CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

“Alla ricerca delle Starne perdute” di Goffredo De Matteis

Coppia di giovani Starne

Il vero Cacciatore è un poeta con il gusto dell’avventura e dell’imprevisto; ama le cose belle ed apprezza il sapore di ciò che si conquista con fatica: sempre, perchè l’amore per la caccia è come una ferita aperta che non rimargina mai. Chi è fatto di questa pasta, nel “carniere” ripone frutti di cui andar fiero o niente; altrimenti………meglio i ricordi.  Novembre 197..: partenza da L’Aquila, destinazione V…….. (ex Jugoslavia). Millequattrocento chilometri inframmezzati da due sole fugacissime soste: una culinaria a Mira, in quel di Venezia, al ristorante “Nalin” (se scovate un posto dove gustare piatti di pesce più raffinati, segnalatemelo), l’altra ornitologico – fotografica nei pressi di Skocyan, lungo il fiume Krka sulle cui rive sonnecchiavano decine di anatidi; quando tento di fotografarli da vicino, un coro di striduli quac quac esplode al mio indirizzo; parolacce sicuramente. V……., Hotel Turist. Attorno un nugolo di autovetture; quasi quante ne sostano nei pressi dello stadio della mia città quando è di scena la leggendaria L’Aquila-Rugby: cacciatori italiani. Assieme alla sorpresa m’assale un triste presentimento.Dopo ore di attesa, durante la quale fatico a soffocare i ricordi dei giorni incantati trascorsi non molto tempo addietro (ohimè, come tutto è precario!!!)in queste piane prodighe di starne, un signore con fredda cortesia ci comunica che, non avendo prenotato, non andremmo a caccia nè potremmo dormire perchè l’albergo (150 posti) e le case private sono stati presi d’assalto da 300 (!) cacciatori. Dobbiamo aggregarci (siamo quattro) a una delle comitive, se vogliamo avere la possibilità di sparare qualche colpo. Sono sbigottito ed indignato. Prenotare?! Aggregarmi?!. Un tipo come me, che non venera altro dio all’ infuori di Ulisse, che per il fascino dell’ imprevisto ed il gusto della libertà sconfinata ha dormito sotto i ponti di mezza Europa, che ha dato del tu all’ avventura da sempre, prenota o si aggrega???. Diana, flagellami con mille torture ma, almeno a caccia, risparmiami la folla. Riparto portandomi dentro sensazioni di  “cose” belle finite per sempre. I miei tre compagni di “sventura” si scambiano occhiate d’ intesa, studiando il modo di accopparmi, dato che sono stato io a trascinarli quassù garantendo starne e plaghe remote….  . C……., Hotel Park. Identico il ritornello, identico lo spettacolo: ci sono 150 cacciatori e tutti prenotati; qualcuno ha provveduto a farlo sei mesi prima. Anche qui, dalla gabbia dell’ inconscio, tentano di evadere i ricordi: ma a che servirebbe ricordare, se non ad impormi di fuggire?. Raccogliamo a volo confidenze ed impressioni dei nostri connazionali: prezzi elevati, anatre di allevamento, rapporto obbligato nell’ abbattimento dei capi (sei fagiani, due starne, una lepre) e, dulcis in fundo, fagiani di provenienza dubbia. D’ istinto rammento ciò che mi aveva detto Marzio, l’ inseparabile mio collega di scarpinate nostrane che non ero riuscito a coinvolgere: << questi vostri viaggi all’ estero sanno di pellegrinaggio, di treno per Lourdes, di volpi nel pollaio >> e ghignando mi aveva augurato ” Buona Caccia “. (vecchia radica motteggiatrice ed ironica, non sei partito con me perchè i lai muliebri ti tengono in ceppi, non per altro; ben sai che il sottoscritto non è tipo da pollaio…).  