CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Cacciare Beccacce di Vanni Mantegari

12036874_163347514005828_8963921747749902490_nLa caccia alle Beccacce è un argomento tanto affascinante, quanto intrigato, di quelli che fanno dividere le fazioni in Interisti e Milanisti, Laziali e Romani …, ma i cani da ferma, che di questa caccia ne fanno una ragione di vita, e le beccacce stesse, paiono non accorgersi di tali diatribe. Ma il mondo è degli uomini, ed il fascino che esercita l’argomento sull’utilizzo comune, rinnova le puntualizzazioni e le personali opinioni in merito. In questa forma di attività venatoria, più che in altre , esiste molta discrepanza  di vedute e interpretazioni, in quanto la beccaccia la si può cacciare negli ambienti più differenti, dalle classiche pendice boscose di montagna dei contrafforti alpini, alle creste più elevate dell’Appennino, ai boschi di collina inframezzati da incolti, nelle vigne, nei coltivi, fino ai corsi d’acqua delle pianure, che creano , a cani e uomini, vincoli di attività venatoria diversi gli uni dagli altri, e fra gli stessi ambienti, altrettante possibilità di esercizio.

A queste condizioni oggettive, per completare il quadro delle volubilità in campo, vanno associati i gusti personali dei cacciatori, frutto del loro  bagaglio di esperienze nel perseguire la beccaccia, che inevitabilmente delinea una disparità di metodologie nell’azione venatoria. Il mutamento dei gusti dei cacciatori, con la moda della “caccia alla Beccaccia”, ha delineato un modo più generico di interpretare l’attività venatoria nel confronto dello scolopacide, perdendo il gusto di esigere una razza di cani da ferma, in funzione delle proprie peculiari caratteristiche allo scopo di avere un maggiore rendimento, per soddisfare l’occhio e il carniere.

Nella economia di un’ annata di caccia alla Beccaccia, siamo condizionati dal loro passo, oltre che alle condizioni climatiche che si alternano con l’avanzare della stagione, e quindi dobbiamo essere pronti a confrontarci con loro in diversi ambienti. Pronti lo devono essere soprattutto i nostri ausiliari. Cacciare le prime Beccacce in arrivo nelle faggete di alta montagna con scarsa vegetazione, nei ” posti d’arrivo”, è assolutamente diverso che perseguire le Beccacce “Impaesate” nei pruneti o querceti giovani, posti al margine di fitte pinete, o in calanchi, o in sieponi  ricoperti da rovi impenetrabili .Il cane da beccacce in tutto questo lavoro che deve svolgere alla ricerca della “Regina”, deve essere maestro, e la sua maestria, oltre al bagaglio di esperienze maturate, deve essere figlia di una indomabile passione per la caccia in genere e per le beccacce in particolare, tanto da dimenticare le sofferenze ch’è obbligato a patire frequentando tali siti. L’utilizzo del cane da ferma  a beccacce è legato, come si diceva,  ai gusti personali dei cacciatori, che ti portano a incontrare nel bosco ausiliari che vanno al piccolo passo, come dei formichieri , perlustrando il terreno antistante gli scarponi, evitando così brutte sorprese al padrone, e quando entrano in emanazione in zona pastura, iniziano un valzer di tartufate in terra, e finalmente riescono (a volte) a fermare la beccaccia, per la gioia del cacciatore, il quale riesce a far fuoco!!.12010531_163236007350312_843033627768273851_o

A volte ti capita di incontrare nel bosco, cani che ti sfrecciano a cento all’ora, restando stupefatto dalla loro abilità a non schiantarsi contro qualche quercia secolare, e ti chiedi se quella frenesia sia dovuta al loro desiderio di sfuggire alla situazione che si sono trovati da affrontare…..rovinando la giornata di caccia al proprio padrone. Ovviamente  questa situazione non è caccia, e di conseguenza nessuna penna del pittore… Fra i due eccessi di ausiliari per affrontare il bosco, esistono onesti cani da beccacce, e soprattutto gli specialisti, che sono i soggetti che bisogna delineare le caratteristiche. La beccaccia, come tutti noi frequentatori del bosco conosciamo, è un selvatico estroso, e il suo vivere è condizionato da mille situazioni, dove la  sua ricerca deve essere una attività venatoria classica, frutto di un fine impegno in ambienti vasti e diversificati, l’ausiliare appropriato è un soggetto di fantasia, con la giusta operosità a sorreggere un’ attività prolungata senza cedimenti   per esplorare più terreno possibile per inventare puntate improvvise, trovando le beccacce  che mai avresti sognato di andare a cercare, su in cresta o giù nel canalone ombroso del bosco, facendoti imparare “posti nuovi”, evidenziando il senso del selvatico, quel quid che differenzia l’artista dal manovale, che marchia le prestazioni d’alto livello e le astrae dal comune tram-tram. Tutto questo sempre con il giusto collegamento, perché è indispensabile che il nostro ausiliare si ricordi del fucile che deve servire. 

