CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Accordo ENCI-ISPRA per l’utilizzo dei cani nei censimenti faunistici nelle aree protette…e un commento”

Foto di Erica Recchia

Per leggere il testo dell’accordo cliccare sul link Accordi ENCI-ISPRA[437]

Ciascuno metterà al servizio le proprie competenze con un obiettivo comune: una gestione più consapevole dell’ambiente.

Lo scorso 26 gennaio è stato siglato un accordo, di reciproco interesse, tra Enci e Ispra grazie al quale viene sancito il ruolo di primaria importanza della cinofilia nella tutela e conservazione della fauna selvatica.

Foto di Erica Recchia

Una collaborazione che porta la cinofilia moderna sul gradino più alto, quello della ricerca scientifica. Al primo comma del primo articolo della legge che regola l’attività venatoria (la L.157/92) si specifica che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale. La gestione della stessa, quindi, prevede l’applicazione di conoscenze tecniche e che ha come base di partenza la conoscenza della densità e dislocazione delle specie. Un valido appoggio all’Ispra non può che arrivare dal cinofilo che, con l’ausilio del cane, può dire esattamente dove si trova la selvaggina fornendo dati indispensabili per avere un quadro completo della situazione faunistica nel nostro Paese.

La conoscenza minuziosa e profonda del territorio da parte dei cinofili era lo strumento che ad oggi mancava: qualcuno in grado di rilevare cambiamenti, dare dei riscontri e qualora ce ne fosse bisogno consigliare come intervenire. Cinofili e cacciatori, che sono tra i più informati fruitori del territorio, sono delle sentinelle importantissime per il monitoraggio dell’ambiente e la raccolta delle informazioni in grado di determinare la consistenza faunistica di una zona. Il cane avrà un nuovo ruolo: far incontrare la selvaggina e poterla quantificare per garantire il futuro di ciascuna specie e i benefici per la cinofilia sono ingenti. I cani saranno visti come degli indicatori di selvaggina e in quanto coinvolti nei censimenti e nell’attività di detection (cioè rilevazione dati), il cane abilitato avrà il permesso di entrare nei Parchi e nelle aree protette, con l’obiettivo di rilevare tracce organiche/biologiche di tutti quegli animali che non si fanno scovare. Il risvolto è il miglioramento delle prove cinotecniche di selezione: aprendo l’accesso ai cani alle oasi, dove è di maggior interesse l’attività di monitoraggio, le prove di selezione zootecnica possono assumere connotati interessanti perché offrono la valutazione delle qualità naturali dei soggetti in esame in contesti con buona biodiversità e densità faunistica. Da una parte si metteranno in evidenza i soggetti più dotati per le attività di conservazione ambientale, e dall’altra si darà nuovo impulso alla selezione grazie proprio a questi soggetti. La conservazione ambientale tramite unità cinofile avverrà inizialmente attraverso l’impiego di cani specializzati in tracking (pista), trailing (traccia), detection (rilevamento) e ferma. Erica Recchia

Sono molto lieto che si sia aperto questo sportello d’intesa tra ISPRA ed ENCI con tutte le possibilità specialistiche che prevedono l’utilizzo di cani (e conduttori) specializzati (e specializzabili ulteriormente) nell’ambito della conoscenza e gestione della fauna selvatica. Lo sono sia in qualità di cinofilo-cacciatore, socio individuale/allevatore ENCI, sia di ex Docente Universitario di Zoologia applicata, sia di ex Presidente del Club della Beccaccia (ora solo Onorario). In dette qualifiche ho contribuito fin da inizio millennio ad ottenere permessi di utilizzo dei cani da ferma per il monitoraggio delle beccacce svernanti nelle zone protette, attività culminata nell’unico protocollo operativo ad oggi esistente in Italia sulla cui base esplicare correttamente detta attività, svolgendo conseguentemente appositi corsi ed esami abililitanti.

L’intesa dell’allora INFS (ora ISPRA) con l’Università di Genova e con il Club della Beccaccia ha garantito la stesura del protocollo stesso e la sua applicazione ad alcune importanti aree protette: Parchi nazionali e regionali, riserve naturali quali Valle Ticino (NO), Pineta Appiano Gentile Tradate(VA/CO), Beigua (SV/GE), Piana Crixia (SV), Macchia Gattaceca e del Barco (RM), Conero (AN), Sibillini (MC), Aurunci (LT).

Nel quadro positivo, vorrei però sottolineare un risvolto da tener sotto controllo: il Cane in questi casi è uno “strumento” per lo studio e la conservazione della fauna e non viceversa. Dico questo perché sono sorte forti sollecitazioni per una interpretazione deviata , detta papale papale: “finalmente ecco l’apertura di zone protette per l’addestramento dei cani….possibilmente con regole molto basse!”.

Pertanto sollecito vivamente gli Enti firmatari dell’ottima intesa a redigere regolamenti per le varie specialità che non diano adito ad “interpretazioni” che nel nostro Paese purtroppo possono diventare la regola!
Silvio Spanò

la replica di Erica Recchia: Non sono assolutamente d’accordo con quanto asserito dal dottor Spanò, non vedo incompatibilità di obiettivi tra conservazione faunistica e cinofilia. Dove andrebbero preparati i cani per i censimenti se non vi è accesso ad aree ad alta densità faunistica e con ricchezza di specie? I cani “teorici” lasciamoli nelle expo e concentriamoci sul miglioramento delle qualità venatorie, sul rendimento, sull’addestrabilità che sono le uniche prerogative necessarie alla funzionalità. Solo con una buona selezione è possibile avere una funzione quindi se vogliamo poter contare su unità cinofile il cui valore è indiscutibile, bisogna che queste vengano testate. Non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca… Quelle fantastiche aree superprotette, rese inaccessibili a cacciatori e cinofili, tra l’altro andrebbe svelata la situazione in cui si trovano… in molti casi ci sono solo quantità eccessive di cinghiali che hanno distrutto tutto e basta.

Home

Previous

Trofeo Quaglino –Ceresole d’Alba SGC – 2017-4 Medicina 13.03.2017 

Next

Convegno IL CANE DA MONTAGNA E DA BECCACCE – DINAMICHE FUTURE” 13.05.17 Dogana Veneta Lazise (VR)

1 Comment

  1. Silvio Spanò

    Io invece sono completamente d’accordo con quanto mi ribatte la dott.Recchia, ma forse non ci siamo capiti!
    Volevo solo sottolineare la necessità di analizzare caso per caso, soprattutto per quanto riguarda aree, periodi e specie particolarmente sensibili.
    Sperando che sensibili e attenti lo siano tutti i cinofili….liberalizzati!

Lascia un commento

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi