CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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DATEMI UN POTENZIALE TRIALER, NE FARÒ UN CANE DA BOSCO di Vincenzo Celano

Celano

Inizio il discorso da Perri solamente perché è un cucciolone moderno. Meglio: contemporaneo. Voglio dire: l’ultimo allievo che, nato al principio dell’anno nel «canile» delle Vallate da Raimond’s Zoll e da Raimond’s Net, vorrei (nonostante i tempi) fare cane da beccacce.

Quando il 19 ottobre (come fai a dimenticare certe date?!) l’ho visto fermare e rifermare, col collo a cannello di pipa di coccio, l’unica beccaccia presente nel circondario, il mio pensiero è corso al Giancarlo Mancini dell’Addestramento del cane da ferma per le prove di lavoro: «Forse quel cane che ferma espressivo una solitaria beccaccia, chiusa tra due quercioli mentre il cielo intristisce sempre più promettendo la pioggia (a chi scrive n’era venuta già sulle spalle mista a nebbia appiccicosa quel 19 ottobre), proviene da quei cani che vinsero le Prove su starne…» Certo, non disponendo di ceppo sicuramente beccacciaio, mi vanno benone (come nel caso di Perri) i soggetti discendenti dai trionfatori a starne.

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I PRIMI MESI — QUANDO INIZIARE IL VERO ADDESTRAMENTO di Giancarlo Mancini

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Trattando sull’allevamento del cucciolo, già molto è stato detto di quello che deve essere il primo addestramento, anche se questa parola è ancora troppo impegnativa per un piccolo essere, venuto alla luce da poche settimane. Non si può certo parlare di addestramento relativo alla selvaggina ed alla caccia, ma ci sono alcuni punti che riguardano l’educazione, che poi si ripercuoterà su tutto il suo comportamento, che possono essere intrapresi già a due o tre mesi. Un cucciolo di questa età, se ben nutrito, sano, proveniente da genealogie accertate ed esimie, da genitori esercitati sul terreno, ha già le facoltà di apprendere molte cose, come ad esempio di accorrere alla chiamata, di comprendere il suo nome e distinguerlo fra quello degli altri fratelli di cucciolata, ed anche fra gli altri inquilini del canile. Tutti i giorni il cucciolo dovrà essere chiamato ed in modo inequivocabile, affinché capisca che la voce è rivolta proprio a lui e non ad altri, premiandolo con qualche bocconcino prelibato quando accorre sollecito, soprattutto modificando la voce a seconda delle circostanze, perché capisca dai vari toni quello che si vuole da lui. E da questo momento che, seppur con una certa precauzione, bisogna mettere in atto quel sistema d’addestramento che per primo mi confidò il compianto Deho’: quello della mano di ferro in guanto di velluto.

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Perché si va a caccia” Etica Venatoria”

 22119790_10210129352214971_951072266_oAlle ultime luci del giorno, quando la notte sta per scendere sulla foresta, si fatica a vedere. Ad ogni minuto che passa le forme si fanno sempre meno distinte, i colori vivi dell’autunno si fondono in tante tonalità del grigio. Ma è questa l’ora del cervo. E io lo attendo. Ancora cinque minuti, mi dico mente scruto nel binocolo, seduto alla base di un vecchio larice. Una cincia si posa per un attimo sul ramo più vicino e poi riparte, verso il suo riposo notturno. Ma sotto il lieve battito di ali percepisco un altro suono, diverso. I miei sensi si allertano e lo sento di nuovo, più vicino. È un lieve calpestio sulle foglie, seguito da un colpo secco, legnoso. È lui!

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IL VALORE CINEGETICO DELLA BECCACCIA tratto da “La Beccaccia” di N. Camusso del 1920

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« Chi mi darà la voce e le parole » ond’io possa degnamente parlare della Beccaccia? I retorici “fiumi d’inchiostro, troverebbero qui praticissima applicazione; perocchè se consideriamo quanto di questo uccello si scrisse, nullo parrebbe il lavoro; mentre se ogni cacciatore volesse dire quanto diletto egli trovi nella sua caccia, quali impressioni ne riporti, quali consigli, figli dell’esperienza, egli crederebbe poter dare ai confratelli, e tutto quanto insomma della Beccaccia e della sua caccia si potrebbe dire, si potrebbero apprestare tanti volumi, da colmare la lacuna, fatta dall’ignorante barbarie del Califfo Oman alla famosa biblioteca d’Alessandria !

