CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Category: Giancarlo Bravaccini

L’incontrismo di Giancarlo Bravaccini

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Foto di David Stocchi

Questo simpatico strafalcione grammaticale spesso viene fuori non volendo nelle lunghe discussioni tra cacciatori cinofili al ritorno da una prova o dopo una battuta di caccia, si tratta dell’ estremo tentativo di condensare in una sola parola quelle qualità che consentono ad un cane di reperire più selvaggina rispetto ad un altro.

In altre parole il cosidetto “senso del selvatico”.

Per un cacciatore di beccacce “l’incontrismo”, è una dote di fondamentale importanza perché a volte un cane che pur avendo, secondo la nostra valutazione, olfatto, metodo di cerca, passione, esperienza specifica, non incontra come dovrebbe.

Magari su altra selvaggina è super, le starne della Serbia le fila per venti metri, le coturnici le fulmina, di galli ne trova in quantità ma poi nel bosco a beccacce non ci convince del tutto.

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La caccia alla beccaccia secondo… Giancarlo Bravaccini

dsc_4244Su questo tipo di caccia si è scritto e parlato talmente tanto che si corre il rischio di essere banali o ripetitivi. Vorrei sottolineare alcuni aspetti che la rendono così appassionante, e perché in questi ultimi anni è diventata, tra le cacce con il cane da ferma, una delle più praticate.

Una spiegazione semplicistica, anche se in parte vera, è quella dovuta alla progressiva scomparsa della selvaggina stanziale (soprattutto la starna) e quindi i cacciatori con il cane da ferma giocoforza hanno dovuto cambiare obbiettivo.

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“Faloò” di Giancarlo Bravaccini

Mi sono sempre rifiutato di parlare dei miei cani soprattutto per paura di non essere obbietivo, in fondo è come parlare dei propri figli, si rischia di essere o troppo indulgenti o troppo severi.

Per Faloò faccio un eccezione anche perché ormai è morto da sette anni e poi lo considero il mio capostipite e quindi in qualche modo glielo devo.

Ho preso la mia prima licenza ha 16 anni dopo 6 anni di apprendistato con cacciatori di starne e beccacce, e la mia idea di come deve essere un cane è stata fortemente condizionata da questi anni passati con questo tipo di cacciatori che cacciavano da buio a buio come se la caccia fosse un piacevole lavoro.
Quindi in primis fondo e di conseguenza rendimento.

Faloò in ferma

Faloò in ferma

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“CACCIATORI PROVE SELEZIONE……. E UNA PROPOSTA” di Giancarlo Bravaccini

Giulio Colombo diceva che le gare cinofile erano nate come confronto tra i migliori cani da caccia.

I CACCIATORI che possedevano un buon cane sentivano il bisogno di confrontarsi( PROVE) con altri cacciatori, sotto la supervisione di conoscitori dello standard di razza (esperti giudici) che poi con il loro giudizio davano indicazioni agli allevatori quali riproduttori utilizzare (SELEZIONE).

Questo succedeva in origine quando la situazione faunistica italiana permetteva di avere a disposizione selvaggina autentica poi le cose sono cambiate e sono nate la grande cerca, le classiche a quaglie,le prove con selvaggina immessa e altri tipi di prove sempre utili alla selezione, ma che non avevano niente a che fare con la caccia cacciata e molti cacciatori si sono allontanati dalla cinofilia.

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INTERVISTA A GIANCARLO BRAVACCINI “ALLEVAMENTO SETTER DELLA TRABALTANA”

Faloò

Quale è stato il motivo che ti ha portato a selezionare ed allevare il Setter ?
Non mi considero un allevatore in senso stretto (infatti faccio un altro lavoro) il mio è un tentativo di selezionare cani (setter) per andare a caccia, più possibile aderenti al tipo, tenendo conto che lo standard non parla solo di movimento ma anche di qualità venatorie, quindi di rendimento. Per cui i motivi che mi hanno spinto a fare cucciolate sono principalmente due: il primo,un pò egoistico,è quello di riuscire a mantenere, per me, buoni cani nel tempo quindi di perpetrare quelle caratteristiche che avevo riscontrato in Faloo che considero il mio capostipite, il secondo motivo, è quello di voler dimostrare che per avere buoni cani da caccia e nello stesso tempo aderenti allo standard di razza bisogna tenere in massima considerazione le qualità venatorie dei genitori e poi lo stile di razza. Invertendo questa priorità abbiamo meno probabilità di accontentare i cacciatori cinofili che sono i veri “utilizzatori finali” della selezione. La conferma di tutto ciò lo vediamo in cosa è successo nelle altre razze da ferma,da quando i cacciatori hanno smesso di utilizzarle nella caccia cacciata e sono rimaste solo nel contesto della cinofilia agonistica, hanno iniziato ad avere dei problemi di rendimento.
 

