CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Mese: agosto 2015 (Page 1 of 4)

l’uomo civile non lascia tracce di Mario Rigoni Stern

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Sono stato in un rifugio di cacciatori dove sulla porta c’era scritto: “l’uomo civile non lascia tracce”.

Vorrei che questa frase fosse messa non solo all’entrata dei boschi, ma anche all’entrata delle città. Viviamo invece come in “un’ansia di lasciare tracce” che va contro la natura. Osservando certi animali vedrete che quando fanno le tane nel bosco nascondono anche i propri escrementi, non lasciano indietro neanche quelli: non lasciano tracce. A dire il vero noi siamo abituati a sporcare ovunque, specialmente nei posti affollati, dove le persone non tengono conto che lasciare la cartacce, le bottiglie, le cose in giro non è molto civile, è molto povero.

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“Un giorno indimenticabile” RACCONTO VISSUTO E SCRITTO DI TITO MARIOTTO

Simba e tito (2)1998 novembre Dicembre tante beccacce tante padelle In due mesi al centro della verde Umbria ci sono state alcune abbondanti calate di Beccacce, da farci tornare indietro di almeno 10 anni per ricordare tanta Grazia di Dio. Io voglio raccontare soltanto una di queste calate : Un Giorno Indimenticabile 19/11/1998

E’ un Giovedì i problemi di lavoro non mancano mai, per chi lavora in proprio e fa consulenze in altre aziende; mi alzo alle 06.00 preparo tutto, passo a prendere il mio setter (Nedo del Pratesi) detto Simba e parto per una località di caccia vicino casa.

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Diario di Mirco Peli –27 Ottobre 1997–

Archivio (34)

Pier figlio di Astro di Peli Mirco

La mattina è umida e nebbiosa, secondo le mie attuali statistiche è un giorno di culmine del passo in selva di Capovalle e ciò, mi rende pessimista; mi sto portando in macchina a quota millequattrocento e strada facendo, mentalmente ho cominciato a fare un bilancio della stagione. Una stagione per me discreta, ma già medito che fra pochi giorni, qui in quota sarà finita e sarò obbligato cambiare posto. Scendo dalla macchina che è ancora buio, la nebbia è cosi densa che sembra pioviggini.

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Autunno 1986 una stagione da ricordare di Mirco Peli

Archivio (138)Sta albeggiando e mentre avanzo con fatica sulla mulattiera che porta nel prato “en Bal”, dove ho deciso di cominciare la caccia, avverto da come si comporta la setter bianco arancio che siamo stati preceduti. Faccio ancora pochi passi e ne ho la certezza, l’inconfondibile odore di fumo di sigaretta mi penetra nel naso. Seduto su di una pietra con il cane ai piedi, Zambelli mi saluta, ci scambiamo quattro parole sul passo e ci accordiamo sulla zona da battere senza disturbarci. Cosi io mi alzo d’un centinaio di metri e trovato un posto passabilmente meno ripido, dove stare ritto e poter tenere i piedi senza forzare sulle caviglie mi fermo.

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Fais il setter immortale di Federico Gallo

Help della Trabaltana

In novembre ci arrivammo con ansia repressa. Le foglie ormai ingiallivano e noi battevamo qualche querciolaia, tanto per vedere come era l’humus, come si era formato l’habitat per accogliere le regine. C’erano tutte le condizioni. Nella seconda decade cominciammo ad andare in montagna per provare il brivido del primo incontro.

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Astro il setter che abbaia e la volubilità delle decisioni di Mirco Peli

Archivio (44)La caccia sta ancora mutando, qualche anno fa ero convinto che i cambiamenti in atto avrebbero portato ad una riduzione dei cacciatori, ed in parte ciò è avvenuto; malauguratamente, assieme ai cacciatori, è diminuito anche il territorio. Le restrizioni entrate a regime nel parco “Alto Garda Bresciano”, hanno prodotto l’addensarsi dei cacciatori sul poco territorio rimasto libero. Inoltre il passo autunnale è stato debole, e personalmente sono piuttosto pessimista riguardo al futuro prossimo.

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Un setter per imparare ad andare a caccia Di Federico Gallo

Foto di Luci Scaramuzza

Dopo molti cani meticci e molte delusioni cominciai a pensare seriamente al modo per farmi un cane vero. Dico “vero” riferendomi ad un cane di razza. Ma i tempi non erano carichi di splendore ed io ero uno studentello liceale. Non potevo certo pretendere che la famiglia mi regalasse una cane che poteva costare tanti e tanti soldi. A quel tempo,parlo degli anni sessanta, un buon cane da caccia appena iniziato con certificato di origine a posto costava almeno centomila e anche più lirette. Lo stipendio di un impiegato si aggirava sulle quarantacinquemila lire al mese.

Coi miei amici si facevano molti sogni e molte elucubrazioni durante le poco fruttuose battute di caccia alle quaglie o alle beccacce.

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Il superstite di Bill Byron

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Dipinto di Giusy Rampini

Stipati nel vagone merci, avevano viaggiato per ore nella gelida notte di fine novembre senza né cibo né acqua; i più se ne stavano tranquilli, rassegnati ad aspettare in silenzio il loro sconosciuto destino, ma ogni tanto scoppiava un tafferuglio nel poco spazio a disposizione, che terminava di lì a poco senza un vero vincitore, tra l’indifferenza generale: come se tutti presagissero che qualcosa di ben più terribile stava per accadere …………
Quando il treno si fermò alla frontiera, nei vagoni il silenzio era totale ed impregnato di paura: voci rauche e cattive urlarono qualcosa in una lingua sconosciuta, poi si udì il cigolio del portellone del vagone che si apriva e due uomini in divisa li esaminarono nell’oscurità con le torce elettriche: loro stavano muti e rannicchiati; paralizzati dalla paura e dalla stanchezza, udirono i carcerieri scambiarsi ancora qualche parola, poi quelli richiusero il vagone e si allontanarono sghignazzando.

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la caccia “ognuno a suo modo” di Lucio Scaramuzza

IMG_188611Per chi, come me, concepisce la caccia come una delle ragioni di vita e se vogliamo essere onesti fino in fondo, non proprio l’ultima nella scaletta delle priorità, l’andare a caccia di animali veri, con i miei cani e con gli amici, ha sempre rappresentato un momento desiderato e voluto con tutte le mie forze.

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ADDESTRAMENTO DEL CANE DA FERMA – La farfalla e lo sparo – di Federico Gallo

Ghibli di Fabrizio Baloci

Proseguendo queste note di addestramento del cane da caccia passo a due argomenti che tratterò insieme. In realtà c’è poco da dire anche se sono molto importanti per la riuscita di un buon cane. Tutti i cinofili di vecchio stampo sanno cosa sia la “farfalla”, quasi tutti hanno usato questo stratagemma per divertirsi col cucciolo nella speranza di capire se esso ferma, come ferma e come si comporta nell’accostata. Basta legare ad un lungo bastone o una canna un filo di pochi metri, legarci un batuffolo di lana bianca o rossa che sia, e agitarla davanti al cucciolo che seguirà attento il movimento di questo U.F.O. davanti al suo musetto.

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