Il-Grande-Faloo-950x632L’etica a caccia è cosa antica, alcuni cacciatori sono stati e sono dei grandi signori, e non parlo di soldi. Oggi va di gran moda discutere se è corretto usare le moderne tecnologie a caccia o in nome della correttezza evitarle, e allora via discussioni: meglio il tradizionale campano, il biper è indispensabile, ma il satellitare è superiore per la sicurezza dei cani, canne raggiate per determinati territori, cartuccia dispersante per tutti, radio, telefonini, fuoristrada e viaggi venatori. Chiariamo il fatto che la tecnologia una volta alla portata di tutti, è impossibile non usarla, magari si fa a meno di una di queste invenzioni, ma non di tutte, altrimenti non saremmo in questo millennio. La tecnologia quando c’è si usa, ma a caccia troppa è sbilanciata nei confronti della selvaggina che aimè non ha sviluppato tecnologia. Allora soprattutto oggi serve etica, noi cacciatori di montagna e di beccacce facciamo una proposta.

Proposta per la verità non nuova, visto che già Giorgio Gramignani del libro”Tra cime, boschi e paludi” metteva in evidenza. Ovvero le beccacce vanno cacciate da soli, questo non significa che non si possa fare il viaggio con un amico, o condividere il pranzo e la serata assieme. Non necessariamente serve essere scorbutici per cacciare da soli, basta dividersi il terreno e darsi poi appuntamento, o sentirsi con i moderni mezzi di comunicazione.

Pure Giuliano Rizzi nel suo Uomini da ferma scrive che nel terzo millennio le beccacce vanno cacciate da soli: altrimenti è una retata e le retate sono un’operazione di polizia per scovare i latitanti.

Perché altrimenti è un rastrellamento e i rastrellamenti li fa l’esercito per pulire il territorio dal nemico.

Perché i plotoni di esecuzione sono per chi ha commesso colpe gravissime, e l’innocente beccaccia non merita il patibolo.
Perché la solitudine responsabilizza e mette costantemente alla prova, togliendo qualsiasi alibi.

Perché in una sfida naturale il cacciatore deve essere nelle identiche condizioni in cui si trova la solitaria beccaccia. In una sfida equilibrata uno contro uno, le beccacce sanno come cavarsela e riuscirebbero benissimo a sopravvivere alla loro pressione.

Inoltre aggiungiamo noi, che Il fucile andrebbe caricato solo con il cane in ferma, questo infatti serve per servire il cane. So bene che è più facile a dirsi che a farsi, però quella è una caratteristica dei grandi, di chi ha fiducia del cane, di chi ha calma, sicurezza in quello che fa, esperienza…. e infatti è roba per pochi, roba da Signori.

In modo molto più aggraziato e attinenti ai suoi tempi Giorgio Gramignani scriveva: Al principio basilare del culto del bello e del perfetto, dell’aspro e del difficile, io vi ho aggiunto la regola assoluta del “cacciare da solo”! E ciò non per mancanza di socialità o per gretto egoismo, ma proprio per l’applicazione al massimo limite, del concetto di base per cui tutto ciò che si raggiunge con maggior difficoltà, attuando la più sottile e perfetta tecnica, può permetterci di raggiungere le più elevate soddisfazioni, e la più intima gioia, accompagnata da eccellenti risultati pratici. Cacciare solo, come già detto, è stato per me la regola in tutte le cacce, ma nella caccia alla beccaccia io le ho dato l’applicazione più rigorosa.

Cacciare soli vuol dire affinare il proprio istinto e la propria sensibilità, vuol dire apprendere ad orientarsi, a provvedere a se stessi e a saper prevedere ogni difficoltà, sapendo di contare esclusivamente sulle proprie forze per superare gli ostacoli dell’ambiente e dei selvatici.

Cacciare soli vuol dire, quindi, arricchire la propria tecnica ed affinare lo spirito d’iniziativa, vuol dire imparare a dare un nesso al ragionamento alle proprie azioni, a cominciare dall’attitudine al piano tattico della giornata di caccia alle sue varianti, di cui il responsabile sarete solo voi nella buone o nella cattiva fortuna. Cacciare soli, poi, in zone nuove, mai prima frequentate, ma di cui si conoscono le buone possibilità, ecco il banco di prova del vero cacciatore completo e la dimostrazione della sua eccellenza, di cui egli godrà, non per vana gloria o banale esibizionismo, ma per la concreta somma di intime soddisfazioni, che gli avranno procurato le sua preparazione tecnica e morale, ravvivata da un eccitante spirito d’avventura, che vi offrirà il senso dell’ignoto e la gioia della scoperta.

Cacciare soli, pertanto, costituisce la prova della verità verso se stessi e la dimostrazione di quanto effettivamente siamo capaci.