Jack il tipico setter da beccacce a grande cerca, cugino di Paiper e Peirò

Da anni si discute se a cacciare beccacce è meglio usare un cane a grande cerca o a raggio ristretto. Certo quando le beccacce erano numerose e si usava solo il campano gestire un cane a grande cerca era un impresa, erano più le arrabbiature che le soddisfazioni. L’avvento della tecnologia, introdotta peraltro in concomitanza della diminuzione della beccacce, e che in parte ne è la causa, ha cambiato il modo di cacciare e il cane che batte molto territorio è diventato quasi indispensabile per chi caccia in terreno libero in Italia. Io le soddisfazioni più grandi le ho avute da cani a grande cerca, anzi con un potenziale trialer, cacciare beccacce con un simile cane è caccia dura, ma è caccia vera.

A caccia in questi anni di magra prediligo i cani di grande coraggio, di fronte a azioni che suscitano emozioni, sono anche disposto a qualche rinuncia per il carniere. Il forte temperamento e una passione divorante, sono i principali requisiti. La passione, il fondo, la sagacia, il cane deve essere frenato mai ha bisogno di essere spronato. Chiaramente anche la costruzione riveste enorme importanza, ma non dimentichiamo che è il cervello a comandare la struttura e non viceversa. Ogni cacciatore chi più chi meno si affeziona al proprio cane e considerato che quando lo porta a caccia, questo incontra la selvaggina, pensa che sia bravissimo. Il fatto che trovi la selvaggina la fermi in modo da consentirgli di sparare e magari sia anche un buon ricuperatore lo fa sicuramente un onesto cane da caccia, ma vorrei soffermarmi sulla quantità di selvaggina che i vari soggetti sono in grado di incontrare. Per stabilirlo, serve farli cacciare in coppia e li noti le differenze della capacità d’incontro dei due soggetti. Questo non significa che per cacciare la beccaccia servono due cani, io infatti, da sempre sostengo il contrario e caccio con uno solo cane.

Astro il mio indimenticabile campione, gestito senza tecnologia ma allora avevo buon udito e gambe.

Occasionalmente pero caccio con un amico, ma soprattutto in primavera succede che qualcuno mi voglia far vedere come lavora il proprio cane. In queste occasioni ho modo di assistere al confronto diretto fra due cani sullo stesso terreno, e spesso noto cani che quando lavorano da soli, trovano qualche capo di selvaggina, alla presenza di un altro, incontrano poco o niente. Se va bene arrivano al consenso, oppure sono in giro a correre; mentre l’altro colleziona incontri, su incontri. Ho cosi l’esatta percezione di quanta selvaggina resta sul terreno se fossimo passati con il cane che fa solo gli incontri facili.

Questo è il nocciolo della questione, tutti i cani incontrano la selvaggina, solo che alcuni ne incontrano costantemente molta di più. Alcuni corrono e raccolgono solo le forti emanazioni, altri corrono ma usano il naso e la testa e raccolgono emanazioni impercettibili, che li portano all’incontro. L’esperienza e l’intelligenza giocano un ruolo fondamentale, ma c’è anche altro difficilmente spiegabile che consentono queste prestazioni.

Il soggetto superiore che incontra più degli altri, lo puoi trovare in ogni razza e lo noti in una sola uscita se appunto lo metti in concorrenza con un altro della stessa. Qualcuno sostiene che se hai il cane superiore, non esiste una razza più indicata di un’altra per la caccia alla beccaccia. Personalmente non sono d’accordo, è vero che anche fra i continentali esiste il fuoriclasse, ma questi hanno una cerca che non consente gli incontri che possono fare i fuoriclasse inglesi. Il confronto lo intendo fra cani di razze diverse ma che entrambi siano i migliori della razza di appartenenza.

La grande cerca consente un maggior numero d’incontri che non corrisponde automaticamente a un carniere più gonfio; fra cacciare con un cane che incontra tre giorni su dieci, sebbene mi consente di sparare, io preferisco cacciare con un cane che incontra sempre, anche se alcune volte non sparo. Sapere che la beccaccia c’è, è meglio di un cappotto. Se uno caccia per godersi la cerca a vista, non sopporta il beeper, privilegia un cane che esprime lo stile di razza, va bene tanto di cappello.

Ma non proverà mai le emozioni che può dare un cane che caccia a grande cerca, gli incontri impossibili, sono prerogativa di una cerca esasperata, gestibile come dicevo solo con i moderni mezzi elettronici.

