CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Mese: maggio 2011

“SETTER LAVERACK” di Edward Laverack ( tratto da Il Setter)

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INTERVISTA A GIACOMO GIORGI “ALLEVAMENTO SETTER DI CROCEDOMINI”

A taine, passione mai sopita

Quale è stato il motivo o lo stimolo che ti ha portato a selezionare ed allevare il Setter ?

Fin da bambino ho sempre avuto una grande passione, un grande amore per i cani, nel lontano 1968 la mia prima licenza di caccia, la forma preferita quella di penna alla tipica di monte con il cane da ferma. Ho iniziato con meticci, mi ricordo di Full incrocio  setter/segugio dal naso finissimo che le cotorne le trovava con una facilità spaventosa,  vergognosamente scagnandole  me le sfrullava tutte buttandole sparpagliate giù per canaloni e dirupi sopra la Malga di Stabè ( Valle Camonica BS  ) tra moccoli , ingiurie  e porconi vari, poi passai ad un Breton, poverino era pure Epilettico, non aveva nemmeno un filo di stoffa per quei bellissimi uccelli dal bekko e zampette rosse.

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“LASSU’……FRA POESIA E REALTA'” di Emidio Petrucci

Emidio Petrucci con Dilan

Emidio Petrucci con Dilan

Emidio Petrucci con Giacomo Giorgi Lassù….

 

 

 

 

 

Uno schiocchìo metallico apre il chiarore dell’alba….

le gelide guance… tagliate dalla brezza del mattino….

e le mandibole oramai contratte dal freddo
dell’attesa…finalmente danno un piccolo spazio…

ad un leggero sorriso…

Guidati come sempre… dalla speranza dell’incontro… a gran
fatica …i nostri passi… inerpicano i pendii…

sù di una roccia …oramai famigliare dal passato… un sorso di
tè….gratifica l’aspra gola ….

uno sguardo dietro noi….ci conferma la lontana
vegetazione…già da tanto lasciata giù in valle….

Finalmente lasciamo andare il nostro ausiliare compagno….

Con l’audacia di sempre…coraggioso e potente…affronta deciso
lo scosceso pendio….

esplora attento e a lungo….fra gli intrigati bastioni,
canali e ghiaioni….

ma…risale ora a testa alta …morbido e felino…ed
infine…conclude con una strisciante gattonata…

…indicando la recente presenza…

Volate via son da poco….ma lui sà…. dove cercarle…

I primi rivoli …prendono vita …lungo la nostra fronte…

E dopo lunghe ed estenuanti ricerche…

finalmente eccolo lassù in alto fra i bastioni….teso e
fremente a terra …

le narici…sembrano si dilatino….i labiali imbavati…
masticano ancora le poche emanazioni nell’aria….gli occhi torbidi e
cattivi…indicano…

Dopo la lunga attesa…. finalmente al fianco… del nostro
fedele compagno….

Un grande fragore metallico ….rompe il silenzio….

Due tonfi sordi ….le accompagna….

Una cotorna… oramai inerte… ruzzola fra le rocce…

Una goccia di sangue pian piano si spande….color di un
tramonto che scende….

Ma è una vita che stà varcando un confine…..

Osserviamo la gaia multicolore sulla nostra mano….un magone
ci invade il cuore…

Chiedendoci come sempre…

Perché….perchè….proprio a colei che a Dio
canta e …Nulla vuole…!

 

“PERICOLO FORASACCHI” Dott. Marco Cozza

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Con l’arrivo della bella stagione si ha anche un notevole incremento, oltre che della temperatura, anche dei pericoli per la salute dei nostri amici a quattro zampe, oltre a parassiti e malattie da questi trasmesse, un vero e proprio flagello è rappresentato dalle ariste di graminacee selvatiche, volgarmente note come “forasacchi”. Chi possiede un cane li conosce sicuramente, si tratta di componenti della spiga di specie vegetali diffuse ovunque, anche nelle tranquille aiuole cittadine; la loro conformazione è stata diabolicamente concepita da madre natura al fine di potersi attaccare saldamente al pelo di animali da sfruttare come inconsapevole veicolo per i semi della pianta da cui provengono; ve ne sono di dimensioni diverse, la forma ricorda quella di un arpione, con una robusta punta accuminata e con delle “ali” provviste di piccoli uncini disposti in maniera tale da consentire il movimento solo in una direzione.

I forasacchi rappresentano un pericolo soprattutto per i cani, in particolar modo quelli che vivono in campagna o come i cani da caccia che la frequentano e, tra questi, quelli con pelo più fitto e più lungo.

I forasacchi possono infilarsi praticamente ovunque, ovvero, dopo essersi attaccati al pelo, hanno la capacità, spinti dal movimento dell’animale, di avanzare e di conficcarsi nella pelle arrivando a perforare addirittura le strutture scheletriche. Quando si infilano attraverso la pelle (la zona preferita è tra le dita, ma possono penetrare in qualsiasi parte del mantello) generalmente producono una infezione purulenta (ascessi) evidente come tumefazione calda e dolente che ad un certo punto si ulcera lasciando fuoriuscire del pus. In tali situazioni, se il veterinario non è fortunato ad estrarli alla cieca tramite apposite pinze, è spesso necessario ricorrere a veri e propri interventi chirurgici.

Altre destinazioni predilette dei forasacchi sono le orecchie, il naso, la gola.
In caso di penetrazione nelle orecchie, il cane manifesterà evidente fastidio camminando con la testa abbassata e ruotata e, soprattutto, squotendola e grattandosi nel tentativo (sempre vano) di togliere il corpo estraneo; in tal caso è importante rivolgersi al più presto al veterinario in quanto le probabilità che il forasacco perfori il timpano crescono col passare del tempo.

