Dik bracco/pointer di Romano Pesenti

Tratto da www.continentalidaferma.it

Le razze di Continentali da ferma recentemente comparse nel panorama cinofilo venatorio italiano, richiedono indispensabili approfondimenti sulle relative caratteristiche stilistiche.

Negli anni ’50 circolavano ancora alcuni “brac-poenter” (scritto così come si pronunciava), cioè incroci fra Bracco italiano e Pointer, molto apprezzati dai cacciatori perché fondevano le due razze mediandone i comportamenti, col risultato di ottenere cani efficienti per la nostra caccia, nei nostri terreni; perché da noi le starne c’erano, ma soprattutto nei calanchi dell’Appennino, e le risaie (e le marcite) “buone” per beccaccini non eran adatte ai cani da ferma “Inglesi”, troppo veloci e con cerca troppo estesa.

Nulla di meglio perciò che incrociare l’allora decisamente lento Bracco italiano con il veloce Pointer per ottenere cani dalle prestazioni intermedie. E siccome l’ampiezza di cerca è comportamento trasmesso da un carattere senza dominanza, vi erano buone probabilità che i brac-poenter avessero una cerca più ampia di quella dei Bracchi…ma più ristretta rispetto a quella dei Pointer. Ovviamente quegli incroci avevano ricevuto dal genitore Pointer il dominante “trotto-di-trasferimento”, quindi la loro andatura in cerca era il galoppo, pur se rallentato rispetto a quello del Pointer. Ed anche per altre caratteristiche il brac-poenter era a metà strada fra le due razze: il più delle volte gli assi cranio facciali erano meno divergenti rispetto al Bracco italiano, né così convergenti come nel Pointer; la corporatura era più leggera del bracco e più pesante del Pointer… perché son tutte qualità geneticamente trasmesse da caratteri senza dominanza. Ma pur essendo palese che il brac-poenter era un miscuglio delle due razze, di fatto non ce n’erano due uguali, anche tra fratelli della stessa cucciolata, sia per morfologia che per comportamento: una diffusa credenza popolare diceva che nella cucciolata, quelli più poenterizzati erano quelli più avidi nel mangiare …ed era ovviamente una cazzata. E lo stile di quei cani com’era? Un domanda del genere ai cacciatori d’allora avrebbe causato come minimo una manifestazione di stupore: “Lo stile???? Che cavolo è lo stile???” … e indicando il carniere pieno avrebbero risposto “Questo è lo stile!!!!”. Ed avevano pienamente ragione perché lo stile è l’essenza di una razza…ed il brac-poenter non era una razza, ma un meticcio le cui caratteristiche nessuno cercò di standardizzare e fissare mediante selezione. Non così avvenne invece in altri Paesi dove esisteva una maggior propensione zootecnica; ed infatti in Germania un processo del tutto simile portò alla creazione del Kurzhaar incrociando il locale bracco (discendente da quello italiano) con il Pointer; e ci fu chi si dedicò alla selezione dei cani così ottenuti fissandone le specifiche caratteristiche sia morfologiche che funzionali e stilistiche. Il risultato è stato la magnifica razza che tutti ammiriamo, dotata di qualità che la distinguono inequivocabilmente dalle altre. Ma non tutti furono sempre così bravi ed efficienti, col risultato che si crearono decine di nuove razze Continentali da ferma scarsamente definite (ed ancor meno diffuse) in cui ci fu chi continuò per anni ad immettere sangue estraneo nel tentativo di evolvere razze poco caratterizzate ed indefinite sia morfologicamente ma soprattutto in chiave comportamentale. E ciò avvenne sia ufficialmente – in virtù del “libro genealogico aperto” – che con incroci inconfessati. Ancora una decina d’anni fa si rivolsero a me dei dirigenti francesi della Società Specializzata di uno dei molti tipi di Bracco d’oltralpe, chiedendomi di far coprire una loro cagna da un mio Bracco italiano nell’intento di ricostruire nella loro razza le qualità tipiche del “bracco” troppo diluite dall’insistente ricorso al Pointer. Non se ne fece nulla, ma mi parve un’inutile sforzo perché – ammesso e non concesso che venisse raggiunto il desiderato obbiettivo – avrebbero impiegato anni di lavoro per fissare, nella migliore delle ipotesi, una brutta copia del Kurzhaar. Recentemente ho visto all’opera alcuni Weimaraner che mi hanno stupito per quanto sono diversi da quelli che avevo conosciuto quando mio padre me ne regalò uno negli anni ‘40; allora erano tutti di taglia decisamente robusta e con un carattere poco affabile. Poi in Europa erano praticamente scomparsi per riapparire negli Stati Uniti dove – in virtù del loro peculiare mantello – si affermarono esclusivamente come cani da compagnia, molto alleggeriti ed ingentiliti nell’espressione (…e nel carattere). Ora sono ricomparsi in Italia con la lodevole intenzione di riproporli anche come cani da ferma, ma in tal senso c’è ancora molto lavoro da fare. Altra razza che da qualche anno ha fatto il suo ingresso in Italia è il Bracco francese, la cui visione determina in me un certo sconcerto per la disomogeneità sia del loro aspetto che del modo con cui svolgono la funzione di caccia (cioè lo stile). Ed è un aspetto che mi rimanda alle esperienze a suo tempo vissute coi brac-poenter. Ma lo stile di questi Bracchi francesi è tanto ben definito da inequivocabilmente identificare la razza? Se si, i nostri giudici lo conoscono così bene da giustificare le altisonanti qualifiche con cui occasionalmente li gratificano?

Dik Brac-poenter di Romano Pesenti

La regola di base è che quando un cane svolge un lavoro efficace, la sua qualifica è di almeno Molto buono; se – oltre ad essere un cane utile – dimostra stile di razza, la qualifica sale all’Eccellente (…ed addirittura al cartellino se mette in mostra stile ai massimi livelli). Quindi lo stile gioca un ruolo determinante nella valutazione delle prove. Per un Bracco italiano lo stile lo vede anche un orbo: quindi se sgaloppazza in modo sgraziato, o se il trotto non è spinto (e quindi non provoca fasi di sospensione dei quattro arti) fa storcere il naso e non potrà far scucire più di uno stiracchiato Molto Buono; per un Kurzhaar il controllo dello stile implica una consapevolezza più sottile, perché il tipico “galoppo hunter” richiede una capacità percettiva che non è di tutti ….però non vi sono dubbi su cos’è lo stile di questa razza; l’Epagneul Breton richiede lui pure una competenza specifica per apprezzare il tipico galoppo saltellato, certamente diverso da quello allungato e radente di un Setter; ma l’andatura ed i comportamenti del Bracco francese sono tanto ben differenziati da poter essere lo schema portante di uno stile di razza? Perché, se così non fosse, ogni Bracco Francese che svolge una cerca efficace e ferma correttamente si porta immancabilmente a casa il cartellino … o almeno questo è il dubbio che sorge in me vedendoli lavorare. In tal caso è ovvio l’ingiusto vantaggio di cui gode la razza in termini comparativi. Ovviamente questi son solo “pensieri a voce alta” su cui però qualcuno dovrebbe meditare per eventualmente approfondire il tema sia con le Società Specializzate responsabili di queste “new entries” del panorama cinofilo-venatorio italiano, sia con il corpo giudicante incaricato di certificare i valori espressi dalle razze. Perché giudicare una razza poco differenziata nello stile è un’impresa ardua che necessita una sensibilità ed una conoscenza ottenibile solo con particolari approfondimenti.