CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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«Vado a caccia perché ho l’istinto predatorio»

Luca Vetterli a sin.a colloquio con Vasco Gamboni foto pro natura Ticino Andrea Persico

Luca Vetterli a sin. a colloquio con Vasco Gamboni -foto pro natura Ticino/Andrea Persico-

Quest’intervista “tratta da pro natura Ticino n° 9 agosto 2006”  intende sondare il rapporto tra caccia e protezione della natura dalla viva voce di un cacciatore vicino ai due mondi, peraltro membro di lunga data di Pro Natura.

Domanda di Luca Vetterli: Vasco, tu sei cacciatore, amante della natura, promotore di un parco nazionale, docente di storia: vorrei che introducessi i nostri lettori agli aspetti nascosti e più misteriosi della caccia che generalmente sfuggono al grande pubblico. Una domanda personale per cominciare: ti è già capitato d’aver paura d’un animale?

Risposta di Vasco Gamboni: … timore sì, delle vipere, finché non le vedo, ma non paura… e certamente non per gli aspetti ancestrali del serpente del paradiso terrestre.

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Una delle rare interviste a Giulio Colombo

 11351350_841037822644692_1726897353_nNel 1958 viene pubblicata una bella intervista, una delle poche, al “guru” indiscusso della cinofilia venatoria italiana, il grande Giulio Colombo.

Il gentleman milanese era già conosciuto dal grande pubblico dei cacciatori per la pubblicazione delle sue opere, considerate da molti una sorta di vangelo della cinotecnica applicata all’arte venatoria: “Il cane da ferma”, “Addestriamo insieme Tell”, “Il Trialer”.

L’intervistatore, celato dietro lo pseudonimo de “Il Curioso”, inizia la chiacchierata domandando a Giulio Colombo quando è nato.

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Ricordo biografico di Franco Francini  – Francini’s –

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Francinis-Jeff

Fra i cacciatori di montagna e di beccacce moltissimi utilizzano il setter inglese. Leggendo i certificati di origine dei nostri compagni di caccia notiamo che sono tanti i soggetti che hanno fra gli antenati sangue Francini’s ; questo conferma, se ce ne fosse bisogno, l’ottimo lavoro di selezione e di allevamento che Franco Francini ha saputo fare.

I soggetti che hanno raggiunto il titolo di campioni sono noti, ancora di più lo sono i soggetti che si sono dimostrati ottimi riproduttori e che ricorrono nei certificati.

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Intervista a Denes Fluck: segretario della FANBPO e presidente dei Beccacciai d’Ungheria a cura di Paolo Pennacchini pubblicato su BECCACCE CHE PASSIONE  

Pernaja, Finland

Cacciatore sin da giovanissimo, Denes Fluck è oggi segretario della FANBPO e presidente dei Beccacciai d’Ungheria. Attraverso le sue parole scopriamo quali sono le rotte migratorie delle beccacce tra l’Italia e la terra magiara.

La mia chiacchierata con Denes Fluck comincia con queste sue parole.

“La caccia è una tradizione della mia famiglia e la mia conoscenza delle lingue mi ha fatto viaggiare molto, all’inizio per la mia professione di ingegnere, poi come turista. La prima beccaccia che ho visto è stata quella di mio padre: la portò a casa più eccitato che per un trofeo di cervo! Sfortunatamente dopo la seconda guerra mondiale, all’inizio del regime comunista, ha dovuto lasciare il fucile. Dopo vent’anni, il suo ritorno a caccia è stata un festa di famiglia. Seguendo i suoi passi sono diventato cacciatore negli anni Settanta”.

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Interviste  Yves Ferrand, il ricercatore che studia le beccacce… anche per –noi tratto da BECCACCE CHE PASSIONE–

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L’opinione di uno dei  più importanti studiosi europei      – Yves Ferrand-

Punto di riferimento per lo studio della beccaccia a livello mondiale, Yves Ferrand è responsabile presso l’Ufficio Nazionale della Caccia e della Fauna Selvatica francese degli studi sulla beccaccia e sui beccaccini; è coordinatore del Woodcock & Snipe Specialist Group dell’UICN/Wetlands International, massimo comitato di esperti per le otto specie di beccacce e le 16 specie di beccaccini nel mondo. E’ anche consulente tecnico della FANBPO.

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Dalle prove alla caccia sempre con il Trialer Intervista a Giorgio Baldoni

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Per continuare l’opera iniziata nei precedenti articoli/interviste all’utilizzo del Trialer beccacciaio questa volta abbiamo scelto di intervistare un altro grande personaggio del mondo cinofilo-venatorio, Giorgio Baldoni. Allevatore con l’affisso “Della Vecchia Irlanda”, proprietario e conduttore di grandissimi Trialer, con i quali ama cacciare soprattutto beccacce.

Come mai proprio le beccacce e non un altro selvatico, è stata una scelta dettata dal rarefarsi della selvaggina nobile stanziale (starna ndr) o il fascino della Regina del Bosco ha ammaliato anche te ed i tuoi setter ?

