CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

A BECCACCE CON IL POINTER BOTTA E RISPOSTA TRA ALBERTO PELLEGRINI E GOFFREDO DE MATTEIS

A  BECCACCE CON IL POINTER

Scrivere di cani da ferma nella rivista “La Regina del bosco” del Club della Beccaccia  è un grandissimo onore ben sapendo che in questo Club confluiscono  cacciatori-cinofili di massimo spicco,  utilizzatori e competenti di tutte le razze di cani da ferma, bastardi compresi. Non è perciò la sede ove far proseliti,  ma è una ottima  occasione per fare alcune considerazioni concrete su questa razza.  Gli appassionati di una certo cane,  soprattutto a un certo livello di competenza  non cambiano: un po’ come nella musica se ti piace quella … le altre le ascolti, magari non le disprezzi ma se vuoi godere, ascolti la tua. Ogni scelta è condizionata dal nostro gusto e soprattutto da affinità  psicologiche,  e così è certamente anche per il cane:    se quel cane mi è più affine di altri, e in anni  di vita venatoria intensamente vissuta, non ho avuto motivi  di pentirmene perché dovrei  cambiare ?  Con la scomparsa  dai nostri territori della starna e con la difficoltà di  poter cacciare ancora  coturne  beccaccini  e quaglie, la stragrande parte dei cacciatori con il cane da ferma si è dedicata esclusivamente  alla beccaccia. Questo migratore lo possono trovare tutti a buon e comodo mercato: direi che ha un buon rapporto qualità prezzo. Volendo e dovendo cacciare solo nelle nostre zone  italiane con brevi spostamenti,  la beccaccia permette ancora belle giornate con il nostro ausiliario che diventa così un cane che fa e farà solo quella caccia  e mai altre. Si muove bene nel bosco perché  nei prati sommitali è inutile perder tempo non essendoci  più coturnici e, sotto nei coltivi, è inutile cercare starne  e quaglie e  altra selvaggina degna. Ecco perciò il dilagare, tra questo tipo di nembrotti, del setter e dei continentali esteri Breton in testa.  Il pointer  raramente  è in mano di chi va solo a beccacce: è piuttosto in mano a quel ristretto numero di cacciatori che ancora riescono,  e si possono permettere, ad andare anche a  selvaggina nobile stanziale, beccaccini e quaglie magari in paesi esteri anche molto lontani. Non è e non sarà mai un cane di massa (meno di 3500 nuovi cuccioli  l’anno contro 5-6 volte tanto per il setter).   In tutte le cacce il pointer ci può consentire grandi risultati estetici e di carniere finale: la ricerca e il reperimento  di beccacce non presenta mai per lui difficoltà  e, molto difficilmente, il setterista o il continentalista  si potrà cimentare con noi pointeristi  dopo il  terzo giorno consecutivo di caccia vera e dura alle coturnici tra pietre crudeli sui piedi a temperature estreme, o alle umili ma difficili e per questo divertentissime quaglie  nelle  tarda estate. Senza parlare dell’appagamento che si ha con il pointer nelle cacce al beccaccino in adatte paludi,   sempre per i fortunati a potersi permettere questa preda divenuta rara con la scomparsa del suo habitat.   