CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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“SOLITUDINE” di Franco Subinaghi

La caccia dell'anima

La caccia dell’anima

Ho avuto alcuni ottimi compagni di caccia, nelle mie numerose licenze, veri amici, come me innamorati  della montagna, dei suoi selvatici e della sua profonda bellezza. Ho condiviso con loro la mia grande passione per il monte e per la sua vita.  O per le immense distese delle risaie della nostra bassa. Con tutti ebbi  comunque in comune  la passione per i cani da ferma.

Alcuni di  essi  furono miei maestri  venatori  come il Tani, re delle coturnici, il Nea, grande cacciatore di galli e bianche o l’indimenticabile Pino, che tutto mi insegnò sul magico mondo della caccia ai beccaccini.

Altri furono  compagni di caccia, amici della mia età allora verde, come Beppe, conosciuto a scuola, al Gonzaga, che come me aveva anche la passione per  la pesca a mosca, la musica rock, il grande Milan.

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“CACCIA A UN PASSO DAL CIELO” di Franco Subinaghi

caccia a un passo dal cieloPrefazione

Ho sempre considerato la caccia uno stile di vita, e, come dissi tempo fa, la mia vita senza la caccia sarebbe come quella di un setter o di un pointer senza la caccia.

Questo mio modo di vedere l’attività venatoria, ha fatto si che inevitabilmente la maggior parte delle mie amicizie sia composta da persone che in linea di massima la pensano come me, e, una di queste è Franco Subinaghi.

Conosco Franco da molto tempo grazie soprattutto alla militanza nel Club della Beccaccia, sin da subito si è accesa una grande simpatia, di certo per la passionaccia comune relativa alla Regina del bosco, ma anche e soprattutto perché entrambi utilizzatori del setter scozzese.

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COTURNICI di Franco Subinaghi

Coste solive, fra sassère, giavine, immensi paglioni rotti da grandi massi erratici, cenge sospese su terrificanti strapiombi; e loro, le Regine delle Rocce, le coturnici. Cacciandole, accumuli cocenti e spesso continue delusioni compensate da immense soddisfazioni, da emozioni tanto forti da mozzarti il fiato, già corto per la ripida salita che hai affrontato per andare a servire il tuo cane fermo fra quelle roccette, sulla costa tanto erta da sembrare verticale: frullano tutte insieme, grigie fra le rocce grigie, e quando il setter ti riporta quella che hai abbattuto, per un attimo ti sembra che stringa fra le fauci un pezzo di roccia grigia: ma poi le apri le ali e il petto e l’addome sembrano esplodere in un’apoteosi di ocra di bruno-rossicci, di neri, di bianchi crema, con il becco e le zampe di quel vermiglio da far impallidire un corallo…
E canti al primo chiaror dell’alba, salmodiare fitto a salutare il rinnovarsi del miracolo di una  nuova alba alpestre, e frulli metallici d’ali battute all’unisono, traiettorie sibilanti a fendere la purezza della brezza alpina, stoccate incredibili che lasciano nel cielo azzurro pallido una scia di piumette grigie, bianche, rossicce. Adrenalina pura nelle tue vene e una caccia per cacciatori e cani montanari, di quelli veri.

GALLO FORCELLO di Franco Subinaghi

Il mio grande amore fra le cacce alpine, come il Re forcello ho amato solo la beccaccia. Quanto storie, avventure, indimenticabili episodi ho vissuto cacciando per un trentennio, con i miei gordon e i miei inglesi, questo meraviglioso selvatico fra lariceti ammantati di fitti mirtilleti, fra i quali crescevano selvaggi sorbi montani dalle bacche vermiglie, o fra drose e rododendri celanti, qua e là, esili vene d’acqua cristallina alle quali i cani si dissetano avidamente. Galli che rugolano sulla cima d’un larice lontano, nelle giornate di nebbia. Galli che s’involano a tre tiri di schioppo quando un velo di neve fresca rende troppo visibile il tuo incedere e quello dei tuoi cani. Galli che s’impigriscono nel tepore del meriggio ottobrino, ingozzandosi di mirtilli nero-bluastri, e si lasciano fermare dal gordon il quale, col suo incedere prudente, li sorprende in piena pastura… bloccato sotto una ferma inesorabile, il vecchio gallo regge
a lungo la ferma là, sotto i due giovani larici che crescono stretti a una roccia coperta di muschio verde scuro, poi s’invola fragorosamente, velocissimo, in un’orgia di neri e di bianchi, cade di schianto e vien giù pesantemente, sbattendo contro un ramo di quel larice che, per qualche attimo, continua a dondolare…
Lo ammiri a lungo, posato sullo zaino, il tuo sguardo non riesce più a staccarsi dai riflessi blu scuro sul nero del petto, dal bianco abbagliante degli specchi alari, dal rosso carminio delle grandi caruncole, dalla curva perfetta di quelle penne della coda a lira… Il primo desiderio che provi è quello di…dipingerli, per fissare sulla tela, per sempre, tale e tanta bellezza, prima che appassisca…

