CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Month: agosto 2013 (Page 1 of 2)

“UN CAMBIO STORICO PER IL CLUB DELLA BECCACCIA-ITALIA” di David Stocchi

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Sull’editoriale del numero 04-2012 luglio/agosto della rivista “Beccacce che passione”, abbiamo solo annunciato l’avvenuto cambio storico alla Presidenza del “Club della Beccaccia-Italia”, promettendo ai lettori che, ce ne saremo occupati in maniera più esaustiva sul numero attuale.

E quale modo migliore di affrontare l’argomento se non con i diretti interessati ?

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Inanellamento del beccaccino

Carissimi Soci e Simpatizzanti,

vi informiamo che Il giorno 04 Settembre 2013 alle ore 18.00 avverrà l’abituale cattura dei beccaccini con reti per relativo inanellamento presso la Cascina Garavaglia di Albairate (Mi).

E’ un appuntamento importante che permette a tutti i Soci e Simpatizzanti di avvicinarsi ad un’esperienza importante che completa la conoscenza su questo meraviglioso selvatico.

Cordiali saluti,

Notizie dal Club del Beccaccino

 

“LA CACCIA PER GLI INDIANI D’AMERICA” di Raffaele D’Aniello

Quando i primi bianchi giunsero nell’America del nord incontrarono popolazioni che avevano della vita un’idea completamente opposta alla loro. Nella cultura materiale ciò era particolarmente evidente nella concezione della caccia. Nella varie zone del continente l’agricoltura era abbastanza sviluppata ma sicuramente, all’arrivo dei bianchi, la maggior parte degli indiani viveva di caccia e raccolta, integrando a volte il loro nutrimento con prodotti degli orti e dei campi. Generalmente l’uomo cacciava e la donna l’aiutava macellando l’animale, conservandone la carne e conciandone le pelli; le donne, che erano anche le proprietarie delle abitazioni e dei beni, raccoglievano i prodotti del bosco o curavano gli orti e i campi coltivati.

Naturalmente questa suddivisione dei compiti non era così rigida, in quanto a volte gli uomini si occupavano di aratura, scavi e irrigazioni, soprattutto nei territori aridi del sud ovest. Gli indiani cacciavano per la carne e per le pelli che, prima dell’arrivo dell’uomo bianco, costituivano la totalità dei loro indumenti.

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“La Pernice Bianca” testo Silvio Spanò – foto di Ivano Pura

Se mi accingo a scrivere queste note inquadrative sulla Pernice bianca, pur non avendo avuto con questa specie una intensa consuetudine cinofilo- venatoria, è perché:

-ritengo di possedere sufficienti e aggiornate nozioni teorico-bibliografiche;

-sono affascinato dalle sue capacità adattative a quel fantastico ambiente che colonizza, al di sopra del limite altitudinale della vegetazione arborea alpina.dove si aprono scenari grandiosi, emotivamente coinvolgenti, entusiasmanti in certe giornate, ma a volte inquietanti quando la nebbia e la tempesta corrono sugli sfasciumi morenici;

-i pochi incontri sul campo, dopo faticose ascese, mi hanno regalato immagini di uccelli “celesti”, “del paradiso”, con quelle ali bianche da sembrar trasparenti contro l’incredibile cobalto del cielo d’ottobre!

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“Faloò” di Giancarlo Bravaccini

Mi sono sempre rifiutato di parlare dei miei cani sopratutto per paura di non essere obbietivo,in fondo è come parlare dei propi figli, si rischia di essere o troppo indulgenti o troppo severi.

Per Faloò faccio un eccezione anche perché ormai è morto da sette anni e poi lo considero il mio capostipite e quindi in qualche modo glielo devo.

Ho preso la mia prima licenza ha 16 anni dopo 6 anni di apprendistato con cacciatori di starne e beccacce, e la mia idea di come deve essere un cane è stata fortemente condizionata da questi anni passati con questo tipo di cacciatori che cacciavano da buio a buio come se la caccia fosse un piacevole lavoro.
Quindi in primis fondo e di conseguenza rendimento.

