CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Category: Giorgio Lugaresi

LA BECCACCINISTA TUTTOFARE di Giorgio Lugaresi Due settimane di caccia nella Lapponia svedese con una Spinona beccaccinista

Ritratto fatto da Giusy Rampini di Giorgio Anita e Bach

Eccomi rientrato da pochi giorni dalla Lapponia svedese, dove sono riuscito a fare diciassette giorni di caccia pieni. Andare a caccia lì è come assumere una droga: ogni sera sei distrutto e pensi di riposarti il giorno dopo, ma poi quando è il momento di fare il nuovo permesso, non sai resistere e decidi in quale posto andrai a distruggerti del tutto, consolandoti magari che il riposo lo farai un’altra volta! Credo che in questa condizione si siano ritrovati molti di quelli che erano là con me, perché a giudicare dalle facce sofferenti intorno al tavolo per la cena, veniva da pensare che diversi non sarebbero andati a caccia nei giorni a venire: poi però un bel piatto di tagliatelle, un arrostino di coniglio fatto come si deve e del buon vino italiano, facevano tornare a scorrere il sangue nelle vene.

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Quante ne ho viste nella mia vita da cacciatore! Le “nuove” beccacce impossibili. Di Giorgio Lugaresi

12742615_171978576515870_2131503683727752239_nQuando sono d’entrata le beccacce, normalmente, sono poco pedinatrici, preferiscono puntare sul mimetismo per disorientare l’eventuale predatore. Loro non sanno ad esempio che un cane da ferma, proprio perché è stato selezionato anche per quel compito (trovare la selvaggina e fermarla), non fa altro che aspettare il proprietario che, col fucile, lo possa servire. La beccaccia in questi casi punta lì in quel suo rifugio che ritiene sicuro e, con l’immobilismo, si augura di eludere il cane che è spesso ad una distanza tale che se si azzardasse a tentare di prenderla, Lei se ne andrebbe senza tante difficoltà. Infatti, sono rarissimi i casi in cui un cane da ferma riesce a prendere una beccaccia non ferita con i denti.

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Bracconieri Kirghisi di Giorgio Lugaresi

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Quella mattina, Lucio ed io, eravamo partiti per la valle che qualche giorno prima avevamo trovato piena di cotorne. Anche le starne erano presenti con quattro voli pieni: cioè quattordici, quindici individui a brigata.
La fatica si stava facendo sentire, perché, mentre per Lucio era solo il quarto giorno di caccia, per me era l’undicesimo. E vi posso assicurare che fare tutti i giorni su e giù per quei bellissimi monti in parte innevati, significa avere polmoni d’acciaio, garretti di ferro, ma soprattutto un buon allenamento.

La caccia si fa a circa 2000 metri e l’altezza si sente, (per chi fuma, poi , non è proprio il massimo scarpinare lassù).

Quella mattina avevamo in campo tre setter: Ralph di Lucio, un bel maschio di sei anni che ormai sa leggere e scrivere, perché oltre che essere bravo, ha tanta esperienza su molti selvatici e terreni; io avevo Guglielmo Tell e Star. Il primo è un setter maschio, bianco nero di due anni e mezzo che fa molto bene ed ha ancora buoni margini di miglioramento, anche se già com’è basta e avanza; il secondo è un setter maschio, bianco arancio, molto marcato figlio del mio Buch; ultima speranza di quella corrente di sangue, perché il papà ha quindici anni e non coprirà più. Star aveva diciannove mesi e nei primi sei giorni non ne ha voluto sapere di fermare. Girava come un matto e pestava tutto quello che c’era da pestare, ma poi con un po’ di “frullamento” d’orecchi e qualche parolina dolce aveva cominciato a capire.

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Avventura in Lapponia di Giorgio Lugaresi

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Era finalmente giunto quel gruppo di Milano lassù in Lapponia e dopo che altri amici poco esperti erano partiti, mi sarei potuto divertire con loro, perché non avrebbero avuto bisogno che facessi loro da balia. Il primo giorno di caccia alle pernici bianche era andato bene e un po’ tutti si erano divertiti ed il giorno dopo decisi di andare ad esplorare da solo una parte del territorio verso nord. Non avevo il GPS, ma mi sentivo abbastanza sicuro con la cartina militare che portavo sempre con me nello zaino e la bussola. Le giornate abbastanza fredde (10 gradi) fino a quel momento erano state sempre soleggiate e fin quasi alle dieci di sera, si riusciva ancora a camminare. Preparai lo zaino che come al solito sarebbe pesato parecchio. Ancora oggi faccio quel tipo di errore, perché non riesco a farmi mancare niente: un piumino della Patagonia rosso in sintetico che mantiene il caldo anche da bagnato e poi si asciuga subito; una giacchetta antivento sul davanti, ma elasticizzata e ben traspirante sul retro; un impermeabile leggero in GORE-TEX giallo con il sottomanica che si possa aprire con le cerniere, in modo da non morire di caldo e respirare un po’ meglio; un paio di calzettoni di ricambio, perché se si finisce a mollo coi piedi e devi camminare per ancora molte ore, sono dolori; una berretta di pile colorata di arancio; un cordino lungo tre metri per ogni uso;un telo di stagnola da due metri per due che funge da coperta; un coltello molto affilato ma leggero; un thermos col the; una borraccia d’alluminio da ¾ di litro; una confezione di cerotti Compeed per rimediare alle vesciche; un antinfiammatorio generico e potente; un accendino e una scatoletta di fiammiferi; due pasticche di Diavolina per accendere il fuoco sotto la pioggia; una bussola; un pile leggero e poi del cibo come due uova sode, quattro biscotti, tre confezioni di cioccolato fondente, quattro pasticche di Sali minerali e una fiaschetta di Enervit in gel ed infine un panino con la coppa o a volte la mia padella con una confezione di pancetta già tagliata a strisce. Quel giorno avevo la padella e la pancetta con le uova fresche in una scatoletta di plastica.

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“Non dite che andate a caccia…….ma a Fintello” di Giorgio Lugaresi

 imagesSelvaggina che non è più selvatica ha corrotto la caccia, ormai diventata essa stessa una finzione. Questo è il periodo dell’anno dove si scatena la cinofilia venatoria. A dir il vero, il movimento è sempre attivo e tanti appassionati frequentano i quagliodromi o campi di addestramento. Quando, raramente, mi succede di andare a dare un’occhiata, vengo via sempre con lo stomaco chiuso: tutto ciò che vedo, tutto quello che sento, è finzione. Lo so naturalmente che in alcuni casi, ci sono degnissime prove fatte su selvaggina naturale, ma il semplice fatto che lo si debba specificare che è naturale … rimarca che tutta l’altra non lo è (ed è il novanta per cento!). Non si può più vivere e sperare che la caccia sopravviva in un mondo di finzione. Come possiamo sperare che nostro figlio, i nostri giovani già così colti e tecnologici, non si rendano conto dell’inganno e si accontentino di una finzione, di un Grande Fratello della caccia?

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