CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Categoria: Enrico Fenoaltea (Page 1 of 2)

INIZIAZIONE ALLA CACCIA E ISTINTO di Enrico Fenoaltea

Bartolomeo Cavaglià e i suoi cuccioloni in addestramento

Il dressaggio del cane è un argomento per specialisti (i dres­seurs in Italia sono numerosi e preparati), io non ho nè titoli nè presun­zione dí dire cose nuove: posso parlare solo dell’iniziazione alla caccia del cucciolone.

Come cacciatore cinofilo ho ormai 60 anni di esperienza e quindi ho maturato alcune opinioni anche perché negli ultimi 30 anni, ho avuto il privilegio di cacciare in riserve esclusive, le starne nella Voivodina, in Polonia, i coturnici nella Bosnia Erzegovina e ancora starne in Ucraina (estensioni sconfinate, selvaggina scaltra e naturale).

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COLLEGAMENTO E ISTINTO di ENRICO FENOALTEA

Foto di Mario Salomone

Il “collegamento” con il cacciatore ormai non è più un grande problema perché in genere i cani di buon sangue sono docili (la pressione selettiva ha dato suoi frutti) e istintivamente sono portati a non allontanarsi troppo dal padrone. E sufficiente soltanto qualche modesto esercizio di richiamo con qualche premio (mai in aperta campagna, ma solo in un luogo recintato) per insegnare un mi­nimo di obbedienza al richiamo. E’ essenziale che il padrone riesca ad imporre al cane la sua “dominanza”, alla quale l’istinto gregario del cane si assoggetta facilmente, stabilendo un riferi­mento definitivo con il padrone.

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CANE DA FERMA E ISTINTO di ENRICO FENOALTEA

Foto di Mario Salomone

Foto di Mario Salomone

Il comportamento di tutti gli animali è guidato dall’istinto, cioè da un corredo di azioni e reazioni automatiche, geneticamente fissate, finalizzate all’autoconservazione. Il meccanismo piacere-dolore garantisce la reazione utile e dissuade da quella pericolosa: ripetere ciò che giova alla sopravvivenza provoca benessere, mentre un impulso inibitorio (dolore, paura) dissuade dal compimento di atti potenzialmente pericolosi.

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LA CACCIA E LE CONCLUSIONI DI ENRICO FENOALTEA- 6/6 –

foto di Mario Salomone

(Le affermazioni degli anticaccia vanno esaminate una per una)

Dopo aver tratteggiato cosa la caccia “non è”, viene la parte più difficile: spiegare in che consiste.

Nella caccia l’attività materiale visibile dall’esterno non aiuta a capire, perché è solo il veicolo che innesca nell’animo del cacciatore quella partecipazione coin­volgente ed emotiva che è l’essenza dell’attività venatoria.

La caccia appare essere una serie coordinata di atti materiali tutti funzio­nalmente connessi, e perciò singolarmente privi dì autonomia e di significato: ma l’e­mozione finale che prova il cacciatore, è la metabolizzazione delle singole fasi com­portamentali assorbite da una dimensione rituale, nella quale i simboli sostituiscono la realtà.

L’attività venatoria è evocazione metaforica e liturgica (accessibile solo agii iniziati, e inaccessibile ai profani), di un universo occulto antropologicamente connaturato alla natura urbana.

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LA STORIA DELL’UMANITA’ E LA CACCIA DI ENRICO FENOALTEA -5/6

Foto di Mario Salomone

La peculiarità della caccia è di avere solo protagonisti (a differenza di altri sport che hanno anche spettatori), ed essi stessi hanno difficoltà  a darne una definizione.

infatti, se ad un cacciatore si chiede perché va a caccia, la risposta sarà: “perché mi diverte”.

Una risposta che non dice nulla, ed è analoga a quella che potrebbero da­re i praticanti di tutte le attività ludiche, come il gioco e lo sport dilettantistico.

Queste attività umane non sono praticate per conseguire utilità pratiche, ma sono svolte se si vuole, quando si vuole e per il tempo che si vuole (con sacrificio di tempo, di energia e spesso anche di denaro).