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E’ il cane da perseguire, per una classica interpretazione della caccia alla beccaccia, ma deve essere anche l’incarnazione dell’ausiliare artista, dominatore dell’esercizio venatorio specifico, concreto nell’economia della sua funzione, e deve possedere le qualità di razza che appartiene, perché tale è razza che abbiamo scelto per accompagnarci nell’arte venatoria. Un soggetto è un ottimo cacciatore di beccacce , quando lo si vede cacciare con le stigmate della razza che appartiene. Ci vuole classe nell’affrontare una spalla di bosco con metodo toccando tutti i possibili punti di ricetto, ci vuole classe nell’interrogazione olfattive, con azioni decise e concise, ci vuole classe per discernere un quesito olfattivo intricato a terra, ci vuole classe a fermare e accostare sulle “pasturone” impigrite al sole, o guidando nelle giornate di vento teso, nebbia, ecc., beccacce che alle prime avvisaglie si mettono in ala, o ancora peggio negli infiniti duelli con regine che diventano un mito, che cacci per intere giornate nello stesso ambiente, che ti insegnano decine di rimesse, e che se la ridono quando la giornata termina non sapendo che la volta dopo sei di nuovo lì, ad affrontarle con nuove e più  raffinate strategie, con il tuo cane di cui ne hai fatto un questione personale, magari alla fine stagione, e lo vedi tornare da te festante con la tanto “amata” in bocca per la meritata carezza mentre i tuoi occhi si incrociano il suo sguardo deciso e compiaciuto. 10521068_716136651757025_3987410893847398468_n

Ci vuole “tanta” classe nel sapere decodificare in modo deciso e rapido la rimessa della beccaccia. La valutazione di un cane da beccacce non può prescindere da queste caratteristiche minime e sufficienti e, quando ti trovi di fronte a tale ausiliare, e sempre necessario valutare sempre e comunque le condizioni in cui si trova ad operare , nella speranza che abbia dietro a seguirlo un raffinato cacciatore cultore della sua razza utilizzata, che dia tempo alla passione indomita di maturare in passione per il “Bosco e Beccacce”, così di essere ripagato con tante indimenticabili giornate “caccia” , e dalla certezza di avere per la razza un riproduttore di notevole valore, che significa tanto.

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1 Comment

  1. Alberto Pasquali

    Complimenti per l’erudita ed evidentemente vissuta descrizione della caccia alla beccaccia che seleziona molto severamente il nostro ausiliare. Anzi, riterrei opportuno attribuire al cacciatore il ruolo di ausiliare in quanto il protagonista è senz’altro il cane. Ma quanto è difficile trovare un cane che riunisca in sé tutte quelle doti, egregiamente descritte, che fanno la differenza con tanti altri cani e che anche noi, vecchi cultori dello scolopacide, ancora capiamo a stento. Come fa un cane ad arrivare subito sulla beccaccia evitando siti belli ma deserti? Come fa un cane a ritrovare la rimessa in pochi minuti? Qualcuno parlerà di senso del selvatico o di facilità d’incontro ma anche in questi casi non conosciamo bene come faccia a raggiungere il risultato.
    Di cani così ne vengono uno su cento e forse meno.
    Se concordiamo su tutto ciò perché manteniamo tanta severità nella selezione escludendo cani che seppur dotati di tanta venaticità, non interpretano perfettamente lo standard di razza (naturalmente entro certi limiti)?
    Continuiamo a portare in riproduzione cani belli ma stupidi, stilisti che dopo mezz’ora muoiono di stanchezza, che hanno imparato il compitino del lacet e che sono comandati dalla paura della punizione e non dalla passione.
    Mi si dice che si seleziona questo e l’altro ma non è vero.
    Il risultato è che il mondo venatorio strabocca di “mezzi cani”.

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