CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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Il cane da gara – di Cesare Bonasegale

Le caratteristiche di cui deve essere dotato il “cane da gara” per sopportare le condizioni di vita che gli vengono imposte.

dsc3129Lo chiamano “cane da gara” per indicare il soggetto che fornisce prestazioni di efficienza e di stile, grazie alle quali ottiene qualifiche di rilievo nelle prove dei cani da ferma.

È quasi sempre affidato ad un addestratore professionista che lo scarrozza in lungo e in largo per l’Europa alternando allenamenti e frequenti competizioni, il cui esito viene annotato sul libretto di lavoro a lui intestato. E nell’arido susseguirsi delle pagine, resta solo la sintesi espressa da una sigla: M.B., Ecc., CAC, CACIT, alternate dalle frustranti N.Q. o Eliminato. Niente premi, né ricompense; anche le lodi convenzionali son solo verbali e se ne vanno nel vento della campagna in cui il giudice le ha pronunciate. La falsa finalità dovrebbe essere la valutazione zootecnica da cui dipende la consacrazione del Campione, cioè il cane al quale sono riconosciute qualità tali da incarnare l’essenza della razza, relativamente alle doti di lavoro.

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CACCIA CON LA “c” MINUSCOLA di Cesare Bonasegale

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Sempre più grave il degrado della caccia alla selvaggina stanziale. Frequenti i casi di coloro che per risparmiare comprano il fagiano vivo, lo liberano e quindi lo fucilano. C’è la caccia alla migratoria che ha la “C” maiuscola. Poi c’è quella alla stanziale che spesso – troppo spesso – della caccia ha solo la parvenza. Diciamo che oltre il 90% della stanziale che finisce nei carnieri è nata in voliera. Malgrado ciò non tutta la caccia su selvaggina liberata può essere messa alla stessa stregua.

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CANI INCONTRISTI E CANI ROBOTdi Cesare Bonasegale

Pittura (272) La maturazione di una buona esperienza venatoria come premessa di un’alta positività dei risultati nelle prove

Cinquant’anni fa si diceva che se un cacciatore era una schiappa …diventava cinofilo. Ed era in parte vero perché molti cinofili a caccia erano effettivamente degli incapaci che – per nascondere la loro inettitudine – delegavano ai loro cani la reputazione che loro non sapevano meritarsi nel trovare la selvaggina e nell’utilizzo del fucile.

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LA FACILITÀ D’INCONTRO di Cesare Bonasegale

Ras di Domenico Pensa

La struttura dell’intelligenza del cane basata sulla memoria e su eventi connessi da un rapporto di causa ed effetto. La facilità d’incontro come capitalizzazione di esperienze venatorie.
La “facilità d’incontro” è qualità irrinunciabile del buon cane da ferma che scaturisce soprattutto dall’intelligenza. È infatti l’intelligenza che consente di capitalizzare l’esperienza venatoria e di trarre insegnamenti per aumentare le probabilità di reperire la selvaggina. La mente del cane non ha capacità deduttive e coordina gli eventi registrati nella memoria secondo un rapporto di causa ed effetto che sarà tanto più proficuo quanto più sviluppata è la sua intelligenza.

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“Naso al vento e naso a terra” di Cesare Bonasegale

 
Lapo in ferma a sette mesi

Lapo in ferma a sette mesi

Le conseguenze della funzione olfattiva naso a terra nel cane da ferma. Le fasi di dettaglio. Gli errori nella conclusione del punto e le sue cause. Per una migliore comprensione dell’origine genetica del comportamento del cane da ferma è utile un breve confronto fra la cerca di questa tipologia di ausiliari rispetto a quella dei cani da seguita. In entrambi i casi la cerca è espressione dell’istinto predatorio, ma viene esplicata in modo fondamentalmente diverso in funzione del tipo di selvaggina oggetto della caccia e di come viene conclusa la predazione.

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IL DISCERNIMENTO OLFATTIVO di Cesare Bonasegale

Foto di Mario Salomone

Il concetto di selvaggina in chiave venatoria. Chiarimenti sul discernimento olfattivo e su come il cane da ferma percepisce gli stimoli di odore provenienti dai vari tipi di selvaggina. È un tema confuso, sul quale per altro si è scritto poco: cercherò quindi di mettere un po’d’ordine chiarendo – come premessa – il concetto di “selvaggina”.

