CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Categoria: Racconti (Page 1 of 4)

A Regine con il Re-di Silvio Intiso-

Ferme ricordo (41)..Beep…beep…beep…
Il suono remoto e lontano ci arrivava con le folate del vento che quel giorno sembravan rincorrersi nei boschi di Os, scompigliando i fiocchi di neve come in quella palla di vetro che amavo tanto agitar da bambino.

-Da che parte, Marco?-

Il Marco, le cui orecchie funzionano meglio delle mie ormai offese da troppe fucilate, era diventato, a giusta ragione, il navigatore ufficiale dei nostri pellegrinaggi norvegesi sulla scia del Re e delle sue regine.

-Aspetta, stai fermo!-

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SETTER INGLESE Utopia o Realtà di Antonio – Martinafranca

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Non è facile spiegare le proprie emozioni, quelle profonde che sono dettate dalla passione e dagli attimi intensi che la vita ti offre. Tante le pene e i sacrifici per ragiungere un risultato. Tante le parole ascoltate, dette, scritte e lette. Tanti gli interessi che corrono attorno ad un concetto, ad una utopia.

Il cane bello e bravo. Utopia. Materializzazione. Godimento.

Anni e anni a consumare scarponi e stivali, a tirare fucilate in maniera ortodossa e meno ortodossa, la passione atavica che ti assale, ma non puoi essere quello che vuoi e che credi essere.

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IL PRIMA E IL DOPO di Giorgio Zauli

Foto di Agelo Lasagna

Piove dal primo pomeriggio senza staccare un minuto, senza un filo di vento, con quella regolarità che fa temere durerà a lungo, piove dopo un lungo periodo di siccità e la terra arsa respira profondamente. Il suo alito profumato entra dalle imposte socchiuse ed i vetri aperti della finestra della camera insieme al rumore battente e strusciante dell’acqua sulle larghe foglie ormai rade e avvizzite dei noci che coronano la casa. Il cacciatore si è coricato da un’ ora e vorrebbe dormire, ma non ci riesce: il corpo è stanco ma la mente è iperattiva ed il cuore sembra correre più del solito. All’inizio pensa che dipenda dai rumori e dagli odori inconsueti, poi teme di aver divorato troppo in fretta, come gli capita sempre quando è a tavola da solo, la cena: “la piadina romagnola con prosciutto e formaggio squaquerone per quanto gustosa, tanto è pesante da digerire! o forse ho esagerato col sangiovese novello? Béh quello almeno dovrebbe conciliare il sonno!”

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La valle del paradiso di Giorgio Bracciani-autore dei libri della locandina-

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Agli inizi del mio lavoro, nei primi anni sessanta del secolo scorso, andavo spesso a trovare il medico condotto dell’ultimo paese in fondo alla valle di C.

La strada per arrivarvi, tutta curve, non finiva mai, e il buon medico che aveva da fare praticamente solo con montanari ingrugniti e poco loquaci, mi accoglieva sempre con gioia e simpatia. Un giorno mi chiese perché mai percorressi tutta quella strada, anche d’inverno, per arrivare fin lassù.

–          Il fondovalle e la città sono pieni di medici, più comodi da visitare. Perché diavolo vieni fin quassù? E’ una scelta tua o è una direttiva dell’azienda per la quale lavori?-.

–          No, no, è una scelta mia, nessuno mi obbliga a fare così tanti chilometri. E’ solo la mia passione per la caccia in montagna. Quando c’è questa passione, la tua meta è salire, salire, sbucare in una valle, in un’altra ancora. Un’ ansia mi divora di vedere posti nuovi dove m’illudo di essere il primo a scoprirli. E poi sono solo col mio cane e l’illusione di essere il padrone di questo mondo-.

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Nel delicato acquerello della memoria la caccia diventa racconto l’ultima beccaccia di Guglielmo Mozzoni

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II fascino del ricordo, un volo che non si fermerà mai trasportando sulle sue piume la nostalgia di giorni trascorsi…

…Tuoni, fulmini, saette e poi di colpo cielo sereno e arcobaleno; di nuovo voglia di vivere, di andare, di vedere…

Vado in scuderia, metto la sella alla mia generosa Iris che non aspettava altro e via! Via per i prati, per le rogge, per i boschi: Iris entusiasta galoppava sfrenata, ma su una curva il temporale di poco prima aveva abbattuto una quercia lasciandola un paio di metri sospesa attraverso il nostro percorso. Iris, senza la minima esitazione, inebriata dalla sua corsa sfrenata, le passò sotto senza pensare che sopra di lei c’ero io! Morale: io persi un occhio e l’altro cominciò a vederci sempre meno; e per tutta l’estate pensavo: “Potrò ancora veder volare la beccaccia?’.