Pranziamo alla Lovarski-Dom (casa della caccia) rivelando alla donzella che ci serve lo scopo della nostra spedizione e dato che assieme al fiume di Cabernet ci mesce anche una goccia di speranza, le dedico un madrigale. Sarà tutto vano e ci congediamo sacramentando…. Siamo stanchissimi, ma proseguiamo. I “soci” mi guatano sempre più torvi. M…..S….. (ai confini con l’ Austria e l’ Ungheria). Hotel Diana. Il nome appare bene augurante e notiamo che l’ andirivieni di vetture e cacciatori è meno frenetico. Il posto ci piace anche perchè c’è da dormire (siamo…svegli da almeno trenta ore) e le impiegate sono cortesi e … niente male. Dando un’occhiata in giro notiamo che alcune ragazze ci indirizzano sguardi che istigano alla libidine ed evocano l’ alcova e per un attimo sono preda di una languorosa vertigine, ma reagisco prontamente; sono qui per onorare Diana non Venere (Registro l’impressione che i miei consoci siano disposti a rinviare la mia….. esecuzione). Ripeto a loro il solito ritornello: vorremmo andare a caccia di starne da soli e coi nostri cani da ferma, come altre volte avevamo fatto da quelle bande. Sorridono, prendono nota, promettono il loro interessamento; il tutto elargito con un tocco di grazia che ci solleva un poco e ci rende ottimisti ma alla fine la sentenza sarà analoga: impossibile. Benché stremati per la stanchezza e il disinganno, troviamo la forza di intrattenerci con alcuni cacciatori italiani. Il loro ragionamento è palesemente venato di rimpianto e di rassegnazione e frequente l’intercalare: oramai……. Comunque  ci confidano l’indirizzo di un signore del posto che “disinteressatamente” potrebbe……. “Fagiani e Lepri decreta l’oracolo da noi scovato e pinguemente incentivato….. I tre decidono di adattarsi, ma io rifiuto. Resto in camera tutto il giorno col setter accanto che, vittima pur’esso delle umane diavolerie, assieme a me ricorda e sospira; maledico ancora una volta quello che chiamano “progresso”, la bieca divinità dei giorni nostri nel cui nome si operano mille nefandezze delle quali soprattutto i veri cacciatori sono vittime. A sera il trio ritorna col bottino: 5 lepri, 15 fagiani, 0 starne. Ripartiamo all’istante e io avverto più o meno quello che dovettero percepire Renzo e Lucia quando furono costretti a precipitosa fuga. Accarezzo un’ultima volta con occhi lucidi quei luoghi (così ameni, fino a …. ieri) oramai asserviti al consumismo e mentalmente recito il  manzoniano “addio ai monti”. Gli amici, impietosi e spietati, mi scherniscono e mi apostrofano con epiteti irripetibili durante tutta la ritirata. Rassegnati, vecchio capitano innamorato della lotta !. Consolati pensando che il progresso non ti avrà mai perché quanto più esso incederà mostrando l’osceno suo ventre, tanto più tu lo irriderai vagando alla ricerca delle ultime plaghe solitarie. Sdraiato sulla cima di qualche dirupo inaccessibile ai più libando a pan e Diana, sghignazzerai senza pudore su questo mondo che baratta per progresso tutto ciò che incoraggia l’ignavia e l’artificio.

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1 Comment

  1. marco

    la cosa che più mi sbigottisce è la mancanza di consapevolezza..di fronte alla sopravvivenza dei miei figli,o alla mia non avrei esitazioni ad uccidere per difesa o per cibarmi..ma pensare di togliere la vita per un divertimento mio,legato all’ego che per comodità chiamo istinto predatorio,questo lungi da me.gli occhi di un animale preferisco guardarli da vivo..nelle sue espressioni nei secondi in cui incrociamo lo sguardo mi ricorda che io sono al vertice dell’evoluzione,e che i miei bisogni primari sono già soddisfatti..e la bellezza di lui libero e vivo nella natura soddisfa altri bisogni più evoluti,come il senso del bello e il senso di appartenenza al tutto.infliggere sofferenza è già penoso quando necessario,ma farlo quando è superfluo ci riporta indietro nella scala evolutiva

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