CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Month: settembre 2015 (Page 1 of 4)

BECCACCE DA CORSA di Orlando Fabbri

FOTO_47sLa giornata è caratterizzata da scrosci violenti di acqua tiepida, intramezzati da squarci di sole che giocano contrasti di luci improvvise ed ombre lunghe fino all’orizzonte. Non proprio ideale, come giornata da beccaccia; tanto più che il bosco di giovani quercioli irramati, alti non più di tre metri, aggravano l’impaccio dell’impermeabile e del cappellaccio legato in gola. Rarissime le piazzole, ed il sottobosco è vicino allo zero. Molto meglio la mulattiera, anche se allagata e con buche così profonde da rischiare il rabbocco degli stivali. Cammino con gli occhi a vedere dove metto i piedi, mentre cuore e cervello sono nelle orecchie a godersi il campano che trasmette in tempo reale spazi, ragioni, azioni ed emozioni di una cerca ampia, determinata e dal giusto intrigo.

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Il bacio di Diana di Silvio Intiso

1919314_1277966662675_5972548_nLe sue orecchie sensibili avevano sentito l’avvicinarsi dell’uomo nell’oscurità. Pochi flebili suoni bastarono ad immobilizzare il piccolo che, scimmiottandola, piluccava formiche e coleotteri tra i fili dell’erba bagnati nella raduna circostante. Correndo a gambe flesse distesa in tutta la sua altezza raggiunse dei cespugli di ginepro al limitare del bosco mentre il piccolo, arrancandole dietro, pur avvertendo nel tepore del corpo materno tensione e paura, le si rifugiava tra le gambe traendone immediato conforto.

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La fenomenologia di Orlando Fabbri allevamento Radentis

FOTO_44E’ l’insieme delle caratteristiche manifeste di un individuo, da quelle morfologiche a quelle comportamentali, da quelle psichiche a quelle intellettive, da quelle di relazione con i suoi simili a quelle di relazione con il conduttore, con ogni altro animale, allo stato libero e nelle avversità oroidrografiche ed ambientali in genere.
In riproduzione conteranno solo le caratteristiche istintive cioè quelle esistenti ed osservate nei primi dieci mesi di età, e cioè prima che qualche maldestro confonda le acque; analogamente non si riprodurranno mai quelle che appaiono solo dopo l’intervento dell’uomo.

Infatti i cani che sembrano non riprodurre in effetti riproducono se stessi allo stato naturale (ahinoi!) e mai ciò che sono diventati sotto costrizione. Le caratteristiche manifeste possono essere migliaia ed altrettanto possono essere quelle latenti o parzialmente latenti; tutte sussistono, però, per una ragione certa : una ragione progenica.

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Taccuino, Novembre 1998 di Orlando Fabbri

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RADENTIS NOMAR

Spiegare è difficile, anche capire?

La bufera di neve e freddo incontrata ieri in Austria e Cecoslovacchia (-8 gradi) qui è passata da qualche giorno. La temperatura è mite, il cielo sempre buio e sul terreno persistono due centimetri di neve in dissolvimento. Il paesaggio è quello tipico dell’inverno polacco: il territorio appena ondulato, spoglio ed apertissimo è delimitato, a confine dei paesi, da lembi di bosco così lontani tra loro da non vedersi; sulle cime dei rami più alti fanno spicco rarissime cesene rigonfie di freddo; null’altro si intravede o si intuisce nell’aria o sul terreno, neanche lo scricciolo o il pettirosso che ormai da due mesi hanno preso la via dei paesi più caldi, gli stessi passeri, bighellono arruffati sulle staccionate o di gronda ai pochi comignoli fumanti.

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Giorgio Gramignani Biografia di Romano Pesenti-tratto da Cacciando.com

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Prima di scrivere di Lui, m’inchino al nome di Tanto Uomo. Nasce ad Ancona il 19 luglio del 1907 e, per non smentire il grande Barisoni, nasce con i “globuli rossi” del cacciatore. Da piccolo, da quando cioè comincia a capire alcune cose della vita che lo circondano, si appassiona tanto agli uccellini, che vede in giardino e sugli alberi della città che, a 7 anni, due amici di famiglia, per renderlo felice, gli regaleranno una magnifica opera, il libro “Gli Uccelli” di Luigi Figuier, un classico di Ornitologia, edito dai F.lli Treves di Milano nel 1881 e magnificamente illustrato con bellissime incisioni. Nei primi anni di scuola, per il suo viscerale amore per la natura in ogni suo aspetto, colleziona farfalle, che caccia personalmente e, durante gli anni del ginnasio, regalerà questa sua raccolta di lepidotteri al Liceo classico Rinaldini di Ancona, contribuendo poi, con la donazione di un ricco e sistemico erbario di fiori selvatici da lui catalogati, alla nascita del Museo di Storia Naturale di quella scuola.

