CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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CONQUISTARE UN ALLEATO di Rodolfo Grassi

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Il cane ha un’anima, occorre scoprirla. Trovatala è facile ottenere tutto ciò che si vuole“. Mulaz.   

Il modo migliore per comprendere il cane è porsi nella condizione che lui ci riconosca suo capobranco.  Pochi i concetti per addentrarsi in un mondo ancora in gran parte inesplorato. Il più importante però è nella consapevolezza che “l’apprendimento è il mutamento individuale temporaneo o duraturo di un modulo comportamentale innato, dovuto alle esperienze fatte dall’individuo a contatto con l’ambiente” (Brunnel).

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COMPLICI DELL’ALLIEVO A cura di Rodolfo Grassi “I cani che cercano più da lontano diventano i migliori” Laverack

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“Costruire” l’educazione di un cane significa creare un grande mosaico a cui si aggiungono tessere giorno dopo giorno avendo ben chiaro il risultato finale di ottenere un grande cane.

Andatura – Attenzione però a non cadere nell’errore di trascurare come l’allievo reperisce il selvatico, cioè in che modo esegue la cerca. L’andatura infatti ha un’importanza fondamentale e il cane deve subito capire di doverla necessariamente adeguare al terreno ed alle proprie forze. Ed è questo un segno d’intelligenza. Occorre favorire il galoppo come standard impone.

Non si commetta l’errore di far galoppare un giovane accanto ad un adulto perché…lo imiti. L’allievo proprio perché spinto dal desiderio di competere o comunque seguire l’adulto non sarà capace di dosare le proprie forze e quindi si ostinerà a cacciare con ardore anche quando la stanchezza gli suggerirebbe un minor ritmo”. I  lacets (la parola significa stringa da scarpa ed indica proprio il percorso che deve fare) non devono essere disegnati sulla carta e percorsi poi dal cane come fossero un sentiero. Ampi, se vento e terreno lo consentono, più stretti qualora vi siano difficoltà. Si distanzia dall’arma nelle pianure e in località aperte, resta invece più vicino nel bosco dove l’uomo è costretto a procedere lentamente e gli occorre più tempo per trovare un’idonea posizione al tiro. Questo intendono dire i tecnici meglio preparati quando affermano che un cane “deve essere sempre in mano”. 

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IL VENTO E IL CAMPIONE A cura di Rodolfo Grassi

2013 (808)Il grande silenzio dei cani ci consola delle futili parole degli uomini“. Chaumont.

Gli antichi li chiamavano magici figli del sole perché nascono dalle perturbazioni provocate dal suo calore. Ed anche i loro nomi sono a volte bizzarri. Ci sono gli Alisei ed i Polari, gli occidentali persistenti ed i costanti, le brezze ed i monsoni che cambiano la forza dello spirare ma mantengono una direzione costante, i pulsanti cosiddetti perché intermittenti ed a direzione costante. Eppoi i venti locali che sono sempre dominanti. Per ogni loro comportamento c’è un vocabolo ed una spiegazione: si alzano, spirano, soffiano, mutano direzione sibilano, si placano, cadono. E possono essere caldi, gelidi, umidi, secchi, a folate, a raffiche.

Restano comunque e sempre il solo veicolo che trasporta emanazioni e il cane che non ne tiene conto resterà sempre meno che mediocre neppur adatto ad esposizioni se si vuol dare a queste l’importanza di palestra per la selezione a completamento delle prove di lavoro.  Perché bisogna sempre considerare che il cane pensa col naso.

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L’inteligenza dei cani di Rodolfo Grassi

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Il primo a porsi il problema sull’intelligenza dei cani fu Aristotele dicendosi convinto che differissero dagli uomini solo nel grado di possesso delle doti mentali e quindi di fatto ammettendone l’intelligenza. Dopo di lui altri filosofi e scienziati affrontarono il problema ma mai alcuno riuscì a dimostrare che i cani non fossero intelligenti.

Charles Darwin in “Origine dell’uomo” scrive: “i sensi e le intuizioni, le varie emozioni e facoltà delle quali l’uomo va fiero, come amore, memoria, attenzione, curiosità, imitazione, ragione, eccetera, possono essere riscontrate in una fase incipiente o talora persino sviluppate negli animali inferiori”. Ed Enrico Oddo vicepresidente dell’Ente nazionale della cinofilia italiana scomparso nel 1980. “Su di un substrato di carattere dolce e riflessivo come quello del Laverack l’intelligenza è qualità suscettibile di agevole esaltazione. A ciò a mio avviso molto si deve del successo del Laverack come ausiliare da caccia”. L’autore, che fu uno dei giudici internazionali fra i più stimati si dice poi convinto che è profondamente sbagliato ritenere che nella caccia siano sufficienti le doti atletiche, il buon naso e la ferma solida.

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