CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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IL CANE DA CACCIA IN CASA E IN CAMPAGNA di ENRICO FENOALTEA

15218491_1182811778467293_506235276_nII cane da caccia manifesta la sua personalità poliedrica, con comportamenti diversi in casa, in città e a caccia. II cucciolone, separato dalla madre e dai fratelli, riceve dalla famiglia di accoglienza, protezione, compagnia, socialità, cibo, gerarchia, territorio sicuro, contatti rassicuranti. Poiché queste sono le stesse cose che riceveva dalla madre e dai fratelli, e portato ad identificare la nuova famiglia con la madre, la casa con il territorio, il padrone con iI capo-branco, i familiari con i fratelli, e cosi l’istinto gli fa assumere in casa gli stessi atteggiamenti che già avevano assicurato l’affetto della madre.

Poiché l’attenzione della famiglia continuano per tutta la vita, il cane in casa manterrà questa condotta anche da adulto.

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Caccia alla beccaccia ieri ed oggi di Enrico Fenoaltea

Foto-di-Giorgio-Peppas

Di recente ho partecipato ad una battuta alle beccacce in un paese baltico, con due amici carissimi e provetti beccacciai, e all’origine di queste note c’è un confronto tra tecnica venatoria attuale e quella dei miei tempi. La caccia alla beccaccia (che ho praticato per una ventina di anni, a partire dal 1953, nei boschi cedui collinari dell’Alto Lazio) è, a mio avviso, la più sportiva ed appassionante delle cacce perché solo un’arcana “possessione” può spingere il cacciatore a marce faticose in ambienti ostili per la ricerca aleatoria di un selvatico raro, imprevedibile e misterioso.

Nel bosco che, ricorda l’ambiente primigenio, senza i filtri della civiltà, il cacciatore torna a percepire il respiro profondo della terra, a misurare il tempo sulle ore di luce e la distanza sulla forza delle gambe; gli stimoli della fame, della sete, della stanchezza, tornano ad essere autentiche necessità fisiologiche e, alla fine della battuta, il loro soddisfacimento procura inedite sensazioni di benessere psico-fisico.

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INIZIAZIONE ALLA CACCIA E ISTINTO di Enrico Fenoaltea

Bartolomeo Cavaglià e i suoi cuccioloni in addestramento

Il dressaggio del cane è un argomento per specialisti (i dres­seurs in Italia sono numerosi e preparati), io non ho nè titoli nè presun­zione dí dire cose nuove: posso parlare solo dell’iniziazione alla caccia del cucciolone.

Come cacciatore cinofilo ho ormai 60 anni di esperienza e quindi ho maturato alcune opinioni anche perché negli ultimi 30 anni, ho avuto il privilegio di cacciare in riserve esclusive, le starne nella Voivodina, in Polonia, i coturnici nella Bosnia Erzegovina e ancora starne in Ucraina (estensioni sconfinate, selvaggina scaltra e naturale).

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COLLEGAMENTO E ISTINTO di ENRICO FENOALTEA

Foto di Mario Salomone

Il “collegamento” con il cacciatore ormai non è più un grande problema perchè in genere i cani di buon sangue sono docili (la pressione selettiva ha dato suoi frutti) e istintivamente sono portati a non allontanarsi troppo dal padrone. E sufficiente soltanto qualche modesto esercizio di richiamo con qualche premio (mai in aperta campagna, ma solo in un luogo recintato) per insegnare un mi­nimo di obbedienza al richiamo. E’ essenziale che il padrone riesca ad imporre al cane la sua “domínan­za”, alla quale l’istinto gregario del cane si assoggetta facilmente, stabilendo un riferi­mento definitivo con il padrone.

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CANE DA FERMA E ISTINTO di ENRICO FENOALTEA

Foto di Mario Salomone

Foto di Mario Salomone

Il comportamento di tutti gli animali è guidato dall’istinto, cioè da un corredo di azioni e reazioni automatiche, geneticamente fissate, finalizzate all’autoconservazione. Il meccanismo piacere-dolore garantisce la reazione utile e dissuade da quella pericolosa: ripetere ciò che giova alla sopravvivenza provoca benessere, mentre un impulso inibitorio (dolore, paura) dissuade dal compimento di atti potenzialmente pericolosi.

La fissazione degli istinti, cioè il corredo genetico delle specie, sì è evoluta per selezione naturale dei più adatti, attraverso milioni di anni. In natura solo i soggetti dotati delle migliori qualità sopravvivono abbastanza per poter trasmettere í loro geni ai discendenti, perché la lotta per l’esistenza è una guerra di tutti contro tutti che non consente errori. Ogni specie, oltre alla dotazione genetica, possiede una qualche capacità di adattamento che le consente entro certi limiti di adeguare il comportamento in relazione alle condizioni ambientali.

