CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Beccacce autunno 2018: NOTIZIE DA FRANCIA E SPAGNA Silvio Spanò

Beccaccia, cane e cacciatore. “Foto trovata in rete autore sconosciuto”

 Riassumo alcune notizie tratte dall’INFO 1 dell’ONCFS datato il 14 dicembre 2018  realizzato da D.Coreau, F.Gossmann, K.Le Rest, M.Passerault  del Réseau Bécasse.

In calce aggiungo notizie sullo stesso periodo di passo relative alla Spagna a cura della Commissione Biologica del Club Cazadores de Becada e firmate dal Presidente M.Minondo.

Termino con qualche considerazione su casa nostra, sottolineando che sarà meglio aspettare a fine inverno per un articolo esauriente!

A metà dicembre 2018 la percentuale di giovani nelle catture a scopo inanellamento in Francia è stata del 56%, che suggerisce un successo riproduttivo medio, coerente con le condizioni  di riproduzione eterogenee constatate nell’insieme dell’area di riproduzione ( buone nelle Russia centrale, ove tuttavia i conteggi dei maschi in croule  sono risultati a livelli minimi degli ultimi 12 anni!  Meno buone nelle regioni di nidificazione più occidentali – Paesi Baltici, Finno Scandinavia, Bielorussia, Polonia – a causa del clima primaverile/estivo secco e caldo).  Molti giovani nelle regioni costiere (65-75% nelle catture) dove, nei prelievi di caccia, la percentuale di giovani a metà dicembre era sul 74%.

L’inizio stagione è stato legato al freddo, accusato già a fine settembre limitatamente a Scandinavia, Finlandia e parte NO della Russia, ma più sensibile da fine ottobre sull’area principale di nidificazione, compresa la Russia europea. A fine novembre la temperatura è nettamente caduta su valori sotto la norma  in tutta l’Europa orientale, situazione che ha spinto la beccacce a distribuirsi verso le grandi aree di svernamento.

I primi uccelli sono giunti su territori assai siccitosi, a parte la frangia mediterranea stranamente assai beneficata dalle piogge: a maggior sofferenza idrica sono state le regioni centro-orientali (Borgogna e Franche-Comté) ove le giovani hanno preferito non fermarsi e procedere oltre verso ovest. Questo spiega gli arrivi  a partire da metà novembre nella Francia occidentale che ha beneficiato di precipitazioni precoci.  Non è impossibile che alcune beccacce possano essere  ancora ferme in Paesi “a monte” in attesa di freddi più severi per raggiungere eventualmente l’estremo ovest europeo. Col procedere della stagione sarà forse possibile verificarlo.

Spagna. Estese zone del territorio sono state ben “umidificate”, in modo da risultare ottimali a fine novembre (diversamente dagli ultimi anni precedenti); siccità solo nelle regioni cantabriche. Le temperature  novembrine sono state nella media  (11° circa) ; l’anticiclone a dicembre ha bloccato le burrasche atlantiche, diminuendo le precipitazioni, ma permanendo una situazione ottimale su gran parte del territorio, con scarse gelate e poca neve. L’ICA  risultato 1,26 al 1° gennaio (un po’ superiore alla media del periodo 2005-20018). Con variazioni da 0,33 a ottobre , 1,15 a novembre (regolare, l’anno precedente era 1,35), 1,54 a dicembre (buono, l’anno precedente era simile) si può parlare di stagione soddisfacente, anche se le beccacce hanno preferito l’area mediterranea e l’interno, a fronte della frangia Cantabrica. In pratica l’aumento spettacolare è stato a metà novembre, con picco nella prima decade di dicembre  e buone densità fino a metà mese. Un calo negli ultimi giorni dell’anno.

Il peso medio di 299 g è inferiore a quello dello scorso anno e merita attenzione.

La percentuale di giovani pari al 62%  è superiore a quella dell’anno precedente (58%) e sembra che il cattivo successo di cova in alcune aree nord europee non ne abbia risentito .