La selvaggina. Per selvaggina (in senso venatorio) si intendono animali non-domestici che l’uomo caccia (va) per fini alimentari. Quindi il coniglio o il piccione (in quanto domestici) non sono selvaggina, a differenza del colombaccio e della tortora grigia, entrambi selvatici migratori.

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“Incredibile ma vero di Cesare Bonasegale”

Foto di Mario Salomone

Nell’anno del Signore 2016 ci sono ancora allevatori di cani da ferma che si arrovellano nel sostenere l’importanza della tipicità morfologica per l’espletamento della funzione venatoria. Gli allevatori di cavalli da corsa scelgono i riproduttori consultando il cronometro, quelli delle vacche olandesi privilegiano i litri di latte e la percentuale di grasso: loro invece, per far nascere buoni cani da caccia, dissertano sui testi sacri del Solaro e del Barbieri circa “la spezzatura all’undicesima vertebra” dei Bracchi italiani e l’angolazione della groppa dei trottatori. Sarebbe come se Tesio, per far nascere Ribot, avesse preferito Tenerani perché aveva la giusta inclinazione della spalla!. Ma se approfondisci la discussione con questi teologi della morfologia, ti accorgi che non hanno capito che la malefica spezzatura non è dovuta alla colonna vertebrale, bensì alle apofisi – cioè alle “creste” che sporgono sopra le vertebre. Quanto poi all’inclinazione della groppa, dopo interminabili disquisizioni magari salta fuori che misurano l’angolo sbagliato.

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L’AMPIEZZA DI CERCA di Cesare Bonasegale

Foto di Mario Salomone

L’origine genetica dell’ampiezza di cerca e l’influenza di altre componenti indotte dalla pratica venatoria.

La cerca è espressione dell’istinto predatorio, che il cane ha ereditato dal lupo e – come tutti i comportamenti provenienti dall’antenato selvatico – è un carattere geneticamente dominante. Parimenti dal lupo ha ereditato il comportamento della caccia in branco e della collaborazione con il capobranco, al quale si collega funzionalmente per lo svolgimento dell’azione mirata alla predazione. Per quanto riguarda invece l’ampiezza della cerca, essa è determinata da diversi fattori concomitanti.

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INSEGNARE LA CACCIA di Cesare Bonasegale

Una bella foto di Lucio Scaramuzza

Son sempre più numerosi coloro che si appassionano ad una razza da ferma pur non essendo cacciatori. L’impegno collettivo per assicurare un futuro alla cinofilia venatoria. “Nisciuno nasce ‘mparato” – diceva un amico napoletano. E l’affermazione implica l’imprescindibile ruolo dei maestri. Quelli della mia generazione, il più delle volte hanno imparato ad andare a caccia seguendo il padre. Il mio però era l’unico in famiglia a non essere cacciatore ed io, fin da quando avevo i calzoni corti, accompagnavo come porta-selvaggina tre fratelli che abitavano vicino a casa mia e che facevano curare i loro cani da mio padre, che era veterinario.

Da loro imparai la caccia alle quaglie, ai beccaccini ed alle anitre, cioè l’unica selvaggina disponibile attorno a Milano, in zone che raggiungevamo col tram su cui era permesso portare i cani solo se avevi in spalla il fucile: ed al capolinea c’erano i prati, le marcite, i risi, i fontanili ….dove ora ci sono supermercati, fabbriche e quartieri popolari. Le trasferte più lunghe invece si facevano in bicicletta, col cane che ci trottava a fianco (ed al ritorno accucciato in una cesta sul portapacchi). A sedici anni feci la licenza e qualche anno dopo, per ottimizzare la mia capacità di tiro, mi fu maestro l’allora campione di tiro al piccione.

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VELOCISTI E FONDISTI di Cesare Bonasegale

foto di Mario Salomone

Il cane da ferma inteso come “fondista” contrapposto al cane da prove a cui viene richiesta una prestazione da “velocista”. L’influenza nella scelta dei riproduttori dei cani da caccia.

Le prestazioni di un cane da ferma (di qualsiasi razza) sono assimilabili a quelle di un “fondista” al quale si richiede di esplorare la maggior quantità possibile di terreno in un arco di tempo che va da due a quattro ore ed anche più. Come dire: cerca ampia e velocità compatibile con uno sforzo prolungato. (I casi di cacciatori che nel corso della giornata cambiano due o più cani sono anomalie che non fanno testo.)

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