CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Mese: Ottobre 2016 Page 2 of 5

A CACCIA IL SILENZIO È D’ORO di Cesare Bonasegale

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Foto di Mario Salomone

 Il consolidamento dei comportamenti naturali del cane da ferma. Gli errori più frequenti dei cacciatori che alterano il naturale collegamento spontaneo.

Forse è vero che c’è inflazione delle prove dei cani da ferma, la percentuale dei partecipanti alle quali è comunque irrisoria rispetto alla popolazione totale delle razze interessate (nell’ordine dell’1 o 2 %). Ciò malgrado, nella cultura corrente, l’addestramento del cane da ferma è allineato alle prestazioni richieste nelle prove di lavoro. E cosa facevano i cacciatori di una volta? (quando le prove erano pressoché sconosciute e la caccia era solo con la C maiuscola).

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IL VIZIO DI FORZARE di Cesare Bonasegale

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Il fagiano come origine di viziati comportamenti del cane da ferma. Altri errore di addestramento che inducono a forzare.
C’è di che suonare il campanello d’allarme per le crescenti segnalazioni di cani che concludono la ferma forzando; ed è un inconveniente che ha più cause concomitanti. In queste brevi note cercherò di illustrarle e di indicare le possibili soluzioni. La principale circostanza responsabile di questo errato comportamento è l’utilizzo dei cani da ferma sui fagiani, che sino ad un passato non poi così remoto (una cinquantina d’anni fa) venivano cacciati solo in battuta o con cani da cerca: i cani da ferma erano infatti ritenuti inadatti in quanto il fagiano tende a viziare la loro solidità di ferma.

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Trofeo Montagne Bresciane prova del 21 ottobre 2016.VINCITRICE DELLA 28^ EDIZIONE DEL TROFEO MONTEGNE BRESCIANE HELORY DI FIORONA ROBERTO

 

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Helori (Brembo x Tempesta) che ovviamente si aggiudica anche il titolo di miglior femmina del Trofeo

 

Venerdì 21 Ottobre con la prova svolta a Serina (BG) (ENCI speciale Coturnici – campionato italiano per delegazioni) vinta col 1° ECCELLENTE dal S.I.M. TARTALKY’S PO di Fausto Mosca, si è conclusa la VENTOTTESIMA Edizione del Trofeo Montagne Bresciane! Edizione ricca di novità con l’inserimento nel circuito delle prove di ALBOSAGGIA (Sondrio) e del Monte FARNO (Gandino BG) che hanno contribuito ad alzare ulteriormente lo spessore di questa manifestazione.
VINCE la 28esima Edizione la Setter Inglese HELORY di Roberto Fiorona con 70 punti che ovviamente si aggiudica anche il Titolo di Miglior Femmina del circuito;

– 2° CLASSIFICATO al fotofinish il Setter Inglese TARTALKY’S PO di Fausto Mosca con 47 punti;
– 3° CLASSIFICATO il Setter Inglese TISSOT di Giacomo Giorgi con 45 punti;
– 4° CLASSIFICATO il Setter Inglese GREGOR di VAL di CHIANA di Domenico Pensa con 43 punti;
– 5° classificato il Setter Inglese UBER di Oliviero Salvibis con 34 punti.
Il comitato organizzatore ci tiene a RINGRAZIARE DI CUORE tutti quanti hanno CONTRIBUITO, GIUDICATO, LAVORATO, PARTECIPATO e SEGUITO le prove durante tutto il circuito.
Ora andiamo in montagna con i nostri ausiliari e arrivederci al prossimo anno!!
Batteria A

VINCITRICE DELLA 28^ EDIZIONE DEL TROFEO MONTEGNE BRESCIANE

HELORI DI FIORONA ROBERTO 

“A STARNE” di Giulio Colombo (tratto da Addestriamo insieme Tell)

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A tutte le deficienze e tutte le virtù del gallinaceo: socievole e schiva, ingenua e maliziosa.

Pascola fra la zappa e la vanga del contadino, si lascia accostare su stradicciole e sentieri fino a levarsi fra i piedi, razzola nei robineti a pochi passi da voi mentre riposate, accorre al richiamo della cantarella, si denuncia all’alba e al tramonto e magari a mezzogiorno con pettegolo cerleccare anche senza bisogno di dar la voce per l’adunata, a differenza del cotorno che canta e taglia la corda; si offre a bersaglio compatto e guai a non mirarne una sola; se appena smaliziata dalle prime impallinate, si sottrae di piede e di volo senza rispetto né di fucile né di cane, perpetra transvolate da turboreattore, pedina nel folto senza rivelarsi, scampa al riparo dei gelsi: disperazione di qualsiasi cacciatore sensato, negazione di ogni regola venatoria che favorisca il cacciatore.

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LA FILOSOFIA DEL CLUB DELLA BECCACCIA di Victor e commento di Giorgio Gramignani

12108175_10205383085202648_5581937552544685049_nIn questa felicissima frase c’è tutto e c’è, scolpita con arte suprema, tutta la nostra filosofia. Basta pensarci solo un momento per comprenderla in tutta la sua bellezza. La caccia, infatti, deve essere anche pensiero e meditazione!

