CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Month: ottobre 2016 (Page 1 of 5)

VELOCISTI E FONDISTI di Cesare Bonasegale

foto di Mario Salomone

Il cane da ferma inteso come “fondista” contrapposto al cane da prove a cui viene richiesta una prestazione da “velocista”. L’influenza nella scelta dei riproduttori dei cani da caccia.

Le prestazioni di un cane da ferma (di qualsiasi razza) sono assimilabili a quelle di un “fondista” al quale si richiede di esplorare la maggior quantità possibile di terreno in un arco di tempo che va da due a quattro ore ed anche più. Come dire: cerca ampia e velocità compatibile con uno sforzo prolungato. (I casi di cacciatori che nel corso della giornata cambiano due o più cani sono anomalie che non fanno testo.)

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LA CACCIA E LE CONCLUSIONI DI ENRICO FENOALTEA–6–(Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

foto di Mario Salomone

Dopo aver tratteggiato cosa la caccia “non è”, viene la parte più difficile: spiegare in che consiste.

Nella caccia l’attività materiale visibile dall’esterno non aiuta a capire, perché è solo il veicolo che innesca nell’animo del cacciatore quella partecipazione coin­volgente ed emotiva che è l’essenza dell’attività venatoria.

La caccia appare essere una serie coordinata di atti materiali tutti funzio­nalmente connessi, e perciò singolarmente privi dì autonomia e di significato: ma l’e­mozione finale che prova il cacciatore, è la metabolizzazione delle singole fasi com­portamentali assorbite da una dimensione rituale, nella quale i simboli sostituiscono la realtà.

L’attività venatoria è evocazione metaforica e liturgica (accessibile solo agii iniziati, e inaccessibile ai profani), di un universo occulto antropologicamente connaturato alla natura urbana.

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LA STORIA DELL’UMANITA’ E LA CACCIA DI ENRICO FENOALTEA –5–(Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

Foto di Mario Salomone

La peculiarità della caccia è di avere solo protagonisti (a differenza di altri sport che hanno anche spettatori), ed essi stessi hanno difficoltà  a darne una definizione.

infatti, se ad un cacciatore si chiede perché va a caccia, la risposta sarà: “perché mi diverte”.

Una risposta che non dice nulla, ed è analoga a quella che potrebbero da­re i praticanti di tutte le attività ludiche, come il gioco e lo sport dilettantistico.

Queste attività umane non sono praticate per conseguire utilità pratiche, ma sono svolte se si vuole, quando si vuole e per il tempo che si vuole (con sacrificio di tempo, di energia e spesso anche di denaro).

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CACCIA E UCCISIONE DI ANIMALI DI ENRICO FENOALTEA–4–(Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

Romano Pesenti

 Nella storia dell’umanità la sensibilità verso la privazione della vita degli animali è stata oggetto di continue variazioni in relazione ai tempi, all’ambiente, agli usi, alle necessità alimentari, alle convinzioni etiche, filosofiche, religiose, e all’ethos proprio di ogni società. Per millenni l’uomo non ha avuto alcun dubbio sul potere di disporre sen­za limite dell’uso e della vita degli animali sia selvatici che domestici. Da pochi decenni, ed esclusivamente nelle comunità urbane (nelle quali l’uomo, ha contatto solo con gli animali di compagnia e ne antropomorfizza il rapporto) sono sorte correnti “animaliste” che tendono a riconoscere agli animali un diritto alla vita e alla libertà pari a quello dell’uomo: esse si richiamano impropriamente alla legislazione vigente, che invece vieta di infliggere “sofferenze inutili” agli animali, considerate “offesa” a quel senso di pietà verso la sofferenza che è comune a tutti gli uomini (la legge esclude la macellazione alimentare, quella rituale degli ebrei e dei musulmani, la caccia, la pesca e la vivisezione scientifica).

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EQUILIBRIO ECOLOGICO – BIODIVERSITA’ DI ENRICO FENOALTEA –3–(Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

foto di Mario Salomone

In generale non si può negare che un prelievo venatorio incontrollato può causare l’estinzione di una specie ma in Italia negli ultimi quaranta anni si è verifica­to un fatto nuovo, diverso dalla pressione venatoria, che ha provocato l’estinzione definitiva e irreversibile di molte specie faunistiche alcune delle quali mai cacciate.

La estinzione in Italia della selvaggina nobile stanziale non può essere imputata alla pressione venatoria, per le seguenti ragioni: a) sono in via dì estinzione anche alcune specie faunistiche mai cacciate o cacciabili (rapaci, rondini, passera­cei, pipistrelli, cuculi, usignoli ecc.); b) !a scomparsa delle specie faunistiche è avve­nuta anche nelle aree che non hanno mai conosciuto il fucile, perché la caccia vi è da sempre vietata (oasi, parchi, zone di ripopolamento, zone di rispetto, ecc.);

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STRAGE INDISCRIMINATA DI ENRICO FENOALTEA–2– (Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

Foto di Mario Salomone

L’accusa di “strage” di volatili si fonda sul numero delle cartucce vendute dalle armerie: un dato insignificante perché la maggior parte di esse viene utilizzata per il tiro a volo (skeet, trap, elica, percorso di caccia) e solo una modesta percentuale di quelle pochissime usate a caccia, colpisce un volatile.

Chi parla di “strage” dovrebbe sapere che essa è impossibile, per due assorbenti ragioni.

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RIFLESSIONI SULLA CACCIA DI ENRICO FENOALTEA –1–( Con questo prima articolo iniziamo una riflessione in sei articoli correlati dove le motivazioni degli anticaccia saranno esaminate una per una)

1468492_10201861884214824_48130179338336209_nLa caccia sta vivendo una stagione declinante per un concorso di circo­stanze irreversibili.