Alcune correnti di pointer ancora oggi,  racchiudono in se un tale concentrato di  venaticità   talento e sagacia ,che è molto di più della  intelligenza venatoria, che assai  raramente si vedono in altre razze. Certo esistono, purtroppo, pointers  selezionati per le prove ( e quindi mai andati a caccia), ma i veri intenditori di questo cane sono ben attenti a non  cadere in tentazione dall’ utilizzo di quei cani. I “garisti” vorrebbero le nostre cagne da caccia  ma noi sappiamo a chi rivolgerci per  mantenere alto  il livello che ci prefiggiamo di mantenere. È stato da tempo abbandonato dai più attenti allevatori,  il reiterato errore di unire pointers  blasonati nelle gare di oggi, con valorose femmine che cacciano come si deve.  Chi taglia il vino nel suo bicchiere (sic) lo fa per disperazione solo quando per più stagioni quelle  vigne non danno quello che davano bene prima. Il pointer di qualità, con le doti che ci interessano si trova  ancora: basta rivolgersi a chi ha nel tempo commesso meno errori nella selezione dei riproduttori, lavorando con sapiente modestia come sono stati alcuni pointermen del passato. Su come mantenere nel pointer indelebilmente impressi quei moduli comportamentali idonei a prevalere sulle astute difese della beccaccia cercando di rendere tali cani “vere mirabili opere d’arte raziocinanti, scolpite su carne come fosse creta” (Gaspar Voli), mi prefiggo di scriverne in futuro su questa rivista. Consapevolmente o no, scrivendo di pointer, troppo spesso ne sono stati  in passato messe  in risalto le doti spettacolari di stile, le doti olfattive e d atletiche e l’efebica bellezza, mettendo così in ombra le sue qualità di pratico impiego. Non intendo affatto contrapporre questa ad altre splendide razze, ma  intendo ribadire che un buon p.  può essere utilizzato magnificamente a cacciare qualunque selvatico che si faccia fermare con qualunque tempo e su qualunque terreno. E  la beccaccia la si caccia in condizioni di ogni tipo  ove  il binomio cane-cacciatore dovrà  poi saper scegliere tattiche e strategie che l’istinto e l’esperienza insieme ci suggeriscono.  Problema dei problemi, comune a tutti i nostri ausiliari, è la difficoltà odierna di far fare esperienza  sufficiente  al pur bello e bravo nostro  cane.  Il nostro tempo disponibile è assai poco e sempre meno rispetto al passato,  ma se a questo problema si aggiunge la sfortuna di avere poche aree adatte al reperimento  di selvaggina… avviene allora il disastro. A fine annata le uscite totali sono sempre pochine e le giornate proficue sempre meno, quindi poche le occasioni per il cane di maturare, migliorarsi, farsi capire  ed apprezzare. Il pointer è in genere un cane molto precoce ( se di sana genealogia), ma se esce pochi giorni all’anno cosa pretendiamo! Finirei riportando in sintesi una dotta disquisizione di Franco Zurlini , che ritorna tra noi allevatori del pointer da caccia e quindi da beccacce:

La caccia è prosa!

Può credere di essere poeta il cacciatore, se gli fa piacere, ma la caccia è prosa. È  ricerca di un selvatico  con l’ausilio di un cane e si fa a chi è più bravo: il cane a trovarlo,  il cacciatore a farne preda o lui a cavarsela. Tutti e tre impiegando astuzie e mezzi che la natura ha messo a disposizione di predatori e prede. L’uomo col fucile d’aggiunta, d’accordo, e sta a lui impiegarlo da uomo  per non doversene vergognare. Anche i  cacciatori che si credono poeti , lascino che per i loro cani la caccia continui ad esser prosa,  aviquerenza , sana e naturale volontà di predare: il giorno in cui avessero a perdere l’istinto del predatore  e, con questo, inevitabilmente i complessi e raffinati modelli comportamentali di cui natura ha dotato i predatori , i cani smetterebbero di essere cani e forse gli uomini di amarli .

                                                                                     Alberto Pellegrini

 RISPOSTA DI GOFFREDO DE MATTEIS

L’Aquila 23 Luglio 2010

Caro Alberto Pellegrini,

Nel n°  65 della rivista “La Regina del bosco” nell’articolo da te scritto “A Beccacce con il Pointer”, con una punta di sufficienza perentoriamente proclami : << può credere di essere poeta il cacciatore se gli fa piacere, ma la caccia è prosa >>. Al tempo. Un’affermazione siffatta va quantomeno spiegata e/o ridimensionata poichè la caccia, oltrechè prosa, è Poesia ( la definizione completa la riservo per la conclusione ) e la ispira il grande affresco dell’ambiente venatorio che la Natura ha predisposto per il Cacciatore, il quale esercita l’Arte cara a Diana per se e non per inseguire record (di giorni, di capi o d’altro tipo) in nome della prosa. Vengo al sodo. Uomo e cane non vanno scarpinando da mane a sera e con ogni tempo declamando “Il Cantico delle Creature”, ma per “ricercare” coturnici, beccacce, ecc…..e “farne preda” perchè sono predatori e la sola poesia non li appaga; nondimeno il primo “vive” da poeta ovunque, dalle dirupate vette alla maliarda tristezza del panorama fucense. D’altronde, nella vita le “cose” più preziose non sono le emozioni? Personalmente mi sento un Creso mentre all’alba ascolto la sinfonia delle coturnici in concerto e l’anima vibra come un’arpa eolia. Quando poi si involeranno, magari dopo una magnifica azione del “complice” (Setter o Pointer che sia), sai cosa farà il sottoscritto, Pellegrini ? Gli indirizzerà un saluto, anzi due saluti piombati. E poi via a ribatterle fino a sera onde avere l’opportunità di salutarle ancora; perchè c’è un momento per la poesia e un momento per la prosa. E’ questo il Cacciatore. Naturalmente il “messaggio” non è automatico ed identico per tutti e mi spiego con un esempio. La contemplazione dell’aurora al mio conterraneo Gabriele D’Annunzio suggeriva più o meno questa immagine: <<innanzi che l’Oriente si orna di rose>>, ad un tale quest’altra <<alla padella (Cielo) tra poco arriverà la frittata (Sole)>>. Intelligenti, pauca. Concludo con la preannunciata definizione completa : La Caccia è la prosa della poesia. Soddisfatto? E comunque: unicuique suum. Il cultore della prosa aspetti l’arrivo della “frittata” senza avvertire alcun brivido, il poeta si goda la commozione di un Oriente che si arma di rose; il Sole sorgerà per entrambi. Condivido senza riserve il tuo concetto: << un buon Pointer può essere utilizzato magnificamente a cacciare qualunque selvatico che si faccia fermare, con qualunque tempo>>; altre tue opinioni, però, appaiono a dir poco stravaganti; ne cito una: <<molto difficilmente il setterista o il continentalista si potrà cimentare con noi pointeristi dopo il terzo giorno consecutivo di caccia vera…..>>. Un’asserzione di questo tipo è talmente bizzarra che appare superfluo perfino il parlarne per confutarla.

Pratico l’attività venatoria da cinquant’anni, per quaranta ho utilizzato Setter Inglesi e in questi ultimi dieci i Pointers. Con i primi ho cacciato Coturnici e quaglie nelle durissime condizioni cui tu accenni e cioè per giorni e giorni di seguito tra rocce e pietraie o nell’opprimente afa agostana della meseta castigliana e del pianoro del Fucino e ti assicuro che alcuni (non tutti, ovviamente) erano letteralmente inesauribili (sangue Crismani, D’Entella, Ticinensi’s). Ne ho visti molti in mano ad amici Cacciatori, aquilani e non; Marcello Martino docet. insomma di Setters con quelle caratteristiche, da Laverack ai giorni nostri non c’è mai stata penuria e non è il caso di scomodare i nomi dei sommi che li hanno adoperati.

L’ identikit di questi soggetti? Presto fatto e senza fronzoli: ottima struttura, forte salute, resistentissimo piede, formidabile appetito, sottintesi passionaccia ed equilibrio. All’obiezione che sotto il solleone il Setter per via del pelo lungo……..risponderei: sciocchezze. Non altrimenti replicherei a chi volesse convincermi che a causa del pelo corto il Pointer non possa adeguatamente esprimersi in condizioni meteorologiche  avverse ne inoltrarsi nei roveti.

Convengo che teoricamente la faccenda presenta elementi su cui sbizzarrirsi a disputare ma, ritornando al grano, ecco  il mio pensiero: dammi un Setter nelle cui vene scorra lava incandescente anzichè sangue (tal quale pulsa in quelle di un vero Pointer) aggiungi le doti di cui sopra ed io lo impiego con profitto in ogni dove e con ogni tempo da Gennaio a Dicembre (calendario permettendo). Accetta un suggerimento: a quel tuo concetto condivisibile, dopo “un buon Pointer” aggiungi un buon Setter, un buon Continentale e la questione è chiusa. Cordialissimamente, ti stringo la mano. Alla splendida rivista, un augurio: ad multos annos!.