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LA CACCIA E LE CONCLUSIONI DI ENRICO FENOALTEA–6–(Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

foto di Mario Salomone

Dopo aver tratteggiato cosa la caccia “non è”, viene la parte più difficile: spiegare in che consiste.

Nella caccia l’attività materiale visibile dall’esterno non aiuta a capire, perché è solo il veicolo che innesca nell’animo del cacciatore quella partecipazione coin­volgente ed emotiva che è l’essenza dell’attività venatoria.

La caccia appare essere una serie coordinata di atti materiali tutti funzio­nalmente connessi, e perciò singolarmente privi dì autonomia e di significato: ma l’e­mozione finale che prova il cacciatore, è la metabolizzazione delle singole fasi com­portamentali assorbite da una dimensione rituale, nella quale i simboli sostituiscono la realtà.

L’attività venatoria è evocazione metaforica e liturgica (accessibile solo agii iniziati, e inaccessibile ai profani), di un universo occulto antropologicamente connaturato alla natura urbana.

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LA STORIA DELL’UMANITA’ E LA CACCIA DI ENRICO FENOALTEA –5–(Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

Foto di Mario Salomone

La peculiarità della caccia è di avere solo protagonisti (a differenza di altri sport che hanno anche spettatori), ed essi stessi hanno difficoltà  a darne una definizione.

infatti, se ad un cacciatore si chiede perché va a caccia, la risposta sarà: “perché mi diverte”.

Una risposta che non dice nulla, ed è analoga a quella che potrebbero da­re i praticanti di tutte le attività ludiche, come il gioco e lo sport dilettantistico.

Queste attività umane non sono praticate per conseguire utilità pratiche, ma sono svolte se si vuole, quando si vuole e per il tempo che si vuole (con sacrificio di tempo, di energia e spesso anche di denaro).

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CACCIA E UCCISIONE DI ANIMALI DI ENRICO FENOALTEA–4–(Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

Romano Pesenti

 Nella storia dell’umanità la sensibilità verso la privazione della vita degli animali è stata oggetto di continue variazioni in relazione ai tempi, all’ambiente, agli usi, alle necessità alimentari, alle convinzioni etiche, filosofiche, religiose, e all’ethos proprio di ogni società. Per millenni l’uomo non ha avuto alcun dubbio sul potere di disporre sen­za limite dell’uso e della vita degli animali sia selvatici che domestici. Da pochi decenni, ed esclusivamente nelle comunità urbane (nelle quali l’uomo, ha contatto solo con gli animali di compagnia e ne antropomorfizza il rapporto) sono sorte correnti “animaliste” che tendono a riconoscere agli animali un diritto alla vita e alla libertà pari a quello dell’uomo: esse si richiamano impropriamente alla legislazione vigente, che invece vieta di infliggere “sofferenze inutili” agli animali, considerate “offesa” a quel senso di pietà verso la sofferenza che è comune a tutti gli uomini (la legge esclude la macellazione alimentare, quella rituale degli ebrei e dei musulmani, la caccia, la pesca e la vivisezione scientifica).

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EQUILIBRIO ECOLOGICO – BIODIVERSITA’ DI ENRICO FENOALTEA –3–(Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

foto di Mario Salomone

In generale non si può negare che un prelievo venatorio incontrollato può causare l’estinzione di una specie ma in Italia negli ultimi quaranta anni si è verifica­to un fatto nuovo, diverso dalla pressione venatoria, che ha provocato l’estinzione definitiva e irreversibile di molte specie faunistiche alcune delle quali mai cacciate.

La estinzione in Italia della selvaggina nobile stanziale non può essere imputata alla pressione venatoria, per le seguenti ragioni: a) sono in via dì estinzione anche alcune specie faunistiche mai cacciate o cacciabili (rapaci, rondini, passera­cei, pipistrelli, cuculi, usignoli ecc.); b) !a scomparsa delle specie faunistiche è avve­nuta anche nelle aree che non hanno mai conosciuto il fucile, perché la caccia vi è da sempre vietata (oasi, parchi, zone di ripopolamento, zone di rispetto, ecc.);

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STRAGE INDISCRIMINATA DI ENRICO FENOALTEA–2– (Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

Foto di Mario Salomone

L’accusa di “strage” di volatili si fonda sul numero delle cartucce vendute dalle armerie: un dato insignificante perché la maggior parte di esse viene utilizzata per il tiro a volo (skeet, trap, elica, percorso di caccia) e solo una modesta percentuale di quelle pochissime usate a caccia, colpisce un volatile.

Chi parla di “strage” dovrebbe sapere che essa è impossibile, per due assorbenti ragioni.

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