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Paolo Chinazzo ha inviato a Bonasegale la notizia, con foto illustrativa, della cattura di una brevirostra avvenuta intorno al 10 dicembre 2016 nell’alveo del fiume Piave a Maserada (TV), che merita qualche commento.

Innanzi tutto si tratta pur sempre di soggetti anomali che val la pena di segnalare, anche se una certa “inflazione” delle osservazioni negli ultimi trent’anni, facilitata dalla maggior capacità di divulgazione, ne ha poi fatalmente diminuito l’interesse e pertanto la frequenza delle segnalazioni stesse.

Sarebbe stato invece interessante sapere se il reale andamento delle comparse di  beccacce brevirostre si fosse mantenuto costante o al contrario fosse variato nei carnieri; in parole povere se il fenomeno avesse seguito una curva temporale continua e con quale andamento, ovvero si fosse trattato di comparse discontinue.

Comunque il caso in oggetto, come chiaramente documentato nella fotografia, mostra un uccello giovane dell’anno (in base alla colorazione delle copritrici delle primarie) con lunghezza del becco estremamente ridotta, praticamente inferiore a quella della restante parte del capo, un po’ come si nota nei pulcini di beccaccia nei primi giorni di vita, quando non è ancora iniziata la crescita allometrica del becco stesso (cioè più veloce rispetto agli altri caratteri biometrici). Solo la parte prossimale è più massiccia, come nelle beccacce “normali”.

Per completezza di informazione si ricorda che le prima notizia ufficiale di una cattura di brevirostra è avvenuta in Francia nel 1933; un massimo di dati ci sono pervenuti negli anni “ottanta”…. ed al 2010 erano note oltre un migliaio di segnalazioni provenienti un po’ da tutti i Paesi europei, Russia compresa, alcune relative anche a diversi uccelli uccisi lo stesso giorno nella stessa zona (che hanno fatto pensare a medesime regioni di provenienza), di cui comunque non si conoscono le cause, probabilmente legate a mutazioni. Si definiscono “brevirostre” soggetti con becco inferiore a 55 mm (media calcolata su 78 esemplari pari a 44 mm, estremi 30-55 mm), i cui dati posti su una curva insieme ad altrettanti di beccacce normo-rostre (con becchi mediamente di 66 mm con estremi 60 e 80 mm circa) evidenziano un andamento nettamente bimodale, tipico cioè di un fenomeno discontinuo, che indica due “popolazioni” separate.