“La Beccaccia come una Morosa” di Giancarlo Bravaccini

Jack su beccaccia Marzo 2017

Quando mi trovo con persone che non sono né cacciatori né cinofili e viene fuori il discorso caccia, glisso, faccio finta di niente, non ho voglia di mettermi a spiegare perché vado a caccia con il cane anche perché capisco che le motivazioni dei cacciatori a volte siano indifendibili. Una passione come la nostra, con alcuni aspetti non del tutto razionali, non è facile farla comprender a dei profani.

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“Cane da Montagna e cane da Beccacce, differenze e similitudini” di Giancarlo Bravaccini

Foto di Eduard Cenolli

Le beccacce, i galli forcelli, le coturnici, sono uccelli completamente diversi tra loro, ma hanno una cosa in comune: sono rari e distribuiti in vasti territori con un habitat molto impegnativo. Quindi i cani adatti al reperimento di questi selvatici devono avere caratteristiche simili, ovvero coprire molto terreno in minor tempo possibile per molte ore di seguito per giorni consecutivi.

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“Caccia vissuta” di Giancarlo Bravaccini

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Parlare di caccia per me è sempre stato divertente e interessante, perché questa mia passione ha condizionato la mia vita sin da bambino. Attualmente, però, mi sono accorto che le cose sono cambiate: non solo cinofilia e caccia sono completamente scollegate, ma anche tra gli stessi cacciatori si parlano lingue diverse. Infatti, adesso prima di parlare di caccia bisogna chiarire cosa s’ intende “cacciare con il cane da ferma” nel 2000 in Italia. Non chiarendo questo si rischia di parlare senza essere compresi o peggio di essere fraintesi.

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“L’importanza dei segni” di Giancarlo Bravaccini

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Jack di Matteo Tebaldini

Nella mia famiglia nessuno andava a caccia, per fortuna il bar gestito da mio padre era frequentato da molti cacciatori, quindi fin da bambino ascoltavo i racconti più o meno “infiocchettati” ai tavolini del bar sperando che qualcuno al mattino mi prendesse su con lui.Il primo ad avere compassione fu “Sor Gildo”, direttore di banca in pensione; una zoppia lo aveva costretto a ripiegare per la caccia d’appostamento, ma era stato un gran cacciatore da penna, uno dei primi a possedere un cane da ferma di razza pura (setter). Io gli portavo le gabbie dei richiami (avevo 7 anni) dalla macchina al capanno, in cambio lui mi faceva sparare con il “28” agli isolati mentre quando erano più di uno facevamo le coppiole (uno, due, bum); nell’attesa mi parlava di quando da giovane cacciava le starne con il suo cane.

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“Ah….se la Schiffer facesse le tagliatelle” di Giancarlo Bravaccini

Stanga di G. Bravaccini su Beccaccia

AH…SE LA SCHIFFER FACESSE LE TAGLIATELLE….

lavasse i piatti, fosse un’amante focosa (e fedele) e magari anche una madre premurosa… Penso che nell’immaginario di tutti gli uomini ci sia una donna di questo tipo. Trasponendo il concetto in cinofilia, è possibile affermare che il cane bello, stilista, intelligente e di grande rendimento è anch’esso nei sogni di ogni cacciatore cinofilo. Puntare in alto è giusto perché, come diceva mio nonno “a calare si fa sempre in tempo”.

Però se vogliamo essere realisti probabilmente chi aspetta di andare a letto solo con la Schiffer morirà vergine: così anche il cacciatore-cinofilo-idealista che non tollererà un minimo dettaglio o una botta di coda nel girare un lacet, non possederà mai un cane decente e rimarrà sempre a “bordo campo” a criticare.

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