CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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EDUCAZIONE ALL’OBBEDIENZA DEI CUCCIOLI di Enrico Fenoaltea

Johan Lafont.

Johan Lafont

I cuccioli, specialmente se allevati in casa dai cacciatori (come ora è d’uso), sono autodidatti, non hanno più bisogno dell’addestramento preliminare alla caccia ma devono solo essere educati all’obbedienza, cosa che può fare chiunque abbia tempo, pazienza, e una certa conoscenza dei meccanismi mentali del cane, troppo spesso assimilati a quelli dell’uomo per un erroneo giudizio antropomorfico.

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Introduzione al dressaggio non professionale di Enrico Fenoaltea

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In un’altra nota ho avuto occasione di ricordare che un tempo (prima degli anni ’80) i cuccioloni dovevano subire un tirocinio addestrativo preliminare alla caccia pratica, mentre oggi essi sono in grado di svolgere un buon lavoro già dopo le prime esperienze senza alcuna pressione didattica o addestrativa.

Questo grande progresso è il frutto di una lungimirante pressione selettiva che è riuscita a rendere genetiche nel cane tutte le principali qualità venatorie, incluso il collegamento con il cacciatore.

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Riflessioni sulla ferma del cane da caccia di Enrico Fenoaltea

Mascia

Foto di Alessio Mascia

Per “ferma utile” intendo la capacità di alcuni cani (particolarmente dotati) di indurre la selvaggina alla difesa passiva dell’immobilità a terra (protratta fino all’arrivo del cacciatore) in una percentuale di casi superiore alla media generale.

E’ un fenomeno che a mio avviso obbliga a ripensare la ferma del cane in termini di maggiore approfondimento, perché rivela il ruolo attivo, finora trascurato, che può avere nel condizionare la reazione del selvatico.

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Ferma “utile” del cane da caccia di Enrico Fenoaltea

 

L’amico Moreno con un cane che non scorderà.

Il cane è stato il primo animale ad essere domesticato per la straordinaria capacità di adattamento ereditato dal suo progenitore (probabilmente il lupo) e per la sua plasticità neuronale che, essendo assai sensibile alla pressione selettiva, consente di produrre individui adatti all’uso voluto.

Il cinofilo allevatore amatoriale del cane da ferma da lavoro, nella selezione non può che seguire criteri pragmatici: accoppiamenti tra quei soggetti che da confronti sul campo risultano più dotati, e controllo successivo sull’esito dei prodotti attraverso altre prove sul campo fino ad individuare i migliori riproduttori.

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IL CANE DA CACCIA IN CASA E IN CAMPAGNA di ENRICO FENOALTEA

15218491_1182811778467293_506235276_nII cane da caccia manifesta la sua personalità poliedrica, con comportamenti diversi in casa, in città e a caccia. II cucciolone, separato dalla madre e dai fratelli, riceve dalla famiglia di accoglienza, protezione, compagnia, socialità, cibo, gerarchia, territorio sicuro, contatti rassicuranti. Poiché queste sono le stesse cose che riceveva dalla madre e dai fratelli, e portato ad identificare la nuova famiglia con la madre, la casa con il territorio, il padrone con iI capo-branco, i familiari con i fratelli, e cosi l’istinto gli fa assumere in casa gli stessi atteggiamenti che già avevano assicurato l’affetto della madre.

Poiché l’attenzione della famiglia continuano per tutta la vita, il cane in casa manterrà questa condotta anche da adulto.

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Caccia alla beccaccia ieri ed oggi di Enrico Fenoaltea

Foto-di-Giorgio-Peppas

Di recente ho partecipato ad una battuta alle beccacce in un paese baltico, con due amici carissimi e provetti beccacciai, e all’origine di queste note c’è un confronto tra tecnica venatoria attuale e quella dei miei tempi. La caccia alla beccaccia (che ho praticato per una ventina di anni, a partire dal 1953, nei boschi cedui collinari dell’Alto Lazio) è, a mio avviso, la più sportiva ed appassionante delle cacce perché solo un’arcana “possessione” può spingere il cacciatore a marce faticose in ambienti ostili per la ricerca aleatoria di un selvatico raro, imprevedibile e misterioso.

