CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Categoria: Adelio Ponce de Leon

IL BECCACCIAIO – Adelio Ponce de Leon – Editoriale Olimpia 2008

Bravaccini serve Luna, Amaro e Help della Trabaltana consentono

Bravaccini serve Luna, Amaro e Help della Trabaltana consentono

Note firme della letteratura venatoria hanno discusso il dilemma – si nasce o si diventa cacciatore? Se è vero che cacciatore si nasce, è altrettanto vero che beccacciaio non si diventa o, meglio, non si diventa nel senso comunemente ascritto a tale espressione, cioè dopo anni di pratica e di esperienza. Si potrebbe affermare che cacciatore di beccacce si diventa, ma beccacciaio si nasce. Infatti il cacciatore di beccacce e il beccacciaio non si identificano, ma sono figure differenti.

Entrambi si interessano ovviamente alla caccia del nobile scolopacide, ma in modo diverso. L’uno assai spesso come alternativa ad altre forme di caccia. L’altro per dedizione assoluta. Ma questa non è una distinzione puramente formale, né del tutto esteriore. Diversi e sottili sono i particolari che fanno discernere in modo netto e inequivocabile i cacciatori dei due tipi di caccia.

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Ricordi di Adelio ponce de Leon su concessione di Romano Pesenti

Senza-titolo-5Ormai vecchio, un Natale nella casa avita ai piedi della montagna. La fiammata di ginepro buttata sui ceppi di castagno nel camino ha appena finito di illuminare i volti protesi dei grandi e dei piccini. O, accoccolato nella poltrona da priore, con gli occhi socchiusi quasi in torpore, vengo preso dai ricordi che affiorano dalla lontananza; ricordi di infanzia, di giovinezza, di guerra, di lavoro, di ghibli nel deserto, di montagne innevate nel primo sole rosa, plumbee nei tramonti invernali, di nebbie offuscanti tra paludi, tundre, prati e marcite.

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Le memorie di Adelio Ponce de Leon su concessione di Romano Pesenti

179389_1590925376538_2899546_nSuperata la soglia dei novant’anni, non mi resta che rivivere la mia lunga avventura cacciatoresca nei ricordi che ripercorrono tanti cambiamenti, dalla caccia libera ovunque al susseguirsi dei divieti sempre più severi contro la nostra passione, alla fauna stanziale autoctona che è mutata nella quantità vicina all’estinzione o in novità di specie, in un panorama di esercizio tanto mutato durante un secolo. All’inizio del Novecento, la caccia era praticata in massima parte da contadini, operai, impiegati, benestanti, gente del popolo che godeva della tranquillità della vita del Paese, paga della quantità di selvaggina abbondante nelle campagne, in pianura, nei boschi, in collina e in montagna, ove era possibile cacciare in ogni parte d’Italia con la sola licenza di caccia.

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LEI HA UCCISO LA MIA CONIGLIA nel ricordo di ADELIO PONCE DE LEON da il Cacciatore.com

premiato-adelio_ponce_de_leon……..Terminato il pranzo il pretore batte a piccoli colpi le mani sul ventre gonfio e si sdraia all’ombra sull’erba soffice.
– Neppure un colpo ho sparato, nelle canne c’è il grasso! – dice lentamente. Maggioni trema. Pipi sorride.
– Stia vicino a me oggi. Sparerà certamente. – dice asciutto l’avvocato. Loschi non risponde. Si leva a sedere, aggiusta le lenti, strizza gli occhi miopi, rotea il capo in alto.
– Quelli là non sono storni? – domanda indicando con il dito un branco di uccelli neri che si posa compatto sulla chiesetta della Trinità.
– vuole sparare agli storni? Aspetti che lego il cane – dice l’avvocato.
– Ne faccio una strage – risponde eccitato il pretore.
– Giudice, siamo nell’abitato, in tema di contravvenzione – ammonisce Pipi.
– Con il mio sedici non faccio molto rumore – risponde il pretore.
– Già…con il suo sedici non fa molto rumore – ripete ironico Pipi.
Il pretore raccatta il fucile e scavalca la siepe di ligustro che cinge il cortile e scompare dietro un filare di viti.
Gli storni si levano dal tetto, roteano in gruppo serrato e poi, preso di mira un alto, pioppo vi s i appollaiano.
– Adesso con il suo sedici farà una strage! – commenta ironico il Pipi.

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IN RICORDO DI ADELIO PONCE DE LEON di Lorenzo Maffioli

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La morte di Adelio Ponce de Leon

Gentili, vorrei spendere alcune righe per raccontare cosa ha significato, per la mia giovane vita di 27enne ottimista e fantasioso, questo personaggio dal nome raffinato e singolare.

Adelio Ponce de Leon è un nome che nella mia famiglia ha sempre raffigurato il profilo del protagonista di fantastiche storie e leggende, spesso esasperate come solo i nonni sanno fare, per stupire, affascinare e zittire i nipotini chiassosi e curiosi.

Adelio era compagno di classe di nonno Ettore, al Liceo Classico E. Cairoli di Varese.

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