Vittorio Ortali, che io ebbi la fortuna d’avere Maestro ed amico, fu, viceversa, l’autore d’un celebre articolo dove forma e lirismo, tecnica cinegetica e poesia si sviluppano e si fondono assieme, sino a sfociare in una così armoniosa conclusione di pura filosofia della caccia che ci lascia, al suo finire, in muta ammirazione, rapiti come al cessare di una trascendente sinfonia. Ascoltate quello che fu il suo canto del cigno ed il suo testamento spirituale, perché, poco dopo, le sue parole si tacquero nel silenzio dell’Eternità! ‘‘C’è una cattiva aria in giro per i poeti!

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Il primo numero –Gennaio 1076– del notiziario periodico LA REGINA DEL BOSCO DEL CLUB DELLA BECCACCIA

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PRESENTAZIONE Con questo primo numero edito in veste “Speciale” per solennizzare la costituzione del Club della Beccaccia, nasce ed emette il suo primo vagito “La Regina del Bosco “, organo ufficiale della nostra Associazione. Siamo ben consci dell’arduo compito che ci attende per corrispondere degnamente alle aspettative dei nostri associati che, come è giusto, si attendono da noi una azione dinamica e conclusiva sulla traccia magistralmente indicata dallo Statuto, approvato dalla Assemblea di Ravenna.  Gli Articoli 2-3-4 sono, infatti, degli autentici fari che illuminano nitidamente la via da percorrere.

Ma, oltre a questa azione altamente qualificante per la nostra categoria di beccacciai, scelta avanguardia della più grande famiglia dei cacciatori col cane, eredi di quell’Arte Cinegetica ovunque, dall’Est all’Ovest, considerata la più bella, la più equilibrata, la più completa, sportiva e, quindi, la più morale e degna forma di caccia, oltre a questa azione qualificante, dicevamo, che ci impegnerà ad altissimo livello, esistono per noi altre grosse difficoltà di ordine pratico da superare a causa della dispersa residenza di chi si dedica alla compilazione ed “all’assemblaggio “di questo nostro periodico.  Questa prima esperienza editoriale ci permetterà comunque di meglio organizzarci ed eliminare i difetti riscontrabili.  Nel chiedere pertanto venia ai nostri lettori, noi ci rivolgiamo a tutti i soci con la più pressante, amichevole insistenza perché ci aiutino, con costruttiva collaborazione e diretta partecipazione, inviando scritti, notizie, suggerimenti per dare vita e voce al nostro periodico che, solo così, potrà essere la nostra genuina espressione.  Grazie di cuore ed un augura/e in “bocca a/lupo”! 

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LA MADRE DEI VIZI di Cesare Bonasegale

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L’accostata è un’azione che vizia il naturale comportamento del cane da ferma.

Gli errori di addestramento utilizzando selvaggina appena liberata.

Di stranezze a caccia se ne vedon poche, e quelle poche spesso son balle per raccontar le quali noi cacciatori vantiamo un indiscusso primato. Per quel che mi riguarda, di stranezze ve ne racconterò tre, che è il numero perfetto e comunque già una buona dose.

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Relazione finale sul progetto pernice bianca

La p823340_10151880857901726_1192713236_oernice bianca (Lagopus mutus helveticus 1829) è una delle quattro specie di tetraonidi presenti sull’Arco Alpino. Originaria delle regioni più settentrionali dell’emisfero boreale, ha colonizzato l’Europa Meridionale in occasione di successive glaciazioni. È specialista di climi freddi/glaciali tanto che sulle Alpi e sui Pirenei vive ad una quota compresa tra i 1800 e i 3000 m, preferendo i versanti più freschi. A causa delle difficoltà oggettive che generalmente caratterizzano il lavoro di campo nelle indagini sulla pernice, ad oggi la sua ecologia e distribuzione non è ancora del tutto nota. Le poche informazioni offrono tuttavia un quadro preoccupante, evidenziando un forte calo degli effettivi in tutto l’areale Alpino.

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Ricordo biografico di Franco Francini  – Francini’s –

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Fra i cacciatori di montagna e di beccacce moltissimi utilizzano il setter inglese. Leggendo i certificati di origine dei nostri compagni di caccia notiamo che sono tanti i soggetti che hanno fra gli antenati sangue Francini’s ; questo conferma, se ce ne fosse bisogno, l’ottimo lavoro di selezione e di allevamento che Franco Francini ha saputo fare.

I soggetti che hanno raggiunto il titolo di campioni sono noti, ancora di più lo sono i soggetti che si sono dimostrati ottimi riproduttori e che ricorrono nei certificati.

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Intervista a Denes Fluck: segretario della FANBPO e presidente dei Beccacciai d’Ungheria a cura di Paolo Pennacchini pubblicato su BECCACCE CHE PASSIONE  

Pernaja, Finland

Cacciatore sin da giovanissimo, Denes Fluck è oggi segretario della FANBPO e presidente dei Beccacciai d’Ungheria. Attraverso le sue parole scopriamo quali sono le rotte migratorie delle beccacce tra l’Italia e la terra magiara.

La mia chiacchierata con Denes Fluck comincia con queste sue parole.

“La caccia è una tradizione della mia famiglia e la mia conoscenza delle lingue mi ha fatto viaggiare molto, all’inizio per la mia professione di ingegnere, poi come turista. La prima beccaccia che ho visto è stata quella di mio padre: la portò a casa più eccitato che per un trofeo di cervo! Sfortunatamente dopo la seconda guerra mondiale, all’inizio del regime comunista, ha dovuto lasciare il fucile. Dopo vent’anni, il suo ritorno a caccia è stata un festa di famiglia. Seguendo i suoi passi sono diventato cacciatore negli anni Settanta”.

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