CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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VA DOVE TI PORTA IL NASO di Cesare Bonasegale

Roberto Scorta l’ultimo Beccaccinista Cinofilo

Annotazioni e memorie sulla più affascinante delle cacce lombarde. La fondamentale differenza tra la caccia al beccaccino in palude, in risaia e nei marais della Bretagna e Normandia.

È uno dei pochi selvatici veri rimasti. È una delle poche cacce vere rimaste. È una caccia altamente specialistica che si è sempre praticata solo nella bassa milanese, nella bassa pavese e nelle confinanti province di Novara, Vercelli e un po’ in quella di Biella. Mi riferisco alla caccia ai beccaccini in risaia e (un tempo) in marcita, perché quella in palude è tutt’altra cosa, e poi vi spiegherò il perché; cioè è la caccia alle nostre “sgneppe” che a chiamarle in italiano mi par di snaturarle.

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IL CONFLITTO NASO-OCCHI di Cesare Bonasegale

Framm in ferma con Dea e Gim in consenso di Giuseppe Zulli

Framm in ferma con Dea e Gim in consenso di Giuseppe Zulli

Tratto da www.continentalidaferma.it

Il conflitto fra la funzione olfattiva e quella visiva nel cane da ferma. Errori di addestramento alla base di comportamenti che causano frequenti sfrulli.

Forse capita anche a voi: quando concentriamo l’attenzione per annusare il profumo di un fiore, socchiudiamo gli occhi e comunque – allorché impegniamo l’olfatto – l’attenzione visiva si attenua notevolmente. Ed in una certa misura mi pare succeda anche l’inverso: allorché scrutiamo fissamente un punto, soprattutto se è lontano, in quel momento il naso tende a ridurre la sua funzione.

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GUIDATA ED ACCOSTATA di Cesare Bonasegale

Emidio Petrucci con Dilan

Emidio Petrucci con Dilan

Tratto da www.continentalidaferma.it

La guidata analizzata in funzione del comportamento della selvaggina e l’irragionevole richiesta della guidata a comando. L’accostata, madre dei vizi.

Sulla guidata esiste confusione anche fra gli esponenti della cinofilia che hanno avuto la responsabilità di redigere i regolamenti delle prove a livello Europeo. Cercherò qui di far chiarezza. La guidata è l’azione mediante la quale il cane, dopo aver fermato un selvatico, si mantiene in contatto olfattivo con lui – se e quando questi tenta di sottrarsi a piedi: Se il selvatico “regge”, il cane deve rimanere rigorosamente ed espressivamente in ferma.  Se invece il selvatico fermato tenta di andarsene di pedina, il cane deve spontaneamente guidare per seguirlo e quindi fermarlo nuovamente.

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COMUNICAZIONE D’AMOROSI SENSI di Cesare Bonasegale

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Nuovo libro di Cesare Bonasegale

 Da www.continentalidaferma.it

La diversità fra “Collegamento” e capacità di non perdersi. Il sesto senso che permette ai cani di ricollegarsi ai luoghi ed alle persone amate. La teoria dei “campi morfici” di Rupert Sheldrake.

Noi cinofili siamo gente bizzarra. Pensate un po’ che qualche anno fa un tale era partito da Bergamo per venirmi a cercare all’estremo sud della Serbia dov’ero ad allenare i miei cani. Aveva un Setter che in campagna se ne andava per i fatti suoi e non si faceva più vedere per ore. Il pover uomo era disperato e si sgolava con urli e fischi del tutto inutili che anzi – tentai di spiegargli – sortivano l’effetto contrario perché consentivano al cane di sapere sempre dove si trovava il padrone, sollevandolo così dall’ansia di perderlo.

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BRAC-POENTER REDIVIVI di Cesare Bonasegale

Dik bracco/pointer di Romano Pesenti

Tratto da www.continentalidaferma.it

Le razze di Continentali da ferma recentemente comparse nel panorama cinofilo venatorio italiano, richiedono indispensabili approfondimenti sulle relative caratteristiche stilistiche.

Negli anni ’50 circolavano ancora alcuni “brac-poenter” (scritto così come si pronunciava), cioè incroci fra Bracco italiano e Pointer, molto apprezzati dai cacciatori perché fondevano le due razze mediandone i comportamenti, col risultato di ottenere cani efficienti per la nostra caccia, nei nostri terreni; perché da noi le starne c’erano, ma soprattutto nei calanchi dell’Appennino, e le risaie (e le marcite) “buone” per beccaccini non eran adatte ai cani da ferma “Inglesi”, troppo veloci e con cerca troppo estesa.

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CONSANGUINEITÀ GIOIE E DOLORI di Cesare Bonasegale

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L’occasionale insorgenza di tare degenerative espressione di geni recessivi sono l’arma con cui la natura combatte la consanguineità e difende la variabilità genetica. La natura commette errori? Il dubbio sorge allorché alcuni soggetti hanno un patrimonio genetico responsabile di caratteri negativi che comportano conseguenze letali. Me l’ha infatti chiesto tempo fa un lettore la cui cagna era morta di parto. Forse anche le leggi della natura sono imperfette e tutto è regolato solo dal caso? Nossignori, il caso non c’entra e la natura non commette errori: siamo noi che infrangiamo le sue regole.

