CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Mese: dicembre 2017 (Page 1 of 4)

IL NESSO FRA NASO E CODA di Cesare Bonasegale

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Foto di Lucio Scaramuzza

L’origine della ferma ed il meccanismo genetico con cui è trasmessa. Il motivo per cui alcuni cani muovono la coda in ferma.

Incominciare quest’articolo spiegando cos’è la ferma, vuol dir incoraggiare i più colti fra i miei lettori (letterariamente parlando) ad accomunarmi a quel Frate Cipolla narrato dal Boccaccio, i cui sermoni iniziavano sempre con “Iddio creò il mondo”. Malgrado ciò – e chiedendo scusa a chi rileggerà cose note – correrò il rischio con la giustificazione che magari ci sono altri che in materia non hanno ancora idee chiare. L’antenato del cane, quando cacciava in branco, si comportava pressappoco come i segugi. E secondo la mia teoria, i comportamenti riconducibili all’originario lupo sono manifestazioni geneticamente trasmesse come caratteri dominanti. Ma l’antenato del cane cacciava anche da solo e per difendersi da lui le sue prede cercavano scampo nell’assoluta immobilità (così come la natura ha insegnato loro per sfuggire ai predatori alati). In quelle circostanze il predatore quadrupede, avvertendo olfattivamente la presenza della preda immobile, ha lui pure una pausa prima di spiccare il balzo con cui afferrarla. Esempio sotto gli occhi di tutti è quello del gatto che, prima di catturare il topolino fermo nel suo rifugio, si arresta un istante, quasi per prender la misura del balzo conclusivo.

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Orso marsicano: Ultime di fine anno –di Franco Zunino–

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LE OVVIETA’ COSTATE MILIONI DI EURO!

Il Parco Nazionale d’Abruzzo nei giorni scorsi ha ritenuto di divulgare un proprio comunicato illustrante la situazione dell’Orso marsicano; peccato che non dica nulla di nuovo, per non dire di non ovvio. Ovvero, che, al solito, ancora una volta ci comunicano i dati sulla natalità dell’ultimo anno (anche se sono già almeno tre anni che leggiamo le stesse notizie degli 11 cuccioli di orso nati nell’anno!). E meno male che questa volta non ci hanno propinato la somma dei nati negli ultimi anni, senza mai dirci quanti di quegli orsetti sono poi sopravvissuti. Solo quest’anno, finalmente, si è avuto il coraggio di stabilire la solita acqua calda che noi da anni andiamo dicendo, ovvero che dei nati a primavera almeno il 50% non raggiunge l’età adulta, e a volte neppure la primavera successiva (ed in questo, diciamo noi, non bisogna nasconderci il fatto che lo zampino forse ce lo mettono anche i lupi)!

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L’incredibile Karelia (Tradotto da Scolopax Sin Frontera)

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‘Karelia’ è una delle cinque beccacce equipaggiate nell’inverno 2010 con dispositivi di localizzazione satellitare dal Becada Cazadores Club. Da quando la commissione scientifica del club ha lanciato il progetto Scolopax senza frontiere sono state contrassegnate con questa tecnica un totale di quattordici beccacce.

Tutti gli studi fino ad oggi stabilivano che l’area di distribuzione della beccaccia si estendeva  a tutto il Paleartico occidentale, una delle otto ecozone in cui è divisa la terra. Questa ecozona include il sub-continente europeo come diffusione geografica dal Nord Africa ai Monti Urali, che sono la barriera naturale da nord a sud, e separa i sub-continenti di Europa e Asia. Qui è dove vivono le nostre beccacce o almeno è dove dovrebbero vivere. Inaspettatamente è stato captato un segnale nel cuore della pianura occidentale della Siberia, dopo aver percorso 5.700 chilometri. La scienza ufficiale ha affermato, fino ad ora, che il loro confine era sui monti Urali. Oggi, a 1.500 chilometri a est della catena montuosa, “Karelia” – è il nome del protagonista – costringe a riscrivere tutto ciò che è stato pubblicato fino ad oggi.

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QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DI METTERE A RIPOSO IL NOSTRO AMICO intervista a G. Bravaccini

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Foto di David Stocchi

Come per tutti gli esseri viventi, uomo in primis, anche per il nostro ausiliare arriva il momento di andare in pensione.

Tanti sono i fattori che determinano l’arrivo di questo momento, soprattutto l’alimentazione, un utilizzo prolungato nel tempo ed in particolari condizioni logistiche e climatiche, possono alla lunga essere le principali cause che favoriscono un invecchiamento precoce nel nostro amico a quattro zampe.