Pertanto,  tranne radicali eventi possibili ancora, nei territori studiati le densità sono su valori lievemente superiori a quelle medie e la percentuale di giovani francamente alta! La situazione anticiclonica che dovrebbe perdurare fino a metà gennaio con venti favorevoli a nuovi arrivi potrebbe aumentare gli effettivi.

Proseguiremo nell’informazione!

Questi due estratti dalle notizie appena scritte per Paesi a noi vicini e che in parte sfruttano popolazioni che interessano anche l’Italia, almeno quella settentrionale , offrono un quadro essenzialmente/epidermicamente positivo e paragonabile con quanto è accaduto da noi.  Ovviamente , come si è visto, l’esistenza di regioni disertate o comunque meno frequentate, si è verificata qua e là  su territori per lo più meno beneficati dalle precipitazioni estivo-autunnali.

Tuttavia si dovrebbero doverosamente fare alcune osservazioni critiche verso questa generale visione ottimistica!

1-La reazione al timore di un crollo del capitale in seguito  all’oggettivo abbassamento della percentuale di giovani nei carnieri del 2017/18 lungo gran parte della area migratoria e di svernamento europea (ovviamente a fronte di concentrazioni anomale di giovani in relativamente poche aree privilegiate , es.NW della Francia) legata a una lunga estate eccezionalmente calda e secca, ha enfatizzato (mitizzandola e strumentalizzandola ) una indubbia, insolitamente alta, percentuale di giovani (= notevole successo riproduttivo) come previsto dagli studi effettuati nella Russia centrale donde provengono gran parte delle beccacce svernanti in Europa occidentale. Per contro si è “evitato di parlare” della cattiva stagione nelle aree di nidificazione finno-scandinave e centro-nord europee. La due situazioni hanno probabilmente portato ad un maggior arrivo dei giovani dalle fortunate aree riproduttive russe (ricordo –a costo di ripetermi-  che sempre per la Russia centrale, dove da decenni si fanno conteggi dei maschi in croule primaverile, la primavera 2018 ha fornito la più bassa densità di questi riproduttori degli ultimi  12 anni), ma essendo l’age ratio un dato percentuale, il buon successo riproduttivo ha “mascherato” la bassa quantità di adulti che, sottolineo, sono il vero “capitale” della specie che, per essere conservato, deve essere implementato dagli individui giovani sopravvissuti  alla mortalità naturale e al prelievo venatorio (fattori entrambi più pesanti nei soggetti con meno esperienza).

2- Il peso medio degli uccelli incarnierati tende a diminuire, le cui cause dovrebbero essere indagate con maggior impegno e che probabilmente potranno risultare da diverse variabili ecologiche, non ultimo il disturbo antropico (caccia in primis) che aumenta il consumo energetico e  diminuisce il tempo disponibile alla ricerca del cibo . A guardar bene quest’anno ho avuto notizie di distribuzione anomale: lunghe ricerche a vuoto e improvvisamente alcuni soggetti presenti contemporaneamente in pochi metri quadri: evidentemente una concentrazione in punti di pastura privilegiati e meno numerosi di quanto  sarebbe stato pensabile a prima vista. E ancora: notevoli buttate rapidamente esaurite (e non ritengo solo per abbattimenti a tappeto!). Ricordo anche che il “nervosismo” delle beccacce osservato quest’anno più che in precedenza,  potrebbe esser a volte connesso – oltre al disturbo – alla deficienza di pastura.

3- Ovviamente non abbiamo ancora dati sulla maggior parte dell’inverno e i suoi possibili colpi di coda !