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IL NESSO FRA NASO E CODA di Cesare Bonasegale

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Foto di Lucio Scaramuzza

L’origine della ferma ed il meccanismo genetico con cui è trasmessa. Il motivo per cui alcuni cani muovono la coda in ferma.

Incominciare quest’articolo spiegando cos’è la ferma, vuol dir incoraggiare i più colti fra i miei lettori (letterariamente parlando) ad accomunarmi a quel Frate Cipolla narrato dal Boccaccio, i cui sermoni iniziavano sempre con “Iddio creò il mondo”. Malgrado ciò – e chiedendo scusa a chi rileggerà cose note – correrò il rischio con la giustificazione che magari ci sono altri che in materia non hanno ancora idee chiare. L’antenato del cane, quando cacciava in branco, si comportava pressappoco come i segugi. E secondo la mia teoria, i comportamenti riconducibili all’originario lupo sono manifestazioni geneticamente trasmesse come caratteri dominanti. Ma l’antenato del cane cacciava anche da solo e per difendersi da lui le sue prede cercavano scampo nell’assoluta immobilità (così come la natura ha insegnato loro per sfuggire ai predatori alati). In quelle circostanze il predatore quadrupede, avvertendo olfattivamente la presenza della preda immobile, ha lui pure una pausa prima di spiccare il balzo con cui afferrarla. Esempio sotto gli occhi di tutti è quello del gatto che, prima di catturare il topolino fermo nel suo rifugio, si arresta un istante, quasi per prender la misura del balzo conclusivo.

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LA “NOTA” STONATA – di Cesare Bonasegale

coturnici_albania-8Il significato della “nota del concorso” è esclusivamente in funzione della cerca e del tipo di selvaggina oggetto della caccia. I frequenti equivoci rispetto allo “stile di razza”.

Intendo la “nota del concorso” a cui recentemente sono state dedicate alcune spiegazioni con il lodevole intento di portare chiarezza. Se però il risultato è di maggior confusione, di lodevole restan solo le intenzioni. Innanzitutto sgombriamo il campo da un frequente equivoco: non c’è nesso alcuno fra “nota del concorso” e “stile”, perché: • la “nota del concorso” riguarda le modalità della cerca in funzione del tipo di selvaggina oggetto della caccia; • lo “stile” invece è l’espressione della tipicità di razza con cui viene svolta la funzione. Il trotto del Bracco italiano ed il galoppo pres-de-terre del Setter devono essere tipici (cioè in stile) su qualsiasi terreno indipendentemente che si caccino le starne o le beccacce o i fagiani.

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IL NASO …. E COS’ALTRO? – di Cesare Bonasegale

Un’analisi delle condizioni in cui viene esercitata la funzione olfattiva del cane da ferma e le variabili che la influenzano. Lo schema genetico di trasmissione della potenza olfattiva. I dubbi sull’ esistenza di altre capacità sensoriali sconosciute .

IMG_2552Nello svolgimento della funzione olfattiva, il cane da ferma ha un comportamento finalizzato alla percezione delle molecole di odore sospese nell’aria (*), che il vento trasporta da una fonte più o meno lontana. Il suo sviluppato apparato olfattivo gli consente di avvertire tracce d’odore che la distanza da cui provengono ha reso rarefatte. Volendo fare un parallelo con la funzione visiva, il buon naso del cane da ferma è l’equivalente di una lente d’ingrandimento. Se il selvatico, fermato dal cane, si sottrae a piedi, le particelle d’odore presenti nell’aria diventano più rarefatte perché la loro fonte si è allontanata; il cane allora si muove per ricollocarsi dove l’aria contiene ancora un’intensità di odore tale da dargli certezza della presenza del selvatico. Questa azione – ovvero “la guidata” – viene svolta autonomamente come diretta conseguenza della percezione olfattiva del cane ed è assurdo esigerla a comando, come alcuni pretenderebbero.

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IL FISCHIO, QUANDO E COME – di Cesare Bonasegale

Le modalità dell’utilizzo del fischio nella conduzione del cane da ferma

Ferme ricordo (38)La capacità di orientare e gestire efficacemente la cerca del proprio ausiliare è una prerogativa irrinunciabile per chi si dedica alla caccia col cane da ferma. Su questo tema ho già intrattenuto i lettori in altre occasioni, ma l’importanza dell’argomento (e la frequente constatazione dell’impreparazione dei cacciatori cinofili in materia) mi inducono a riproporre l’argomento, spiegando i meccanismi comportamentali del cane che determinano la cerca. La cerca è espressione dell’istinto predatorio, che il cane ha ereditato dal lupo e – come tutti i comportamenti provenienti dal suo antenato – è un carattere geneticamente dominante.

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