltanto una di queste calate : Un Giorno Indimenticabile 19/11/1998

E’ un Giovedì i problemi di lavoro non mancano mai, per chi lavora in proprio e fa consulenze in altre aziende; mi alzo alle 06.00 preparo tutto, passo a prendere il mio setter (Nedo del Pratesi) detto Simba e parto per una località di caccia vicino casa. Vivo al centro dell’Umbria in un paesino alle falde del Monte Peglia 865 s.l.m. che si chiama S.Venanzo in provincia di Terni. Arrivo sul luogo di caccia pensato durante la notte, è nuvolo e debbo fare presto sono circa le 07.10 sciolgo il cane e cerco di andare su di un poggio così da poterci vedere meglio essendo in alto. Ma quel testardo i cani sanno meglio di noi dove cercare, va dentro il fosso che è molto più buio e non vedendolo tornare decido di abbassarmi, ma nel frattempo Simba è caduto in ferma mi avvicino ma per le pareti scure sento solo il volo fragoroso della Regina. Leggi il resto della pagina »

Diario di Mirco Peli 27 Ottobre 1997

Pier e Congo

Pier e Congo

La mattina è umida e nebbiosa, secondo le mie attuali statistiche è un giorno di culmine del passo in selva di Capovalle e ciò, mi rende pessimista; mi sto portando in macchina a quota millequattrocento e strada facendo, mentalmente ho cominciato a fare un bilancio della stagione. Una stagione per me discreta, ma già medito che fra pochi giorni, qui in quota sarà finita e sarò obbligato cambiare posto. Scendo dalla macchina che è ancora buio, la nebbia è cosi densa che sembra pioviggini. M’incammino verso la casa di Nello e ho l’impressione che non ci sia anima viva, neppure passando nei pressi del capanno di Bepì scorgo le familiari torce accese, che si muovono nel buio della notte per individuare i chiodi dove esporre i richiami. La casa di Nello è chiusa e non ci sono macchine parcheggiate, con un poco d’umidità i capannisti stanno già mollando, ciò aumenta la sensazione che siamo alla fine della stagione di passo. Mi appoggio con una spalla al muro, al riparo sotto la grondaia della casa ad aspettare che albeggi, riparandomi come posso dalla pioggerellina. Leggi il resto della pagina »

Autunno 1986 una stagione da ricordare di Mirco Peli

Archivio (138)Sta albeggiando e mentre avanzo con fatica sulla mulattiera che porta nel prato “en Bal”, dove ho deciso di cominciare la caccia, avverto da come si comporta la setter bianco arancio che siamo stati preceduti. Faccio ancora pochi passi e ne ho la certezza, l’inconfondibile odore di fumo di sigaretta mi penetra nel naso. Seduto su di una pietra con il cane ai piedi, Zambelli mi saluta, ci scambiamo quattro parole sul passo e ci accordiamo sulla zona da battere senza disturbarci. Cosi io mi alzo d’un centinaio di metri e trovato un posto passabilmente meno ripido, dove stare ritto e poter tenere i piedi senza forzare sulle caviglie mi fermo.

Nell’attesa di cominciare la cerca faccio sdraiare il cane e lo sguardo osserva il sole che nasce, ancora cinque minuti prima di sciogliere, non c’è fretta. Il cielo è sereno tuttavia non fa freddo, si distinguono appena i colori della montagna che sormonta il paese. La campana della chiesa di Capovalle batte le sei e trenta, conto mentalmente i rintocchi gravi che battono le ore intere, aspettando il rintocco più lieve che batte la mezza.
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Fais il setter immortale di Federico Gallo

Aria (della Trabaltana) di David Stocchi

Aria (della Trabaltana) di David Stocchi

La stagione si presentava buona, dopo l’acqua dell’ottobre e i primi freddi già si vedevano branchetti di fringuelli e tordi che zirlavano, schizzando dalle siepi di lentischio a bacche rosse. Io avevo curato l’allenamento del mio Fais con ogni diligenza. Quaglie tutta l’estate e coturnici dal settembre.
Si era irrobustito e aveva riempito le sue fasce muscolari di volumetrie lisce e lunghe. Pelo lucido, splendente, setaceo con frange lunghe e folte. La coda a scimitarra, corta e bassa fra i garretti come si conviene a un dignitario che indossa il suo abito a coda di rondine. Le macchie nere sulle orecchie e la moschettatura fuoco sul muso ne facevano un simpatico pirata che sembrava prendersi gioco di te quando ti guardava negli occhi. Leggi il resto della pagina »