Faloò in ferma

Faloò in ferma

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“Le prove, la caccia e la selezione” di Marcello Villa

Negli anni ’60 quando ho iniziato a frequentare la cinofilia, quella del cane puro, perché fino ad allora i cani posseduti sia da mio padre che miei, come quelli della maggior parte dei cacciatori erano senza pedigrèe, i Gruppi Cinofili locali, le associazioni venatorie, i club di appassionati sorti in diverse città italiane, organizzavano prove per cani ferma.

A bianche con Ligusticus Dero e Ligusticus Dea

A bianche con Ligusticus Dero e Ligusticus Dea

Chi ne aveva la possibilità su selvaggina naturale, ma da metà aprile  a fine luglio, le prove a quaglie la facevano da padrone.

Potevano essere classiche o di caccia pratica, su quaglie selvatiche catturate, di quelle d’allevamento non si parlava proprio, liberate da sapienti “mietitori”, appassionati cacciatori  che ben conoscevano  il loro comportamento ed i luoghi che prediligevano così da farle sentire a loro agio quando posate e, nello stesso tempo scegliere posizioni favorevoli al lavoro dei cani ed al loro involo.

Oggi queste figure non esistono più, non sono neanche più necessarie, intanto le quaglie una volta liberate sono a disagio dappertutto.   I cani non le cacciano ma le fermano quando le incontrano nelle loro regolarissime diagonali, in queste prove, ormai solo classiche, oggi si cerca l’estetica della prestazione, l’esibizione del galoppo, la qualità della presa di punto.

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“LEISHMANIOSI” a cura della Dott.ssa Sandra Torricella Iscrizione all’ordine di Roma n°1516

La leishmaniosi canina è una malattia infettiva (causata da protozoi del genere Leishmania), trasmessa dalla puntura di un insetto ematofago (il flebotomo) a carattere zoonosico (può essere trasmessa dal cane all’uomo e viceversa).

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“Ero arrivato: finalmente in Crimea!” di Giorgio Lugaresi

 

Giorgio Lugaresi

Giorgio Lugaresi

Dicembre 1995: Il viaggio notturno era stato lungo da Kiev e con Vinicio avevamo il sedere piatto su quel Bus così scassato, ma eravamo eccitati all’idea di mettere i piedi in Crimea che immaginavamo come un paradiso beccacciaio. Avevo già cacciato le Regine in molti Paesi, soprattutto in Turchia dove con l’aiuto di un caro amico ero riuscito ad ottenere la licenza di caccia locale, e già allora si fantasticava della Crimea come se fosse “la terra promessa”.

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Cognac della Trabaltana di G. Bravaccini

Brevi osservazioni su metodi, mentalità e comportamenti nella caccia alla beccaccia (con alcune sintetiche proposte per una nuova disciplina) di Francesco Prandi

Da anni la mia stagione di caccia si divide in due periodi, il primo da settembre ad ottobre in Zona Alpi per allenare i cani e per cacciare la tipica fauna alpina fino al raggiungimento del piano di abbattimento del Comprensorio, il secondo da novembre a dicembre in una Azienda faunistico-venatoria dell’Appennino ligure-piacentino ove posso esercitare la caccia alla beccaccia.

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Carnieri d'altri tempi di Tito Mariotti

LA BECCACCIA, LA CACCIA ED IL DISTURBO di Silvio Spanò

Uno studio per rilevare l’effetto sui comportamenti della beccaccia causato dal disturbo che noi provochiamo.

Il problema del disturbo antropico – ed in particolare prodotto dalla caccia – sulla fauna selvatica (e specificamente sulla beccaccia) viene sovente citato tra le cause della cattiva gestione ed in genere della diminuzione delle presenze locali. È noto che, insieme alla modifica degli habitat, il ripetuto disturbo degli uccelli che frequentano determinate aree alla lunga possono modificarne le abitudini, in definitiva obbligandoli a cambiar zona.

Una delle raccomandazioni più frequenti punta a minimizzare il disturbo, soprattutto all’arrivo dei contingenti migratori potenzialmente svernanti, quale invito alla sosta prolungata e pertanto ad un’estensione nel tempo della possibilità di usufruirne venatoriamente più a lungo.

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