CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

EMOZIONI DIPINTE-Quando le beccacce-

Le belle annate famose per l’abbondanza di beccacce che segnavano per noi vecchi altrettante stagioni di felicità, vanno facendosi sempre più rare. Un ricordo nostalgico sento ancora per il tardo autunno 1907. Purtroppo oggi è andato persino il bellissimo, suggestivo campo d’azione in omaggio alla cosiddetta civiltà…

Parto da Genova con un amico, vecchio espertissimo cacciatore, per le paludi Pontine dove alle volte avevamo cacciato, insieme a beccacce e beccaccini, fra Terracina e Anzio.

Facciamo scalo alla stazione di Sonnino, e per Ponte Sisto andiamo a Lestra Arduino. Il dieci novembre l’accampamento era sistemato: una tenda da esploratore per alloggiamento nostro, una tenda cucina, una per magazzino che serviva anche d’alloggio per un uomo di servizio, buon cuoco, ex nostromo su barche e velieri, capace di fare un po’ tutti i mestieri, un uomo prezioso per la vita dell’accampamento. Avevamo a breve distanza due capanne costruite in legno, ove abitavano con le loro famiglie pastori-cacciatori, Momo e Silvano, praticissimi della foresta, da noi assunti in servizio di guida. La sera stessa dell’arrivo si uccisero tre beccacce all’appollo. Il giorno seguente ebbe inizio la giornata di caccia tipo con l’orario che, pressoché invariato, venne continuato fino al 23 dicembre, ultima giornata di caccia. Si cacciava con qualunque tempo, anche con tempaccio. Al mattino, prima del crepuscolo eravamo appostati per l’appollo; poi prima colazione e partenza per la caccia in foresta: a mezzogiorno seconda colazione, al sacco; a sera prima del crepuscolo, all’appollo, poi a cena e a letto. Ogni giornata si camminava dalle nove alle dieci ore, benché il mio amico avesse passata la sessantina. In 43 giornate d’accampamento si fecero 39 giornate di caccia, di cui 35 in foresta e 4 in palude; queste ultime faticosissime. Il mio amico aveva una bracca e una setter inglese, entrambe addestrate da me; io avevo una bracca ed una pointer; quattro femmine di primissimo ordine, di addestramento perfetto. Ognuno di noi adoperava un solo cane ogni giorno e così ogni cane lavorava a giornate alterne…. Le due guide portavano il fucile, ma non dovevano sparare alle beccacce. Ogni giorno quello dei due cacciatori che faceva più grosso carniere era promosso caporale ed assumeva la scelta della località di caccia per il giorno successivo. Nei primi giorni si uccidevano da due a quattro beccacce per ciascuno; dopo il 16 novembre le beccacce andarono aumentando di numero e i carnieri si fecero sempre più grossi fino a culminare il 27 novembre con un massimo di 34 beccacce. Quel giorno toccò a me la promozione a caporale con un carniere di 19 beccacce; all’aspetto del mattino, 11 in foresta e 3 all’aspetto della sera. Nelle quattro giornate dedicate alla palude si uccisero ogni volta da venti a trenta beccaccini per ciascun cacciatore. Due, tre volte per settimana passava alla Lestra il “fustegaro”, un uomo che comperava le beccacce pagandole una lira l’una, e se le portava via in due grosse ceste a basto di mulo. Nelle migliori giornate facendo il giro dalle basi occupate dalle comitive dei cacciatori nella regione, raccoglieva più di trecento beccacce. In una sola volta il “fustegaro” ritirò dalla nostra tenda circa 80 beccacce uccise in tre giorni. Alla domenica si andava alla messa; la diceva un prete venuto da Terracina in una cappella, S.Andrea, lontana dal mondo civile presso la spiaggia tra il Circeo e Anzio, appositamente pei cacciatori che convenivano a piedi o a cavallo dalla selva di Terracina, dalle macchie di Bassi”. del Quarto e di Caserta e fin dalla lontana selva di Cisterna. Formavano un quadro caratteristico e suggestivo quei cacciatori sparsi dinnanzi alla cappella, parte in piedi, parte inginocchiati appoggiati al fucile, i cani d’appresso, i cavalli legati agli alberi attorno. Dopo la messa si andava a caccia. Una domenica c’incontrammo alla messa con il marchese Eugenio Niccolini, conosciutissima figura e gran cacciatore, amicissimo del mio compagno. Dal 20 dicembre il freddo si era fatto intenso e le beccacce si erano fatte rare. Il giorno 23 il termometro segnava tre gradi sotto zero. Prima di sera si levaron le tende, alla sera del 24 eravamo ritornati ciascuno a casa sua. Alla resa finale dei conti le beccacce raccolte superavano le quattrocento.

Felice Delfino ADDESTRAMENTO DEL CANE DA FERMA – Ed. Olimpia, 1947

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2 Comments

  1. Riccardo bellagamba

    Altri tempi.Buon per chi ha vissuto quel periodo specialmente se non aveva problemi economici.

  2. fabrizio bessi

    sto cercando, senza successo , una copia del libro “addestramento del cane da ferma” di Felice Delfino. Potete aiutarmi?
    grazie.

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