CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Category: Lucio Scaramuzza

… finalmente stanchi- di Lucio Scaramuzza

Dopo una giornata di caccia sulle montagne del Kirghizistan

kirghisistan 2010 168La caccia, se  praticata con passione e con tenacia, se fatta rincorrendo animali veri , se fatta con un bravo cane che  stimola e a volte non   da tregua, provoca  a fine giornata, tanta stanchezza, ma dona di pari passo anche tanta felicità, solleva lo  spirito, svuota la   mente da tutti i problemi che  ci si porta addosso, e alla fine  quella non é una stanchezza  pesante opprimente,  ma una sorta di stanchezza-beata .

Un Nirvana in cui il corpo fiaccato  dal grande impegno, chiede  riposo accompagnato però dalla  mente   finalmente spoglia    da tutti i pensieri buoni o cattivi   e ricca soltanto di tutti i ricordi  bellissimi che la caccia   ha regalato.

Sono felice, mi  sento   rilassato,   e  lo vedo  anche nel volto degli amici dove, la ovvia stanchezza, é sempre accompagnata da occhi sorridenti.

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   La paura  (….fa fare strane cose….) di Lucio Scaramuzza

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Quella mattina eravamo a caccia  nella valle di Qhuan, pensavo di salire in uno dei tanti canaloni che scendono sulla destra, quando invece Qhuan con il bastone mi indicò che saremmo saliti sulla sinistra .

Salire sulla sinistra voleva dire attraversare il torrente che pur essendo in buona parte ricoperto di ghiaccio, non permetteva comunque l’attraversamento.

Qhuan s’incamminò così verso il torrente e siccome ci conosciamo   da tempo e sapendo che matto non  é, lo seguii senza indugio. 

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Il falco e la cotorna “corsi e ricorsi storici” di Lucio Scaramuzza

Brigata

.. Brigitta  arriva di corsa la vedo che rallenta  alza la testa fa  ancora due passi e blocca, é sotto di me, mi giro per scendere ma la cotorna  non mi aspetta, 30 m sotto parte veloce  le infilo due schioppettate che é già a quaranta metri e sembra che  non succeda nulla, la guardo scendere, poi di colpo s’impenna si alza quasi in verticale e va a cadere in basso lontana. Qhuan é dietro di me e vede tutto benissimo, mi fa segno che ha marcato perfettamente il punto, ma essendo noi alti  e avendo davanti due brigate di cotorne mi fa segno  che é meglio proseguire fino a quel costone innevato, ci abbasseremo poi e tornando indietro andremo a recuperarla .

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La prima volta in Kirghizistan di Lucio Scaramuzza

DSC05975Oggi chi frequenta qualche fiera o legge le   riviste di caccia sa che cosa e dove geograficamente é  collocato il Kirghizistan ma  a fine   novembre del 1995 io non sapevo    che esistesse una nazione che si chiama  Kirghizistan.

Ero in ufficio in altre faccende  affaccendato,  quando la segretaria mi passa una telefonata di Giorgio  che senza troppi preamboli mi dice che vuol andare  a metà gennaio a  caccia di cotorne in Kirghizistan e  di non fare troppe storie  perché  devo andarci anch’io con Cesare e Renato.

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Un amico che non c’é più CARLO STORTI un grandissimo cacciatore di coturnici…..forse il più grande che io abbia conosciuto di Lucio Scaramuzza

15128774_581449478646514_1608415508_nEra stato ceduto ad un’azienda di Battipaglia il know how per la costruzione di alcuni prodotti e dovendo scambiarci molto spesso comunicazioni sia di carattere tecnico sia di carattere commerciale ebbi modo di conoscere Carlo.

Mi resi subito conto che il mio interlocutore era una persona preparata e intelligente, infatti le notizie che ci scambiavamo pur essendo concise e senza troppi fronzoli, erano comunque sempre sufficienti a capirci perfettamente.

La svolta però che mi permise di conoscerlo meglio fu in occasione di una visita che feci allo stabilimento di produzione. Carlo mi stava mostrando i vari pezzi prodotti, illustrandomi pregi e difetti, quando passando ai margini del grande piazzale, sentii alcuni cani abbaiare, non alla maniera dei cani da guardia, ma come per richiamare l’attenzione su di sé.