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CACCIA E UCCISIONE DI ANIMALI DI ENRICO FENOALTEA-4/6-

Romano Pesenti

Nella storia dell’umanità la sensibilità verso la privazione della vita degli animali è stata oggetto di continue variazioni in relazione ai tempi, all’ambiente, agli usi, alle necessità alimentari, alle convinzioni etiche, filosofiche, religiose, e all’ethos proprio di ogni società. Per millenni l’uomo non ha avuto alcun dubbio sul potere di disporre sen­za limite dell’uso e della vita degli animali sia selvatici che domestici. Da pochi decenni, ed esclusivamente nelle comunità urbane (nelle quali l’uomo, ha contatto solo con gli animali di compagnia e ne antropomorfizza il rapporto) sono sorte correnti “animaliste” che tendono a riconoscere agli animali un diritto alla vita e alla libertà pari a quello dell’uomo: esse si richiamano impropriamente alla legislazione vigente, che invece vieta di infliggere “sofferenze inutili” agli animali, considerate “offesa” a quel senso di pietà verso la sofferenza che è comune a tutti gli uomini (la legge esclude la macellazione alimentare, quella rituale degli ebrei e dei musulmani, la caccia, la pesca e la vivisezione scientifica).

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EQUILIBRIO ECOLOGICO – BIODIVERSITA’ DI ENRICO FENOALTEA -3/6-

foto di Mario Salomone

In generale non si può negare che un prelievo venatorio incontrollato può causare l’estinzione di una specie ma in Italia negli ultimi quaranta anni si è verifica­to un fatto nuovo, diverso dalla pressione venatoria, che ha provocato l’estinzione definitiva e irreversibile di molte specie faunistiche alcune delle quali mai cacciate.

La estinzione in Italia della selvaggina nobile stanziale non può essere imputata alla pressione venatoria, per le seguenti ragioni: a) sono in via dì estinzione anche alcune specie faunistiche mai cacciate o cacciabili (rapaci, rondini, passera­cei, pipistrelli, cuculi, usignoli ecc.); b) !a scomparsa delle specie faunistiche è avve­nuta anche nelle aree che non hanno mai conosciuto il fucile, perché la caccia vi è da sempre vietata (oasi, parchi, zone di ripopolamento, zone di rispetto, ecc.);

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STRAGE INDISCRIMINATA DI ENRICO FENOALTEA-2/6-

Foto di Mario Salomone

L’accusa di “strage” di volatili si fonda sul numero delle cartucce vendute dalle armerie: un dato insignificante perché la maggior parte di esse viene utilizzata per il tiro a volo (skeet, trap, elica, percorso di caccia) e solo una modesta percentuale di quelle pochissime usate a caccia, colpisce un volatile.

Chi parla di “strage” dovrebbe sapere che essa è impossibile, per due assorbenti ragioni.

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RIFLESSIONI SULLA CACCIA DI ENRICO FENOALTEA -1/6-

1468492_10201861884214824_48130179338336209_n( Con questo prima articolo iniziamo una riflessione in sei articoli correlati dove le motivazioni degli anticaccia saranno esaminate una per una)

La caccia sta vivendo una stagione declinante per un concorso di circo­stanze irreversibili.

L’antropizzazione del territorio ha causato l’estinzione della selvaggina no­bile stanziale cacciabile e il calo della selvaggina migratoria, ha reso la sosta di que­st’ultima precaria e brevissima.

Il numero dei cacciatori pur in costante diminuzione, è inferiore al numero delle licenze di caccia rilasciate ogni anno: molti “escono” solo poche volte in una stagione; coloro che si dedicano alla selvaggina migratoria cacciano solo i rari giorni del “passo”; più assidui sono coloro che cacciano lepri, beccacce e cinghiali (cacce di elite molto specializzate) e coloro che usano con il cane (più interessati al lavoro dell’ausiliare che alla selvaggina).

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EDUCAZIONE ALL’OBBEDIENZA DEI CUCCIOLI di Enrico Fenoaltea

Foto di Michele Battorato

Foto di Michele Battorato

I cuccioli, specialmente se allevati in casa dai cacciatori (come ora è d’uso), sono autodidatti, non hanno più bisogno dell’addestramento preliminare alla caccia ma devono solo essere educati all’obbedienza, cosa che può fare chiunque abbia tempo, pazienza, e una certa conoscenza dei meccanismi mentali del cane, troppo spesso assimilati a quelli dell’uomo per un erroneo giudizio antropomorfico.

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