Il più bravo non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più bravo è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate.................................magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa ci circonda.
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Primo Campionato Europeo pointer in Francia  Eugubium Dea(Diva I della Poropra X Ardito del Vento) ed Eugubium Laura( Eugubium Dea X Cuman)
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Intervista concessa da Bartolomea Cavaglià e pubblicata su Beccacce che passione La caccia con il setter Inglese

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Quanto è difficile far crescere un buon cane da montagna

Come prima domanda direi che è parecchio aleatoria….
il problema non penso sia una questione di caccia alla tipica alpina, oppure di caccia alla beccaccia, quanto piuttosto della densità di selvaggina che si incontra sui terreni nei quali si caccia.

Il cane che non avrà la fortuna di cacciare in certi paradisi terresti al di fuori dei nostri confini è giusto che si abitui alla penuria fin da subito. La scarsità di selvaggina può diventare un problema quando si deve dressare un soggetto da prove, dove al momento del frullo del selvatico si va a ferire il nostro ausiliare nell’amor proprio. Il buon soggetto arriva comunque dove deve arrivare, semplicemente ci metterà un po di più per far tesoro di tutte le esperienze che gli servono per farlo diventare un grande cane da caccia.
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TAVOLA ROTONDA IL CANE DA BECCACCE OGGI La relazione di Giangaetano Delaini BECCACCIA, CINOFILIA ED AMBIENTE: UN’ARMONIA DA RITROVARE.

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È sin troppo noto che la caccia alla beccaccia, nel nostro Paese ed in tutta Europa, andrebbe meglio regolamentata cancellando, di fatto, tutte quelle forme di accanimento predatorio (caccia all’aspetto, caccia in battuta, caccia in momenti di gelate improvvise….) che sono l’espressione più bassa e volgare di un istinto che, certamente, non può definirsi caccia. Tutte queste affermazioni di principio s’infrangono contro l’egoismo, la superficialità e la supponenza dei più, che – normalmente – hanno il sopravvento sulla ragionevolezza, l’etica e l’armonia. Leggi il resto della pagina »

La relazione di Angelo Cammi sul “cane da beccacce con particolare riferimento al Setter inglese”

Prova

Considero innanzitutto la caccia come la vera insostituibile base di valutazione di un cane. Ciò che un cane da ferma deve dimostrare al cacciatore costituisce un ventaglio di doti talmente ricco che non è possibile confrontare con alcuna “nota” delle prove riconosciute. La cultura e le sensibilità di un vero cacciatore (inteso come competente conoscitore della razza che impiega, del suo temperamento e del suo metodo di educazione) sono un sicuro riferimento per capire come gli obiettivi di oggi non possono essere paragonati a quelli di qualche decennio addietro: obiettivi legati innanzitutto ad un corretto utilizzo dell’ausiliare per godere delle sue tipiche prestazioni, considerando l’abbattimento non l’obiettivo principale, ma solo un momento necessario per il completamento della formazione. Leggi il resto della pagina »

Trialer e Cani da Caccia – di Giulio Colombo

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Mi sia lecito spiegare il concetto che regola la mia modesta opinione. perché risulti chiaro il modo di giudicare, anche a chi lo trova alquanto disinvolto.

Nella Gara Classica io mi preoccupo per cominciare della “Nota del Concorso”, premessa indispensabile per verificare tutte le doti che è pacifico e sottinteso dover costituire l’inalienabile corredo del trialer.

La nota del concorso si constata anche se il cane non incontra, ossia se non ha occasione di filare, fermare, guidare.

La nota del concorso è costituita dal grado dell’impegno e dalla metodica e coordinata azione svolta durante il turno.

Io penso che il trialer durante il lavoro non debba tanto far sfoggio di gattonate se setter o bracco, di strappate se pointer giungendo, come spesso, ad esagerare fino al grottesco e dando manifestazione di forma e non di sostanza, quanto mantenere quella condotta di gara corretta, composta, ordinata, ardentissima che è ereditaria nelle illustre famiglie di trialer, rara in quelle d’occasione, condotta che testimonia la differenza fra cane da prova e cane da caccia, condotta che è la dimostrazione della “classe”. Leggi il resto della pagina »

I momenti più significativi che definiscono la razza e le caratteristiche individuali di Ivo Geminiani.