Goffredo De Matteis

RISPOSTA DI ALBERTO PELLEGRINI 

  “Ch’ogni basso pensier nel cor m’avulse” 

Carissimo Goffredo,

mi ha fatto infinito piacere leggere “La Regina del bosco” e trovare un Tuo dotto articolo che mi coinvolge  e … che ritengo il goal che cercavo:  qualcuno dunque legge ancora e, se i pochi che lo fanno sono come Te, ne scaturisce crescita, calore e conoscenza. Ho tante volte scritto cercando di spingere il lettore a un auto esame e a una reazione, ma sono dovuto ricorrere  a una provocazione per accendere un dibattito che per ora resta solo tra pochi. Dunque attizzo il fuoco.

La verità  è che manca la cultura di base e la superficialità impera, alimentando i cacasenno (Croce). Manca poi il modo di porre le cose come invece sai fare Tu. Lo sa fare chi ha gli argomenti per farlo e chi ha quell’ interland alle spalle che non certo tutti hanno avuto e vissuto intensamente. Nella odierna  cinofilia si bada ormai ad altre cose, non a quelle che interessano  pochi  vecchi strapaesisti come me. La montagna mi ha consumato decine di scarponi, ho fatto “smerding” (spalato feci di cane) fin da bambino e continuo a farlo volentieri e sorridendo cercando di irrobustire quegli  stessi muscoli che poi spero mi serviranno per imbracciare rapido il fucile.  Ho anche l’ asimmetria zigomatica del volto tipica di chi ha sparato sempre con la  doppietta.   Dall’alba al tramonto e nei sogni, la poesia ci avvolge con nostra  gioia e  con gli anni sempre più ci fa compagnia.

Non credo però che i nostri amati cani  possano  fare altrettanto, ed a loro mi riferivo quando scrivevo della poesia citando Franco Zurlini “…pertanto anche i  cacciatori che  si credono poeti,  lascino che per i loro cani la caccia continui ad esser  prosa,  aviquerenza, sana e naturale volontà di predare: il giorno in cui avessero a perdere l’istinto del predatore  e, con questo, inevitabilmente, i complessi e raffinati modelli comportamentali di cui la natura li  ha dotati,  i cani smetterebbero di essere cani e forse gli uomini di amarli”. 

Dunque con  “la poesia non li appaga” mi riferisco al cane.

Non posso che essere concorde con il Tuo “ la caccia è la prosa  della poesia”:  la caccia ci offre sorprese ed emozioni ad ogni uscita, ed a noi piacciono .  Semplici  o forti che esse siano,  sono le cose più preziose ricercate nel  quotidiano della vita  e nella fase onirica e i cani di tutte le razze, bastardi compresi,  ci aiutano e li scegliamo per trovare emozioni.

Quando Tu seguivi  i Tuoi setters , eri purtroppo sempre su una montagna diversa dalla mia che, con i miei setter (Llewelling ed Entella anch’io), battevo solitario con analoga soddisfazione il mio versante senza incontrarti:  buoni ausiliari che stentavano a star dietro alle mie gambe di allora atletico ventenne universitario, felice di dormire nel bosco in quota abbracciato al mio peloso caldo quadrupede davanti al fuoco, per non perdere tempo l’indomani a dover risalire ai piani sommitali dove, frenetiche fin oltre l’imbrunire,  cantavano le coturne da me sbrancate. Così ben prima della frittata dannunziana,  ero già lassù  sognante e  vibrante ad ascoltare i  loro umili richiami “Ch’ogni basso pensier  nel cor m’avulse” (Petrarca).

