CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Month: ottobre 2015 (Page 1 of 3)

SINONIMI, CONTRARI & C. (una piccola finestra sul mondo del galoppo del setter inglese ) di G. Coti Zelati www.marzales.it

MARZALE'S HISTOIRE D'OCosì come e’ vero che lo stile del galoppo e’ frutto del matrimonio tra corretta costruzione e psiche setter, ritengo altrettanto vero che il saperlo leggere e correttamente interpretare, sia il connubio tra cignonostica, cinematica e sopratutto sensibilità. Oserei dire che il galoppo del setter inglese lo devi….respirare, lo devi sentire nelle vene, averlo nell’animo.
Costruzione e psiche, alias meccanica e fattura. Meccanica: altezze, lunghezze, angoli, inclinazioni, rapporti. Leggi fisiche. Fattura: immagine d’insieme. Leggi complesse. Mi e’ capitato di leggere, non so più scritto da parte di chi: ” galoppo di buona fattura se pur di non corretta meccanica..” Concordo. Non sempre infatti chi, pur costruito correttamente, galoppa altrettanto bene se non corredato della giusta psiche. E viceversa. Ecco che quindi la descrizione del galoppo in base alla propria conoscenza, cultura, esperienza e sensibilità può avvenire in modi diversi. L’importante, alla fine e’ capirci.

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Cav. Gianni Puttini Scritto da Romano Pesenti tratto da www.cacciando.com

794_001Nasce a Cerea nel 1876 e dal nonno, grande cacciatore col fucile a bacchetta, impara da giovanissimo l’arte della caccia. Seguendo i suoi illuminati consigli ed insegnamenti cinegetici, diventa già a 16 anni un ottimo cacciatore ed addestratore del suo primo cane, un incrocio di bracco spinone.
Col desiderio di imparare e migliorare la sua cultura cinofila e venatoria, legge molto e lettore assiduo della rivista “Lo Sport Illustrato”, dove si parla anche di caccia e di cinofilia, rimane colpito e avvinto dalle relazioni dei giudici di allora sui successi ottenuti nelle prove dai cani istruiti dai migliori addestratori dell’epoca: Trebbi, Donesana, Sacchetti ecc.
Sulla rivista, scopre la recensione del libro “Il Cane” del cinofilo Vecchio e, leggendolo poi più volte come lui stesso affermerà poi nel suo libro, diventa un vero cultore e appassionato dei cani da ferma, soprattutto dei cani di pura razza, come consigliava il Vecchio.

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Le affinità tra la Beccaccia e Il Sarago Maggiore (3a parte) Tratto da www.apneamagazine.com

gallinucci4C…non appena la giovanissima Nina si avventurò in una sospetta filata con un timido accenno di ferma, partì da un roveto una “palletta nera” che buttai giù immediatamente d’istinto con un tiro stratosferico degno del miglior tiratore di skeet. La prima beccaccia. Non vi dico la soddisfazione. Da li fu tutto un crescendo. Nina crebbe e si fece molto brava poi, nel tempo, arrivarono altri cani a farci degna compagnia.

Insomma da quel 2008 la passione per la caccia subacquea andò via via affievolendosì forse perché ormai avevo scoperto tutto di essa e la cattura di un pesce era davvero diventata “una banale esecuzione”, riprendendo uno spunto riflessivo dell’amico Piero Malato. Si crearono spazio e tempo per la caccia terrestre che mi dava nuovi stimoli, facendomi pertecipe della conoscenza di un mondo totalmente nuovo ma che oggi, rendendomene conto, ho sempre conosciuto. Nel 2009 disputai la mia ultima gara congedandomi dall’agonismo con un bell’oro ai Campionati Italiani a squadre. La caccia subacquea naturalmente non potrei mai abbandonarla del tutto, l’acqua è sempre stato e sarà il mio elemento naturale fino a che mi sarà concesso di andare. Ho nuotato per ben 19 anni di cui 15 a livello agonistico. Alla fine tra nuoto e caccia subacquea ho alle spalle “soli” 33 anni di agonismo ad alti livelli. Vado a mare quando ne ho bisogno.

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Le affinità tra la Beccaccia e Il Sarago Maggiore di Alessio Gallinucci tratto da www.apneamagazine.com (2a parte)

gallinucci2C…con grande meraviglia, la ferita sulla punta del petto “tappata” con una sorta di fanghiglia solidificata di misto terra, piume e piccolissimi frammenti di sterpaglie.

