CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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l’uomo civile non lascia tracce di Mario Rigoni Stern

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Sono stato in un rifugio di cacciatori dove sulla porta c’era scritto: “l’uomo civile non lascia tracce”.

Vorrei che questa frase fosse messa non solo all’entrata dei boschi, ma anche all’entrata delle città. Viviamo invece come in “un’ansia di lasciare tracce” che va contro la natura. Osservando certi animali vedrete che quando fanno le tane nel bosco nascondono anche i propri escrementi, non lasciano indietro neanche quelli: non lasciano tracce. A dire il vero noi siamo abituati a sporcare ovunque, specialmente nei posti affollati, dove le persone non tengono conto che lasciare la cartacce, le bottiglie, le cose in giro non è molto civile, è molto povero.

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Ricordi di caccia di Larry Trimmer

 Archivio (34)
Dicembre 1996 Appuntamento alle 6 con il mio amico Paolo, noto meccanico del paese, e grande appassionato di beccaccia ma di cani ne capisce poco. Colazione al bar, l’incontro con altri beccacciai, solite chiacchiere e si parte per la cacciata. Paolo voleva andare in alto, io insisto per la mezza quota e lo convinco per andare alla Sughereta, borbotta…. E io ghigno! Arriviamo che è ancora buio, ci fumiamo una sigaretta e aspettiamo che faccia giorno e non abbiamo visto alcun movimento…. Allo “spollo” sentiamo dall’altro capo della sughereta 3 schioppettate e mi viene da dire: lo stronzo spara alla posta ma l’ha mandata… Ben gli sta! Sciolgo i miei cani (Briga una femmina bruttina ma estremamente efficace ed Artù suo figlio, una giovane promessa) e si parte verso l’alto, setacciamo canaloni e crinali ma niente di niente.

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“Un giorno indimenticabile” RACCONTO VISSUTO E SCRITTO DI TITO MARIOTTO

Simba e tito (2)1998 novembre Dicembre tante beccacce tante padelle In due mesi al centro della verde Umbria ci sono state alcune abbondanti calate di Beccacce, da farci tornare indietro di almeno 10 anni per ricordare tanta Grazia di Dio. Io voglio raccontare soltanto una di queste calate : Un Giorno Indimenticabile 19/11/1998

E’ un Giovedì i problemi di lavoro non mancano mai, per chi lavora in proprio e fa consulenze in altre aziende; mi alzo alle 06.00 preparo tutto, passo a prendere il mio setter (Nedo del Pratesi) detto Simba e parto per una località di caccia vicino casa.

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Diario di Mirco Peli 27 Ottobre 1997

Pier e Congo

Pier e Congo

La mattina è umida e nebbiosa, secondo le mie attuali statistiche è un giorno di culmine del passo in selva di Capovalle e ciò, mi rende pessimista; mi sto portando in macchina a quota millequattrocento e strada facendo, mentalmente ho cominciato a fare un bilancio della stagione. Una stagione per me discreta, ma già medito che fra pochi giorni, qui in quota sarà finita e sarò obbligato cambiare posto. Scendo dalla macchina che è ancora buio, la nebbia è cosi densa che sembra pioviggini.

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Autunno 1986 una stagione da ricordare di Mirco Peli

Archivio (138)Sta albeggiando e mentre avanzo con fatica sulla mulattiera che porta nel prato “en Bal”, dove ho deciso di cominciare la caccia, avverto da come si comporta la setter bianco arancio che siamo stati preceduti. Faccio ancora pochi passi e ne ho la certezza, l’inconfondibile odore di fumo di sigaretta mi penetra nel naso. Seduto su di una pietra con il cane ai piedi, Zambelli mi saluta, ci scambiamo quattro parole sul passo e ci accordiamo sulla zona da battere senza disturbarci. Cosi io mi alzo d’un centinaio di metri e trovato un posto passabilmente meno ripido, dove stare ritto e poter tenere i piedi senza forzare sulle caviglie mi fermo.

