Pepe e Cora

Molto meno difficile del previsto.

Nel numero scorso abbiamo cercato di spiegare l’inspiegabile: perché un cane o un lupo selvatico non può essere mordace ne confronti di un altro essere vivente! Essendo carnivoro può catturare e masticare per ragioni connesse con la propria alimentazione o, tutt’al più, potrà difendere la propria incolumità fisica, ma mordere un uomo mai. Dovremmo anche aver compreso che è per questa ragione che i soggetti che nascono con istinti diversi da questi non possono sopravvivere in natura né, andare in riproduzione.

Viceversa ci siamo chiesti perché cani domestici, apparentemente amici dell’uomo, finiscono con l’essere mordaci e pericolosi pur essendo benvoluti, rispettati, ben nutriti o, per lo meno, quasi ignorati dagli estranei passanti.

Abbiamo anche capito che all’inizio, per diventare domestici, è necessario “smagnetizzare” accuratamente la carta nella quale sussistono gli istinti che sono alla base della selezione naturale; sulla carta smagnetizzata andranno inseriti istinti modificati e contatti idonei ai nuovi comportamenti. In questa fase, estremamente delicata, si attiva una manipolazione genetica che dovrebbe essere eseguita da allevatori preparati e seri, attraverso accoppiamenti corretti, frutti analisi e riscontri impeccabili, coerenti modelli educativi nell’imprinting; siccome l’allevatore dovrà anche fare questo lavoro con mezzi propri, figuriamoci quanto saranno numerosi gli allevatori, molto efficienti ed affidabili! In quali condizioni un cittadino normale potrà avere un cane normale senza correre rischi?

Potemmo simulare un percorso un po’ artigianale ma utile ad evitare cattive sorprese? Incominciamo col ricordare che il cane domestico:

– è un essere genuino cha ha bisogno e diritto di vivere il tempo, le ore di tutti i giorni, per tutta la vita a prescindere dai problemi del suo padrone, dai suoi orari di lavoro, festività e ferie; – non è minimamente in grado di provvedere a se stesso né per quanto attiene all’alimentazione né la salute o l’igiene;

– non ha accorgimenti né remore nel soddisfacimento dei propri bisogni fisiologici, ormonali, comportamentali in genere; non ha senso del pudore né della educazione civica; – se conosce il sesso nel profondo, il maschio lo vorrà fare a tempo pieno, in ogni occasione, senza ritegno e senza profilatico. Immaginate quanti cuccioli potrebbero nascere e a quale potenziale potrebbero moltiplicarsi al di fuori del controllo naturale;

– anche il cane si ammala e quando succede, o quando invecchia, deve essere curato, seguito con impegno, serenità ed affetto;

– vive e ragiona in funzione degli amici di casa sua ed i suoi confini conoscitivi sono la casa, i giochi, la passeggiata e quanto abbiamo fatto conoscere noi di bello e di brutto, di buono e di cattivo. Detto questo se qualcuno è ancora convinto di volere il cane sono molto contento e mi fa piacere renderlo partecipe di qualche mia esperienza.

Premesso che i cani di tutte le razze possono soddisfare le nostre esigenze di affetto e di compagnia, bisogna comunque tenere conto che ogni razza contiene nel proprio DNA. Gli istinti naturali selezionati per l’uso per il quale la razza è stata creata e che prima o poi con tali istinti dovremmo fare i conti nel corso della vita. Meglio quindi scegliere la razza storicamente selezionata per gli obiettivi che ci prefiggiamo: compagnia, caccia, da pastore, da difesa sono parole tutt’altro che vuote; per questa ragione nella ricerca è importante muoversi nell’ambito di chi condivide i nostri vincoli, i nostri obblighi e le nostre aspettative.

Quali amici, conoscenti o parenti possiedono tradizionalmente cani rispondenti ai nostri desideri?

Quali cani, generazioni dopo generazioni, non danno dei problemi?

Generalmente i figli assomigliano ai genitori, ai nonni ed ai bisnonni; meglio scegliere cuccioli negli ascendenti dei quali si apprezzano le costanti positività dei soggetti per almeno quattro generazioni. Affidandosi ad un allevatore è importante fare qualche ricerca e raccogliere informazioni anche andando personalmente a vedere soggetti non solo in canile, ma anche presso conoscenti che si sono forniti dallo stesso allevatore.

Imprinting è la fase della crescita nelle quale il cucciolo fissa definitivamente le principali idee intorno a se stesso ed il suo mondo; importantissimo darsi un progettino comportamentale prima di portarlo a casa ed in quella occasione tutto sarà organizzato secondo un minimo schema: orari dei pasti e dei bisogni fisiologici, il vantaggio e l’obbligo del guinzaglio anticamera del gioco, della passeggiata, gli obblighi del sonno notturno.

E’ sicuramente la fase più delicata per questo saranno necessari alcuni mesi di azioni e comportamenti organizzati, secondo progetto e metodo.

Il cane sarà ciò che avrà visto, vissuto ed imparato in questi mesi; è la fase in cui è più necessaria la massima serenità ma anche coerenza, dolcezza, dolcezza ma anche fermezza, in caso di alternanza in famiglia è importante l’uniformità dei comportamenti, almeno i primi mesi.  Noi crediamo di avere un mare di occupazioni e di impegni, di pensieri e di preoccupazioni: il nostro amico cane no; dimentichiamo facilmente e cambiamo idea spesso, il cane no, non abbiamo grandi percezioni e molte volte pecchiamo di concentrazione, il cane no.

Il cane vede solo noi e si occupa quasi esclusivamente di noi; ci studia concentrato per tutto il tempo, ha percezione esatta del nostro umore, tenta di emularci e farà sempre di più le cose che avverte farci piacere e sempre meno quelle che non ci piacciono.

Allora compiamo lo sforzo di farlo capire meglio attraverso segnali facili supportati da buona enfasi, con piglio o effusioni o carezze, ma senza gesti inconsulti, senza urla e senza nessun tipo di coercizione dolorosa.

Quando poi ci capita di sederci un attimo su di una panchina, sullo scalino di casa, nella poltrona del salotto, davanti alla televisione il nostro amico ci raggiungerà sempre di fianco, allungherà sornione il collo e si farà scorrere le nostre dita lungo il pelo della testa, delle orecchie e della spalla; avvertiamo entrambi una delicata e prolungata sensazione di benessere, noi penseremo che è per via del buon programma, lui invece no.

Perché? Provate a spiegarvi chi ha ragione.