CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Month: novembre 2015 (Page 1 of 3)

Intervista a Francesco Materasso: la “mia” Caccia…..parte seconda di Mario Sapia ( dal sito www.cacciaoggi.it)

Premiazione a Jesolo

Premiazione a Jesolo

L’attuale legge sulla caccia, molto probabilmente sarà fra poco sostituita da un’altra. Che caratteristiche dovrebbe avere, secondo il suo giudizio, per essere una normativa efficace?

E’ una domanda che richiede qualche premessa, per chi ha perso la memoria e per chi è arrivato dopo. Spero voglia concedermela. Negli ultimi sessant’anni la normativa venatoria è stata modificata per ben cinque volte. La sesta, quell’attuale, non è stata capace di risolvere tutti i problemi che si portava appresso la precedente. Essa, per chi è addentrato nell’argomento, sa benissimo che si sarebbe dovuta muovere attorno a tre nuovi e fondamentali principi. Primo, la competenza delle Regioni a legiferare in materia di caccia, tranne che su quelle la cui potestà è rimasta allo Stato, quale la tutela dei beni ambientali e culturali. Secondo, il legame del cacciatore al territorio con la nota istituzione degli Ambiti Territoriali di Caccia. Terzo, la cogestione del territorio tra agricoltori, cacciatori e ambientalisti e ciò al fine di fare superare l’antica conflittualità fra le parti.

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Intervista a Francesco Materasso: la “mia” Caccia…..parte prima di Mario Sapia ( dal sito www.cacciaoggi.it)

Premiazione a Jesolo

Premiazione a Jesolo

Sessantasei anni, con il suo volto incorniciato da una barba bianca e l’accento magnogreco, Francesco Materasso presenta l’aspetto di un pensatore dell’Ellade antica. Proprio dalla Calabria centrale infatti, inizia la sua storia d’amore con una natura prodiga e aspra al contempo, da lui sempre considerata come la sua nutrice d’elezione, nonchè ispiratrice, oltre al soffio d’Artemide, anche del culto per la bellezza. Docente di Storia dell’Arte e Disegno infatti, il professor Materasso ha sempre tentato un connubio culturale fra l’anima artistica e quella venatoria, intersecandone le prospettive e fondendone i valori in una crasi non sempre agevole, eppure mai come adesso indispensabile.

Ci parli un po’ della sua biografia di cacciatore, così che i nostri lettori possano inquadrarla in una dimensione spazio-temporale definita. Risaliamo dunque alla radice della sua pulsione venatoria..

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La velocità secondo Giulio Colombo

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Per comprendere perché venne coltivata la velocità del setter e del pointer nel paese natale è assolutamente indispensabile ragionare da cacciatore e non da cinofilo; il ragionar da cinofilo può servire a giustificare l’esaltazione di tale velocità in paesi del continente che in massima non ne avevano e non ne hanno alcun bisogno.Il cane inglese è veloce perché la sua costruzione anatomica lo consente, ma la costruzione anatomica è soltanto lo strumento che agevola la velocità, non la determinante che la provoca. A spingere il pointer ed il setter a galoppare velocemente sono l’ardore e la implacabile esuberanza che denotano sangue generoso; non ancora la classe però. La classe è qualche cosa di più: è la possibilità di far marciare di pari passo l’esuberanza e il rendimento, senza che l’una nuoccia all’altro e viceversa.

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“Il Puro Folle” – di Giulio Colombo

14536480_1121487457933059_1094989942_oPer cominciare restituite all’espressione l’eccelso significato: il puro folle non è che la generosa forza primigenia, non domabile che dal Destino, in difesa dell’umanità, il Sigfrido di Wagner, e non ha niente a vedere con la camicia di forza e la psicopatia. Sublime concezione, spirituale immagine artistica del Genio. Cinofilmente – absit iniuria – il puro folle è quel Wing, quel Xocrate, quella Quercia, quella Diva che non hanno nel loro bagaglio né la carta topografica né l’orario colle fermate e le coincidenze, che non vedono nel coltivo di grano di barbabietole soltanto il campo dove manovrare secondo itinerari prestabiliti e cenni diminutivi del conduttore, ma lo spazio da dominare, da violentare per snidare quelle starne che rinnovano al loro olfatto il senso primordiale della caccia; non gabbiarolai certo.

Lo spazio è lo strumento del puro folle che ne trae accordi, come Orfeo dalla cetra; accordi concreti di frulli e di rimesse segnati dallo schianto della ferma e dall’ansia della guidata.