L’antropizzazione del territorio ha causato l’estinzione della selvaggina no­bile stanziale cacciabile e il calo della selvaggina migratoria, ha reso la sosta di que­st’ultima precaria e brevissima.

Il numero dei cacciatori pur in costante diminuzione, è inferiore al numero delle licenze di caccia rilasciate ogni anno: molti “escono” solo poche volte in una stagione; coloro che si dedicano alla selvaggina migratoria cacciano solo i rari giorni del “passo”; più assidui sono coloro che cacciano lepri, beccacce e cinghiali (cacce di elite molto specializzate) e coloro che usano con il cane (più interessati al lavoro dell’ausiliare che alla selvaggina).

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IN PALUDE di Luigi Ugolini da Storie di caccia in padule e in collina, Firenze, Editoriale Olimpia, 2004, I ediz. 1929.

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Di qualunque sorte ci fossero, me lo dimostrò un cacciatore vecchio, qualche anno dopo, nel padule fucecchiese. Lui li ammazzava di qualunque tinta e li classificava. Era un mezzo filosofo e un mezzo poeta; medico in pensione: a settantacinque anni pareva un giovanotto. “ Sicuro –  mi diceva – ci son delle sfumature, nei beccaccini, come in politica”. Si cacciava di marzo nella distesa ampia dell’Aione (1), tutta verde ch’era una gioia del cuore; c’erano stati tanti beccaccini, nei giorni passati, e ne avevan fatta strage.

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Il gallo cedrone (Tetrao urogallus L.)

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Specie emblematica delle grandi foreste di conifere, il Gallo cedrone (Tetrao urogallus L.) trova sull’arco alpino il suo habitat ideale tra il piano montano superiore e quello altimontano. Nonostante le sue popolazioni abbiano subito un drastico declino negli ultimi decenni, alcuni aspetti riguardanti l’ecologia delle popolazioni presenti sul versate meridionale delle Alpi sono ancora poco chiari.

Per questi motivi il Parco Naturale di Paneveggio – Pale di San Martino, in collaborazione con il Dipartimento di Ecologia e Gestione della Fauna Selvatica dell’UniversitÉ di Freiburg e con il Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento, ha promosso e  finanziato, una ricerca pluriennale sul Gallo cedrone mediante l’utilizzo della  radiotelemetria. Nel periodo maggio 2009 – settembre 2012 sono stati catturati e radiocollarati complessivamente 22 maschi e 6 femmine all’interno del comprensorio del Primiero – Vanoi.

Utilizzando i dati delle localizzazioni georeferenziate degli individui marcati, si è voluto indagare mediante interpretazione di dati LiDAR l’ambiente utilizzato dal Gallo cedrone nelle diverse stagioni dell’anno. Inoltre, con lo scopo di quantificare il territorio effettivamente utilizzato dalla specie sono stati calcolati gli home range mediante il metodo del Multiple Convex Hull.

In base ai risultati emersi dalle variabili indagate in ambiente GIS, si è cercato di valutare i motivi che portano la specie a frequentare nel corso dell’anno le varie fasce altitudinali.

Dai risultati emerge come il Gallo cedrone sia in grado di utilizzare un ampio range altitudinale cha va dal piano montano superiore a quello subalpino. I maschi utilizzano le formazioni vicine l’area di canto durante la primavera, mentre nella stessa stagione le femmine rimangono ancora a lungo nei quartieri di svernamento. L’estate è la stagione in cui entrambi i sessi trascorrono gran parte del tempo al suolo ricercando le formazioni più rade. Nella prima parte della stagione autunnale sia maschi che femmine hanno utilizzato le stesse zone in cui hanno trascorso l’estate, mentre nella seconda parte si spostano nelle zone di svernamento. In inverno invece, i galli cedroni hanno utilizzato le formazioni più dense frequentando in molti casi le quote più basse.

I risultati derivanti dalla stima degli home range hanno inoltre permesso di quantificare le esigenze spaziali della specie e come questa utilizzi il territorio all’interno di vasti comprensori forestali.

Il monitoraggio mediante radiotelemetria ha permesso di conoscere importanti aspetti nella selezione dell’habitat da parte del Gallo cedrone nelle varie stagioni dell’anno. Disponendo inoltre di dati relativi all’utilizzazione dello spazio, un lavoro di questo tipo è in grado di fornire dei validi spunti nella gestione e nella pianificazione dei soprassuoli ancora frequentati dalla specie. Per continuare a leggere clicca sul link gallo-cedrone

Documento ISPRA sulla biologia e gestione del Fagiano

Pheasant (Phasianus colchicus), Helsinki Finland January 2007

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

Il fagiano è una specie a distribuzione, semi cosmopolita e caratterizzata da un’evidente variabilità geografica, nei  maschi è possibile cogliere un gradiente clinale che si esplica procedendo Nord-sud, nell’incremento della saturazione dei colori, nell’assottigliamento dello spessore del colare e nella riduzione delle dimensioni corporee. Le femmine non evidenziano una simile variabilità morfo-fisiologica, tuttavia quelle di provenienza più orientale (gruppo “torquatus”) presentano una pigmentazione palesemente più scura (Vaurie. 1965). In figura 2 sono rappresenta l’areale d’origine e quello d’introduzione dei cinque gruppi che comprendono le diverse sottospecie di Phastantts colchicus

Per continuare a leggere clicca sul link

biologia-e-gestione-del-fagiano

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