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Finita! di Adelio Ponce de Leon

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C’è un momento triste nei tuoi giorni in cui ti dici… Ho superato i novant’anni e comincio a sentirmi vecchio. Una notte nel letto, prima di chiudere gli occhi, mi sono detto: “È finita!”. Mi sono sempre ritenuto un cacciatore secondo a nessuno. Ma ora ho superato i novant’anni e improvvisamente mi sono sentito vecchio. Al Palazzo di giustizia, durante una delle ultime arringhe, mentre stavo difendendo un imputato avevo tra le mani il codice e mi accingevo a leggere una di quelle massime della Cassazione scritte in corpo piccolissimo in calce agli articoli.

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«Vado a caccia perché ho l’istinto predatorio»

Luca Vetterli a sin.a colloquio con Vasco Gamboni foto pro natura Ticino Andrea Persico

Luca Vetterli a sin. a colloquio con Vasco Gamboni -foto pro natura Ticino/Andrea Persico-

Quest’intervista “tratta da pro natura Ticino n° 9 agosto 2006”  intende sondare il rapporto tra caccia e protezione della natura dalla viva voce di un cacciatore vicino ai due mondi, peraltro membro di lunga data di Pro Natura.

Domanda di Luca Vetterli: Vasco, tu sei cacciatore, amante della natura, promotore di un parco nazionale, docente di storia: vorrei che introducessi i nostri lettori agli aspetti nascosti e più misteriosi della caccia che generalmente sfuggono al grande pubblico. Una domanda personale per cominciare: ti è già capitato d’aver paura d’un animale?

Risposta di Vasco Gamboni: … timore sì, delle vipere, finché non le vedo, ma non paura… e certamente non per gli aspetti ancestrali del serpente del paradiso terrestre.

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Capacità olfattive del cane

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 Che il cane possieda grandi capacità olfattive infinitamente superiori a quelle dell’uomo è universalmente risaputo, anche da coloro che non ne hanno mai posseduto uno. Per essere esemplificativo, vi dirò che il nostro amico ha la capacità di individuare due singoli granelli di una determinata sostanza in un’area più grande di uno stadio di calcio: può sembrare incredibile ma è così! Un cane senza olfatto sarebbe come un uomo privo della vista, anzi peggio, in quanto la funzione olfattiva è per lui il senso principale e prevalente su tutti gli altri. 

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CACCIATE DA SOLO ! tratto da “La Beccaccia e il Cane da ferma” di Pietro Geronzi del 1939

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Maya sett.17 del Dott. Silvio Spanò

Cacciate da solo ! La caccia da solo col cane é in genere la caccia dei forti, degli abili, dei migliori, giacché presuppone la perfetta conoscenza di quest’arte. Essa è giustamente, come asserisce qualche brillante scrittore, la più semplice dal punto di vista organizzativo, la più completa dal lato sportivo, la più rimunerativa agli effetti pratici. Difatti un buon cacciatore uccide da solo, non di rado, più di due o tre cacciatori uniti, o per lo meno il suo carniere è spesso proporzionatamente superiore a quello degli altri cacciatori in comitiva.

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“ETICA VENATORIA” di Giuliano P. Salvini (tratto da Tetraonidi e Coturnici)

Pèo (Apo x Aika) su coturnici

Pèo di Crodedomini (Apo x Aika) su coturnici

I sistemi di caccia.

Scriveva un Autore, ora scomparso, al riguardo della caccia alla Coturnice: « Taluni montanari usano purtroppo appostarla nei luoghi di pascolo per fucilarla comodamente a fermo ma questo è un genere di cattura che, pur senza essere vietato dalla legge, rientra agli occhi dei cacciatori onesti fra le forze specifiche del bracconaggio, poiché mette a repentaglio l’esistenza dell’intero branco. La vera, la classica caccia alla Coturnice si svolge con il cane da ferma ».

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“IL PRANZO di NATALE (Dicembre 1948) ” tratto da “Tra Cime Boschi e Paludi” di Giorgio Gramignani

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Bravaccini serve Seoul e Figo della Trabaltana fermi su beccaccia

Come già da molti anni prima della guerra, anche in quel dicembre del 1948 eravamo partiti per la consueta gita di caccia di fine d’anno in Puglia. Erano gli anni fiammeggianti della nostra più accesa passione, che tutto ci faceva, se non dimenticare, per lo meno momentaneamente accantonare, dagli affetti familiari, al lavoro e agli affari. Quando arrivavano quei fatidici giorni attorno il 20 dicembre, nulla poteva più trattenerci. Era una febbre frenetica, irresistibile finché, dato un abbraccio alle dolci spose, non correvamo via verso quella allora meravigliosa, selvaggia terra di Daunia, che sembrava attenderci come un’amante segreta, per offrirci le più esaltanti gioie di Diana.

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