Al sarago piace il grotto così come alla beccaccia piace la macchia. Dirò di più il grotto sta alla macchia. Cacciare la beccaccia dentro la macchia mediterranea costituita da mirti, lentischi o biancospini inframezzati da roverelle è come cacciare i saraghi nei meandri del coralligeno. La difficoltà di esplorazione mette il cacciatore duramente alla prova, un lavoro di ricerca certosino e raffinato. All’interno delle distese di grotto/coralligeno è più facile trovare saraghi in ambiti adiacenti a zone di sabbia intercluse, così come la beccaccia si trova in zone dove all’interno della macchia fitta vi sono aperture o piccole radure di pastura. Su distese di macchia o di bosco fitti, circoscritte all’interno di distese pulite e radure, è più facile trovare le beccacce ai bordi, piuttosto che profondamente addentrate. Per il sarago avviene lo stesso. All’interno di zone di grotto circoscritte in ampie zone di sabbia è facile trovare lo sparide sui bordi, se poi all’interno della zona di grotto, addentrandoci, c’è una buona fenditura nel fondo essi saranno anche li. Anche la beccaccia sarà reperibile in una “fenditura”/raduretta presente all’interno della zona di macchia.

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Le affinità tra la Beccaccia e Il Sarago Maggiore Tratto da www.apneamagazine.com Testo di Alessio Gallinucci prima di tre puntate.

nina-e-pintaCNel 2011 venne pubblicata su Apnea Magazine l’intervista “Alessio Gallinucci: Addio alle gare senza rammarico”. Ero da poco uscito da una ottima carriera agonistica nella caccia subacquea durata quasi 18 anni e nell’ultima parte dell’intervista affrontavo brevemente i temi relativi alla mia nuova ardente passione ovvero la caccia terrestre con il cane da ferma alla beccaccia. Dichiaravo a fine intervista che “Ho anche avuto modo di riscontrare che il comportamento della beccaccia è assai simile a quello di un determinato pesce del mediterraneo e pertanto, applicando gli schemi ed i comportamenti istintuali di cui parlavo sopra, riadattandoli per la terra ferma, riesco spesso, nel peggiore dei casi, a godere dell’incontro con la Regina” A seguito di questa affermazione l’amico Davide Serra, più di un anno fa, mi sollecitò uno scritto riferito alla descrizione dei parallelismi riscontrati tra caccia subacquea e caccia terrestre alla beccaccia, ora lo posso dire: mi riferivo al sarago maggiore!

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MONTAGNA & CACCIA ALPINA : QUALE CANE ? di Giuseppe Coti Zelati Tratto da www.marzales.it

Lodo, Marzale's

Lodo, Marzale’s

La montagna ha soprattutto un significato ed un sapore. Il significato è di cose vere. Il sapore… anche. L’ambiente alpino esalta il lavoro del cane e ti fa capire la necessità massima di avere un ausiliare che sia tale anche di fatto e non solo nel nome. Un cane vero, non una comparsa ad eseguire uno stereotipato compitino ma esaltazione di sagacia, sopportazione della fatica e del dolore, coraggio, autonomia… Forte personalità. Prima, quando li facevo, ed anche adesso che li rilascio, i CAC, mi vengono di tanto intanto rivolte stupide ed infantili insinuazioni ed illazioni del tipo :..”si ma li nessuno vede niente, …il bosco…, chissà cosa combinate…..”.

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Molto non si conosce della vita selvatica

Riporto di seguito uno scritto dell’avvocato Aldo Saba in ricordo di Vittorio Stolfi, che ha il pregio di ben raccontare comportamenti curiosi adottati dagli animali selvatici, e contribuisce ad arricchire le nostre conoscenze.

Piccoletto di statura, marroncino ed arricciato come il mozzicone di toscano che teneva fisso in bocca, Vittorio amava i cani e la moglie, non si sa in quale ordine; cronologicamente i cani, questo è certo, poiché ne aveva confidenza fin da piccolo. Bravissima persona, come si dice di colui del quale si sa poco o niente, stante la riservatezza; sempre pronto al sorriso. Se tale può definirsi il ghigno nel quale fra lo spuntar del sigaro e delle sopracciglia, poteva individuarsi il chiarore della sua bonomia. Avevo occasione d’incontrarlo raramente, ma sempre con gran piacere, soprattutto perché con lui si parlava di cani, che è un gran passo avanti rispetto alle donne e al calcio. Ed una volta, sempre per rimaner nell’argomento, mi raccontò un fatto che gli era capitato e del quale serbava viva la memoria vista la sua stranezza. Era ospite di un contadino col quale si intendeva benissimo per il suo animo privo di schematismi sociali, per lui che addirittura serbava pudore d’essere avvocato; pane cotto al forno, vino dell’ultima vendemmia, insaccati e prosciutti del maiale del quale si ricordavano ancora le prodezze, racconti e memorie ricollegate alla terra ed alle sue cure; tutto li affratellava. E fu grazie a questa confidenza che il contadino si permise di chiedergli un favore.