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Fais il setter immortale di Federico Gallo

Help della Trabaltana

La stagione si presentava buona, dopo l’acqua dell’ottobre e i primi freddi già si vedevano branchetti di fringuelli e tordi che zirlavano, schizzando dalle siepi di lentischio a bacche rosse. Io avevo curato l’allenamento del mio Fais con ogni diligenza. Quaglie tutta l’estate e coturnici dal settembre. Si era irrobustito e aveva riempito le sue fasce muscolari di volumetrie lisce e lunghe. Pelo lucido, splendente, setaceo con frange lunghe e folte. La coda a scimitarra, corta e bassa fra i garretti come si conviene a un dignitario che indossa il suo abito a coda di rondine. Le macchie nere sulle orecchie e la moschettatura fuoco sul muso ne facevano un simpatico pirata che sembrava prendersi gioco di te quando ti guardava negli occhi.

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LA GIORNATA “QUASI” PERFETTA di Mirco Peli

P1040191La fase riproduttiva sembra essere stata ottima, le nidiate sono cresciute senza grosse perdite e con i censimenti di agosto e settembre ci siamo caricati come molle. Il cane è valido e ci soddisfa, e decidere dove iniziare la stagione venatoria è solo una questione di gusti personali: il mio primo compagno di caccia Nello, nostalgico coturnat, non resiste a quella che è stata la passione di una vita intera. Solo la nebbia rischia di rovinarci la giornata, ma all’apertura siamo più forti anche della natura. Giornata ottima, per quest’anno con le coturnici la nostra quota è fatta. Bisogna ricordarsi sempre di non esagerare.

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Astro il setter che abbaia e la volubilità delle decisioni di Mirco Peli

Archivio (44)La caccia sta ancora mutando, qualche anno fa ero convinto che i cambiamenti in atto avrebbero portato ad una riduzione dei cacciatori, ed in parte ciò è avvenuto; malauguratamente, assieme ai cacciatori, è diminuito anche il territorio. Le restrizioni entrate a regime nel parco “Alto Garda Bresciano”, hanno prodotto l’addensarsi dei cacciatori sul poco territorio rimasto libero. Inoltre il passo autunnale è stato debole, e personalmente sono piuttosto pessimista riguardo al futuro prossimo.

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Un setter per imparare ad andare a caccia Di Federico Gallo

Lucio ScaramuzzaDopo molti cani meticci e molte delusioni cominciai a pensare seriamente al modo per farmi un cane vero. Dico “vero” riferendomi ad un cane di razza. Ma i tempi non erano carichi di splendore ed io ero uno studentello liceale. Non potevo certo pretendere che la famiglia mi regalasse una cane che poteva costare tanti e tanti soldi. A quel tempo,parlo degli anni sessanta, un buon cane da caccia appena iniziato con certificato di origine a posto costava almeno centomila e anche più lirette. Lo stipendio di un impiegato si aggirava sulle quarantacinquemila lire al mese.

Coi miei amici si facevano molti sogni e molte elucubrazioni durante le poco fruttuose battute di caccia alle quaglie o alle beccacce.

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Il superstite di Bill Byron

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Dipinto di Giusy Rampini

Stipati nel vagone merci, avevano viaggiato per ore nella gelida notte di fine novembre senza né cibo né acqua; i più se ne stavano tranquilli, rassegnati ad aspettare in silenzio il loro sconosciuto destino, ma ogni tanto scoppiava un tafferuglio nel poco spazio a disposizione, che terminava di lì a poco senza un vero vincitore, tra l’indifferenza generale: come se tutti presagissero che qualcosa di ben più terribile stava per accadere …………
Quando il treno si fermò alla frontiera, nei vagoni il silenzio era totale ed impregnato di paura: voci rauche e cattive urlarono qualcosa in una lingua sconosciuta, poi si udì il cigolio del portellone del vagone che si apriva e due uomini in divisa li esaminarono nell’oscurità con le torce elettriche: loro stavano muti e rannicchiati; paralizzati dalla paura e dalla stanchezza, udirono i carcerieri scambiarsi ancora qualche parola, poi quelli richiusero il vagone e si allontanarono sghignazzando.

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