Emma foto di Mirco Peli

Nonostante gli inquinamenti delle acque e dei terreni, i diserbanti e l’intensa coltivazione di pioppi e di granoturco, nella valle Padana ne passano ancora parecchi.  La caccia è ancora possibile ed i carnieri possono fare invidia a quelli di venti o trenta anni fa. 

Da qualche tempo si va cianciando nell’ambiente cinofilo venatorio che la caccia al beccaccino con il cane da ferma è finita, che cani beccaccinisti non ne esistono più, a causa della difficoltà e quasi impossibilità di addestramento per le innumerevoli restrizioni che angustiano la caccia italiana.  Di contro, nelle riunioni settimanali nella doviziosa sede del Club del Beccaccino, gli ultimi arrivati, i giovani, ricchi di entusiasmo e di passione e forti di volontà e muscoli, vanno proclamando che di beccaccini ce ne sono sempre tanti; basta andarli a cercare, stivalando nel fango delle stoppie di riso allagato, dall’alba al tramonto, non concedendosi  soste, fermarsi solo per abboccare un panino; solo così si fanno i cani e si riempie il carniere. 

Proprio come capitava a noi oltre venti anni fa. Ho accettato più che l’invito la sfida al “vecchio Presidente” di Giorgio Ferrato, giovanotto aitante, fanatico di cinofilia beccaccinistica già cimentatosi in prove a beccaccini quale assistente da un paio di anni. 

Al Club i giovani vivono dei racconti degli anziani e dei vecchi, delle avventure di uomini e cani che hanno fatto della Lomellina il teatro di vicende che la stampa venatoria degli ultimi cinquanta anni ha descritto con compiacente accoglienza.  I vecchi maestri, Giulio Colombo, Piero Ceserani, Peppino Rizzi, Angelo Olivari, Pino Buttafava, Flaminio Bergamasco e molti altri non ci sono più.  Resiste Giacomo Griziotti, il fondatore del Club, quasi novantenne, che porta ancora alle gare, in qualunque tempo la sua esperienza ed il suo entusiasmo. Alla sfida del Giorgio si aggiunge quella dell’Arnaldo, che ha un drahtaar che dicono vada molto bene. “Vogliamo il Presidente nelle risaie per fargli vedere come anche oggi si trovano e si prendono i beccaccini. Vogliamo vederlo se ce la fa a starci dietro. E’ per fargli vedere che anche oggi metterne in carniere dieci, come venti anni fa è di normale amministrazione” Così, dopo alcuni anni sono tornato nelle stoppie di riso e nei prati bagnati della Lomellina in una giornata che mi ha invaso di ricordi perché ad ogni paese, ad ogni località, ad ogni prato, ad ogni stoppia, che rivedevo, ho rivissuto i momenti di tante giornate di caccia nel paese delle nebbie perenni. 

Poco è mutato nell’ambiente.

Meno marcite, meno risaie, meno pioppeti, in più invece campi di granoturco ormai invernati.

Albeggia e non è ancora chiaro per potere sparare bene quando Giorgio libera Full, bracco tedesco di un anno e mezzo, in un riso poco distante da una “tesa”. Entra in azione anche Arnaldo con il suo drathaar. Io procedo in mezzo, a sinistra Giorgio, a destra Arnaldo. Parte il primo beccaccino sulla sinistra e Giorgio al secondo colpo lo abbatte.

Full mastica duro e non riporta alla perfezione.

Si procede.

Sulla destra un altro beccaccino è preda di Arnaldo, poi avanti, facendo uno o due incontri a stoppia o prato bagnato. Sono sfortunato; quando sono sulla destra i beccaccini partono sulla sinistra, e quando sono sulla sinistra partono da destra. 

Dopo due ore senza sosta abbiamo già in carniere dieci capi, più un frullino.

I giovani amici mi controllano per vedere se ho qualche cedimento. Dei due cani il bracco tedesco ha una passione sfrenata, buon naso ma è ancora irruente nelle cerca e batte il terreno disordinatamente. Traversa le stoppie come un diretto.  Fa buone ferme ma poi rincorre. Il drathaar di Arnaldo è vero cane da beccaccini.  Non è ancora un asso ma si farà. Ha un buon portamento. Va via alto di testa in cerca di emanazioni, con noncuranza sbriga il terreno privo di selvatici, affronta con ansia le pasture senza dilungarsi, va via con cauto filare sull’emanazione lontana, ed è fulmineo nella ferma.  Deve ancora essere corretto dopo il frullo. 

Suscito l’applauso degli amici, con un tiro ad un beccaccino levato dal bordo della stoppia che mi passa alto, lontano, oltre i 30 metri. Si cammina fino alle prime ore del pomeriggio. Il carniere è davvero ottimo: 14 beccaccini e 3 frullini; proprio, anzi, meglio di tanti anni fa quando era una grande giornata e si arrivava a dieci capi. Ma devo dire che sia Arnaldo che Giorgio sono due fucili di classe, che non perdonano il selvatico che frulla a tiro. Allora? Devo dare ragione ai giovani di oggi che sono migliori di noi, perché ai nostri tempi si poteva andare a caccia tutti i giorni, l’addestramento del cane era consentito sempre, i cacciatori erano pochi e le culture bagnate più numerose ed i terreni meno inquinati.

Sono tornato in città contento, grato ai giovani amici che mi hanno consentito una giornata di caccia fantastica, che mi hanno dimostrato che ancora oggi, pur con tante limitazioni e difficoltà, la caccia al beccaccino con il cane da ferma è ancora la regina delle cacce, con una pratica cinofila unica al mondo. Se ne deduce che nella valle padana di beccaccini ne passano ancora parecchi. Ciò, nonostante gli inquinamenti delle acque e dei terreni, i diserbanti e la intensa coltivazione di pioppi e di granoturco che, pare lo facciano apposta, vengono piantati nei terreni migliori. La caccia è ancora possibile e abbiamo visto che i carnieri di venti o trenta anni fa, con mazzi che superano decine di beccaccini, non sono solo un ricordo.

Se vi è una élite venatoria è quella beccaccinistica e il cane fuoriclasse da prova cinofila è il cane beccaccinista.

Tratto dalla rivista Diana  n.9 del maggio 1983