“E’ tempo di Croule” di Silvio Spanò
Nelle aree di nidificazione i maschi adulti arrivano per primi in date variabili a seconda della latitudine, comunque precoci rispetto ad altri e tendono ad occupare i siti più idonei ad un buon successo riproduttivo; è pertanto verosimile che siano i maschi adulti e dominanti ad insediarsi in detti siti, relegando i subalterni, verosimilmente “giovani” nati l’anno precedente, in aree “di parcheggio”, comunque pronti a sostituire, in caso di morte, i legittimi occupanti.
Mattina e sera, ai crepuscoli, vengono effettuate parate aeree, note ovunque con termini specifici: es. “croule” in Francia, “roding” in Gran Bretagna, “balzflug”in Germania, “tjaga” in Russia.
In questo articolo userò la parola francese, in quanto onomatopeica, cioè direttamente legata al suono grave emesso in quei momenti, sovente trisillabico “crou, crou, crou-ou”, che si sente da lontano con calma di vento e che ricorda quello di una rana ventriloqua, emesso in sordina.
La beccaccia emette tuttavia anche un “psi-its”, ai limiti dell’ultrasuono, probabilmente comune ai due sessi. La croule si svolge in settori forestali, tagliati da strade, con radure naturali o dovute a tagli, preferibilmente in foreste miste di caducifoglie e di “a-foglie-persistenti”, ed è favorita da temperature primaverili dolci, caldo-umide (10 – 15°C). Le piogge e i “ritorni dell’inverno” frequenti in questa stagione la inibiscono. Il periodo di massima attività della croule va, a seconda delle regioni geografiche, da metà febbraio a fine agosto, periodo finale talvolta detto “seconda croule”. Quando sorvola una fustaia il volo della beccaccia è veloce e diretto (50-60 km/h); sopra arbusteti di pochi metri, e/o con l’affievolirsi della luce diurna, il maschio vola più lentamente movendo la testa a destra e sinistra: un movimento al suolo provoca una deviazione verosimilmente per meglio rilevare la presenza di una femmina. Ciò ha fatto ipotizzare una maggiore importanza dei rapporti tra i sessi che non la territorialità in se stessa, visto che sono osservabili parziali sovrapposizioni delle aree di parata. Il volo di croule si svolge ai crepuscoli e la luminosità ha un ruolo importante per il momento di inizio e per la sua durata: – al mattino sempre prima della levata del sole; – la sera, a inizio primavera comincia dopo il tramonto. In realtà se una nuvola oscura bruscamente il cielo, ancora in pieno giorno, la croule inizia prima di quando si sarebbe verificato se il cielo fosse stato sgombro. Il fatto che oltre il circolo polare, in giugno, la croule possa verificarsi in qualsiasi ora del giorno, fa pensare che al suo scatenamento partecipino anche altri fattori oltre la luminosità. La durata della croule nel corso della stessa seduta, varia da mezz’ora
(a inizio stagione) fino a quasi un’ora (in giugno, la sera). Nei momenti di massima attività possono vedersi in volo più beccacce a breve distanza tra loro, e ciò può causare due tipi di comportamento: – o la velocità aumenta e si instaura una sorta di inseguimento aggressivo tra due uccelli, con emissione di pigolii acuti e ripetuti (“psit, it, it, it”) ed a volte con contatti che fanno pensare a colpi di becco (definite “coppie aggressive”, che durano solo qualche decina di secondi, probabilmente formate da due maschi) – o le due beccacce volano di conserva, una dietro l’altra, formando una “coppia silenziosa”; la prima sembra ignorare la seconda che, invece, cerca di avvicinarsi (trattasi di maschio e femmina?). Può capitare di vedere una beccaccia in croule interrompere brutalmente il volo e posarsi a terra; solo in pochi casi è stata vista raggiungere un’altra beccaccia che stava immobile, mentre quella arrivata le girava attorno con le penne arruffate, la ali pendenti e la coda a ventaglio. In generale sono i maschi dominanti che volano più a lungo e sui territori migliori, totalizzando un maggior numero di accoppiamenti, mentre i subalterni (giovani?) si esibiscono meno a lungo, o addirittura per niente, e su settori poco utilizzabili dalle femmine riproduttrici.
