CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

IL cane da Beccacce tra passato e presente di Vanni Mantegari

Vanni Mantegari

Fra cane e uomo c’è un antico legame che viene da lontano nel tempo. Il nostro migliore amico è stato forgiato dall’uomo e le conseguenze di questa “unione” sono anche oggi sotto i nostri occhi. Il ruolo del cane nella società moderna e a caccia , risulta sempre più delineante e rilevante. Partendo da lontano, la caccia alla beccaccia in passato era praticata solo da pochi appassionati, in quanto i nostri habitat “purtroppo” del passato ci fornivano svariate possibilità di attuare diverse forme di caccie “vere” con il cane da ferma. Starne, quaglie, beccaccini, selvaggina tipica di monte, fagiani, coturnici, pernici popolavano allo stato brado la nostra Nazione.

La cultura radicata, l’ambiente e i selvatici presenti nei propri luoghi di vita, consentiva ai cacciatori di qualsiasi latitudine di praticare una autentica attività venatoria. Queste molteplici forme di caccia, dove il generoso habitat concedeva all’uomo e ai cani nutriti appagamenti dell’arte venatoria, faceva sì che pochi cacciatori si inoltrassero per boschi alla ricerca della beccaccia. Caccia difficile, impegnativa e forse poco fruttuosa per quei momenti. Roba per pochi stregati dalla Regina. In bosco alla beccaccia, erano accompagnati da un ausiliare che doveva assecondare le proprie pretese venatorie, legate alla sua cultura, e pochissime volte aveva avuto un confronto con altre realtà di cacciatori praticanti la medesima caccia. Il parco cani era di conseguenza ristretto per numero. Generalmente erano cani frutto di selezione avvenuta con accoppiamenti limitati alle proprie zone di vita. Il pensiero rincorrente era accoppiare fra loro cani che nel bosco erano utili a sparare alle beccacce. Soggetti di poca iniziativa, molto attenti a soffermarsi sulle emanazioni, pronti a indicare in modo gioioso l’emanazione colta a terra, modesto il raggio di azione nella esplorazione del terreno, tanto che il campano a volte era solo un mezzo che serviva a fare rumore nella tranquillità macchia. Cani che praticavano il bosco, ma poco aderenti alla razza segnata nel loro pedigree. Soggetti che più di oggi avevano possibilità di incontro di selvaggina, per maggiore presenza di beccacce nel passato, e anche perché nel bosco era poco frequentato.

Fotografia di Vanni Mantegari

Qualche Beccaccia nel carniere alla sera c’era, il tutto da mostrare all’osteria dei cacciatori, e dopo qualche bicchiere di buon vino a casa pienamente soddisfatti. Questo era il modo di essere cacciatori, in quei tempi. Il cane assoggettato alle volontà dell’uomo, era il frutto di come si intendeva all’ora la Caccia. Il cambiamento socio-culturale della nostra società ci ha portato una visione diversa della caccia, ma soprattutto c’è stata una decadenza ambientale faunistica. La selvaggina autoctona presente, per una autentica caccia e quasi totalmente scomparsa, rimanendo aggrappata alla tipica Alpina e ai beccaccini, con tutte le dovute restrizioni. La beccaccia è diventato l’oggetto pregiato di chi vuole dare ancora “ significato” alla caccia con il cane da ferma. Una moda probabilmente per alcuni, ma stabilita dal decadimento ambientale faunistico, quindi praticata da quei cacciatori che hanno il bisogno di confrontarsi con un ambiente e selvatico rimasti Genuini. La Cinofilia negli ultimi anni è entrata con autorità a far parte del DNA del cacciatore. La visione della attività venatoria è cambiata di pari passo con il progresso, la cultura venatoria si è portata verso altri modi porci all’habitat, dove la caccia deve essere concepita e praticata nel rispetto dell’ambiente e della selvaggina, e la “qualità” della giornata in campagna deve essere prioritaria. In questa nuova evoluzione di porsi alla attività venatoria, il cane diventa il protagonista primario della caccia. Questa maturazione del cacciator , grazie al determinante contributo della cinofilia agonistica, a portato a migliorare notevolmente le qualità dei cani. Le prove a beccacce sono divenute lo scrigno dove potere migliorare la propria cultura beccacciaia. Lo dimostra il notevole incremento che le prove hanno avuto nei giorni nostri, con la loro nutrita presenza di appassionati. Il Cinofilo-Cacciatore, maturato nel proprio gusto trae soddisfazione nel praticare una caccia dove il lavoro del cane sia più raffinato, classico, più aderente alle qualità di razza, in contrasto con un lavoro utilitario, svolto alla meglio del passato. Questo valorizzare l’accademia delle razze nelle prove, ha elevato e preso come punto di riferimento il modo di interpretare la funzione del cane, non più legata ad un nostro ideale personale e soggettivo. Evoluzione avvenuta grazie sicuramente al rivolgersi da parte del cacciatore a linfe di sangue proventi da cani utilizzati in prove agonistiche di altre note di concorso. Soggetti che hanno frequentato o frequentato le prove di grande cerca, di caccia a Starne o prove di caccia sono entrati nei pedigree del cane beccacciaio.