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La presa di punto :
Gli attimi che la precedono, il modo con cui viene eseguita, l’espressione e la sua conclusione, sono i comportamenti che con maggior chiarezza, ci permettono di verificare le identità. Tutte le rimanenti fasi del lavoro che sono in dipendenza di questo fine, se osservate con attenzione : “ l’avidità, il modo di impostare la cerca, la concentrazione, il tipo di galoppo, il portamento di testa “, possono farci intuire, quali saranno poi a contatto d’emanazione, gli atteggiamenti che verranno presi per il suo realizzo. Purtroppo non è sempre così, spesso una caratteristica è più marcata delle altre, oppure una dote dell’intero corredo, è meno significativa delle rimanenti .

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Convegno Lazise GENETICA E MORFOLOGIA NEI CANI DA MONTAGNA E DA BECCACCE Relazione di Ivo Geminiani

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Non ho fatto studi specifici e non ho una cultura adeguata per parlarvi scientificamente di genetica, le mie opinioni sono frutto di una lunga esperienza di allevamento e di collaudo dei cani al lavoro nell’habitat che la selvaggina vera ha scelto per viverci, ne conosce ogni anfratto, ogni via di fuga, sa come difendersi ed è un probante esame sul mestiere e le doti venatorie dell’ausiliare.

Seppur convinto delle mie idee, vi parlo semplicemente da praticone. Leggi il resto della pagina »

Il Pointer a Beccacce secondo Gnagni Angelo e Lamberto titolari dell’affisso “EUGUBIUM”

Da dove arriva l’amore e la passione per il pointer?

Quando siamo nati un pointer era già in casa. Nostro padre ha avuto sempre un pointer, èra un appassionato di caccia alla starna e le colline Umbre ne erano ricche. La campagna in cui siamo cresciuti non offriva molti svaghi e di conseguenza il nostro passatempo preferito erano le lunghe passeggiate accompagnati dai nostri amati cani. Per tanto la scelta di questa razza è stata del tutto naturale. Dopo tante attese nel 1978, alla maggiore età, finalmente è arrivata la prima licenza di caccia. Ora non erano più le nostre passeggiate estive ma vera caccia con il nostro pointer al guinzaglio e doppietta in spalla.Marzo 2015- Speciale pointer a beccacce - I giudici Rosa e Borselli e Gnagni Angelo con Eugubium Gesiha(Eugubium Simba x Zen del Feltrino), vincitrice della prova con il 1 ECC Leggi il resto della pagina »

Il VERO Standard del…Setter inglese di Valeria Rossi tratto da www.tipresentoilcane.com

Eva di Crocedomini vincitrice al Saladini 2011

Eva di Crocedomini vincitrice al Saladini 2011

PREMESSONA: io odio la caccia, come credo ormai tutti sappiano. Specifico meglio: odio la caccia intesa come “divertimento”. Perché se uno va, abbatte un selvatico (UNO), lo porta a casa e se lo mangia, la cosa non mi disturba più di tanto. Cioè, un po’ sì, a dire il vero: però mi contengo. Per questo non odio, per esempio,  i cacciatori che fanno caccia di montagna, quella in cui scarpini per ore ed ore il più delle volte senza prendere un accidenti, e quelle rare volte in cui ammazzi un uccello si tratta appunto di UNO, che ti porti a casa e cucini. Questo lo posso accettare, perché è sempre meglio che mangiare un pollo del supermercato (che ha fatto sicuramente una vita molto più infame del fagiano di montagna). Leggi il resto della pagina »

La Moratoria “chiusura” della caccia nel paese delle Aquile

12822737_580324265466878_497182693_oA seguito di notizie provenienti dall’Albania sulla chiusura della caccia già in atto da due anni, e di una sua possibile e ulteriore moratoria di altri cinque anni, ho chiesto all’amico Bledar Flaga che ringrazio, di farci un resoconto sulla situazione caccia nel paese delle Aquile.

