CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Quando le beccacce- di Felice Delfino

Le belle annate famose per l’abbondanza di beccacce che segnavano per noi vecchi altrettante stagioni di felicità, vanno facendosi sempre più rare. Un ricordo nostalgico sento ancora per il tardo autunno 1907. Purtroppo oggi è andato persino il bellissimo, suggestivo campo d’azione in omaggio alla cosiddetta civiltà…

Parto da Genova con un amico, vecchio espertissimo cacciatore, per le paludi Pontine dove alle volte avevamo cacciato, insieme a beccacce e beccaccini, fra Terracina e Anzio.

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La traccia della carne

Una cupa foresta di abeti si stendeva sulle due rive del fiume ghiacciato. Recentemente il vento aveva strappato agli alberi il loro bianco mantello di brina; e gli alberi, neri e sinistri, sembrava si appoggiassero l’uno all’altro, nella luce morente. Un silenzio di tomba regnava sul paesaggio: e il paesaggio stesso era desolato, senza vita, senza movimento, così squallido e gelido da sembrare permeato di un qualcosa di più triste della stessa tristezza…

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PERCHE’ LA BECCACCIA di Silvio Spanò

Spendiamo qualche parola per chiarire perché la “regina del bosco”, l’”arcera”, la “mordorée”, la “dame aux feuilles mortes”, la “signora dagli occhi di velluto”, abbia il potere di smuovere tante persone nella ricerca “di un uccello che potrebbe anche esserci, ma che nella maggior parte dei casi non c’è” come magistralmente scrisse l’indimenticabile Gin Bardelli.

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EMOZIONI DIPINTE-Il Fagiano-

 

-Ho bisogno di un fagiano per questa sera, ho gente di riguardo! – e sorrise come sapeva sorridere maliziosamente lei, rintuzzandomi tutti i “ma” ed i “se” che mi venivano a fior di labbro.

Un fagiano? E dove potevo trovarlo? Era il primo anno che cacciavo con la patente, ma ancora non ero andato più in là del merlo e del tordo e di una leprottina che avevo spadellato proprio sulla strada maestra.

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Ricordo personale di Fabio Perco

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Il 12 febbraio 2019 ci ha lasciato Fabio Perco, uno dei tre “Perco” della mia vita! Si perché da quando ho cominciato ad interessarmi con un po’ di serietà di gestione faunistica, in un momento o nell’altro ci si doveva rivolgere ad uno di loro. Il padre avv.Dino, fa parte a sé perché, conosciuto come bravo pittore di fauna selvatica sulla rivista “ Diana “, è stato particolarmente apprezzato come autore, in collaborazione con il figlio Franco, di un agile, ma meraviglioso libretto “Valutare il capriolo” (1970), illustrato di suo pugno in maniera sublime (non posso non citare la tavola riassuntiva del ciclo annuale del Capriolo con tutte le sfumature di colorazione in 9 strisce nei periodi da aprile al marzo seguente). Ebbi occasione di frequentare più volte Franco (laurea in Scienze naturali e Legge) in convegni relativi alla gestione faunistica degli Ungulati, ai Parchi….avendone apprezzato la preparazione, ma anche l’inconfondibile, unico direi, modo di porsi e spiegare le situazioni …oltre alla comune passione per la Caccia.

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EMOZIONI DIPINTE Fagiano

Il vecchio guardacaccia Bista aveva con sé anche un canuccio chiamato Moschino. Era un cane povero, mezzo intignato, uno di quei cani che i barrocciai toscani portano in cima ai loro carichi a far la guardia quando di notte se ne vanno ai mercati lontani, dormendo su un mucchio di fieno, assai più di quanto comportino i regolamenti stradali.

Una bestiola umile, anzi un po’ ripugnante per un occhio bianco opaco (era stato un pallino di rimbalzo di una fucilata a una lepre), che gli dava un che di sinistro. L’avvocatino (i due giovani, mi si disse, erano laureati da poco, uno in legge e l’altro in medicina) fece una smorfia e domandò a cosa doveva servire quello scarto di cane. Ma non insistè nelle sue poco cortesi osservazioni quando il guardia gli disse che era un ottimo cercatore specialmente adatto per la macchia.

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RICORDO DI CHARLES FADAT

Sabato 16 febbraio 2019 su Midi Libre è stato pubblicato l’annuncio della scomparsa del prof. Charles Fadat noto a tutti coloro che in Europa hanno appena approfondito delle problematiche della caccia alla Beccaccia e della sua gestione. Praticamente mio coetaneo, avevo cominciato a interessarmi alle sue ricerche negli anni ‘70: naturalista di campo e cacciatore, già prima interessato a questi studi nell’ambito del Club National des Bécassiers, nel 1976 divenne responsabile della Section Bécasse dell’Office National de la Chasse, creato in seno al Ministero dell’ambiente per rendere operativo il programma del Groupe de Recherches sur la bécasse, avviando studi su riproduzione, migrazione e svernamento della specie.

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EMOZIONI DIPINTE-Spinone, Setter, Segugio Italiano-

LO SPINONE

Alto sessanta centimetri, circa, al garrese; pesante: oltre i trenta, maschio o femmina, indifferentemente. Solido, rustico, forte. Docile, paziente, socievole. Ama il padrone, cacciatore o non, come  “un cane “ : senza ambizione di ricompense, senza timore di castighi.

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EMOZIONI DIPINTE -Beccaccia-


Quindici ottobre 1952; mi son segnato la data perché è stata per me molto importante. Il tempo era splendido, un sole quasi settembrino. Erano le sei del pomeriggio. Uscito dall’università. giravo per Milano, felice dei miei vent’anni, guardando in giro come un cane da caccia.

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UNA O DUE NIDIATE ALL’ANNO? di Silvio Spanò

Foto trovata in rete

Domanda storica e ad oggi insoluta anche se assai dibattuta, almeno quanto alla Beccaccia eurasiatica, per quella americana la risposta sembra certa : una sola!

Nell’ autunno 2018 l’alta percentuale di giovani nell’altrettanto elevato numero di beccacce arrivate e prelevate nell’Europa occidentale – d’altra parte preannunciata dai ricercatori Russi che negli inanellamenti di settembre avevano rilevato un alto successo riproduttivo a fronte di quello molto basso della stagione precedente (2017/18) cui era seguito un basso ritorno di soggetti nei conteggi alla croule – ha indotto qualche curioso della specie a pensare che questa rapida ripresa, da un anno all’altro, potesse esser legata proprio alla possibilità di una doppia deposizione e allevamento successivo di due nidiate (ovviamente grazie a condizioni climatiche particolarmente favorevoli alla schiusa e sopravvivenza di giovani).

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