CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Author: Dingo (Page 1 of 87)

PREVISIONI DEL PASSO tramite lettura dei dati raccolti in Russia dai colleghi Francesi

Beccaccia di 20 giorni foto di Serghei Fokin

Beccaccia di 20 giorni foto di Serghei Fokin

Il clima dolce di fine inverno in Europa occidentale ha messo in movimento di risalita anticipato delle beccacce svernanti in Francia, alcune destinate a territori lontani  (russi e scandinavi) dove l’inverno non aveva ancor detto l’ultima parola (tra 15 e 22 aprile con temperature  di almeno 4-6° sotto la norma degli ultimi 30 anni) e in seguito alternanze, freddo e pioggia, con siccità accentuate localmente. In pratica il periodo riproduttivo ha conosciuto condizioni meteo nell’insieme poco favorevoli sia per la debole umidità del suolo, ma soprattutto per le temperature molto inferiori alla norma nel periodo critico prima (aprile-maggio) e poi, di grado medio nel periodo secondario(giugno-luglio), variabili diversamente sensibili a seconda delle aree. (vedi anche la comunicazione già pubblicata avuta da Fokin)

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La compagna di caccia di Paolo Pennacchini

Mechelli Antonietta

In foto Mechelli Antonietta

Ho un paio d’ore, è uscito anche un bel sole, quasi quasi ci provo…Saluto l’ufficio e guido verso casa. Ho lasciato una beccaccia nel mio posto preferito, vicino a casa: lo chiamo l’angolo più bello del bosco. La trovo ogni anno, sempre alla fine della stagione, e oggi è l’ultima settimana di caccia. Ci porto il mio cucciolone. Ancora non ha capito ben cosa andiamo a fare lì. Mangio un panino al volo. Sì, la vecchia stavolta la lascio a casa, voglio proprio vedere come il giovane si comporterà, soprattutto se la troverà e… chissà se la fermerà.

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Il lato “oscuro” di certe fette dell’animalismo nei Social scritto dalla Dott.ssa Maria Stella Porcu

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In prima battuta, ribadisco che a mio parere, i Social sono solo una multiforme esternazione della vita reale; ci sono delle differenze sicuramente, ma gravitanti intorno all’assenza del contatto diretto. Un’altra precisazione che faccio è che la mia predilezione va al cane di razza, pur essendo un’invenzione umana e pur essendo spesso, oggetto di “sfruttamento” da parte di individui che per me hanno solo connotazione negativa; ma non viviamo nel mondo delle favole quindi, in questo panorama Gandhi ad esempio, appare solo come un ologramma ben lontano dalla vita di tutti i giorni. Eppure, sarebbe semplicissimo e del tutto naturale, vivere secondo i principi di rispetto, lealtà, equità, mutuo soccorso ecc. ecc. Non mi dilungo perché non è l’argomento principe di ciò che voglio dire, anche se correlato.

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CINOFILIA E BECCACCE: LUCI ED OMBRE (BIOLOGICHE) di Silvio Spanò

Maya di Spanò

Maya di Spanò

In anteprima butto una pietra nello stagno: da un punto di vista biologico che differenza c’è fra un prelievo di beccacce con il cane e un prelievo all’aspetto? Credo nessuna, sempre beccacce morte sono, anzi il disturbo prolungato che la caccia col cane esercita rispetto ai pochi minuti di rischio sera e mattina è biologicamente più negativo alla specie! Su questo dualismo la polemica si è protratta per oltre un secolo, ma lentamente la “fazione” cinofila ha avuto il sopravvento “politico” sull’altra in realtà sostenuta non dalla virtuosa idea di uccidere meno beccacce, ma di averne di più a disposizione da uccidere col cane! Solo recentemente, anche in seguito all’evoluzione dei mezzi, della facilità di spostamento ecc., si è riusciti, da parte di qualcuno, di accettare la considerazione – corretta – che la beccaccia non poteva sostenere la pressione di entrambe le forme di prelievo e che, se una scelta s’imponeva era da farsi a favore della caccia “più sportiva’,'”più leale” (etica discutibile, ma sostenibile) in un duello sul campo, tète à téte, più “naturale’: tra cane (predatore) e cacciatore (sua longa manus, grazie al fucile) da una parte e la beccaccia dall’altra. In definitiva ha vinto di nuovo la lobby più potente e intelligente che, tuttavia continua a pensare di avere diritto di vita o di morte (…ovviamente “per il cane”) sul più alto numero possibile di beccacce incontrate.

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POLLINO: UNA STRADA NEL PARCO! di Franco Zunino

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Foto di Angelo Lasagna

Della serie: i Parchi in mano alla politica

Una strada è una strada, che la si allarghi ed asfalti è una cosa conseguenziale nell’evoluzione urbanistica della civiltà. Ma farlo non è sempre un merito! E spesso neppure una necessità! Anzi, in Italia il più delle volte le strade sono state fatte, ampliate e asfaltate più come motivazioni per spendere soldi pubblici che non per vere necessità: quale motivazione migliore per un ente pubblico, se non quello di aver speso soldi per realizzare o modernizzare una strada? Un tempo erano le Comunità Montane campioni di queste opere, perlopiù inutili o di scarsa utilità per i cittadini, ma certamente utili per gli organismi appaltatori e per gli appaltatori (quasi sempre loro “amici”): l’Italia ne è piena!