Nel bosco che, ricorda l’ambiente primigenio, senza i filtri della civiltà, il cacciatore torna a percepire il respiro profondo della terra, a misurare il tempo sulle ore di luce e la distanza sulla forza delle gambe; gli stimoli della fame, della sete, della stanchezza, tornano ad essere autentiche necessità fisiologiche e, alla fine della battuta, il loro soddisfacimento procura inedite sensazioni di benessere psico-fisico.

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INIZIAZIONE ALLA CACCIA E ISTINTO di Enrico Fenoaltea

Bartolomeo Cavaglià e i suoi cuccioloni in addestramento

Il dressaggio del cane è un argomento per specialisti (i dres­seurs in Italia sono numerosi e preparati), io non ho nè titoli nè presun­zione dí dire cose nuove: posso parlare solo dell’iniziazione alla caccia del cucciolone.

Come cacciatore cinofilo ho ormai 60 anni di esperienza e quindi ho maturato alcune opinioni anche perché negli ultimi 30 anni, ho avuto il privilegio di cacciare in riserve esclusive, le starne nella Voivodina, in Polonia, i coturnici nella Bosnia Erzegovina e ancora starne in Ucraina (estensioni sconfinate, selvaggina scaltra e naturale).

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COLLEGAMENTO E ISTINTO di ENRICO FENOALTEA

Foto di Mario Salomone

Il “collegamento” con il cacciatore ormai non è più un grande problema perchè in genere i cani di buon sangue sono docili (la pressione selettiva ha dato suoi frutti) e istintivamente sono portati a non allontanarsi troppo dal padrone. E sufficiente soltanto qualche modesto esercizio di richiamo con qualche premio (mai in aperta campagna, ma solo in un luogo recintato) per insegnare un mi­nimo di obbedienza al richiamo. E’ essenziale che il padrone riesca ad imporre al cane la sua “domínan­za”, alla quale l’istinto gregario del cane si assoggetta facilmente, stabilendo un riferi­mento definitivo con il padrone.

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CANE DA FERMA E ISTINTO di ENRICO FENOALTEA

Foto di Mario Salomone

Foto di Mario Salomone

Il comportamento di tutti gli animali è guidato dall’istinto, cioè da un corredo di azioni e reazioni automatiche, geneticamente fissate, finalizzate all’autoconservazione. Il meccanismo piacere-dolore garantisce la reazione utile e dissuade da quella pericolosa: ripetere ciò che giova alla sopravvivenza provoca benessere, mentre un impulso inibitorio (dolore, paura) dissuade dal compimento di atti potenzialmente pericolosi.

La fissazione degli istinti, cioè il corredo genetico delle specie, sì è evoluta per selezione naturale dei più adatti, attraverso milioni di anni. In natura solo i soggetti dotati delle migliori qualità sopravvivono abbastanza per poter trasmettere í loro geni ai discendenti, perché la lotta per l’esistenza è una guerra di tutti contro tutti che non consente errori. Ogni specie, oltre alla dotazione genetica, possiede una qualche capacità di adattamento che le consente entro certi limiti di adeguare il comportamento in relazione alle condizioni ambientali.

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LA CACCIA E LE CONCLUSIONI DI ENRICO FENOALTEA–6–(Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

foto di Mario Salomone

Dopo aver tratteggiato cosa la caccia “non è”, viene la parte più difficile: spiegare in che consiste.

Nella caccia l’attività materiale visibile dall’esterno non aiuta a capire, perché è solo il veicolo che innesca nell’animo del cacciatore quella partecipazione coin­volgente ed emotiva che è l’essenza dell’attività venatoria.

La caccia appare essere una serie coordinata di atti materiali tutti funzio­nalmente connessi, e perciò singolarmente privi dì autonomia e di significato: ma l’e­mozione finale che prova il cacciatore, è la metabolizzazione delle singole fasi com­portamentali assorbite da una dimensione rituale, nella quale i simboli sostituiscono la realtà.

L’attività venatoria è evocazione metaforica e liturgica (accessibile solo agii iniziati, e inaccessibile ai profani), di un universo occulto antropologicamente connaturato alla natura urbana.

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