Spesso mi sono chiesto quando fosse giusto far terminare la carriera agonistica di un mio setter, e la certezza più assoluta e che sempre è dipeso dal soggetto, dalla sua fisicità e dalle sue caratteristiche intrinseche.

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L’importanza dei segni durante la caccia di David Stocchi

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foto di david Stocchi

Il beccacciaio sia bipede che quadrupede non può trascurare alcune cose durante la caccia, soprattutto i segni di presenza lasciati inevitabilmente a terra dalla nostra preda.

Tempo fa scrissi che il beccacciaio uomo era forse l’ultimo baluardo del romanticismo.

Oggi penso anche che i beccacciai sia uomo che cane, siano gli ultimi custodi di una forma di caccia che trova molte similitudini con quella praticata dagli indiani d’America.

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Le beccacce che svernano in Italia sono sempre le stesse.

Pertanto la responsabilità per una gestione ottimale è solo nostra, sia cacciandole in Italia, o andandole a cacciare nei paesi di nidificazione e transito.

Prendo a riferimento uno studio fatto da Philippe Vignac sull’analisi dei segnali Argos che confermano alcuni comportamenti della beccaccia. “ Dopo aver studiato il principio di funzionamento del beacon Argos, abbiamo ora risposte e conferme sul comportamento della beccaccia.

Essendo lo studio Francese si vedono solo le rotte e la provenienza delle beccacce che interessano il nord Italia. L’italia sud meridionale è interessata da altre sub popolazioni e ciò è un bene perché le beccacce prelevate sono di altra provenienza. Spiega pure perché al nord ci sia stato un passo scarsissimo, mentre al sud è andata meglio.

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L’incontrismo di Giancarlo Bravaccini

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Foto di David Stocchi

Questo simpatico strafalcione grammaticale spesso viene fuori non volendo nelle lunghe discussioni tra cacciatori cinofili al ritorno da una prova o dopo una battuta di caccia, si tratta dell’ estremo tentativo di condensare in una sola parola quelle qualità che consentono ad un cane di reperire più selvaggina rispetto ad un altro.

In altre parole il cosidetto “senso del selvatico”.

Per un cacciatore di beccacce “l’incontrismo”, è una dote di fondamentale importanza perché a volte un cane che pur avendo, secondo la nostra valutazione, olfatto, metodo di cerca, passione, esperienza specifica, non incontra come dovrebbe.

Magari su altra selvaggina è super, le starne della Serbia le fila per venti metri, le coturnici le fulmina, di galli ne trova in quantità ma poi nel bosco a beccacce non ci convince del tutto.

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Mòpia la beccaccia Africana Tratto da “Scolopax sin fronteras club de cazadores de becada”

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Dal 25 ottobre, quando lasciammo Mòpia nel sud dell’Austria, non avevamo ricevuto notizie rilevanti sin dalle Baleari. Abituati alle solite difficoltà di follow-up nella migrazione post-nuziale, non sembrava particolarmente preoccupante.

26036220_10210696259467298_459415856_oCi siamo meravigliati per giorni che nel suo viaggio di ritorno si era fermato nel mese di ottobre esattamente nella stessa posizione che aveva avuto durante la sua migrazione prematrimoniale, a marzo. Non aveva scelto per la sua “sosta” nella stessa regione, no, si era fermato nello stesso posto con una precisione di centinaia di metri.

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La Fanbo è preoccupata, ma emette un testo “politico” che ipotizza provvedimenti tardivi

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Fanbpo: preoccupazione per la situazione della beccaccia in Europa – 22 dicembre 2017

Preoccupazione per la situazione della beccaccia in diversi Paesi europei. Il punto di vista della Fanbpo, Federazione associazioni nazionali beccacciai Paleartico Occidentale.

A seguito di problemi sorti durante la fase di riproduzione della beccaccia in alcune regioni della Russia europea, segnalati dagli osservatori dell’Ufficio nazionale della caccia e della fauna selvatica (Oncfs – Francia), che studiano l’evoluzione della riproduzione in questi territori;

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APPELLO PER UNA TEMPESTIVA SOSPENSIONE DELLA CACCIA ALLA BECCACCIA

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Un’annata  anomala, con  segnali da non sottovalutare.

Il successo riproduttivo nella Russia centrale (la principale produttrice di beccacce che poi vengono a svernare in Europa occidentale) è stato scarso, lontano dalla media, pertanto era prevedibile che le beccacce che giungevano da noi sarebbero state in buona parte adulti dell’anno (o degli anni) precedenti quindi rappresentanti del capitale della specie. Per inciso, dovrebbe esser noto che questa specie transnazionale rappresenta un notevole interesse venatorio (ordine di grandezza nei carnieri annuali “milione”) e pertanto gestito in maniera conservativa.

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