4-Tuttavia notizie recentissime e di prima mano mi riportano ad una realtà più logicamente accettabile: le recenti nevicate nel centro sud non sembrano aver causato i danni temuti con concentrazioni lungo la costa, in quanto mi dicono che beccacce all’interno non ce n’ erano! E allora torna fuori l’interpretazione equilibrata del quadro: le beccacce si sono distribuite, anche numerose e dove loro preferivano, in alcune zone sono rimaste anche piuttosto a lungo (soprattutto in altitudine), i “forti” e i “fortunati” beccacciai ne hanno trovate in quantità soddisfacente, ma non  esageratamente. Tranne le solite eccezioni, ampie zone, magari momentaneamente  buone, non hanno tenuto, forse anche per preparazione del suolo insufficiente e si sono svuotate. Staremo a vedere, ma a fronte  delle notizie da sballo, cominciano a sentirsi notizie più calme, cui se ne accavallano di inaspettate, e per me positive (!) come la Toscana che, nonostante  abbia ancora buone presenze nel senese e grossetano, chiude la beccacce al 10 gennaio (ma per motivi di ricorsi, similmente a quanto ha fatto la Liguria chiudendo il 31 dicembre). 

Vorrei tanto che l’amico Sergei Fokin,  responsabile del gruppo di ricerca sulla beccaccia di Mosca, potesse scrivermi la prossima primavera che le beccacce alla croule (riproduttori) sono tornate numerose come una volta!

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5 Comments

  1. casale giuseppe

    Faccio i complimenti al Dott. Spanò per la sua interessante ricerca scientifica sulla BECCACCIA , io sono convinto che oggi per difendere una corretta gestione di un patrimonio da conservare come quello della BECCACCIA ,la stessa deve andare di pari passo con la conservazione di una attività venatoria sostenibile basata anche sulla scienza ma con un calendario venatorio concordato con tutti i paesi dell’unione Europea ,paesi Baltici e Scandinavi ,Russia, ecc. Sino a quando esisterà un turismo venatorio incontrollato e spregiudicato con certi calendari e forme di caccia troppo permissive concesse da alcuni stati, non sarà mai possibile parlare di una significativa e seria gestione della specie , continueranno purtroppo ad essere parole al vento ……

  2. Olivieri Gian matteo

    LA COLPA PIÙ GROSSA OLTRE ALLE CONDIZIONI CLIMATICHE SONO LA CACCIA ALLA PASSATA MATTUTINA E SERALE COLPA SEMPRE DI MOLTI CACCIATORI EUROPEI COME MI DICEVA IL PRESTIGIOSO PROF.PENACCHINI CONOSCIUTO A LIVELLO EUROPEO E MONDIALE

  3. Alberto

    50 licenze sulle beccacce con uscite vari paesi d’Europa .i n che vengono abbattuti estero in Italia vengono fatti di passo in una settimana. Nessuno in Italia e Europa vuole fare niente per proteggere questo stupendo animale. Bologna provincia che non ha niente da imparare da nessuno . Tutti sanno come viene gestita caccia in questi. N. Di animali catturati. Tempo fa apri la caccia al mattino orario unico alle 7 .be quell anno incontri 3 volte quelli attuali
    Perciò in tutta Europa orari e fine 31-12 altrimenti aria fritta alberto

  4. Daniele Ubaldi

    La posta è la causa dei 2/3 dei prelievi, in Italia e non solo. Questo lo sa chiunque vada a caccia da almeno 3-4 stagioni. Non è chiudendo la caccia seria 20 giorni prima, o addirittura fermando la caccia alla beccaccia un’ora prima del limite, che la si proteggerà… Anzi, fermarla un’ora prima significa mandare a casa e persone corrette e lasciare il campo libero ai postaioli, Caro Professore, avrai sempre la mia stima incondizionata, ma la tutela della specie e della categoria dei cacciatori non passa per la strada delle ulteriori restrizioni ai danni degli onesti! Un saluto

  5. Bube

    Ovviamente i cacciatori onesti non possono condividere. Ed è inutile stare a ripetere i motivi che tanto ormai sono diventati nauseanti. I cacciatori non hanno bisogno di teorie, Loro conoscono bene la beccaccia e sanno bene come comportarsi, pretendono solo maggior tutela della loro pratica venatoria che non può essere quella della legge del taglione. Non hanno di certo bisogno di coloro che vogliono fare il “finocchio con il culo degli altri” come dice un vecchio proverbio. Sono stanchi!

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