CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Categoria: Romano Pesenti

IL RIPORTO A COMANDO con note e appunti personali di Dario Bergonzi

L’amico Romano Pesenti mi ha fatto dono di questa chicca sull’addestramento al riporto del cane, ringrazio Romano e lo metto a disposizione di tutti.

Dario Bergonzi ex carabiniere addestratore dei cani della polizia, guardia di  finanza ecc. (ha lavorato anche in Germania) specializzato nell’ubbidienza dei cani. Cacciatore di beccaccini, in pensione, ha addestrato anche cani da caccia di amici..

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Premessa alla proposta di modifica dell’attuale legge sulla caccia

Coturnici e pernici (40)

Le starne bisogna volerle

Prima di avventurarci in una disamina relativa all’organizzazione sul territorio, con la sua genesi,  le sue motivazioni e la sua attualità, bisogna ricordare a tutti un  paio di cose: 1) Sono anni che i cacciatori hanno paura del cambiamento e preferiscono restare immobili, ma probabilmente è venuto il momento che se non ci si muove si muore 2) La legge che disciplina l’ingresso ad uso venatorio dei terreni privati, in Italia è unica al mondo, e fu promulgata nel ventennio fascista.  Tale e quale pervenne ai posteri come si riscontra nell’art 842 del vigente C.C.. (*) .

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Osvaldo Personeni Scritto da Romano Pesenti tratto da www cacciando.com

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Prima di conoscere l’Artista Scultore, permettetemi una premessa storica- geografica.

La Val Imagna, è una valle prealpina delle montagne bergamasche delle Alpi Orobiche, che confluisce da destra nella Val Brembana. E’ la prima di una lunga serie di un Comprensorio di valli che si intersecano con la valle maggiore, che prende il nome dal fiume Brembo che lì scorre.

I suoi paesaggi, ricchi di verdi prati, di boschi di latifoglie e di fonti di acque termali, racchiudono nella valle diverse testimonianze romane e medioevali di un notevole patrimonio storico .

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Era l’anno 1960/61 ed ero a Lecce di Romano Pesenti

il gazzettino del beccaccino 001 (2)poi a Caserta come AUC carrista e partito in treno da Milano per Lecce alla Scuola All. Ufficiali ho messo nella valigia il mio cal.16 smontato e al Campo coi carri a Persano..cacciavo i beccaccini nascondendomi tra le canne quando arrivavano i carabinieri a cavallo. Era zona militare proibita alla caccia, come in tutte le z.militari..ma cacciavo alla sera e al sabato finite le esercitazioni coi carri armati(M 47). I Beccaccini e le anitre del fiume Sele e Calore, spiumate e pulite li mangiava il Colonnello comandante che però mi diceva..in romanesco.. Romà coi caramba sò cazzi tua..non vojo grane..arrangiati.

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IL BECCACCINO CANARINO non per il canto, ma per il colore di Romano Pesenti

11054444_10204189687605897_4232421247763585289_nStiamo parlando degli anni che vanno dal cinquanta al sessanta del secolo appena concluso, e quello che ripercorre la mia memoria, è un fatto della mia gioventù beccaccinista. Figlio di agricoltore risicolo della bassa padana milanese, la caccia di quel tempo e in quei luoghi era soprattutto rivolta a poche specie di selvaggina ed assolutamente migratoria: beccaccini e pavoncelle nelle marcite, gallinelle nei risi e palmipedi nelle “tese” autunnali dopo il raccolto. Ovviamente quaglie, pure loro di passo nelle stoppie agostane. I fagiani lì non erano ancora arrivati; solo qualche lepre nei granturcheti. Allora, giovane studente alle mie prime armi di sedicenne cinofilo cacciatore, il beccaccino – complici cacciatori amici di mio padre e miei maestri di caccia che di frequente calpestavano le nostre risaie – era diventato per me una vera passione ed ossessione, sia per la difficoltà dell’intrigante tiro, sia per la bravura nel fermarli di un bracco pointer: il Dick, regalatomi dal Bossi “pelatè”, cacciatore e commerciante di pelli bovine.

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Vecchi Scarponi di Romano Pesenti

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Vecchi scarponi, ormai prezioso cimelio,
che la passion di caccia cullaste al risveglio,
l’ora è giunta, ahimè, del nostro commiato;
scarpe rotte, così vuole il tempo, il fato.

Su, su l’erte crode, lassù, mi guidaste sicure,
con me risaliste le rocce a filo di scure.

Io con voi ho scalato e disceso le valli,
e proteggeste i miei piedi dai mali, dai calli.

Vecchi Scarponi, miei cari amici fedeli,
che mi portaste lassù ai confini dei cieli,
ove celesti e incontaminate visioni,
nel cuore mi accesero le più belle emozioni.

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