PERNICI BIANCHE di Franco Subinaghi

A un passo dal cielo, le pernici bianche, i mitici Osei del Signur,  gli uccelli del Signore che due volte, cacciandole, ti fanno venir da ridere, mentre le altre otto volte ti fanno….piangere. Chiamale anche taine o galinet, rimangono sempre selvatici ammantati di leggenda, per pochi eletti: per raggiungerle son sempre interminabili camminate, ore e ore di fatica in condizioni meteo a volte molto avverse.
Ho sempre amato il “paese delle bianche”, paesaggio lunare ben oltre i duemila, ove non crescono alberi e dove il silenzio è totale e tanto profondo da inghiottire in un attimo il rumore delle fucilate, delle parole, dei tuoi sospiri, e il bisbigliare dei tuoi pensieri; e il galoppo dei setter sul manto nevoso gelato, il gordon nero in ferma che spicca sul biancore circostante, e la macchia rosso vivo che lasciano sul candore immacolato. Avere fra le mani una pernice bianca è un pò come cogliere un meraviglioso, algido fiore delle nevi: quando lo ricevi dal riporto del cane tu sai che, comunque, te lo sei meritato. E sai anche che questi attimi non li scorderai mai più, per tutta la vita. Queste sono le bianche, uccelli antichi, tramandateci dalle grandi glaciazioni: quando si prendono il tuo cuore di cacciatore, sarà per sempre….
 
Kate su beccaccia di F. Subinaghi

AMICHEVOLI DIVERGENZE di Franco Subinaghi

Si può essere e rimanere ottimi amici anche avendo idee divergenti o, quantomeno, non sempre convergenti.

Quindi dico subito che rimarrò socio del nostro Club vita natural durante anche se, negli ultimi tempi, lo confesso, non tutto quanto scritto e e a volte predicato nelle pagine della nostra Regina del Bosco mi trova d’accordo.
Premetto di essere un cacciatore cinofilo, appassionato dei cani da ferma (gordon, nel mio caso) in misura anche superiore a quella per la beccaccia, che rimane comunque il mio più grande amore cinofilo-venatorio. Detto questo, ecco i punti sui quali sono quantomeno perplesso (e, insieme, le mie idee su quanto andrebbe fatto, altrimenti pure noi beccacciai diventeremmo come quel movimento anticaccia guidato da un ex-comico che manda tutti affan… senza mai proporre alcunchè):
1) CACCIA SPECIALISTICA ALLA BECCACCIA: non sono d’accordo, in quanto penso che, al cacciatore appassionato cinofilo, debba essere data la possibilità di cacciare, fuori dal tempo delle becccacce, la tipica alpina, le starne, le rosse, le quaglie, i beccaccini oppure anche i fagianacci pronta-caccia, dato che ritengo questa possibilità una figlia legittima della libertà. A mio avviso sarebbe invece saggio annettere la beccaccia a una delle specialità,  tipo la caccia alla tipica alpina, per esempio, specificando: “caccia alla selvaggina tipica alpina e alla beccaccia ESCLUSIVAMENTE con l’uso del cane da ferma”. Idem per la caccia alla stanziale ripopolabile. Questo escluderebbe capannisti, segugisti, cinghialai,ungulatisti,ecc. dalla possibilità di accedere alla Regina e lascerebbe al cinofilo la sacrosanta libertà di effettuare altre cacce col cane nei periodi senza beccacce o nei luoghi in cui (tipo molte Zone Alpi) il passo della beccaccia è molto più limitato nel tempo rispetto, che so, al Centro o al Sud della nostra Penisola.
E poi, suvvia, ragioniamoci su: dopo la beccaccia, seguiranno le cacce specialistiche a forcello, coturnice, bianca, starna, fagiano di voliera, e che altro?? Ma per favore…