Anche per me i continentali  italiani ed esteri , poi  i setter appunto, hanno fatto parte dei miei onesti ausiliari di alcune stagioni venatorie giovanili , ma da quando sul magico Morrone vidi di lontano la grandiosa azione di due pointers,  capii che  avrei cambiato, e lo feci per sempre. Era quel giorno di ottobre per caso in caccia nella “mia” zona un tale  che cambiò la mia vita di cinofilo.  Avevo sempre temuto quel costone ripido e pericoloso del durissimo  Morrone che Tu certo ben conosci. Non credevo fosse possibile per uomini e bestie muoversi così in disinvoltura tra quelle balze. Di lontano assistetti ad una successione di capolavori di  caccia in montagna:  grazie alla abilità e alla chiara esperienza del solitario cacciatore,  vidi concludere due indimenticabili  azioni con  altrettanti  esaltanti recuperi . Non dico altro. Dico solo che anche lui dormiva in quota come me e aveva iniziato 3  giorni prima dal Blockhaus  e aveva spaziato per tutta la Maiella e attraverso Campo di Giove era salito sulla “mia” montagna, diretto alla stazione di Popoli ove con il treno sarebbe tornato a casa. L’anno dopo, sempre solo ma questa volta con 2  pointers, percorrevo in direzione inversa l’itinerario sempre per celebrare  sull’altare di Artemide l’antico rito. Ripetevo spesso, in un verso o nell’altro, quegli itinerari d’alto Abruzzo, finchè non ci chiusero alla caccia le montagne migliori.

Con quei cani potevo cacciare all’infinito, come dicevo allora e sostengo ancora, e non solo un paio di   giorni seppur intensi  ma insufficienti a saziare la mia traboccante passione di allora come oggi. Scelsi dunque, con matrimonio fedele, i fermatori  inglesi dal peletto corto,  ma che fosse pelo a 4 fili come il miglior sottovelo della capra cashmere e dotati, dopo congruo allenamento, di piedi di robustissimo vero cuoio. Con queste caratteristiche di chassis, uniti a quanta più possibile passione-salute-intelligenza il pointer ancora mi  appaga.  Questa è la mia bizzarria e stravaganza.

Oggi poter respirare  vera caccia selvaggia  per alcuni giorni consecutivi  in patria ci è impossibile e , incapace di rinunciarci, mi sono dovuto spostare all’estero, dove posso ancora aspirare la libertà di spazio e tempo con le stesse sensazioni di allora (ringrazio Dio per potermelo permettere). Mi fanno compagnia sempre 2 pointers  e la solita doppietta. Anche quest’ anno con loro ho potuto cacciare prima 7 giorni consecutivi a beccaccini a Settembre, poi 19 giorni ininterrotti a beccacce in Ottobre-Novembre. Ora da metà novembre proseguirò a coturne il resto della stagione, purtroppo non più in Italia,  con le attuali mie 2 adorate femmine dal peletto corto. Cambiano solo gli scarponi e purtroppo … la continuità del mio passo.

Convengo con il Tuo buon senso che “con lava incandescente nelle vene anziché sangue, ci soddisfano anche i buoni setter e i buoni continentali”, e la questione è chiusa e…. comunque: unicuique suum.  Con tutta la cordialità di sempre!

Accipiter

Ora invito tutti a rileggere concentrati  “Cacciatori-Cinofili-Poeti”,    tra le più belle pagine  della letteratura venatoria di tutti i tempi: quelle di Vittorio Ortali  (l’indimenticabile Victor!) che mi contagiò irrimediabilmente, a scoprire  anche nei più semplici aspetti della natura, l’eterna bellezza e la poesia del creato.

Alberto Pellegrini 

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6 Comments

  1. Mirco Peli

    Ottimo interveto Alberto Pellegrini e ancora bravo David

  2. alessandro schiavo

    egregio signor pellegrini le sarei grato se mi dicesse la genealogia delle sue pointer grazie

  3. gabriele

    Un profondo ringraziamento per gli interventi.
    Alberto Pellegrini e Goffredo De Matteis nei loro inteventi a prescindere dall’ausiliare fanno chiaramente emergere la giusta giustissima filosofia della nostra e di quella che dovrebbe essere della caccia.
    Dobbiamo riuscire a trasmetterla all’esterno del mondo venatorio, è forse condizione essenziale per la nostra “sopravvivenza”.
    Dobbiamo fare di tutto anche attraverso pressioni nei confronti del legislatore per creare sanzioni fortemente “repressive” per togliere l’aspetto alla beccacia.

  4. Giuseppe

    ottimo

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