CACCIATORI DI MONTAGNA, DI BECCACCE E BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Cane che ferma le beccacce e cane beccacciaio: mondi diversi

E’ l’eterno dilemma che divide migliaia di cacciatori: qual è il vero cane beccacciaio? Quante volte, al quagliodromo o in armeria, si sente dire: “Ho un cane fortissimo che ferma le beccacce”, magari da persone che si reputano esperte della materia? Ebbene, vi svelo un segreto di Pulcinella: il semplice fermare le beccacce, per quanto pratica gradita al fucile, non fa certo del vostro ausiliare un beccacciaio. Anzi. La ferma è solo l’inizio.

La beccaccia è un animale che emana un effluvio talmente forte che guai a non avvertirlo: tutti i cani la sentono, anche quelli non da ferma o cerca. Non è raro, infatti, imbattersi in un segugio che – nel bel mezzo di una pastura al cinghiale – si allontana leggermente dalla muta per “battere” su di un’arciera e farla involare prima di riprendere il proprio lavoro. Oppure in un cane da tartufi, magari giovane oppure troppo focoso, che in piena stagione invernale “gioca” con la beccaccia, rincorrendola dopo averla costretta al decollo.

No, signori appassionati: fermare la beccaccia non basta e non può bastare per dire: “Il mio cane è beccacciaio”. Occorrono infatti, a prescindere dallo standard di razza e quindi dall’ampiezza di cerca del vostro ausiliare, tre requisiti essenziali per incoronare e proclamare il proprio amico con la massima delle onorificenze fermatrici.

Il primo di questi requisiti riguarda proprio il trovare: il vero cane beccacciaio non è colui che trova la beccaccia, quanto quello che la ritrova. Non basta infatti avvertire, risalire e bloccare in maniera utile l’effluvio della regina che si è rimessa all’alba nella macchietta e lì ha dormicchiato e pasturato per qualche ora. Il cane che ha realmente naso delicato, e che lo pone al servizio sia delle zampe sia – soprattutto – del cervello, è in grado di fermare anche a distanze molto lunghe (per intendersi: qualche decina di metri) beccacce appena rimessesi di terza o quarta alzata, e che pertanto non hanno avuto il tempo materiale di lasciare in giro emanazioni di sorta.

Il secondo requisito essenziale è la rapidità di reperimento della rimessa. Il beccacciaio non si limita a fermare la beccaccia appena posatasi a terra, ma al suo involo ne intuisce la traiettoria e la va a rintracciare pochi minuti – addirittura in alcuni casi manciate di secondi – dopo l’atterraggio, inchiodandola di nuovo. Un incubo per il nobile scolopacide. Il beccacciaio vero non dà tregua, all’incontro non sente dolori alle articolazioni e non avverte più stanchezza. E’ talmente compulsivo rispetto all’usta dell’arciera che tutto, per lui, sparisce all’infuori dell’obiettivo. Questa caratteristica la si può ammirare, logicamente, soprattutto durante il ripasso primaverile, quando si lascia il fucile a casa e si seguono le trattative cane-beccaccia armati di videocamera o macchina fotografica. Non abbattendo mai la regina, si possono misurare con maggior facilità le doti di ribattitore del nostro ausiliare, valutandole al meglio.

Il terzo, fondamentale requisito del cane beccacciaio è senza dubbio il senso del selvatico nel suo habitat. Il cane che vuole la beccaccia, condotto in un posto del tutto nuovo per lui, la cercherà laddove gli esperti della zona l’hanno sempre trovata, senza bisogno che qualcuno gli dica dove dirigersi. Di più. Il cane che ce l’ha nel sangue, la regina, andrà a trovarla in anfratti sconosciuti ai molti, insegnando posti nuovi al suo servitore a due gambe. A quest’ultimo saranno richieste due sole qualità: possedere discreta capacità di stoccata per premiare di quando in quando il campione e, ancor più importante, non disturbarlo mentre lavora. Niente fischi, niente richiami, pazienza e fiducia incondizionata nel lavoro di chi porta a spasso il naso al posto nostro. Certamente per gli inglesi, che di natura possiedono cerca più ampia e maggiore velocità, sarà più semplice andare a conquistare nuove zone di incontro senza subire il richiamo/disturbo del conduttore. Tuttavia anche chi ha la passione dei continentali, se tale passione è genuina e slegata dall’avidità – quella deve possederla il cane, ovviamente – potrà togliersi numerose soddisfazioni apprendendo dai propri cani posti nuovi e rimesse prima impensabili.
Questo, signori miei, è il cane beccacciaio.

Daniele Ubaldi 

Articolo già pubblicato su http://www.bighunter.it/

 

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1 Comment

  1. Giuliani

    Ho un cane che quando lo slego mi chiede solamente quale direzione dobbiamo prendere, perche’ poi il naso e’ il suo.
    I requisiti elencati dai sig. Ubaldi li condivido in pieno, pero’per me queste caratteristiche valgono per qualsiasi selvatico che si voglia cacciare se si ha un cane di qualita’ e se parliamo di animali tipo beccacce, cotorne, pernici bianche, galli forcelli o cedroni. Che sono gli animali che ho avuto il piacere di cacciare.
    E’ chiaro che la conoscenza dell’ambiente in cui vivono questi animali diventa un fattore di maggior successo.
    Quindi per concludere, considero condizionante l’avidita’ del cane, come elemento di maggior valore ,in quanto anche dopo 3/4 ore di zero risultati e’ in grado di andare a inventare l’unico animale presente a 5/600 metri dove non saremmo mai andati.
    E’ comunque evidente che non basta solamente questo requisito ma e’ fondamentale anche una ferma solida e una grossa collaborazione col padrone. Ecc.

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