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Setter inglese: italiano doc. di Orlando Fabbri allevamento Radentis

399910_116156201837637_565031962_nIn principio, per cacciare le pernici, non era necessario il cane né tanto meno quello da ferma.
Il gusto della caccia trovava la sua unica espressione in cucina, per amore della quale il miglioramento delle tecniche e delle specializzazione erano materia che interessava esclusivamente la sfera dell’individuo cacciatore.

Il cane da ferma fu evento molto più recente, come scelta tecnica orientata al raggiungimento del migliore risultato con il minimo sforzo.

La testa ed il cuore degli uomini erano ancora in cucina ed il costume si radicò talmente che, ancora oggi, la maggior parte dei cacciatori giudica gli strumenti di caccia – e con essi i cani- in funzione esclusiva del rendimento.

In questa filosofia le razze si moltiplicano e si diversificano, assumendo regole e forme (standard) fondate sull’unico principio conosciuto: una maggiore efficacia in funzione del tipo di caccia, del territorio, delle condizioni ambientali, delle stagioni, oltre che del tipo di selvatico. Si sostiene ancora, che lo stile, cioè l’elemento distintivo della razza, sia sinonimo di rendimento (almeno nelle intenzioni).

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Dal setter inglese a quello d’Italia di Orlando Fabbri allevamento Radentis

Andalucia-003In cinegetica i concetti di bravo, buono e campione sembrano soffrire di particolare relatività; insieme ad essi i giudizi e le verità riportate a voce come in libreria sembrano avere più il sapore di favole che di cronache.

Sino dagli anni ’60 per il setter inglese i concetti di relatività venivano ulteriormente moltiplicati; infatti la razza era già esageratamente numerosa, estremamente variegata, dispersa in rivoli di famiglie più virtuali che sostanziali rappresentative di piccoli segmenti di un immenso patrimonio già composto di centinaia di migliaia di soggetti.

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VIAGGIO AL CENTRO DEL PIANETA SETTER Da Beccacce che Passione n.26 Ago/Set 2003 ( Intervista a Orlando Fabbri allevamento RADENTIS )

850Il nostro intervistato si presenta così:
” Sono nato in Romagna, a Mercato Saraceno, non lontano da Cesena, nel 1944.
La passione per la caccia e per i cani, qui da noi, è stata ed in qualche misura è ancora una situazione del quotidiano. Una passione forse smodata, la mia, ma mossa dalla voglia di capire e di capire i segreti della natura ancor prima che di cacciare e di predare, ci racconta Fabbri.

Ho passato molta parte del mio tempo ad osservare , oltre che a cacciare.

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A Regine con il Re di Silvio Intiso

Ferme ricordo (41)..Beep…beep…beep…
Il suono remoto e lontano ci arrivava con le folate del vento che quel giorno sembravan rincorrersi nei boschi di Os, scompigliando i fiocchi di neve come in quella palla di vetro che amavo tanto agitar da bambino.

-Da che parte, Marco?-

Il Marco, le cui orecchie funzionano meglio delle mie ormai offese da troppe fucilate, era diventato, a giusta ragione, il navigatore ufficiale dei nostri pellegrinaggi norvegesi sulla scia del Re e delle sue regine.

-Aspetta, stai fermo!-

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LEI HA UCCISO LA MIA CONIGLIA nel ricordo di ADELIO PONCE DE LEON da il Cacciatore.com

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……..Terminato il pranzo il pretore batte a piccoli colpi le mani sul ventre gonfio e si sdraia all’ombra sull’erba soffice.
– Neppure un colpo ho sparato, nelle canne c’è il grasso! – dice lentamente. Maggioni trema. Pipi sorride.
– Stia vicino a me oggi. Sparerà certamente. – dice asciutto l’avvocato. Loschi non risponde. Si leva a sedere, aggiusta le lenti, strizza gli occhi miopi, rotea il capo in alto.
– Quelli là non sono storni? – domanda indicando con il dito un branco di uccelli neri che si posa compatto sulla chiesetta della Trinità.
– vuole sparare agli storni? Aspetti che lego il cane – dice l’avvocato.
– Ne faccio una strage – risponde eccitato il pretore.
– Giudice, siamo nell’abitato, in tema di contravvenzione – ammonisce Pipi.
– Con il mio sedici non faccio molto rumore – risponde il pretore.
– Già…con il suo sedici non fa molto rumore – ripete ironico Pipi.
Il pretore raccatta il fucile e scavalca la siepe di ligustro che cinge il cortile e scompare dietro un filare di viti.
Gli storni si levano dal tetto, roteano in gruppo serrato e poi, preso di mira un alto, pioppo vi s i appollaiano.
– Adesso con il suo sedici farà una strage! – commenta ironico il Pipi.

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