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Intervista concessa da Bartolomeo Cavaglià e pubblicata su Beccacce che passione La caccia con il setter Inglese

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Quanto è difficile far crescere un buon cane da montagna

Come prima domanda direi che è parecchio aleatoria….
il problema non penso sia una questione di caccia alla tipica alpina, oppure di caccia alla beccaccia, quanto piuttosto della densità di selvaggina che si incontra sui terreni nei quali si caccia. Il cane che non avrà la fortuna di cacciare in certi paradisi terresti al di fuori dei nostri confini è giusto che si abitui alla penuria fin da subito. La scarsità di selvaggina può diventare un problema quando si deve dressare un soggetto da prove, dove al momento del frullo del selvatico si va a ferire il nostro ausiliare nell’amor proprio. Il buon soggetto arriva comunque dove deve arrivare, semplicemente ci metterà un po di più per far tesoro di tutte le esperienze che gli servono per farlo diventare un grande cane da caccia.

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Primo Campionato Europeo pointer in Francia  Eugubium Dea(Diva I della Poropra X Ardito del Vento) ed Eugubium Laura( Eugubium Dea X Cuman)

Il Pointer a Beccacce secondo Gnagni Angelo e Lamberto titolari dell’affisso “EUGUBIUM”

Da dove arriva l’amore e la passione per il pointer?

Quando siamo nati un pointer era già in casa. Nostro padre ha avuto sempre un pointer, èra un appassionato di caccia alla starna e le colline Umbre ne erano ricche. La campagna in cui siamo cresciuti non offriva molti svaghi e di conseguenza il nostro passatempo preferito erano le lunghe passeggiate accompagnati dai nostri amati cani. Per tanto la scelta di questa razza è stata del tutto naturale. Dopo tante attese nel 1978, alla maggiore età, finalmente è arrivata la prima licenza di caccia. Ora non erano più le nostre passeggiate estive ma vera caccia con il nostro pointer al guinzaglio e doppietta in spalla.Marzo 2015- Speciale pointer a beccacce - I giudici Rosa e Borselli e Gnagni Angelo con Eugubium Gesiha(Eugubium Simba x Zen del Feltrino), vincitrice della prova con il 1 ECC

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ANNA e GINO BOTTO UNA LUNGA VITA CON I TRIALLER

Nuova cartella 2694La cinofilia venatoria in terra ligure è nata sui pianori della Val d’Aveto e di Praglia; terra amara, avara nel concedere i suoi frutti, che tuttavia ha dato i natali a personaggi divenuti famosi nella cinofilia agonistica. Gente rude, caparbia, ma schietta, che per scarsità di terreni e mancanza di selvaggina idonea, ha dovuto emigrare in altre regioni, per rubare, con brevi turni, un selvatico vero; uomini che con costanza e forza di volontà sono riusciti ad imporsi in Italia ed al’estero, con i propri cani.

Intrevista di Aurelio Garelli.

Nel 1984, ci trovavamo all’Hotel Adriatico di Umago (ju) concordai con i signori Anna e Gino Botto per un’intervista che gli avrei fatto per il giornale “I Nostri Cani” edito dall’Enci. Al dresseur più rappresentativo, Gino Botto, che nella sua lunga carriera ha accumulato molteplici esperienze cinofile, ed alla sua gentile consorte, signora Anna; che lo ha sempre seguito collaborando, ho rivolto alcune domande:

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“IN ATTESA DELLA REGINA” Intervista a Raffaele Pozzi e Ildo Battanello di David Stocchi

_DSC4463Finalmente ci risiamo, l’estate è ormai alle porte e l’autunno, la stagione più bella è dietro l’angolo, chissà come sarà il passo della beccaccia. Per chi come me ama in maniera spasmodica questa meravigliosa creatura, l’attesa inizia a diventare ansia ed i sogni aumentano ad ogni minima percezione di brezza autunnale che fa abbassare grado dopo grado il nostro termometro rigorosamente appeso sull’uscio di casa. Da adesso in poi, quaglie, fagiani, starne e per alcuni anche le più celesti cotorne, verranno messe nel cassetto lasciando spazio nei nostri pensieri venatori, solo a lei, la Regina del bosco, perché lei la possiamo cacciare dalle Alpi alla Sicilia, in una moltitudine di ambienti e situazioni diverse, ma la sua caccia resta sempre la più bella, se fatta ad arte cioè, con l’ausilio del cane da ferma a qualunque razza esso appartenga. E proprio per questo ma anche e soprattutto per cercare di accorciare i tempi d’attesa, che decido di fare una bella chiacchierata con amici che condividono la stessa passione ma che utilizzano razze diverse nell’espletare questa nobile caccia, cioè Raffaele Pozzi noto giudice cinofilo utilizzatore ed allevatore di Kurzhaar, ed Ildo Battanello plurivincitore del Trofeo Giorgio Gramignani su beccacce e grande setterman.

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