CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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-LA BECCACCIA-dal Manuale Hoepli del 1893

La Beccaccia (Scolopax Rusticula), ha la virtù di acquistarsi tutte le simpatie e di appagare tutti i gusti: del cacciatore, per le difficoltà e le emozioni che gli presenta; del buongustaio per lo squisito sapore delle sue carni; dell’artista per la eleganza delle forme e la disposizione dei colori; dell’ornitologo perché gli ha permesso di discuterne e di conoscerne i costumi. La dissero regina del bosco, accusandola però ingiustamente di stupidità: accusa che essa merita meno di ogni altro uccello.

Il color delle penne nelle parti superiori è ruggine con macchie grigio-ruggine, giallo-ruggine, brunogrigio e nero; le remiganti brune e le timoniere nere macchiate ruggine. Nelle inferiori è più chiaro con strisce parallele. Ha sul capo delle macchie brune più o meno pronunciate. Il becco, lungo e forte, rotondo in punta: gambe vigorose: la coda formata di dodici timoniere: le ali forti e robuste.

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SETTER INGLESE NOTIZIE STORICHE -Autore sconosciuto-

Il setter inglese è senza dubbio un épagneul migliorato che i cinofili inglesi hanno, con allevamento intelligente e selezione severa, reso di forme più armoniose, con andatura più vivace e cerca più estesa di quella posseduta dagli épagneuls continentali. Per giungere alle attuali condizioni, sia in conformazione che di attività venatoria, gli allevatori inglesi hanno applicato una rigorosa selezione per molte generazioni, sino ad ottenere il tipo desiderato.

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Articolo del 1983 A beccaccini oggi di Adelio Ponce de Leon

Emma foto di Mirco Peli

Nonostante gli inquinamenti delle acque e dei terreni, i diserbanti e l’intensa coltivazione di pioppi e di granoturco, nella valle Padana ne passano ancora parecchi.  La caccia è ancora possibile ed i carnieri possono fare invidia a quelli di venti o trenta anni fa. 

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RITRATTO PSICOLOGICO DEL VERO CACCIATORE di Adelio Ponce de Leon

La caccia è una passione, una forte passione. Ma cosa è la passione? E desiderio energico e durevole, radicato in una profonda impressione di qualsiasi natura. Ora, esaminare l’influenza della passione per la caccia, di questo mottis animi in un animo normale, ben equilibrato, costituisce la “psicologia del cacciatore”. Il campo di azione della caccia è funestamente ricco di soggetti patologici; ciò si spiega facilmente ponendo in risalto la debolezza della psiche e la gagliardia e violenza della passione venatoria.

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IL SETTER INGLESE DETTAGLIO DELLO STANDARD DI LAVORO DEL SETTER ATTUALE a cura di Fabio Cajelli

Bhak di Giorgio Lugaresi

ANDATURA

Galoppatore dal movimento leggero ed elegante, dovrebbe essere in realtà meno veloce dei pointer, sia per motivi strutturali che psichici, ma non sempre questo si verifica, anche se lo standard lo asserisce con sicurezza. E vero però che i soggetti meno veloci sono spesso i più stilisti, più morbidi e composti nel movimento, che si dovrebbe compendiare in due sole parole: in linea, radente. Ciò significa che il setter inglese nella sua caratteristica andatura deve assecondare ogni più lieve ondulazione del terreno.

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Genio con genio, uguale a genio. Provate –di Giulio Colombo–

Foto di Angelo Lasagna

Da genitori intelligentissimi discendono troppo spesso figli incolori e degeneri e viceversa. Non vi consiglierò però mai di allevare accontentandovi di riproduttori di scarsa intelligenza: a contatto con l’uomo, la famiglia, la casa, il cane dà manifestazioni di alta comprensività, giungendo fino a connettere. Fra i più intelligenti nella vita familiare troverete quasi sempre i più dotati per la caccia, perché il cane non è mai macchina da ferma e riporto, e la caccia richiede cervello capacissimo e sveglio, spirito di osservazione, iniziativa, prontezza di decisione e carattere, tanto nel cane che nell’uomo.

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ADDESTRIAMO ASSIEME TELL DI GIULIO COLOMBO A beccacce

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Giancarlo Bravaccini un beccacciaio

Tell sia munito di bùbbolo, perchè dovendo esso lavorare quasi costantemente al folto e necessitando di distanziarsi’ fuori vista, sia consentito a voi sapere sempre approssimativamente dove staziona l’ausiliare e da qual parte attendere l’ovattato sfarfallar della beccaccia che si sottrae dal bosco.

Distanziarsi?

Intendiamoci: se c’è collaboratore dal quale dovete pretendere il più stretto collegamento, quello è proprio il cane beccacciaio, gli è lecito però allontanarsi anche a grande distanza, durante l’esplorazione quando voi state appostato in basso all’imbocco della valletta di ontani o di castani a castello folto; allora il cane ha il compito preciso di risalire la valletta fino in cima, evitando a voi di avventurarvi nel folto;

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Le starne bisogna volerle di Felice Steffenino

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Quando febbraio si dimentica di essere inverno, l’erba che è rimasta nei prati rinverdisce come i teneri grani a metà collina e anche le vigne stecchite si animano, filtrando la luce, e gli arati vasti e sconnessi sembrano respirare. Gli uccelli non cantano ma gridano un urrà! Anch’essi credono che l’inverno sia ormai passato. Quando vai in canile, i cani seguono ogni tuo passo.

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LE FOLLIE DELL’AMORE di Adelio Ponce De Leon

Beccaccino

Beccaccino

Le evoluzioni del beccaccino nella stagione degli amori secondo le osservazioni di illustri ornitologi e naturalisti.

Su questo argomento hanno scritto quasi tutti gli ornitologi e trattatisti che hanno parlato del beccaccino. Quelli italiani hanno riportato quasi integralmente le parole usate dagli scrittori nordici che sono i soli che hanno potuto vedere le sue evoluzioni durante la fase amorosa, osservare i nidi, controllare le uova, le nascite ed il comportamento dei piccoli.

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Miti e leggende popolari nel Bresciano

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“baièti” o latrati nelle Pertiche di Valle Sabbia da la Caccia nel Bresciano di Carlo Sabatti

Parlando delle Pertiche, lo storico Ugo Vaglia nel 1947 riferì la stória dei baièti o latrati, collegati a misteriose battute di caccia. U. VAGLIA, Curiosità e leggende valsabbine, pp. 156-158.

Piccoli casolari pastorizi si vedono per le coste montane e fin sotto le vette, ma sono abitati solo dai mandriani nei tre mesi dell’estate. D’inverno, quando la montagna è tutta bianca, le pozze sono di ghiaccio e il vento ti gela la faccia, tutti ritornano nel paese ove con la terra e le case si preparano alla lotta consueta contro l’imperversare della stagione. Si tappano nelle stalle e pare che là dentro impigriscano in minuti trastulli […].

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