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La Caccia dell’Anima di Franco Subinaghi

 

La caccia dell'anima

La caccia dell’anima

Prefazione de “La Caccia dell’Anima”

Quando Franco mi chiamò al telefono e mi chiese di scrivere la prefazione del suo nuovo libro ne fui davvero sorpresa, poi mi sentii lusingata e un po’ perplessa. Pensai che, di solito, per un libro di un cacciatore “navigato”, che tratta principalmente (ma non solo) di racconti di caccia, uno si aspetterebbe che sia un altro cacciatore altrettanto vissuto a scriverla, forse un buon amico di vecchia data. No di certo una ragazza che la -Caccia con la “C” maiuscola- la sogna e di esperienza alle spalle ne ha solo un minimo. Ma, nonostante questa mia perplessità, capii presto il perché della sua decisione. E lo ritrovo nel libro che qui vado a prefare.

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LA DONNA DEL BECCACCIAIO di Franco Subinaghi

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la mia bella Sioux (Kate sullo sfondo).

Riflessioni a caccia chiusa (per neve)

Chiudo alle mie spalle la porta di ferro che dà accesso al nostro giardino, libero le gordon dopo aver loro tolto il collare e il campano.

Mia moglie mi viene incontro sull’uscio, prende il mio zaino mentre sistemo il Benelli sull rastrelliera. Quindi mi chiede: “Com’è andata? Hai incontrato? E la cagnine, come sono andate? Quale delle due ha fermato la beccaccia?” E’ un rituale che si ripete da 34 anni, e per il quale le sono sempre grato, così come mi piace che non mi chieda se “ne ho prese e quante”.

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“CROAZIA NELL’ U.E. : SPERANZA BECCACCIAIA?” di Franco Subinaghi

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Sono stato molte volte in Croazia a caccia, e qualche volta ad addestrare i miei cani su starne in coppia a  Marzo. A caccia sono sempre andato a beccacce, quando da noi il passo era agli sgoccioli, cioè in Dicembre: mi sono quasi sempre confrontato con uccelli già presenti da tempo, quindi piuttosto difficili : poche prede, grosse soddisfazioni. In Marzo mi sono divertito anche di più.

 

Quello che ho visto in Croazia, per contro, non sempre mi è piaciuto.

Ho visto schieramenti di croati sparare all’aspetto serale, sembrava una sagra. Ho visto italiani far loro compagnia, allegramente all’insegna del : “tanto non siamo in Italia, chi ci vede ?”. Questi medesimi italiani, li ho visti prestare fucili e cartucce agli accompagnatori croati, affinchè li aiutassero ad impinguare il carniere.  Quando andavo ad allenare/addestrare in Marzo, ho visto nostri connazionali cacciare beccacce di ripasso in Marzo, amici miei, ma ci pensate ?  Finchè, all’inizio degli anni Duemila mi sono rotto i cabbassisi – come direbbe Montalbano -, e in Croazia non ci sono più tornato, e non per i croati….loro sono (male) abituati in questo modo da sempre, bensì per coloro che fanno tanto i santarelli a casa loro, per poi mettersi a far vaccate appena si trovano nell’orto del vicino (peraltro assai compiacente, in quanto lautamente retribuito).

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Mosè (della Trabaltana) di Gianfranco Calì

“CUCCIOLO OGGI, BECCACCIAIO DOMANI” di Franco Subinaghi

La Caccia è il luogo ideale ove convergono i sogni che ogni cacciatore vorrebbe trasformare in realtà. La caccia alla beccaccia è la realtà nella quale convergono i miei sogni, il più bello, emozionante e coinvolgente dei quali è vedere il proprio cucciolo trasformarsi in cane cacciatore e poi in cane beccacciaio; ma per iniziare ciò il cucciolo bisogna averlo – ricevuto o acquistato o figlio di una nostra cagna. I miei sono da sempre setter gordon e/o inglesi, in futuro penso che saranno solo nero-focati, apprezzando moltissimo, sia io che mio figlio Brian, questa splendida razza.

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