Foto di Vanni Mantegari Lapponia

Questo sostegno genetico a portato a migliorare il parco cani per determinate funzioni. Le qualità di razza espresse in tutte le funzioni del lavoro del cane sono affiorate anche nel bosco, la determinazione, il coraggio l’iniziativa sono ora presenti nell’istinto dei cani alla ricerca di beccacce. Qualità naturali, che a parità di preparazione ed esperienze sul campo, forgiano lo specialista. Diviene specialista quel soggetto che ha conciliato nella giusta misura testa- naso- gambe al servizio del fucile. Doti difficili da conciliare tutte insieme, ma necessarie per avere un cane valido per esercitare questo tipo di caccia, che altrimenti non può essere esercitata. L’allevamento e la selezione che abbiamo effettuato, ci ha portato ad avere un parco cani prestanti con migliori pregi di razza, con un coraggio maggiore nelle esplorazioni del terreno, e in questo utilizzo di cani più atletici diventa più impegnativo conservare una delle prerogative indispensabili del binomio cacciatore- cane, il Collegamento. Questa dote fissata nel tempo tra uomo e cane e geneticamente trasmessa, è di fondamentale importanza per ogni tipo di caccia, soprattutto nel bosco dove il contatto visivo non è possibile. Il progresso umano ci ha portati a servizi nella caccia, e ora nelle prove, di strumenti elettronici come il beeper, che è indispensabile e di fondamentale importanza per valorizzare un corretto lavoro del cane, ma solo se impiegato unicamente per valorizzare la corretta prestazione del cane. Se questo strumento ci permette di sfruttare al meglio il tipo di cani che abbiamo creato, un suo uso scorretto porta trascurare questo rapporto uomo-cane di collaborazione venatoria fissato nel tempo. Il cane deve svolgere il suo lavoro, in piena autonomia, sorretto dal suo istinto predatorio, ma sempre al servizio del cacciatore che porta il fucile a spalla. Questa passione Venatoria del cane di esplorare tanto terreno alla ricerca del selvatico, deve avvenire con metodo, che è la lacuna attuale dei cani che frequentano il bosco nelle prove a beccacce. Il metodo è il procedimento migliore per perseguire uno scopo, e il cane lo deve fare con raziocinio, esplorando il terreno per cercare di scovare il maggiore numero di beccacce possibile che possono alloggiare nel terreno a loro idoneo.

Foto di Vanni Mantegari Lapponia

L’inventiva o il senso del selvatico, non è da confondere con quella beccaccia fermata lontano, dopo una fiondata in avanti, dove probabilmente la corsa del cane è stata fermata dall’incontro della beccaccia. E’ piacevole vivere quelle situazioni venatorie dove il cane ha trovato quell’unico selvatico dislocato in un luogo che mai ci saremmo andati, ho farci trovare nuove rimesse di beccacce difficili di dicembre. Ci sono soggetti più preposti a cacciare un tipo di selvatico rispetto ad un altro, perché lo preferiscono, e l’inventiva e il senso del selvatico è il bagaglio delle specialista, cioè quel cane che ha messo ha frutto le sue esperienze vissute in diverse situazioni, e capito il comportamento del selvatico usa tutta la sua intelligenza al servizio del padrone per reperire il selvatico. Spesso ci capita, quando siamo nel bosco con soggetti vecchi, dopo l’alzata di una beccaccia di vedere il lavoro del cane eseguito con una cerca circolare con cerchi sempre più aperti, in quanto la sua esperienza ha ottimizzato questo sistema per avere maggiore successo di reperimento. Il sapere discernere terreni più idonei ad ospitare selvatici rispetto ad altri, e dato sempre delle sue esperienza, perché in quel determinato ambiente ha trovato di più rispetto ad altri. Quando cacciamo in un ambiente conosciuto dal cane, è sempre il nostro cane esperto del luogo che arriva prima nelle tappe, perché la ha trovato l’animale. I nostri soggetti che frequentano il bosco sono migliorati notevolmente nelle loro funzione di razza nel compiere il lavoro venatorio grazie alle prove, e a conferma dell’enorme importanza, voglio sottolineare che oltre a mettere in risalto le qualità naturali del cane, ad esse partecipano quasi esclusivamente conduttori dilettanti (cioè il classico binomio cane-padrone) e che di fatto riproducono fedelmente le prestazioni della caccia effettivamente praticata, senza le deformazioni di un rigoroso addestramento imposto ai fini agonistici. Questo è un altro aspetto importante da non trascurare, per non trasformare in DNA dei nostri soggetti da caccia, portandoli ad essere dei cani più velocisti e meno fondisti. Concludo, dicendo che l’abbiamo chiamata Regina del bosco, come tale essendo una regina, solo con i guanti bianchi possiamo porci a Lei.
Vanni Mantegari

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1 Comment

  1. Alberto Pasquali

    La caccia e le prove!
    Si, ma quali prove?
    La scomparsa della starna ed i calendari venatori che, di fatto, riducono moltissimo la caccia alla quaglia, fanno della caccia alla beccaccia l’unica superstite tra le forme di caccia praticabili col cane da ferma. Non ho citato coturnici, galli, fagiani e beccaccini perché o limitate a ristrettissimi areali o dedicate a pseudo-selvatici che nulla hanno a che vedere con i loro antenati.
    Quindi la beccaccia è diventata il nostro comune oggetto del desiderio.
    I tentativi, lodevolissimi, di costruire un razionale per selezionare con le prove i migliori cani da beccacce sono ancora al punto di partenza. Cinquanta cani che tentano di intercettare, in un quarto d’ora, l’unica beccaccia presente originano una scena fantozziana che nulla ha a che vedere con la caccia.
    Oppure dovremmo credere alla selezione fatta nella caccia a starne o nella grande cerca dove certamente si esaltano qualità ed alcune doti stilistiche senza poter affrontare quegli aspetti che distinguono un buon cane da beccacce da un bellissimo ma stupido robot.
    Conosco allevatori che sono anche bravissimi cacciatori di beccacce: posseggono fior di campioni superlaureati nelle prove ma….vanno a beccacce con altri cani!

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