CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

“A beccacce con il Pointer” Intervista a Silvio Frisone di David Stocchi

Fury a punto su forcelloHo sempre ammirato questa razza, tra l’altro, penso che quando dispone di mezzi e caratteristiche che rispecchiano lo standard, riesce a trasmettere fascino ed emozioni come nessun’altra.

Ultimamente ho seguito molto ed ho anche avuto la fortuna di cacciare insieme ad un Pointer eccezionale come Palazienzis Fury detto Dior di Giancarlo Bravaccini che in una sola stagione di prove ha collezionato un campionato europeo Pointer su selvaggina di montagna, è stato vicecampione europeo Pointer su beccacce, ed ha ottenuto eccellenti qualifiche con tanto di cartellini in Italia nel Trofeo Giorgio Gramignani.

Poi ho avuto la possibilità di vedere in azione Bahia la Pointer dell’amico Ildo Battanello, anche lei mi ha impressionato positivamente con il suo ritmo e la sua sfrontatezza, doti queste, che l’hanno portata a vincere l’ultimo campionato europeo Pointer a beccacce che si è svolto in Montenegro. Tra l’altro, è di rilevante importanza il fatto che entrambi hanno ottenuto questi grandi risultati confrontandosi apertamente con i migliori setter del momento come non accadeva da tempo. E pensare poi, che sia Giancarlo che Ildo sono setteristi convinti.

Perciò per capire meglio la situazione attuale e lo stato di salute del pointer, soprattutto di quello utilizzato nella caccia alla beccaccia, ho deciso di iniziare un viaggio andando a bussare proprio a casa di chi con questi cani caccia quasi esclusivamente nel bosco facendone di conseguenza la razza d’elezione, il primo che ho avuto il piacere d’incontrare è Silvio Frisone affisso “del Sassalbo”.

Da dove arriva l’amore e la passione per il Pointer ?

Innanzitutto è doveroso premettere che i pointer “del Sassalbo” sono stati “creati” dall’amico e maestro Tommaso Ravera “Lillo” (classe 1932), detentore dell’affisso e cacciatore con il pointer da sempre.

Io utilizzo i suoi cani e, lo dico con orgoglio, collaboro con lui nell’allevamento da circa quindici anni, così come hanno fatto o stanno facendo altri amici amanti e utilizzatori della razza tra i quali voglio citare Lodovico Onesti (…grande fù il suo Indù del Sassalbo) e Giorgio Samuni proprietario di alcuni pointer del Sassalbo che si sono distinti negli ultimi anni in prove di lavoro.

L’amore per il pointer, successivo all’amore e alla passione per la caccia con il cane da ferma, lo devo a Lillo, alla sua amicizia, e ai suoi cani.

Il pointer, quindi, per me è diventato ben presto l’essenza stessa della Caccia e, ormai, l’uno e l’altra non sono altro che sinonimi di una stessa grande passione a cui mai potrei rinunciare e sulla quale ho basato molte delle mie scelte di vita e professionali.

Devo confessare tuttavia che nella mia esperienza venatoria, prima del pointer, ho cacciato anche con un Bracco Italiano, nonché con gli immancabili Setter Inglesi.

I miei primi approcci con il Pointer sono avvenuti ovviamente a caccia.

Invitato da Lillo, per alcune uscite a beccacce, sono rimasto subito impressionato dal fatto che lui cacciasse quasi esclusivamente con femmine…”le femmine sono alla base dell’allevamento” mi ha sempre detto, e ci misi poco a capire che le sue erano davvero cagne con doti venatorie non comuni.

Ricordo tra tutte Fata, sorella di Fiaba del Sassalbo, e alcune sue figlie tutte cagne in mano ad amici cacciatori ai quali venivano affidate per provarne le doti sul terreno in modo poi da utilizzarle in riproduzione avendo certezze sulla venaticità del soggetto, oltre ovviamente a ricercare, il più possibile, doti stilistiche e morfologiche.