La razza andrebbe scelta in funzione del terreno che normalmente si frequenta. A parità di capacità, grinta, naso, senso del selvatico, a beccacce su terreno misto setter e breton sono indicati. A cacciare galli e coturnici, oppure beccacce nelle faggete, il pointer può essere superiore; ma se si alterna la caccia a queste specie di selvaggina e a tutti i suoi habitat, la razza migliore è il setter. Trova più selvaggina perché meglio delle altre razze si adatta a tutti i terreni, per velocità collegamento e struttura fisica. Non è facile cacciare nei rododendri senza una certa lunghezza delle gambe, ma soprattutto perché sa sfruttare anche le emanazioni che serve raccogliere da terra. Io ho avuto solo setter ma ho cacciato per dieci anni con un compagno che usava due pointer, validissimi. A essere pignoli diciamo uno il campione, e la dove il terreno era aperto, obiettivamente non aveva rivali.

Cora e Congo fratelli ma la Cora bianco nera il vero campione

A beccacce però non sempre il terreno è aperto, molte volte ci sono i rovi, molti. Non dico che il pointer non entra, dipende dalla passione, ma è il modo in cui usa il naso che lo rende inferiore, non a caso è definito il re dell’aria. Ma dove l’aria non c’è o non si può cogliere, perché l’emanazione resta imprigionata sotto i rovi e serve abbassare il naso per sentirla; dove inizialmente l’unica traccia è una fatta, non freschissima che chi lavora solo con il naso al vento puntualmente trascura. Il setter sa usare l’aria ma se serve non disdegna di annusare per terra e con pazienza, alternando una passata ad una ferma per un’emanazione presa a mezz’aria, alla fine ti porta fino a far volare la beccaccia.

Se nel frattempo chi crede alla superiorità dei pointer su tutti i terreni è già in macchina ad aspettarti, le due botte che sente, fanno più male a lui che alla beccaccia. Uno è libero di scegliere come gli piace, in base alla razza, ai terreni che frequenta, alla selvaggina che caccia, ma ci sarà pure un motivo perché il setter è il cane più diffuso fra i cacciatori. Io credo sia per queste sue prerogative: “sapersi adattare a tutti i terreni frequentati dalla selvaggina vera, ma anche per la flessibilità di abbassare il naso quando serve; scodinzolando in maniera garbata sulla traccia, facendoti capite tutto ciò che è successo sul terreno, se l’odore è vecchio o se la fatta è del giorno prima. Se la selvaggina in un determinato posto c’è stata, è probabile che ci ritorni, ma se il cane non te lo segnalerà a volte è difficile accorgersene. Come dice l’amico Giancarlo Bravaccini a caccia anche le tracce sono importanti.

Cesare Bonasegale ben spiega che: il cane un tempo era selvatico, e i suoi comportamenti derivano da questa origine. La cerca è espressione dell’istinto predatorio, che ha ereditato, come il comportamento della caccia in branco e della collaborazione con il capo branco, al quale si collega per lo svolgimento dell’azione mirata alla cattura della preda. Non sono i richiami o le punizioni a facilitare il collegamento, ma il saper esercitare la funzione di capo branco, sia nella fase della crescita del cucciolo sia uccidendo la selvaggina quando il cane la ferma.

Cora

Anche un cane mediocre se portato spesso a caccia, impara più di uno ottimo che sta sempre in canile. Il cane bisogna farlo uscire il più possibile e che anche uscite senza incontri, sono utili, vorrei spingermi ad affermare che anche i cappotti fanno bene al cane maturo. Ho avuto modo di confrontare cani validi che conosco personalmente (appartengono al mio compagno di caccia) e cacciano normalmente in territorio Bresciano. Dopo averli fatti cacciare un periodo in Crimea, dove gli incontri erano stati facili e numerosi, portati di nuovo a caccia nel Bresciano in coppia con cani altrettanto validi ma abituati a poche emanazioni perché mai portati all’estero, ebbene il risultato potrà sembrare strano e contrario alla logica, perché il cane più incontra più impara. Ma quelli portati su incontri facili, trascuravano più facilmente degli altri, gli incontri difficili da risolvere.

Congo il fratello

Pertanto la conclusione che ne traggo e che gli incontri facili sono ottimi per i cani giovani, inesperti; ma ai cani fatti, maturi, le abbuffate fanno divertire al momento, ma li rendono svogliati poi riportati alla realtà. Un poco come ai loro proprietari, chi ha più la voglia di cercare una fantomatica beccaccia, in un freddo mattino di Dicembre, quando una settimana prima con la stessa fatica ne trovava una dozzina?