CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Gordon Club Suzzara 19-20 Agosto 2017

Gordon a Suzzara 20.08.2017[2674]

Gordon a Suzzara 20.08.2017

Questo mese di Agosto è stato denso di risultati importanti per i gordon dei nostri soci.  Iniziamo questo nostro resoconto con il tradizionale appuntamento di Suzzara, svoltosi nei giorni 19 e 20 Agosto.

Suzzara 19-20 Agosto 2017

Nella Libera inglesi del 19 Agosto, Giudice Claudio Lombardi, erano presenti 5 gordon. La batteria è stata vinta con pieno merito da Daenerys LO14100581, con la qualifica di  Eccellente e la certificazione (CAC). Buona la prestazione di Ciro LO11160772, che è andato al richiamo ma senza esito, e quella di Oldrado da Ponte LO1187096 che nonostante l’esito negativo è stata oggetto di particolare menzione.

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ESTATE 2017 – ASSALTO AL GRAN SASSO- di Franco Zunino

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Foto di Mario Salomone

Un motivo di riflessione sul concetto tutto italiano di Parco

Si sono lamentati in tanto per quanto è successo in questi giorni di luglio/agosto sui pascoli di Campo Imperatore del Gran Sasso con affollamenti impressionanti di turisti sotto tutte le forme possibili (dai semplici escursionisti, a vere e proprie tendopoli di campeggiatori, a piazzalate di camper e roulotte, scorribande di biker motorizzati o meno) finanche a mercatini e all’incendio che ha “devastato” (si fa per dire) una parte dei pascoli e, soprattutto, tratti di pinete: almeno questo ci hanno fatto vedere Internet, social network e televisioni.

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Riflessioni sulla ferma del cane da caccia di Enrico Fenoaltea

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Foto di Alessio Mascia

Per “ferma utile” intendo la capacità di alcuni cani (particolarmente dotati) di indurre la selvaggina alla difesa passiva dell’immobilità a terra (protratta fino all’arrivo del cacciatore) in una percentuale di casi superiore alla media generale.

E’ un fenomeno che a mio avviso obbliga a ripensare la ferma del cane in termini di maggiore approfondimento, perché rivela il ruolo attivo, finora trascurato, che può avere nel condizionare la reazione del selvatico.

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Ferma “utile” del cane da caccia di Enrico Fenoaltea

 

L’amico Moreno con un cane che non scorderà.

Il cane è stato il primo animale ad essere domesticato per la straordinaria capacità di adattamento ereditato dal suo progenitore (probabilmente il lupo) e per la sua plasticità neuronale che, essendo assai sensibile alla pressione selettiva, consente di produrre individui adatti all’uso voluto.

Il cinofilo allevatore amatoriale del cane da ferma da lavoro, nella selezione non può che seguire criteri pragmatici: accoppiamenti tra quei soggetti che da confronti sul campo risultano più dotati, e controllo successivo sull’esito dei prodotti attraverso altre prove sul campo fino ad individuare i migliori riproduttori.

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Le memorie di Adelio Ponce de Leon. Parte terza e ultima

                                   CopertinaGli anni d’oro

Nel gennaio del 1931 veniva approvato il primo Testo Unico della caccia, che regolava l’esercizio dell’attività venatoria in tutta Italia. L’apertura e l’esercizio venivano comunicati con un manifesto nazionale valido per tutte le province. Con la sola licenza di caccia si poteva sparare dalle Alpi alla Calabria, alla Sicilia, alla Sardegna in piena libertà senza balzelli ad animali che venivano designati in due categorie: selvaggina nobile stanziale e migratoria con l’aggiunta dei nocivi. Andavano fieri i cacciatori che si dedicavano alla stanziale vantandosi eletti, distinti, elevati, nobili nei confronti degli uccellinai, dei vaganti, dei roccolai, dei capannisti, dei becchipiatti, dei migratoristi, considerati i paria della grande passione. Il nuovo Testo Unico creava anche la Zona Alpi, di difficile gestione tra le pretese dei montanari, gelosi del loro ambiente e della loro fauna, e quelle dei cittadini, che pretendevano uguaglianza di diritti.

