CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Categoria: Marino Cervone D’Urso

LO STILE DEL SETTER di M.Cervone D’Urso

Primo e Lares di Mirco Peli su beccaccia svernante

Primo e Lares foto di Mirco Peli su beccaccia svernante

                G. Markman, nel  volume The Country Farm, del l621, scrivendo dell’addestramento dei cani da caccia, afferma che: “Non erano soltanto gli spaniels ad essere considerati “setting –dogs”, o cani da rete!  Lo stesso autore, infatti, dopo aver affermato  di utilizzare il suo cane d’acqua per il fucile ed  il  suo setting-dog per la rete, sottolinea  che cani di qualsiasi razza, se educati al “setting “ e dotati di ottimo naso e naturalmente portati a cacciare gli uccelli,  possono essere considerati “setting dogs”, cioe`  “ cani da ferma“  per la rete,  benché sia piu` facile per un  Land Spaniel risultare  il migliore! 

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VELOCITÀ E CONSENSO di Marino Cervone d’Urso

I fratelli Cora e Congo a beccacce

I due requisiti di velocità e consenso sono oggigiorno fra quelli più richiesti dal mondo cinofilo per un cane dotato di classe eccelsa. Contrariamente a tale opinione, ci sono stati peraltro scrittori inglesi di fama, cacciatori ed addestratori straordinari i quali, verso il 1745 — 95, hanno lasciato testimonianze alquanto diverse.

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“Stralci di scritti in materia cinofila” di Marino Cervone D’Urso

 
Tex (della Trabaltana) di Gianfranco Calì

Tex (della Trabaltana) di Gianfranco Calì

Nel 1952, in occasione della fondazione del Club Amatori del Trialer, il grande Giulio Colombo egli ebbe a dire: “ Noi altri siamo innanzitutto  cacciatori, non beccai,  e vogliamo gustare l’arte del cacciare. La cinofilia, al pari della caccia, è uno sport costoso; in più, essendo anche cinotecnia, non può essere di massa, ma solo appannaggio di pochi competenti i quali hanno il compito di dare alle masse dei buoni cani da caccia derivati dai trialers e che affrontano forti sacrifici finanziari per poter riuscire.”

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“Come una ballerina” di Marino Cervone D’Urso

 Come una ballerina in un bosco incantato, fra macchie e felci, alberi di cristallo plasmati dal  gelo, fra sorgenti nascoste da un manto di neve, sei scesa dai pianori librandoti nell’aria del mattino, sibilando nel vento,  volteggiando fra pini e faggi in una danza eterea.

Alla tua apparizione un sussulto; una carezza di vento, il sapore dell’incanto, la magia del cielo.

Puntuale all’incontro sulla scia della tua poesia, hai scalfito l’anima infondendo un’emozione enorme  in una visione reale, ma che di terreno non aveva radici. Era di cielo!

IN SCOZIA, CON L’ULTIMA LADY DELLE HIGHLANDS di M. Cervone D’Urso

Foto di Angelo Lasagna

Lasciata alle spalle la città di Inverness, mi accingo ad attraversare due lunghi ponti su altrettanti fiord (chiamati  “forth”, quale retaggio storico dei Vichinghi) prima di entrare nel Rosshire, nei pressi di Evanton, il paesino dove risiede la signora Eppie Buist, autorità in materia cinofila, nonché esperta in tutti gli sport delle Highlands.

            L’azzurro zaffiro del mare si insinua nella terra ferma incastonandosi nel verde-giada delle colline coperte di boschi e brughiera. Alcune piattaforme petrolifere “off shore” sono ancorate in uno  dei fiord per i periodici lavori di manutenzione. Si dice che molte siano le beccacce provenienti dalla Norvegia e dalla Russia, le quali, stremate dal freddo,  vengono attirate in mare aperto dalle luci di queste piattaforme.

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“SULLE ORIGINI DEL CANE DA PUNTA” di M. Cervone D’Urso

Il termine inglese “ to set “ altro non voleva significare all’origine che l’azione dell’ausiliare intesa al reperimento e “ferma” della selvaggina , e “sua fissazione sul terreno”. Non derivava quindi dalla parola “seduto”. E poiché l’azione del Land Spaniel si manifestava con uno stile “couchant”, col passare degli anni il significato originario della parola “setter” fu ampliato in modo da corrispondere anche al suo particolare stile “prez de terre”. Se si continuò ad identificare il “SETTER” col suo nome originario, fu soltanto perché questo indicava bene il suo compito di “cane da ferma”, come accennato in un precedente capitolo. L’azione richiesta al setter continuava infatti a richiedere un avvicinamento silenzioso alla selvaggina grazie ad un’azione guardinga e “prez de terre” svolgentesi sia in fase di cerca che di eventuale guidata ed accostata per concludersi comunque con la “ferma” del selvatico.

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