Da queste esperienze alla richiesta di poter avere un cucciolo il passo fu brevissimo, e Lillo mi scelse personalmente una cucciola figlia di Iota (Fata del Sassalbo x Maitò di Groppo) con Flash (Dar x Clastidium Susy), ma prima mi fece capire che occorreva “studiare” sui testi sacri per capire chi è il Pointer.

Il libro preferito dal mio maestro, “il Pointer moderno” di F.Steffenino che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente…divenne ben presto anche il mio, e si instaurò in me un nuovo fuoco interiore, la voglia di imparare di cani…la cinofilia, che rinnovò e fece evolvere ulteriormente la mia grande passione per la caccia con il cane da ferma.

Cosa ti ha colpito di questa razza, tanto da utilizzarla a caccia e spingerti a selezionarla?

Dei Pointer che ho avuto la fortuna di vedere in quel mio periodo iniziatico sono rimasto sbalordito dal modo di affrontare la sfida con le beccacce: passione (necessario motore per affrontare i sacrifici fisici e morali), cerca molto estesa, collegamento spontaneo, sicurezza di naso, conoscenza del bosco, e quel che si dice “fantasia” nell’andare a trovare magari quell’unica beccaccia, in un posto a cui non avresti mai pensato, in una giornata che avresti detto “deserta”.

Il mio innamoramento per il Pointer iniziò così e oggi è ancora in corso, me ne innamoro sempre di più…e più li porto a caccia e più me ne innamoro.

Attualmente ho una coppia di femmine figlie di Lucaniae Genin (Ulla di S. Pellegrino x Hellò del Sassalbo) con le quali caccio la beccaccia, ma ci capita anche di “duellare” con qualche fagiano selvatico (…e non mi scandalizzo affatto e i miei cani neppure), e quando capita una bella ferma su lepre di certo non disdegno la fucilata…ne loro si disdegnano di abboccarla…le pernici rosse da me sono poche e comunque protette…ma le emozioni che regalano quando si incontrano sui calanchi di tufo sono uniche.

Le mie zone di caccia sono le colline dell’Alto Monferrato Ovadese e le pendici dell’Appennino ligure, dai 400 ai 1000 mt di quota, sostanzialmente attorno a casa.

Caccio con ogni condizione metereologica e temperatura e la diceria del Pointer freddoloso mi ha sempre fatto sorridere.

Ho sempre voluto mettere alla prova i miei cani nei più svariati ambienti e con i più svariati selvatici, soprattutto da giovani, dalle Alpi per galli forcelli, alla Sicilia sulle coturnici…alle starne in Croazia, e il Pointer, quando è Pointer, si è sempre dimostrato tale in ogni dove e con ogni selvatico.

Anche queste esperienze, nel tempo, hanno contribuito a far crescere quell’amore per la razza che mi fa sentire le “farfalle nella pancia” tutte le volte che sgancio una coppia di Pointer.

La caccia fatta con una coppia di Pointer affiatati, rispettosi l’uno dell’altro ed equivalenti nella resa venatoria è davvero una esperienza a cui non saprò più rinunciare.

Ultima cosa…da me è pieno di caprioli…e a parte qualche “peccato” dovuto alla giovane età, nel pointer ho trovato una razza decisamente poco predisposta alla passione per gli ungulati.

Quindi per il Pointer la presenza di questi animali diventa, in breve tempo e senza la necessità di un continuo utilizzo di mezzi coercitivi, assolutamente indifferente. Chi va a beccacce in luoghi popolati dai caprioli sa quanto questo sia importante!…

Secondo te quali sono le caratteristiche che distinguono un pointer beccacciaio da uno generico ?

Prima vorrei fare una premessa: per avere un cane beccacciaio, di qualsiasi razza esso sia, occorre innanzitutto saper instaurare con il proprio ausiliare un rapporto di fiducia reciproca estrema. Ciò può avvenire solo con soggetti dotati di grande intelligenza ed equilibrio.

Reputo pertanto l’equilibrio psichico una dote imprescindibile nella selezione…e di certo non lo dico io per primo, e di certo non vale solo per la caccia alla beccaccia.