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Le memorie di Adelio Ponce de Leon – “Parte seconda di tre”

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La giovinezza

Avevo ancora i pantaloni corti e già seguivo nelle battute di cacciatori locali.

Facevo lo schiavetto al Turin Balum (Ettore il pallonaio), uccellatore con la civetta sul paletto, alla metà del quale era infissa una gabbietta circolare con un foro centrale da richiamo per i primi catturati della giornata. Turin portava la sacca con le panie. Lo aiutavo a tirar fuori dalla panie le bacchette, smaliziato nel rotearle e nel rendere uniforme la patina di vischio. Sapevo che bisognava bagnare con la saliva le dita prima di toccare le bacchette per impedire l’appiccicamento del vischio.

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Le memorie di Adelio Ponce de Leon “Parte prima di tre”

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Dalla giovinezza alla vecchiaia

Superata la soglia dei novant’anni, non mi resta che rivivere la mia lunga avventura cacciatoresca nei ricordi che ripercorrono tanti cambiamenti, dalla caccia libera ovunque al susseguirsi dei divieti sempre più severi contro la nostra passione, alla fauna stanziale autoctona che è mutata nella quantità vicina all’estinzione o in novità di specie, in un panorama di esercizio tanto mutato durante un secolo.

All’inizio del Novecento, la caccia era praticata in massima parte da contadini, operai, impiegati, benestanti, gente del popolo che godeva della tranquillità della vita del Paese, paga della quantità di selvaggina abbondante nelle campagne, in pianura, nei boschi, in collina e in montagna, ove era possibile cacciare in ogni parte d’Italia con la sola licenza di caccia.

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Russia, stagione riproduttiva 2017. Corrispondenza fra Sergej Fokin e Silvio Spanò

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Vologda Nord Russia 9.5.17 -Tempo di croule-Fokin

Come al solito, gentilmente il caro amico, Sergej Fokin responsabile del gruppo di studi ornitologici sulla Beccaccia a Mosca, mi ha mandato un sintetico cenno della situazione, quest’anno di incerta valutazione fino al prossimo resoconto di fine settembre, con l’apprezzamento del rapporto giovani/adulti rilevabile durante le catture di inanellamento a inizio migrazione. Le foto che mi ha inviato documentano la nevicata dello scorso maggio nei territori di cova. Allego la traduzione della sua e-mail del 20 luglio 2017. (Silvio Spanò)

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LA DELIBERA SULLA CACCIA ALLA BECCACCIA LA TOSCANA FINALMENTE! di Silvio Spanò

Il testo della delibera della Giunta Regionale Toscana relativamente alla caccia alla beccaccia.Scolopax Rusticola (1662)

La Giunta Regionale toscana, nella seduta del 26 giugno 2017, ha deliberato un lungo, motivato ed articolato documento nell’ambito del Calendario venatorio regionale 2017-2018, da cui ho stralciato il paragrafo relativo alla Beccaccia.

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LA “NOTA” STONATA – di Cesare Bonasegale

coturnici_albania-8Il significato della “nota del concorso” è esclusivamente in funzione della cerca e del tipo di selvaggina oggetto della caccia. I frequenti equivoci rispetto allo “stile di razza”.

Intendo la “nota del concorso” a cui recentemente sono state dedicate alcune spiegazioni con il lodevole intento di portare chiarezza. Se però il risultato è di maggior confusione, di lodevole restan solo le intenzioni. Innanzitutto sgombriamo il campo da un frequente equivoco: non c’è nesso alcuno fra “nota del concorso” e “stile”, perché: • la “nota del concorso” riguarda le modalità della cerca in funzione del tipo di selvaggina oggetto della caccia; • lo “stile” invece è l’espressione della tipicità di razza con cui viene svolta la funzione. Il trotto del Bracco italiano ed il galoppo pres-de-terre del Setter devono essere tipici (cioè in stile) su qualsiasi terreno indipendentemente che si caccino le starne o le beccacce o i fagiani.

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