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Beccacce innamorate di Guglielmo Mozzoni

scolopax-rusticola-209Estate di San Martino del 1933. Novembre; il mese più fantasioso per me a caccia di beccacce sulle prealpi di Varese; era ancora notte e io ero già al laghetto di Brinzio appoggiato a quella bella noce che chissà nel tempo le beccacce che aveva visto passare. Ero comodissimo tanto che pensavo di essere ancora in letto, mi spiaceva solo che non ci fosse anche lei appoggiata un po’ alla noce e un po’ a me. Pensando così, mi venne in mente una di quelle storie di beccacce che mi raccontava il mio carissimo padre durante una colazione al sacco tra una cotoletta alla milanese e un peperone…

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“PASSIONI 3” – LA BUGIA DEL CACCIATORE – AMICI SI RACCONTANO

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Su iniziativa dell’Ing. Piero Regazzoni, sono stati raccolti alcuni racconti fantasiosi di cinofili-cacciatori, che hanno portato alla stampa di un libro (Passioni 3 – La bugia del Cacciatore – Amici si raccontano) con la scopo di raccogliere fondi per un orfanatrofio del Kenia dove vengono accuditi bambini ammalati di AIDS. Troverete di seguito il racconto che io ho inviato per la stesura del Volume. Spero possiate dare una mano a questa iniziativa benefica. I libri possono essere richiesti telefonando direttamente all’Ing. Piero Regazzoni di Bergamo +39 3480073498

La pozza tonda (la pozza della galinassa – la pozza del nano)

Probabilmente non ci credeva più neppure lui o non ci aveva mai creduto, ma le minuziose descrizioni dell’accaduto, ogni volta ripetute con dovizie di particolari, e la storia molte volte sollecitata da amici diversi, lo avevano costretto a mantenere intatta quella incredibile avventura che gli era capitata alla II licenza di caccia, a 17 anni sul Monte Baldo.

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Êl zinco e le Rejno (lo zingaro e le regine) di Mario Salomone

                Foto di Mario Salomone

Mentre la caffettiera borbotta tutto il suo aroma in sottofondo, sento che Giove pluvio sta dando il meglio di se ma, imperterrito e ostinato, carico i setter e si parte. Quando la strada comincia a inerpicarsi su per il monte, il colore ai bordi della carrareccia cambia da un lucente scuro al bianco immacolato della neve.  Arrivo a destinazione, in un piccolo slargo della carrareccia e appena spento il motore, distinguo i goccioloni che cadendo  dagli alberi creano un armonioso picchiettare.

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Bourbon e strega a Piero Pieroni di GIOVANNI PELLEGRINO

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Di Mario Salomone 13 Ottobre 2016

<< Premio giornalistico L’Arcera 1989 >>

Premio speciale del Comitato Nazionale Caccia e Natura a Giovanni Pellegrino per il racconto Bourbon e strega», pubblicato da <<L’immaginazione>>, con la seguente motivazione: Nel tentativo di addestrare il cane governandone gli istinti, si specchia l’identico tentativo di stabilire una comunicazione con la donna. La vicenda venatoria narrata da Giovanni Pellegrino diventa mirabile pretesto per rappresentare l’incapacità del protagonista di trovare con gli altri un terreno d’intesa fatto di comuni scale di valori.

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” GRAFFITI ” Mario Grassi Rezzato, 30-07-2011

13173777_10206781342515828_6519561587497955305_n-2Questa per me è una  parola che evoca tante cose: in primis la CACCIA.  I “Graffiti”  sono infatti per eccellenza le incisioni rupestri della nostra Valle Camonica – Primo Patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’UNESCO nel 1979 – testimonianza della caccia di quegli uomini primitivi; graffiti sono pure i solchi indelebili incisi, nella mia memoria, dalle emozioni suscitate dal mondo venatorio in quasi tutte le sue manifestazioni. Esiste una locuzione, nel nostro dialetto bresciano : “ ghet amò ‘l vesse de ‘nda a tra ?”( hai ancora il vizio d’andare a caccia?).

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