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DATEMI UN POTENZIALE TRIALER, NE FARÒ UN CANE DA BOSCO di Vincenzo Celano

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Inizio il discorso da Perri solamente perché è un cucciolone moderno. Meglio: contemporaneo. Voglio dire: l’ultimo allievo che, nato al principio dell’anno nel «canile» delle Vallate da Raimond’s Zoll e da Raimond’s Net, vorrei (nonostante i tempi) fare cane da beccacce.

Quando il 19 ottobre (come fai a dimenticare certe date?!) l’ho visto fermare e rifermare, col collo a cannello di pipa di coccio, l’unica beccaccia presente nel circondario, il mio pensiero è corso al Giancarlo Mancini dell’Addestramento del cane da ferma per le prove di lavoro: «Forse quel cane che ferma espressivo una solitaria beccaccia, chiusa tra due quercioli mentre il cielo intristisce sempre più promettendo la pioggia (a chi scrive n’era venuta già sulle spalle mista a nebbia appiccicosa quel 19 ottobre), proviene da quei cani che vinsero le Prove su starne…» Certo, non disponendo di ceppo sicuramente beccacciaio, mi vanno benone (come nel caso di Perri) i soggetti discendenti dai trionfatori a starne.

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I PRIMI MESI — QUANDO INIZIARE IL VERO ADDESTRAMENTO di Giancarlo Mancini

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Trattando sull’allevamento del cucciolo, già molto è stato detto di quello che deve essere il primo addestramento, anche se questa parola è ancora troppo impegnativa per un piccolo essere, venuto alla luce da poche settimane. Non si può certo parlare di addestramento relativo alla selvaggina ed alla caccia, ma ci sono alcuni punti che riguardano l’educazione, che poi si ripercuoterà su tutto il suo comportamento, che possono essere intrapresi già a due o tre mesi. Un cucciolo di questa età, se ben nutrito, sano, proveniente da genealogie accertate ed esimie, da genitori esercitati sul terreno, ha già le facoltà di apprendere molte cose, come ad esempio di accorrere alla chiamata, di comprendere il suo nome e distinguerlo fra quello degli altri fratelli di cucciolata, ed anche fra gli altri inquilini del canile. Tutti i giorni il cucciolo dovrà essere chiamato ed in modo inequivocabile, affinché capisca che la voce è rivolta proprio a lui e non ad altri, premiandolo con qualche bocconcino prelibato quando accorre sollecito, soprattutto modificando la voce a seconda delle circostanze, perché capisca dai vari toni quello che si vuole da lui. E da questo momento che, seppur con una certa precauzione, bisogna mettere in atto quel sistema d’addestramento che per primo mi confidò il compianto Deho’: quello della mano di ferro in guanto di velluto.

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Perché si va a caccia” Etica Venatoria”

 22119790_10210129352214971_951072266_oAlle ultime luci del giorno, quando la notte sta per scendere sulla foresta, si fatica a vedere. Ad ogni minuto che passa le forme si fanno sempre meno distinte, i colori vivi dell’autunno si fondono in tante tonalità del grigio. Ma è questa l’ora del cervo. E io lo attendo. Ancora cinque minuti, mi dico mente scruto nel binocolo, seduto alla base di un vecchio larice. Una cincia si posa per un attimo sul ramo più vicino e poi riparte, verso il suo riposo notturno. Ma sotto il lieve battito di ali percepisco un altro suono, diverso. I miei sensi si allertano e lo sento di nuovo, più vicino. È un lieve calpestio sulle foglie, seguito da un colpo secco, legnoso. È lui!

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L’ORSO MARSICANO, i paesi e le autostrade -di Franco Zunino-

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Un proverbio dice che quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito. Lo si potrebbe adattare alla situazione dell’Orso marsicano, dove sembra che tutti (anche le autorità, ed è la cosa più grave!) anziché cercare di capire i motivi o le ragioni del perché la popolazione ormai sempre più sparuta di quest’animale non viva più nel suo habitat naturale di ancestrale memoria (peraltro protetto come Parco Nazionale proprio allo scopo di difenderlo) è ormai sempre più presente nei paesi, specie in quelli del circondario del Parco (quest’anno ha nuovamente più volte fatto la sua comparsa anche nella capitale dell’area protetta, Pescasseroli e addirittura è stato visto anche attraversare l’autostrada Roma-Pescara per dirigersi sempre più lontano dal Parco), si premurano tutti di richiedere provvedimenti non per far rientrare o far restare gli orsi nel Parco e nel suo range storico di sopravvivenza, ma:

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Edvard Munch e il Setter Gordon scritto da -Dott.ssa Maria Stella Porcu-

Bjørnar Fuglerud

Foto di Bjørnar Fuglerud

La prima domanda che sorge spontanea nel leggere un titolo del genere è: “cosa c’entra Munch, il famoso pittore norvegese dell’Urlo con il Setter Gordon?”. La risposta è semplice: apparentemente niente.

tmp644104390772260866Ma se poi andiamo a vedere la cultura scandinava, ebbene tale cultura è impregnata di conservatorismo; non parlerei di isolamento in quanto sono sempre riusciti a “cavarsela” da soli e in maniera egregia. Se guardo l’Urlo di Munch non vedo solo i colori della razza che ci piace tanto, il nero e il fuoco. Il concetto è diverso: in realtà il Setter Gordon ha ben poco a che vedere con un pittore che ha fatto del suo viaggio interiore un’icona.

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