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Ho sempre creduto che ogni tipo di caccia, sia lo specchio dell’animo del cacciatore che la pratica.

Del resto trovo che ogni selvatico, con i suoi modi e le sue abitudini, sia legato da un filo invisibile al carattere e all’animo dei suoi predatori umani, attirandoli verso di se. Poi anche l’imprinting del cacciatore fa la sua parte, mio nonno era un romantico ammaliato beccacciaio con le sue regole ed i suoi modi che più o meno sono diventati i miei.

Cacciatore romantico si, perché ormai con i tempi che corrono credo che il romanticismo più stretto, per intenderci quello che narrava di romanzi cavallereschi e suscitava un grande sentimento, si sia rifugiato negli antichi mestieri e soprattutto in quell’esercizio che noi pochi fortunati continuiamo a praticare per boschi, monti e pianure.

Molti i grandi cacciatori romantici che mi vengono in mente, penso a Mario Rigoni Stern che nel passo successivo riesce a descrivere quell’emozione primordiale che lega la vita al dare la morte :

“Il paese s’è acquetato e apparentemente dorme. Solo i segugi tirano le catene nei cortili, ogni qual tanto alzano la testa e abbaiano contro le stelle; non hanno letto il calendario, pure da tante cose hanno capito che il momento è arrivato. I cani da ferma: setter, pointer, bracchi si agitano nel sonno, che non è sonno, ma sogno della giornata che si preannuncia, e uggiolano e brontolano e fremono con le narici e le labbra.

I boschi, le valli, i monti, le case, gli uomini, i selvatici sono come avvolti in un’aria misteriosa e insolita. Qualcosa di nuovo accadrà certamente domani. Molti uccelli avranno stroncato il volo, molti quadrupedi la corsa. Sarà morte per tante creature, sarà la fine dei canti, di danze, di fame, di gelo. Un colpo: un’ala che si stira, una zampa che si rattrappisce: poi nulla.

No, non nulla. Dall’altra parte ci sarà un uomo che raccoglierà non solamente il capo di selvaggina, ma anche tutto quello che questo era da vivo: libertà, sole, spazi, tempeste. All’uomo, inconsciamente, servirà dopo, quando riprenderà il lavoro di tutti i giorni e più ancora quando sarà vecchio e sarà lui ad aspettare la morte.”

Poi mi viene in mente un grande maestro ed attuale mio lume dell’Ars Venandi Goffredo De Matteis, che tra i suoi vari insegnamenti e consigli d’oro, più brevemente ma in modo non meno incisivo recita :

“Le boscaglie c’erano, che con la loro “bella d’erbe famiglia e d’animali” formavano una sorta di coro arcadico.

Il pastore ed il cacciatore (di beccacce) aggiunsero una “voce” che, quasi secondando la natura, si armonizzò e fu melodia che ha dilettato generazioni di seguaci di Diana.”

Queste parole di Goffredo sembrano attestare che ad una categoria più che ad altre spetta il drappo del romanticismo, infatti, è “il beccacciaio” a ricordare nei modi e nei costumi il cacciatore romantico dell’Ottocento.

Come dicevamo in apertura, un filo invisibile unisce il cacciatore alla preda più confacente. Nel nostro caso la beccaccia, uccello schivo, solitario, silenzioso abitante degli angoli e boschi più reconditi, dalle abitudini particolari e dalla superba eleganza, rappresenta certo il selvatico più romantico, ricorda il carattere ed attira verso di se quei cacciatori che amano la solitudine apprezzano le sfumature che la natura regala, osservano ogni piccolo elemento come il brillare della rugiada, il suono del vento tra i rami degli alberi, quello dei ruscelli che scorrono tra la rigogliosa natura onorando la stessa ed i frutti che essa concede quasi come manifestazioni divine. Anche loro come la beccaccia tengono molto all’eleganza scegliendo con cura, come del resto facevano i cacciatori dell’Ottocento, il proprio abbigliamento, ma la cosa che distingue in assoluto il vero beccacciaio è insita nel suo animo, egli deve avere un morale ed una tenacia fuori dal comune e soprattutto dovrà amare la propria preda tanto da pensarla trecentosessantacinque giorni all’anno.

Purtroppo oggi sono molti i cacciatori di beccacce, ma pochi i romantici beccacciai.

Il romantico beccacciaio a differenza del cacciatore di beccacce, è colui che caccia per il piacere di farlo e non per il gusto di mostrare agli altri le proprie prede. Per lui non conta la quantità, ma la qualità. Se la beccaccia è in difficoltà, come nel caso di forti gelate, concentrandosi in luoghi ristretti e mostrando il fianco, egli non cerca di spopolare il bosco e soprattutto non scende a praticare atti di bracconaggio aspettandola all’uscita dal bosco quando questa si dimostra più forte di lui. Conosce, abitudini luoghi e furbizie della beccaccia in qualsiasi condizione di caccia, sa scegliere accuratamente il posto della battuta se il vento tira da nord o da est, se è sereno, se piove o se è nuvoloso, sa benissimo di dover curare e proteggere la beccaccia più di qualsiasi altra istituzione o legge perché se non lo fa lui pochi sono disposti a farlo.

Non condivide affatto le distruzioni, le caccie in battuta ed in particolar modo odia l’esibizionismo, non parla mai delle beccacce uccise ma solo di quelle che non è riuscito ad avere. Inculca la sua tenacia al proprio ausiliare con il quale condivide gioie e dolori di questa bella attività, spesso alleva, sempre ama ed accudisce come un famigliare il suo amico a quattro zampe, ed alla fine a forza di starci insieme, lo fa diventare romantico anche lui.

Questi romantici, cane e cacciatore, spesso dopo una giornata senza nessun incontro, continuano a cacciare con lo stesso ardore e la stessa tenacia fino alla fine nella speranza del fatato incontro prima del sopraggiungere della notte.

Allora l’uno incoraggia l’altro, il cacciatore usa parole delicate consapevole che il compagno ha dato il massimo, ed il cane ricambia con la sua cerca ritmica che infonde voglia e istiga il proprio amico a continuare fino a buio. Ed è proprio adesso che tutto tace e la coda frangiata diventa rigida, proprio adesso tutta la stanchezza sparisce ed i due amici romantici raggiungono e vivono la loro passione. Un attimo dopo uno riporta amorevolmente l’ambita Regina e l’altro ricambia con parole affettuose e carezze infinite.

Poi prima del sonno nelle loro menti scorreranno tutte le emozioni trascorse durante la giornata, ferme, consensi, frulli, padelle, prede raccolte ecc.ecc. in un susseguirsi di immagini che narrano un romanzo cavalleresco, e suscitano un grande sentimento nei loro immensi cuori di Romantici beccacciai.

Stocchi David

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