Oltre a ciò occorre che il conduttore sia cacciatore che “non si arrende” anche se piove, fa freddo, e non si trova nulla.

Questi due fattori, insieme alle imprescindibili doti naturali del cane, permettono al cane beccacciaio di sbocciare, di rivelarsi…poi ogni razza dovrà esprimersi con le proprie prerogative.

Parlare in particolare di Pointer beccacciaio significa però voler andare a cacciare nel bosco con “l’audace che si lancia nell’ebrezza del rischio” (permettetemi la citazione) non con “il guardingo che misura le scarse possibilità preoccupato di sciuparle”, altrimenti si avrà un Pointer che ferma le beccacce solo quando queste si trovano casualmente sul suo cammino.

Il collegamento diviene dote di importanza assoluta perché lo scampanare è l’unico segnale che ti permette di conoscere sempre lo svolgersi dell’azione e di godere di quella cerca audace e sfrontata che il Pointer deve mantenere anche nel bosco, sempre e comunque.

Deve bastare un breve fischio da parte del conduttore a far comprendere al cane la necessità di anticipare un rientro, quello che interrompe per un secondo l’azione per percepirlo fa presagire la sua predisposizione a quella fiducia reciproca di cui parlavo prima, ma se l’azione continua deve essere solo perché lui, e solo lui, sa che in quella punta estrema del bosco può esserci la preda…e quando questa azione si conclude con la ferma istantanea presa in modo tale da lasciare la beccaccia tranquilla e permetterti di andare a servire il cane, magari mettendoci pure più di qualche minuto,…allora si inizia a intravedere il Pointer beccacciaio.

Si inizia! Perché è sulla rimessa che a parer mio avviene l’esame di laurea!

Su quelle rimesse che avresti giudicato impossibili, impensabili, e che a volte si rivelano pure a te inaccessibili, il Pointer beccacciaio mette in gioco tutto se stesso e finalmente si svela.

Quando si lancia con una ulteriore e rinnovata sfrontatezza nella ricerca della beccaccia sfuggita, magari sotto il fischio del piombo andato a vuoto, mentre tu avresti voluto calare un sipario di silenzio assoluto sulla scena…e inerme rimani ad ammirare, ma soprattutto ascoltare, la sua cerca che diventa estesissima…ma pur sempre collegata.

Quando passandoti davanti nei rientri intravedi il suo sguardo e percepisci un’energia quasi spaventosa.

Quando tutto tace e ti sembra impossibile che fin laggiù siano arrivati entrambi, beccaccia e cane, e nella concitazione di andarlo a servire non ti capaciti di come la prima non si involi ad ogni foglia secca che inevitabilmente calpesti.

Quando arrivi e puoi dedurre la posizione e la distanza della beccaccia davanti a quello sguardo magnetico e sicuro…tanto che spesso la vedi tra le foglie.

Quando tutto ciò non è solo il caso fortuito di una giornata ma diventa regola del gioco e ti domandi, con timore reverenziale, se quello non sia germe di quel “Pointer Sogno” di cui hai letto.

Quando gli amici che cacciano nelle stesse zone ti dicono di non aver trovato nulla o che “le beccacce oggi erano nervose”, mentre tu taci per paura di non essere creduto per ciò che hai realmente vissuto, allora capisci che, forse, lo sguardo spossato di colei che hai in canile è quello del Pointer beccacciaio di cui tanto hai sentito parlare e, disgrazia tua, quello diventa il metro di misura con cui dovrai misurare ogni cucciolo che ti ronzerà tra i piedi!

Queste caratteristiche sempre secondo il tuo punto di vista, sono doti trasmissibili nella selezione del Pointer da beccacce, o sono e restano esclusiva di determinati soggetti e quindi non trasmissibili ?

Se non credessi alla trasmissibilità delle doti di cani simili non ci sarebbe ragione alcuna di faticare nella selezione…e poi ho solo poco più di quarant’anni e di cani così ne ho già visti alcuni…non può essere solo fortuna.