LA GIORNATA “QUASI” PERFETTA di Mirco Peli

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La fase riproduttiva sembra essere stata ottima, le nidiate sono cresciute senza grosse perdite e con i censimenti di agosto e settembre ci siamo caricati come molle. Il cane è valido e ci soddisfa, e decidere dove iniziare la stagione venatoria è solo una questione di gusti personali: il mio primo compagno di caccia Nello, nostalgico coturnat, non resiste a quella che è stata la passione di una vita intera. Solo la nebbia rischia di rovinarci la giornata, ma all’apertura siamo più forti anche della natura. Giornata ottima, per quest’anno con le coturnici la nostra quota è fatta. Bisogna ricordarsi sempre di non esagerare.
Quindi l’obiettivo della seconda giornata è vedere un bel lavoro del cane su un gallo. Si potrebbe ancora trovare la nidiata tutta assieme, ma noi come tutti sogniamo il vecchio gallo solitario. Partiamo con una bellissima alba sentendoli cantare un po’ ovunque attorno a noi, ma stavolta la nebbia non ci perdona e oggi vince lei. Siamo in quota e la giornata la facciamo lo stesso, ma in montagna non si scherza. Questa nebbia rende irriconoscibili e fa sembrare sconosciuti posti che solitamente potremmo fare anche se ci bendassero. Troviamo tanti galli, la gran parte di questi a causa del tempo ci aspetta sui larici e li sentiamo solo partire, qualcuno lo vediamo o meglio vediamo un’ombra….. qualcuno si lascia anche fermare, forse le femmine o forse i novelli, ma bisogna regolarsi con l’udito perché la vista non c’è. Cacciare così ha poco senso. Leggi il resto della pagina »

Astro il setter che abbaia e la volubilità delle decisioni di Mirco Peli

Archivio (44)La caccia sta ancora mutando, qualche anno fa ero convinto che i cambiamenti in atto avrebbero portato ad una riduzione dei cacciatori, ed in parte ciò è avvenuto; malauguratamente, assieme ai cacciatori, è diminuito anche il territorio. Le restrizioni entrate a regime nel parco “Alto Garda Bresciano”, hanno prodotto l’addensarsi dei cacciatori sul poco territorio rimasto libero. Inoltre il passo autunnale è stato debole, e personalmente sono piuttosto pessimista riguardo al futuro prossimo. Forse il cambio generazionale e la possibilità attraverso l’Europa di un’effettiva gestione della caccia alla beccaccia, potrà portare ad un cambiamento di tendenza, sebbene per i prossimi dieci anni non mi aspetti niente di buono. Alquanto pessimista ma trainato da una passione per la caccia che è divenuta un modo di vivere, continuo a battere le mie montagne, che si prospettano sempre più vuote. Leggi il resto della pagina »

Un setter per imparare ad andare a caccia Di Federico Gallo

Lucio ScaramuzzaDopo molti cani meticci e molte delusioni cominciai a pensare seriamente al modo per farmi un cane vero. Dico “vero” riferendomi ad un cane di razza. Ma i tempi non erano carichi di splendore ed io ero uno studentello liceale. Non potevo certo pretendere che la famiglia mi regalasse una cane che poteva costare tanti e tanti soldi. A quel tempo,parlo degli anni sessanta, un buon cane da caccia appena iniziato con certificato di origine a posto costava almeno centomila e anche più lirette. Lo stipendio di un impiegato si aggirava sulle quarantacinquemila lire al mese.

Coi miei amici si facevano molti sogni e molte elucubrazioni durante le poco fruttuose battute di caccia alle quaglie o alle beccacce. Leggi il resto della pagina »