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IO NON VADO A CACCIA PERCHE’ QUALCUNO MI DICA CHE SONO BRAVO….di Lucio Scaramuzza

 823408_269979236460208_1947004198_oIo vado a caccia perché ho una grande passione che mi brucia dentro………. e so trarre dai luoghi che frequento, dai selvatici che caccio e soprattutto dai miei cani, tutta la felicita di cui ho bisogno e non ho quindi alcuna necessità di condividere con degli sconosciuti questa mia felicità.

Io vado a caccia perché la caccia, mi fa star bene, mi libera la mente, mi regala un grande senso di libertà, che apprezzo ancor di più quando caccio da solo… ma la mia libertà non é anarchia e quindi la mia “libertà” mi impedisce “d’offendere” gli animali che sto cacciando.

Da quando non ho più bisogno del plauso degli altri, la caccia e diventata per me molto, molto più bella, rilassante, appagante ……

La sera torno sempre felice

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IL GRANDE CANE DA CACCIA di Lucio Scaramuzza

uno dei grandi cani di Lucio

Le qualità che caratterizzano il grande cane da ferma. La magnifica intesa con il suo padrone-cacciatore.

Se tu entri in un territorio nuovo, dove non sei mai stato, e cerchi beccacce, piuttosto che coturnici, immediatamente sai distinguere i posti dove più facilmente puoi trovarle: l’esposizione, la vegetazione presente su un costone o in una valletta ti dicono subito dove cercarle perché l’esperienza accumulata negli anni ti porta a riconoscere certi ambienti tipici. Certamente è così anche per i cani, con due ulteriori e grandi vantaggi rispetto a noi: Primo, ad un cane bastano una, due o tre stagioni di caccia per capire quello che noi apprendiamo con fatica in quarant’anni. Secondo, l’olfatto non serve solo ad individuare la selvaggina, ma anche a cogliere tutti quegli odori o profumi che, secondo me, possono essere propedeutici al ritrovamento degli animali, in quanto molto spesso presenti dove potrebbe nascondersi la selvaggina.

Mi spiego meglio.

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Premessa alla proposta di modifica dell’attuale legge sulla caccia

Coturnici e pernici (40)

Relatori – Federico Gallo- Lucio Scaramuzza- Gruppo di lavoro –Federico Gallo- Lucio Scaramuzza- Romano Pesenti-Mirco Peli- Luca Comellini- Dario Cecchetti-.

Prima di avventurarci in una disamina relativa all’organizzazione sul territorio, con la sua genesi,  le sue motivazioni e la sua attualità eventuale, bisogna ricordare a tutti una cosa. La legge che disciplina l’ingresso ad uso venatorio dei terreni privati, in Italia è unica al mondo, e fu promulgata nel ventennio fascista.

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la caccia “ognuno a suo modo” di Lucio Scaramuzza

IMG_188611Per chi, come me, concepisce la caccia come una delle ragioni di vita e se vogliamo essere onesti fino in fondo, non proprio l’ultima nella scaletta delle priorità, l’andare a caccia di animali veri, con i miei cani e con gli amici, ha sempre rappresentato un momento desiderato e voluto con tutte le mie forze.

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le Vere Grandi Emozioni di Lucio Scaramuzza (Apologia del cane “normale”)

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L’idea di parlare finalmente dei nostri cani “normali” rendendo loro un doveroso ringraziamento la trovo, nei loro confronti un autentico atto di giustizia. Quest’idea nasce da una bella chiacchierata con alcuni amici cacciatori bergamaschi che ho avuto il piacere di conoscere a seguito di un invito di Piero Regazzoni. La discussione verteva sul fatto appunto che si tende sempre a parlare di grandi cani come se fossero cani alla portata di tutti, trascurando di parlare dei nostri cani che nella maggioranza dei casi sono cani “normali”, ma non per questo meno importanti ed emozionanti. Chi di noi da quando abbiamo l’uso della ragione, cioè da quando capiamo qualche cosa di cani, non ha avuto il desiderio di avere il grande cane? Molte volte lo si rincorre per tutta la vita, ma pochi di noi hanno avuto il piacere di possedere una così importante “opera d’arte”.

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