2013 (451)Quest’anno ho cacciato da solo. Mario ha avuto dei problemi familiari e ha rinunciato alla caccia. I cacciatori che incontro, sostengono che non trovano beccacce, al contrario io non mi posso lamentare, non né incontro tantissime però Astro qualcosa trova sempre. Inoltre riesco a tenere una buona media nel tiro, grazie al fatto che ammazzo anche alcune beccacce con colpi fortunati. Va bene l’esperienza nel tiro al folto, ma a volte, è fortuna sfacciata, in ogni modo il carniere lo rimedio. Non ho ancora ben capito cosa scatta in me quando caccio da solo. Forse più o meno inconsciamente voglio dimostrare a chi non è venuto che a beccacce non bisogna mai mollare, oppure mi sento in dovere di battere anche il terreno che avremmo battuto in due. Il risultato è che faccio delle camminate pazzesche, ma che a volte ripagano con grosse soddisfazioni.

Esco dalla selva percorrendo il sentiero del roccolo, nel tempo in cui il sole che tramonta dietro il Manos diventa colore arancio e i suoi raggi mi colgono diritto sul viso, costringendomi a socchiudere gli occhi. Avere la gioia dentro e il sorriso stampato sulle labbra è una soddisfazione che cancella la fatica di una giornata di caccia e imprime nella mente immagini di tramonti che altrimenti non noteresti. Cacciare un intero splendido giorno d’Ottobre, dove il sole e i colori d’Autunno già riempiono la giornata e rimediare un’unica beccaccia poco prima del tramonto, è una bella soddisfazione. Alla beccaccia avevo sparato sotto ferma, però ero messo male è stato possibile un solo colpo. Per un attimo mi risento di non essere stati in due a potersi piazzare, ma poi, rassegnato, tento un’ultima improbabile rimessa. L’unico colpo che avevo sparato mi sembrava in direzione, ma quasi certamente è solo un’impressione. Dopo aver fatto tutti i tentativi possibili per rimetterla rinuncio alla ricerca perché il sole tramonta, ma non senza estendere la cerca verso il basso, in direzione del tiro per almeno trecento metri. Astro all’improvviso ferma e in seguito dopo un frullo mal riuscito, afferra la beccaccia che ha un’ala spuntata, sfiorata da un solo pallino di striscio che ha spezzato la remigante vicina alla penna del pittore. L’amarezza di un cappotto attenuato dalla felicità per un recupero riuscito solo perché caccio con un “animale” chiamato Astro, riesce a stamparmi sulla faccia il sorriso. Nello che sta ammucchiando le foglie sotto gli alberi dell’appostamento, m’invita a prendere un ultimo caffè e mentre mi dice: “Ho sentito un colpo sul filo del dosso” mi guarda e capisce.