scansione0013Bobet di S. Faustino era un setter bleu belton di taglia ridotta, una specie di mini-setter quasi come Camp. Antù e la testa ugualmente arrotondata, senza quelle cesellature che mandano in visibilio i cultori del ring, ma i suoi occhi rivelavano una grande intelligenza ed una eccezionale vivacità. La prima volta che lo vidi, mi sembrò un cane da circo: aveva la mania di alzarsi sulle zampe di dietro e rimanere così per qualche tempo, come fanno i barboncini addestrati ai giochi. Mi apparve un po’ ridicolo, certo molto lontano da quelle fattezze dei grandi setters che maestosi incedono nelle esposizioni, compassati come damerini del settecento, femminei ma vigorosi, dalle frange di seta brillante.

Eppure quel piccolo cane suscitò in me subito tanta simpatia; forse fui condizionato da un gruppetto di noti cinofili che parlavano di lui, come di una promessa sicura. Il dresseur Botto lo accarezzava in silenzio e lui per ricevere tali effusioni rimaneva sempre in quella posizione di cane da circo. Quando fu il momento del suo turno, capì al volo che stava per essere lanciato e notai subito i suoi muscoli irrigidirsi, concentrarsi, per poi partire rabbioso con subitaneo cambiamento della personalità e sfrecciare rapido nei grani di Pian Di Giorgio, sempre attento ai richiami, pur al limite dei suoi sconfinati lacets. Apparve a tutti evidente il suo stile ineccepibile; difficilmente era stato possibile vedere un movimento così radente e composto, un portamento ideale di testa.scansione0014

Sicuro sulle starne, Sembrava vivere per loro, sapeva cercarle con la sua azione travolgente per bloccarsi improvvisamente, pur con la dolcezza del setter, quando il suo olfatto lo avvertiva della presenza della brigata o della coppia. Non so se Bober fu cane difficile da addestrare, se nella sua infanzia si comportò da monello o da scolaro diligente, so solo che Gino Botto ne fece un soggetto completo, un vero Campione. Magnifico sulle starne, seppe ben adattarsi anche sulle quaglie liberate dove vinse e stravinse in numerose prove classiche, facendosi sempre ammirare per il suo stile e la geometria del percorso. A grande cerca specialmente, la prova non poteva mai dirsi conclusa finche c’era ancora Bobet che doveva gareggiare, come in quella giornata d’autunno in Yugoslavia quando tutti davano per vincitore un certo cane che peraltro si era comportato molto bene. Uno dei presenti sentenziò: «aspettate che corra Bobet! e Bobet parti, come il solito s’inebriò di spazio, pur attento ai comandi, resse magnificamente il turno finche alla fine di un lacet, dopo breve filata, si schiacciò repentino. Botto accorse, pochi passi di guidata, le starne frullarono rumorose a buona distanza e fu il C.A.C.I.T.!

W Bobet, W il setter inglese!

Ora è morto, qualche figlio e nipote lo ricorda ma non l’eguaglia, almeno nello stile. Le foto non lo raffigurano degnamente, forse non era fotogenico. Bobet andava gustato dal vivo, dal vero, accarezzato a fine turno, prima che Botto il suo vero valorizzatore ed il suo proprietario Enrico Campos, lo ritirassero da parte, tutto per loro.

DECALOGO DEL SETTERMAN
Prologo — il setter inglese è il tuo cane e il tuo migliore amico, a caccia non userai altri che Lui.

1) Fa in modo che mai gli manchino affetto, igiene, cibo e selvatico vero.
2) il setter inglese è un purosangue: non prostituirlo con animali di gabbia.
3) Portalo pure all’inferno ma mai sul Ring.
4) Pratica i campi di prove, ma non perdere mai di vista la caccia.
5) Se non conosci a fondo pregi e difetti della consanguineità, prima di fare un accoppiamento fra parenti stretti, chiedi consiglio a chi la sa lunga.
6) Non acquistare un cucciolo se non sei sicuro che sia figlio di genitori entrambi cacciatori.
7) Non accoppiare mai soggetti timorosi del colpo di fucile.
8) Distingui sempre il Campione di lavoro dal Campione di bellezza e diffida dei setters troppo belli.
9) Cerca di procurarti sempre il meglio a costo di qualunque sacrificio.
10) Non essere indulgente coi soggetti tarati: eliminali.
                                                                                    

Goffredo De Matteis

Un doveroso omaggio a questo grande ausiliare, che ha conquistato il cuore di tanti cinofili e cacciatori per i suoi indiscutibili meriti e per la particolare fisionomia e personalità, con le parole di Laverack, il Maestro, riportate nel cap. I, intitolato: I Setters Inglesi: «Fra tutti i cani da caccia non ve n’è uno che sia generalmente più utile, bello, e che abbia miglior olfatto del setter».