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Il beccacciaio di Francesco Materasso

12138343_10207607863777372_6875539591654741073_oSul beccacciaio numerosi sono gli articoli che leggiamo su riviste venatorie o siti web, particolarmente quando le beccacce arrivano nel nostro Paese. Tutti protesi, con opinioni, parole, bugie e tante immaginazioni a quantizzare le qualità che un beccacciaio deve avere. E questo ci può stare. Mi preoccupa la tanta sicumera nell’addurre che, oggi, dette qualità sono di solito tutte presenti in ognuno che pratica questa specialità di caccia. Bene, anzi malissimo! Sull’argomento, quel che scrivono alcuni pifferai, c’è di che perdere la testa. La prostituzione aggettivale è tale che c’è da preoccuparsi. Ma questo è quello che vogliono sentire o leggere quei giovani che aspirano all’arte di predare la beccaccia? No! Non voglio crederlo.

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Ecco i finalisti del Trofeo Giorgio Gramignani 2014-2015

Sparta s.i.f. di Giaconella

Malù s.i.f. di Altina

Cora s.i.f. di Fiorona

Ipazia s.i.f. di Angelici

Frida s.i.f. di Battanello

Bahia pt.f. di Battanello

Luna della Trabaltana s.i.f. di Bravaccini

Palazienzis Fury pt.m. di Bravaccini

Foan Patty s.i.f. di Baloci

Ghibli s.i.m. di Baloci

Mars od Sljuka Travel s.i.m. di D’Alessandris

Cash s.i.m. di D’Alessandris

Africa s.i.f. di D’Alessandris

Lord di Gruma di D’Alessandris

Aldimis Vik II s.i.m. di D’Alessandris

Omertà venatoria di Francesco Materasso L’omertà è il silenzio della paura.

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Chi tace evita noie e inconvenienti che invece capitano a chi non tace. Non sono d’accordo e non condivido tutti i proverbi a riguardo, tipo “il silenzio è d’oro”, “in bocca chiusa non entran mosche” o “il silenzio è la risposta dei saggi”, perché gli attribuiscono il valore della saggezza. Lo stolto che tace è forse un saggio? No. È scemo, così come tutti coloro che tacciono.

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La Beccaccia di Francesco Materasso

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La Beccaccia
è, fra gli uccelli, uno dei più affascinanti e intriganti così come gli umidi e brumosi boschi che frequenta.
L’Abbattimento
non deve avvenire a tutti i costi. La sfida è tra lei, il cane e l’uomo cacciatore, anche se è lei che si trova in condizioni di svantaggio.
Vero Beccacciaio
è colui che non ostenta il carniere, ma colui che l’affronta col silenzio e nel silenzio del bosco, rispettando entrambi oltre ogni misura.

E, quando, la possiede sente esplodere dentro di sé un conflitto che oscilla fra
la gioia e la tristezza.
Chi ciò non avverte non può definirsi un beccacciaio.
E non c’è una via di mezzo: si è o non si è.

“Beccacciaio e cane beccaccista – si è o non si è ” di Francesco Materasso

3_new“Un bel giorno, di tanti anni fa, vidi cercare e fermare più di un beccaccino da due magnifici e superbi spinoni, condotti da due cacciatori. Uscii dall’appostamento e andai loro incontro. Li salutai, presentandomi. Erano due fratelli, che si dichiararono spinonisti e braccofili, fino all’inverosimile. E cercatori di beccaccini e beccacce e niente altro. Quelle beccacce che io dipartivo alla posta mattutina e serale. Fu l’incontro che segnò la mia futura vita di cacciatore. Una sera, anch’essa lontana, squillò il telefono di casa. Era uno dei due fratelli: Peppino, per dirmi che all’indomani sarebbero andati a cacciare nella Sila catanzarese, perché avevano avuto avvisaglie che le prime beccacce erano arrivate. E se volevo andare con loro, perché la mia presenza sarebbe stata gradita.

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20 Ottobre 1993 Astro ha quasi tre anni di Mirco Peli

Archivio (110)Di prima mattina, con Mario abbiamo scelto di cacciare sui millecinquecento metri, perlustrando per prima la valle del Carzen, ho sciolto Astro da non più di dieci minuti e subito dopo il primo allungo sparisce. Il campano che porta al collo non si sente, ma vista la configurazione del terreno ciò succede spesso. I fitti abeti ancora giovani formano dei muri veri e propri, inoltre tutta una serie di vallette che compongono la cosiddetta valle del Carzen, confondono i suoni. In certe posizioni non si riesce neanche a capire esattamente da che direzione proviene una fucilata. Caccio poco volentieri di primo mattino in questa località proprio per la difficoltà di controllare il cane, ma d’altronde quest’anno è l’unico posto dove è certa la presenza della beccaccia.

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