CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Month: gennaio 2016

Classificazione delle razze canine da caccia A cura di Rodolfo Grassi

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Studio dei particolari della tipicità funzionale delle razze da caccia nell’ambito dei criteri fondamentali della classificazione delle razze canine.

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Premessa alla proposta di modifica dell’attuale legge sulla caccia

Coturnici e pernici (40)

Relatori – Federico Gallo- Lucio Scaramuzza- Gruppo di lavoro –Federico Gallo- Lucio Scaramuzza- Romano Pesenti-Mirco Peli- Luca Comellini- Dario Cecchetti-.

Prima di avventurarci in una disamina relativa all’organizzazione sul territorio, con la sua genesi,  le sue motivazioni e la sua attualità eventuale, bisogna ricordare a tutti una cosa. La legge che disciplina l’ingresso ad uso venatorio dei terreni privati, in Italia è unica al mondo, e fu promulgata nel ventennio fascista.

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COMPLICI DELL’ALLIEVO A cura di Rodolfo Grassi “I cani che cercano più da lontano diventano i migliori” Laverack

Archivio (179)

“Costruire” l’educazione di un cane significa creare un grande mosaico a cui si aggiungono tessere giorno dopo giorno avendo ben chiaro il risultato finale di ottenere un grande cane.

Andatura – Attenzione però a non cadere nell’errore di trascurare come l’allievo reperisce il selvatico, cioè in che modo esegue la cerca. L’andatura infatti ha un’importanza fondamentale e il cane deve subito capire di doverla necessariamente adeguare al terreno ed alle proprie forze. Ed è questo un segno d’intelligenza. Occorre favorire il galoppo come standard impone.

Non si commetta l’errore di far galoppare un giovane accanto ad un adulto perché…lo imiti. L’allievo proprio perché spinto dal desiderio di competere o comunque seguire l’adulto non sarà capace di dosare le proprie forze e quindi si ostinerà a cacciare con ardore anche quando la stanchezza gli suggerirebbe un minor ritmo”. I  lacets (la parola significa stringa da scarpa ed indica proprio il percorso che deve fare) non devono essere disegnati sulla carta e percorsi poi dal cane come fossero un sentiero. Ampi, se vento e terreno lo consentono, più stretti qualora vi siano difficoltà. Si distanzia dall’arma nelle pianure e in località aperte, resta invece più vicino nel bosco dove l’uomo è costretto a procedere lentamente e gli occorre più tempo per trovare un’idonea posizione al tiro. Questo intendono dire i tecnici meglio preparati quando affermano che un cane “deve essere sempre in mano”. 

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