Vuol dire che le scelte di tanti anni di allevamento del mio maestro Lillo hanno dato i frutti attesi, poi tutti sanno che allevare significa anche scartare, purtroppo, ma sono le percentuali non i numeri assoluti che dicono se si è sulla buona strada, soprattutto quando le cucciolate che si fanno sono poche.

Credo inoltre che da soli non si possa andare da nessuna parte.

Nella selezione occorre lavorare con sincerità verso se stessi e verso gli altri e quando hai degli amici con cui condividi le stesse passioni, hai delle persone sincere con cui confrontarti e con cui collaborare.

Penso ad esempio all’amico Filippo Rautiis (chi non conosce i Lucaniae) e a Massimiliano Cervosi (all.to del Cervone) entrambi appassionatissimi cacciatori con i quali, nonostante la

lontananza, mi confronto e mi consiglio perché per me, come per loro, alla base di tutto ci deve sempre essere la caccia che fa consumare scarponi..non le chiacchiere al bar.

Sempre restando in tema di selezione, se tu avessi due femmine, una con doti venatorie da 10 e doti stilistiche da 6, l’altra con doti stilistiche da 10 e doti venatorie da 6, a quale daresti la priorità in allevamento……..allo stile o alla venaticità e perché ?

Principalmente alle doti venatorie, ma lo stile e la tipicità non devono mai essere messe in secondo piano altrimenti si rischiano pericolose derive.

Chi non vorrebbe un cane bravo e bellissimo? Se ne parla da sempre.

Tommaso Ravera ha sempre fondato le radici del suo “Sassalbo” nelle doti venatorie dei soggetti ma sono arrivati anche cani molto bravi e sicuramente belli sia tra quelli noti alle cronache cinofile che tra quelli sconosciuti.

Ovviamente le “vetrine” importanti sono quelle della cinofilia ufficiale e guai se non fosse così.

E’ solo confrontandosi con gli altri che ci si migliora, e questo vale anche se non si partecipa alle prove, ma solo confrontandosi con i migliori si può capire davvero dove si sbaglia nelle valutazioni che ognuno fa dei propri soggetti.

Certo il tempo di un turno di prova è veramente breve e i cani che provengono dalla caccia devono essere abituati ad esprimere tutto in quel breve lasso di temporale, devono in pratica comprendere dal contesto che hanno solo poco tempo per trovare la loro preda…molti ci riescono.

Purtroppo vorrei avere più tempo per partecipare personalmente alle prove di caccia con i miei soggetti, soprattutto, e ovviamente, alle prove su beccacce e alle prove su selvaggina di montagna, ma devo dire che spesso è anche colpa mia…a novembre difficilmente rinuncio a una giornata di caccia da mattina a sera per partecipare ad una prova…ma non fatemene una colpa, qualche volta ho provato a farlo ma mi sentivo un leone in gabbia…la caccia è la caccia!

Ultima cosa. La caccia alla beccaccia oggi è un po’ una moda e questo può essere un bene o no…non lo so, personalmente mi piace cacciarla da solo, uso sempre il campano associato al beeper…rinuncerei al secondo, mai al primo. Faccio poche uscite con gli amici più stretti e solo quando sentiamo il bisogno di condividere le stesse emozioni, la caccia è intimità e la mia mente, quando caccio, non ha altro spazio che per la natura e per i miei Pointer…a volte mi dimentico pure di essere dotato della parola.

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3 Comments

  1. Marco Forno

    Bravissimo Silvio! Bella intervista, merito anche dell’intervistatore ovviamente.

    • Dante Di filippo

      condivido a pieno il vostro pensiero sopratutto l’ultima parte miinorgoglisce e rafforza il mio pensiero complimenti atutti e due fate onore alla passione e chi vive da sempre con questo fuoco

  2. Vincenzo antonio de Stefano

    Ho letto l’articolo , molto bello e interessante, spero di tradurlo anch’io in realtà, ho preso una cucciola dove scorre sangue del Sassalbo

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