Galoppo di Ivo a nove mesi (prop. D.Stocchi)

Galoppo di Ivo a nove mesi (prop. D.Stocchi)

L’andatura è di galoppo spigliato, elegantissimo e rapido ma non impetuoso, così che paragonandola a quella del pointer, è di velocità un po’ inferiore. A parità di lunghezza del tronco, si svolge secondo una linea più presso terra (rasente) e asseconda di più anche lievi ondulazioni del terreno, di modo che risulta più «pieghevole». E ciò è in relazione alla struttura prevista dallo standard (corrispondente alla psiche) che lo rende atto ad un diverso movimento degli arti. L’omero del pointer, più corto per rispetto al radio, diminuisce le possibilità angolari e forse la distanza di appoggio degli arti anteriori. Il posteriore poi è costruito per la sgroppata potente ed i due arti posteriori danno la spinta propulsiva in due tempi sì, ma più serrati, e si protendono maggiormente indietro.  Nel setter inglese, invece, i tempi sono più larghi, e gli arti posteriori lavorano più separatamente. Nell’insieme si ha l’impressione d’un sistema di locomozione non meno perfetto di quello del pointer, quantunque diverso: più elastico se meno audace, atto anch’esso alla più grande resistenza. La «cerca» incrociata si spiega istintivamente in diagonali più brevi, un po’ meno spaziale, e questo in conseguenza della tendenza ad ispezionare più a fondo il terreno. L’educazione però può far raggiungere anche le vastità proprie dei migliori pointers. Queste diagonali, poi, non sono rigidamente rettilinee, ma spesso il tracciato seguito dal cane è lievemente serpeggiante per rispetto alla retta che unisce i due punti estremi della diagonale stessa (e questo come conseguenza della speciale diligenza nell’ispezione del terreno). Facile a bruschi cambiamenti di direzione; poi ripresa nel senso regolare. La coda è portata secondo il prolungamento della linea renale, con tendenza al basso (mai più alta) ben viva e nervosa, nei rettilinei a grande velocità oscilla solo dall’alto in basso. Ma poiché, come si è detto, egli non si preoccupa principalmente dell’andare, ma tende ad una maggior analisi, così e per i facilissimi distacchi dai rettilinei, ove la coda frangiata gli è efficacissimo timone; e per i continui, lievissimi rallentamenti, con immediata ripresa, che si impone; tenuto conto della sua natura, che chiara si rileva nei soggetti lenti, i quali battono allegramente la coda in cerca; per tutte queste ragioni concomitanti, nei grandi «triallers» si notano oscillazioni dall’alto in basso spesso combinate con moti trasversali, che si traducono in rotazioni contenute, ritmiche con il galoppo, ora verso destra, ora verso sinistra, in dipendenza della rotazione del tempo di galoppo. Portamento di testa e di naso alto, ma non in modo costante e rigido come nel pointer; la testa è più mobile, denotante vigilanza nel compito olfattivo, mentre in quello pare quasi che tutto si volga automaticamente. Le orecchie, vive e leggere, vibrano tra la nuca ed il collo senza sbatacchiare troppo sopra e sotto il cranio ad ogni tempo di galoppo. Entrando in una zona lievemente impregnata di effluvio, questo trialler si abbassa in tutto il corpo, mentre talvolta il solo naso emerge dalle alte erbe. E rimonta nel vento, seguendo l’emanazione il più direttamente possibile, cauto e sospettoso, di trotto o di passo svelto, con marcata contrazione muscolare e movimento di scapole salienti. Il suo avanzare è silenziosissimo, ed il moto degli arti così armonioso, che spesso, se la vegetazione è un po’ alta, da l’impressione di spostarsi per virtù magica, tirato da un filo invisibile, avendo le zampe trasformate in scorrevoli rotelle. Se si persuade che il selvatico è già frullato, man mano si rialza e, aumentando I andatura, riprende la sua corsa abituale. Se per contro s’accorge della presenza del selvatico, gradatamente rallenta e si irrigidisce in «ferma», sovente la maschera atteggiata ad un ghigno, l’occhio sfavillan- te, la coda tesa ed immobile, seguente la linea del rene, mai più alta, talvolta un po’ arcuata (la coda dell’arco passante sotto la coda). E’ preferita, in questo caso, la ferma in piedi; eretta la testa; con la canna nasale orizzontale o montante; le orecchie ripiegate indietro, solo erette di tanto in tanto Su lepre o sul selvatico molto vicino, abitualmente le orecchie sono costantemente erette. Se, in cerca, taglia una zona impregnata di effluvio che lo renda immediatamente certo della presenza del selvatico, con una contrazione improvvisa si rimpicciolisce e s’arresta in posa da felino in caccia. Indi inizia la «filata» come su descritta, ma quasi strisciando, lo sterno rasente terra, con flessioni eccezionali a tutte le giunture degli arti che gli consentono, anche in quella positura, un passo assai lungo, paragonabile a quello del felino, incompatibile, ad esempio, con la struttura del pointer. Il gioco delle scapole è visibilissimo dalle punte molto sporgenti sul garrese Poi man mano si rialza un po’ e va in ferma come già descritto, più o meno a terra Se poi di galoppo entra improvvisamente nell’effluvio diretto, per poca che sia l’erba sparisce a terra, come inghiottito per incanto: avvicinandosi, lo si trova in pose incredibilmente contratte, spasmodiche, rigidissime. La differenza degli atteggiamenti che precedono la ferma tra il pointer e il setter inglese fanno sì che, anche a parità di naso, quello fermi più lungo, consapevole che la sua azione eretta e prepotente non gli consentirebbe di troppo avvicinare il selvatico, mentre questo sa che la sua azione insidiosa e celata gli permette di maggiormente osare. Quando il selvatico, al giungere del conduttore, tenta di allontanarsi pedonando, il setter inglese lo segue preoccupandosi di mai perdere il contatto, senza volontaria- mente abbandonarlo, per ritrovarlo nel vento, facendosi ora serpe, ora pantera; allungandosi spesso inverosimilmente, sfoggiando le più svariate pose che l’orgasmo,’ quasi voluttuoso, del momento impone al suo corpo flessuoso e plastico. Si osservi che l’azione di «gattonata» è sempre tanto bassa e strisciante quanto più il setter ha timore d’essere visto dal selvatico (terreno scoperto). Quando, per contro, è assistito da buon vento decisamente favorevole, e da vegetazione sufficientemente sviluppata, allora tutto il lavoro è più alto a distanza, e meno sospettoso, e le ferme sono in piedi, con gli arti appena flessi. 

(Da www.societaitalianasetters.org )