In caso di penetrazione nel naso i sintomi sono rappresentati da violente crisi di starnuti con fuoriuscita, spesso, di sangue; in tal caso, contrariamente a quanto molti credono, i forasacchi penetrati nel naso, dovessero avanzare, hanno la sola possibilità di essere ingoiati e non di finire in trachea. In ogni caso vanno tolti al più presto e spesso ricorrendo, con il cane in anestesia generale, ad una delicata endoscopia (rinoscopia), in quanto non sempre sono raggiungibili utilizzando l’otoscopio, ovvero lo strumento con cui si ispeziona il condotto uditivo. L’endoscopia (broncoscopia) è invece indispensabile in caso di penetrazione in gola e quindi nell’albero bronchiale; in tal caso il cane manifesterà improvvise crisi di tosse, a volte espettorando sangue. Tale destinazione è tipica nei cani da caccia come pointer e setter, abituati a correre nei prati “a bocca aperta”. Altra sede di penetrazione, è l’occhio, con conseguenze gravissime facilmente immaginabili se non si interviene subito. Importante quanto recarsi dal veterinario al minimo sospetto di penetrazione di forasacco è cercare di ridurre le probabilità che ciò avvenga; a tal scopo è importante evitare di condurre i cani in campi con erba non tagliata e raccolta, provvedere ad adeguata ispezione del pelo (soprattutto tra le dita e intorno alle orecchie) ogni volta che si torna da una scampagnata o da un’allenamento e, soprattutto, provvedere ad integrale tosatura o, per lo meno, tenere sempre cortissimo il pelo intorno alle orecchie e fra le dita, ottenendo anche minore probabilità di aggressione da parte di pulci e zecche, altri problemi estivi da non sottovalutare……..
Dott. Marco Cozza

 

 

“GALLO INNEVATO, GALLO SFORTUNATO” di Stefano Franceschetti

parata

Parata

 Venerdì pomeriggio, valloni di calanchi a sbalzo tra Bologna e Modena. Sono alla posta al cinghiale nel contesto di una “girata di piano di controllo”, su un poggio che domina la pianura padana a perdita d’occhio. La cacciata non è delle più fortunate e passo la giornata ad ascoltare via radio gli insulti dialettali tra due fazioni di fosforescentissimi canai che hanno perso definitivamente i loro ausiliari chissà dove, oltre l’invalicabile confine provinciale! Nel frattempo un bel sole mi scalda il sangue ed in maniche di camicia, mi godo, seduto sotto una quercia, il panorama e l’arrivo definitivo della bella stagione.

Quando ripenso a quella giornata, catalogo automaticamente le avventure e le immagini indelebili, tra i ricordi legati alla caccia invernale, eppure nonostante la fredda apparenza, ci trovavamo alla fine di un caldo, fiorito e profumatissimo mese di maggio.

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“FOTOGRAFARE I CANI DA CACCIA” di Stefano Franceschetti

 

*Fotografia di Eugenio Gherardi

Nonostante io sia quasi ugualmente appassionato di caccia e di fotografia, mi accorgo oggi, scorrendo indietro le tante-tantissime immagini di tutti questi anni, di non essere riuscito ad immortalare, bene come avrei voluto, la vera azione dei cani al lavoro sul selvatico. La caccia è già di suo un’attività parecchio complessa che richiede non poche attenzioni. L’uso di un’arma nell’ambiente boschivo, inoltre, necessita di enorme prudenza e concentrazione. Quando, poi, ci sono di mezzo i cani, nella loro comprensibile ed innata concitazione, naturalmente un occhio deve seguire il nostro percorso e l’altro il loro lavoro. L’incontro con la selvaggina, soprattutto se quest’ultima è dotata di ali, è una questione di attimi in cui le attività di cui sopra devono coordinarsi con efficienza per la buona riuscita del tutto. Uomo, ambiente, cane e fucile devono, in definitiva, conoscersi l’un l’altro alla perfezione.

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“LA STAGIONE DEI BECCACCINI” di Ambrogio Fossati

Iris accosta Beccaccino

Nelle zone a vocazione risicola della Lombardia, il clima mite e piovoso ha favorito numerose presenze di beccaccini. La stagione venatoria appena conclusa è stata caratterizzata da abbondanti precipitazioni che hanno creato l’ambiente particolarmente umido, ideale per la sosta e la presenza continua di beccaccini. Prenderò in considerazione le zone che frequento abitualmente, cioè la Lomellina quasi totalmente a coltura risicola, in ritardo di 20-25 giorni rispetto al raccolto del 2009, dovuto ad una primavera particolarmente fredda e piovosa che ha influito sulla crescita e di conseguenza sulla maturazione dei risi, che per fortuna dei coltivatori non ha negativamente influito sulla qualità e quantità del raccolto.

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INDENNIZZIAMO I PASTORI E GLI ALLEVATORI

Finlandia (stefanofranceschetti.com)

Le leggi per indennizzare i pastori e gli allevatori in genere dei danni che subiscono a causa della predazione di lupi ed orsi sono ormai vecchie di decenni. Quando furono approvate sembrò un successo, la soluzione dei conflittuali problemi che da sempre avevano diviso il mondo rurale della montagna appenninica da quello ambientalista di città, strenuo difensore di orsi e lupi e della fauna selvatica in genere.

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