Fino al 1995-1996 la fauna cacciabile in Albania era considerata proprietà del popolo e sulla caccia vigevano regole ferree. La stagione venatoria era molto ampia iniziava dal 15 Agosto e terminava al 14 Marzo, ma Il numero dei cacciatori era molto limitato. Inoltre non esistevano le cartucce pre-caricate. Il cacciatore poteva comprare tramite specifica autorizzazione solo 100 bossoli, 100 inneschi e 500 grammi di polvere. In più il cacciatore aveva il compito di abbattere un numero prestabilito di nocivi regolamentato da sistema di punteggi. Bisogna sottolineare che l’inquinamento era pressoché nullo, l’agricoltura era biologica, il territorio fornito di una complessa rete d’irrigazione. Era severamente proibita la caccia alla starna, gallo cedrone e forcello, orso, lince, ecc. Era permessa la caccia al solo fagiano maschio per un periodo molto corto di tempo e non era permesso nessun tipo di richiamo. Leggi il resto della pagina »

UN MAESTRO di Silvio Spanò da www.giornaledellabeccaccia.it n.16

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Ricordi di un pittoresco personaggio della Genova degli anni ’60, cacciatore cinofilo e beccacciaio  che fu “maestro” di Silvio Spanò.

Tutti noi abbiamo avuto un amico che, in qualche modo ci ha insegnato qualcosa e che pertanto per quella determinata cosa è doveroso chiamare maestro. Nella caccia e nella cinofilia i nostri “maestri” possono esser stati diversi e anche in contrasto tra loro a seconda dei momenti, delle nostre stesse tendenze ed esigenze. Un maestro non plus ultra per qualcuno, può sembrare inaccettabile ad altri.

Ho detto nella caccia e nella cinofilia perché anche qui c’è chi ci ha iniziato ad un certo tipo di caccia (le prime sovente sono state al capanno) e poi chi ci ha allargato gli orizzonti al punto a volte da dimenticare i primi rudimenti e le prime passioni. Ad esempio io sono figlio di cacciatore, che – come molti liguri nella prima metà del ‘900 – si dedicava all’uccellame di passo e che solo in seguito divenne codaiolo con l’acquisto nel 1950 di un Pointer, regalo che fu fatto a me con la scusa del superamento della terza media, ma che in pratica papà sentiva il dovere di portare lui, accoppiando l’occasione dell’aver rilevato una quota, insieme a suo fratello, in una riserva nel Parmense, per aver ulteriore e ludico motivo di andare a trovare la sorella Enrica che in quella città era sposata. Cacciammo insieme saltuariamente col cane, ma per poche stagioni perchè papà morì a soli 53 anni, nel 1959. Avemmo tuttavia il tempo di appassionarci fin d’allora alla beccaccia: presi la prima, casualmente, l’11 novembre 1956, e poche altre riuscimmo a incarnierare cacciando assieme.

Parallelamente carissimi amici cacciatori, di un decennio più anziani di me, mi furono tutti prodighi di utili insegnamenti, a dire il vero non sempre nel filone di una caccia particolarmente etica.

L’incontro con colui che ritengo il mio vero “maestro” lo ebbi nei primi anni ’60: l’avv. Nicolò Rebori, del quale quest’anno cade il quarantenario della morte.

Mi capitava sovente a Genova, passeggiando in circonvallazione a monte, di incontrare un Grande Vecchio con una caratteristica barba bianca lievemente discriminata (ma senza baffi!), sempre accompagnato dai suoi cani, senza guinzaglio, che regolarmente portava nel suo ufficio nel palazzo del Comune. Ricordo che le prime volte si trattava di una “sorta” di pointer bianca (finemente punteggiata di arancio) e in seguito di una pointer bianco-nera e di un maschio, evidentemente un incrocio, possente, a pelo forte, di colore fulvo.

Sempre passeggiando, io avevo l’abitudine di leggere.

Quel giorno del lontano 1961, avevo in mano “Il pointer” di Arkwright e incrociando il cinofilo con la barba bianca accennai un cenno di saluto. Fermandosi mi chiese in genovese: “Zuenotto, cose scia lese?” (giovanotto, cosa sta leggendo?). Vedendo il libro, positivamente meravigliato, sentenziò “Scia u deve lese comme a Divinna Commedia!” Leggi il resto della pagina »