Comunque il prelievo di uno dei maschi gerarchicamente superiori porta ad una sua sostituzione già il giorno successivo da parte di un dominato “in parcheggio”. In effetti le femmine, sessualmente mature già l’anno successivo alla nascita, che arrivano dopo i maschi nei territori di nidificazione centro-settentrionali (dove la specie non ha ceppi sedentari), chiaramente mostrano di installarsi nelle zone più adatte all’accoppiamento ottimale (con maschio dominante) ed all’allevamento della prole. Alcune ricerche con radiotracking in Francia e in Inghilterra intorno al 1980 hanno mostrato che la femmina non vola durante la croule, ma la sua attività al suolo sembra collegata ai movimenti di croule dei maschi, acquisendo cioè un ruolo attivo: la scelta sessuale sarebbe addirittura sua prerogativa. In definitiva, quanto all’accoppiamento, un maschio può sospendere la croule per 3-4 giorni e restare a fianco di una determinata femmina; dopo di che, avvenuta la deposizione delle uova, riprende le parate aeree. In una stagione di croule è stato rilevato che un maschio può accoppiarsi con 4 femmine diverse, portando ad affermarne la poligamia. Questo concetto di poligamia è comunque probabilmente dipendente dal numero di femmine presenti nell’area di croule e, pertanto, con la quantità di cibo disponibile. Fuori della parata nuziale e dell’accoppiamento, che durano solo qualche ora, non si conoscono né il motivo né il ruolo della presenza del maschio per 3-5 giorni presso la femmina, prima della deposizione delle uova: pertanto la femmina svolge vita indipendente dal maschio per circa il 99% del ciclo annuale! I voli di parata nuziale possono essere utilizzati per un monitoraggio annuale del trend quantitativo dei maschi nelle aree di nidificazione, sulla base di un reticolo standardizzato di punti di osservazione, fornendo dati importanti sullo stato del capitale riproduttivo. Il prolungamento dei voli nuziali permette un esauriente controllo degli uccelli presenti, aumentando tuttavia il rischio di riconteggi dello stesso individuo che percorre avanti e indietro il proprio territorio (eventualità che potrebbe essere ridotta con la registrazione dei suoni emessi, caratteristici di ogni individuo).
Il metodo standardizzato è stato ampiamente e lodevolmente applicato in Russia da alcuni anni su un totale di circa 750.000 ha. Il 12° Censimento nazionale delle beccacce in croule, organizzato dal Gruppo scientifico “Woodcock” di Mosca in collaborazione con altre Associazioni del settore, nel 2010 ha osservato 12.374 beccacce in 1559 punti di censimento validati. Nel 3% di essi, in 11 province, non sono state viste beccacce (si tratta della più alta percentuale di punti “zero” a partire dal 2001) e la media globale calcolata per punto è risultata di 7,9 individui, risultando la più bassa intensità di croule degli ultimi 12 anni e che è stata interrotta il 10 luglio, circa due settimana prima della norma, a causa dell’insolita calura e siccità (situazione ampiamente sottolineata dalla cattiva stagione venatoria dello scorso autunno/inverno). In Francia, con un simile monitoraggio per il periodo 1999-2008, si è giunti alla conclusione di una stabilità della percentuale dei siti positivi quanto alla presenza di maschi in croule, rilevati su circa il 23% delle località controllate. In Gran Bretagna con questa metodologia nel maggio-giugno 2003 è stato effettuato il primo rilevamento nazionale delle beccacce nidificanti su un significativo numero di “quadrati” di 100 ha ciascuno, con almeno 10 ha di bosco (937 siti), il cui risultato ha fornito una buona base di confronto per monitorare futuri cambiamenti nella popolazione. Il 44% dei boschi controllati ha evidenziato la presenza di beccacce in croule con una densità media di 4,17 maschi/100 ha. Vien quindi ora l’obbligo di parlare della Caccia alla croule, caccia d’attesa durante il volo crepuscolare di parata nuziale, pertanto tipica della primavera e tradizionale nei Paesi di nidificazione. In Francia, dove andava alla grande, è stata “sconsigliata” fin da metà ottocento, in competizione con caccia col cane che ha avuto il sopravvento, riuscendo a farla proibire nel 1978. La caccia alla croule ha resistito in tutti i Paesi del centro-nord europeo, almeno fino al recepimento della direttiva CEE per i membri dell’Unione; dura tuttora per gli altri Paesi, tuttavia con forti restrizioni di tempi e carnieri (es. in Russia è permessa per 10 giorni dell’ultima decade di aprile-inizio maggio, limitatamente alla croule serale). Nella comprensione di alcune motivazioni a supporto di questa caccia, invero biologicamente discutibile, stanno: – la mortalità quasi assoluta a carico dei soli maschi (ma si tolgono i migliori!); – il relativamente basso disturbo; – il comprensibile stimolo liberatorio per il cacciatore di poter uscire in campagna – dopo il terribile inverno del Nord – a godersi il risveglio della natura, sia pure con un fucile in mano (v. al riguardo le celebri pagine di Ivan Turgenev e di Lev Tolstoi); – la quasi assenza in quei Paesi di interesse per la caccia alla beccaccia praticata col cane da ferma in periodo post riproduttivo ….contrariamente alla realtà venatoria dei Paesi sud occidentali cui ben volentieri i Paesi “produttori” vendono questo loro prodotto prima che venga radicalmente decurtato a seguito della migrazione verso i nostri lidi, sottraendolo ai colleghi meno “mobili” e meno “ricchi” che l’attenderebbero a casa propria. È questa quindi forse la comprensibile rivincita di chi, conservando e permettendo la riproduzione di un gran numero di beccacce sui loro territori, se le vede decimare altrove in autunno-inverno, a fronte di una sempre maggiore pressione internazionale verso la proibizione delle loro tradizionali cacce alla croule!
























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Mon francais n’est pas tres bon, je suis de l’Allemagne.
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giugno 1, 2011 at 6:57 am