CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

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CONQUISTARE UN ALLEATO di Rodolfo Grassi

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Il cane ha un’anima, occorre scoprirla. Trovatala è facile ottenere tutto ciò che si vuole“. Mulaz.   

Il modo migliore per comprendere il cane è porsi nella condizione che lui ci riconosca suo capobranco.  Pochi i concetti per addentrarsi in un mondo ancora in gran parte inesplorato. Il più importante però è nella consapevolezza che “l’apprendimento è il mutamento individuale temporaneo o duraturo di un modulo comportamentale innato, dovuto alle esperienze fatte dall’individuo a contatto con l’ambiente” (Brunnel).

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COMPLICI DELL’ALLIEVO A cura di Rodolfo Grassi “I cani che cercano più da lontano diventano i migliori” Laverack

Archivio (179)

Astro di Mirco Peli 1999

“Costruire” l’educazione di un cane significa creare un grande mosaico a cui si aggiungono tessere giorno dopo giorno avendo ben chiaro il risultato finale di ottenere un grande cane.

Andatura – Attenzione però a non cadere nell’errore di trascurare come l’allievo reperisce il selvatico, cioè in che modo esegue la cerca. L’andatura infatti ha un’importanza fondamentale e il cane deve subito capire di doverla necessariamente adeguare al terreno ed alle proprie forze. Ed è questo un segno d’intelligenza. Occorre favorire il galoppo come standard impone.

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IL VENTO E IL CAMPIONE A cura di Rodolfo Grassi

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Jack di Mirco Peli -2013-

Il grande silenzio dei cani ci consola delle futili parole degli uomini“. Chaumont.

Gli antichi li chiamavano magici figli del sole perché nascono dalle perturbazioni provocate dal suo calore. Ed anche i loro nomi sono a volte bizzarri. Ci sono gli Alisei ed i Polari, gli occidentali persistenti ed i costanti, le brezze ed i monsoni che cambiano la forza dello spirare ma mantengono una direzione costante, i pulsanti cosiddetti perché intermittenti ed a direzione costante. Eppoi i venti locali che sono sempre dominanti. Per ogni loro comportamento c’è un vocabolo ed una spiegazione: si alzano, spirano, soffiano, mutano direzione sibilano, si placano, cadono. E possono essere caldi, gelidi, umidi, secchi, a folate, a raffiche.

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L’inteligenza dei cani di Rodolfo Grassi

_DSC3915Il primo a porsi il problema sull’intelligenza dei cani fu Aristotele dicendosi convinto che differissero dagli uomini solo nel grado di possesso delle doti mentali e quindi di fatto ammettendone l’intelligenza. Dopo di lui altri filosofi e scienziati affrontarono il problema ma mai alcuno riuscì a dimostrare che i cani non fossero intelligenti.

Charles Darwin in “Origine dell’uomo” scrive: “i sensi e le intuizioni, le varie emozioni e facoltà delle quali l’uomo va fiero, come amore, memoria, attenzione, curiosità, imitazione, ragione, eccetera, possono essere riscontrate in una fase incipiente o talora persino sviluppate negli animali inferiori”. Ed Enrico Oddo vicepresidente dell’Ente nazionale della cinofilia italiana scomparso nel 1980. “Su di un substrato di carattere dolce e riflessivo come quello del Laverack l’intelligenza è qualità suscettibile di agevole esaltazione. A ciò a mio avviso molto si deve del successo del Laverack come ausiliare da caccia”. L’autore, che fu uno dei giudici internazionali fra i più stimati si dice poi convinto che è profondamente sbagliato ritenere che nella caccia siano sufficienti le doti atletiche, il buon naso e la ferma solida.

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