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Specialista … Generico … Trialer … di Ivo Geminiani

BICEZIA DELLA RISERVA REALE

BICEZIA DELLA RISERVA REALE

Specialista : Colui che ha una specializzazione in uno specifico settore di lavoro .

Viene definito Specialista il cane che oltre alla particolare predisposizione, ha acquisito tutte le accortezze, esperienze e malizie necessarie per cacciare con rendimento, un determinato selvatico. La conoscenza dei luoghi che frequenta, delle sue abitudini e dei suoi comportamenti di difesa, diventa indispensabile. E’ mia convinzione si nasca con spiccate inclinazioni, che purtroppo, non sempre vengono coltivate dall’uomo, ma quando questo avviene, con un impiego costante e continuo allora abbiamo un soggetto raro e pregiato “ Lo Specialista “. Beccacce, Beccaccini e Coturnici, sono le facoltà con i corsi di studio più frequentati e la Laurea, è sempre Honoris causa. La specializzazione, non si accompagna necessariamente a manifestazioni stilistiche e si può raggiungere un importante livello di concretezza, con comportamenti di utilità generale, anche se poco aderenti allo Standard. Ciò non può bastarci e un minimo di attenzione alle qualità di razza, ritengo sia auspicabile. Giulio Colombo, mi piace menzionare le sue citazioni, affermava: “ Per me lo stile si compendia, ad esempio, nella differenza fra il farla a cazzotti e il professare la boxe, e che il boxare con arte, ossia con stile, serve a rendere più efficaci i pugni e ad incassarne meno, ricorderò che gli atleti conoscono dello stile il valore pratico e non soltanto l’ estetico “. Così sembra essere una questione di puro rendimento, ma poi sempre Giulio Colombo, aggiunge : “ Per me cinofilo, lo stile è il baluardo contro il quale si infrange la babele delle razze, che non valeva la pena di selezionare per tornare a confondere “.

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Saladini Pilastri 2003 : tanti galli, tanto caldo, tanto…Po’ !! di G.Coti Zelati tratto da www.marzales.it

Setter di Cossali

setter di Cossali

Anche per il 2003 il Saladini ha dato il suo verdetto. Che è un verdetto sostanzialmente di conferma: il Po’ di Pietro Cossali sopra a tutti. Mestiere, ritmo, coraggio, autonomia, sicurezza olfattiva sicuramente i suoi meriti che gli hanno permesso di fare il bis. Ma esistono anche dei demeriti: quelli degli avversari soprattutto. Sono mancati i rivali. E’ mancato il Berus di Pedraglio. L’esperienza ormai acquisita e l’ottima intelligenza venatoria già palesate in più di una circostanza per quest’anno sono rimaste nel cassetto di questo setter bianco-arancio, in taglia, dal galoppo un po’ macchinoso e non sempre composto ma con un ottimo stile di ferma. Prestazioni non sempre esaltanti con alcuni cali a fine turno a dimostrare che il soggetto soffre particolarmente il caldo. E’ mancato il Canon di Tartari. Non esempio di stile, ma tanta potenza, tanto coraggio con quel suo modo particolare di aggredire sempre la montagna e una buona positività sugli animali dimostrati nell’edizione 2002, quest’anno sono stati latenti. E’ mancato il Pako di Cavaglià. Trofeo corso tra luci ed ombre. Forse più ombre che luci: l’anagrafe ha detto la sua unitamente all’acuirsi di alcuni “ vizietti”.

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SALADINI & DINTORNI 2002 di G. Coti Zelati tratto da www.marzales.it

AFTER CON IL RIVALE STORICO GIP DI PIERINO COSSALI

AFTER CON IL RIVALE STORICO GIP DI PIERINO COSSALI

Bene o male anche quest’anno il trofeo Saladini Pilastri è giunto al termine. A circuito finito sono d’obbligo alcune riflessioni. Assurda anzitutto la tirata di otto prove in nove giorni. Assurda ancor di più perché causata non da problemi tecnico-organizzativi, che ne sono stati viceversa la conseguenza, bensi da non corretti comportamenti umani. Per non corretti intendo superficiali, approssimativi, tendenziosi a volte, comunque zeppi di incomprensioni che non si vogliono risolvere. Bastava guardare i volti ed ascoltare i discorsi di alcuni concorrenti il giorno di Aosta, ultimo dei nove, per renderci conto che qualcosa di bello, che avrebbe dovuto farci godere, si era tradotto in calvario. Falsando anche l’aspetto tecnico. A ridare un sorriso a tutti noi, i galli. Tantissimi incontri in tutte le prove. Altissimo il numero degli incontri al Pasubio, bel riscatto di Le Mandelon, conferme positive per Aosta e Ticino, ottimo il Visentin, non sono al corrente di Imperia.

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