CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Category: Stefano Franceschetti

“VERBA VOLANT SCULPTURA MANENT” di StefanoFranceschetti

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Poco dopo la prematura e improvvisa scomparsa dello scultore Cesare Rabitti, avevo scritto un piccolo articolo in sua memoria per raccontare e condividere alcuni episodi “di vita privata” che negli anni precedenti ci avevano casualmente avvicinato, facendomelo davvero apprezzare, per non dire amare, come artista e come uomo.  Il mio pezzo “I sogni di un poeta” era stato così pubblicato all’epoca su “Diana”, “Il Cacciatore Trentino”, “Urca Informa” e via-via altre riviste del settore, ma per comprendere a pieno il valore emotivo che ha, soprattutto per me, questa storia vi invito a leggerlo (nella pagina Racconti del mio sito internet www.StefanoFranceschetti.com)

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La fotografia che mi piace di Stefano Franceschetti

Foto di Stefano Franceschetti

Metto la mano in tasca, prendo il telefonino — anzi scusate — lo smart phone, striscio con classe il dito sullo schermo (non ha più i pulsantini già da un po’), guardo che tempo farà domani, rispondo a un messaggio che lampeggia in un angolo, controllo se è partita una mail di lavoro, dò un’occhiata a chi ha condiviso la mia ultima boiata sul social network del momento, già che ci sono sbircio chi è collegato o da quanto tempo non lo è più… e magari dove è andato a cena ieri sera, rinuncio a una partita a Ruzzle con un Vip della televisione ed ecco che sono finalmente pronto per scattare una foto! Inquadro con un occhio semichiuso, confermo sul display il punto su cui mettere a fuoco, riclicco velocemente et voillà! Ecco fatto! Controllo subito se va tutto bene, aggiungo un filino di colore, una cornicina tipo vecchia polaroid (un po’ di poesia retro…) una scurita alle nubi nel cielo non guasta mai e magari ci butto lì quel filtrino artistico che piace tanto al miei “followers” sulla chat.

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“QUANDO LA PROSPETTIVA E’ TUTTO!” di Stefano Franceschetti www.StefanoFranceschetti.com

670_0_4838096_228714Cari amici della fotografia, chi di voi ha seguito le pagine di questa mia rubrica, si sarà accorto di quanto ho insistito e quanto mi è stata a cuore fino ad oggi, la posizione del fotografo e del suo obiettivo rispetto ai soggetti che riprende o perlomeno che cerca di riprendere. Quando abbiamo esaminato le classiche fotografie degli animali abbattuti a caccia, ma anche quelle dei cani in azione, quelle dei selvatici nel loro ambiente naturale, di profilo sulle creste delle montagne, nella coltre innevata e soprattutto quelle scattate dalle altane da caccia, ci siamo sempre sforzati di capire e distinguere al meglio ciò che rende davvero diversa ed accattivante un’immagine e quello che può differenziare nettamente una foto banale da una “bella” e suggestiva fotografia, degna di questo nome.

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“GALLO INNEVATO, GALLO SFORTUNATO” di Stefano Franceschetti

parata

Parata

 Venerdì pomeriggio, valloni di calanchi a sbalzo tra Bologna e Modena. Sono alla posta al cinghiale nel contesto di una “girata di piano di controllo”, su un poggio che domina la pianura padana a perdita d’occhio. La cacciata non è delle più fortunate e passo la giornata ad ascoltare via radio gli insulti dialettali tra due fazioni di fosforescentissimi canai che hanno perso definitivamente i loro ausiliari chissà dove, oltre l’invalicabile confine provinciale! Nel frattempo un bel sole mi scalda il sangue ed in maniche di camicia, mi godo, seduto sotto una quercia, il panorama e l’arrivo definitivo della bella stagione.

Quando ripenso a quella giornata, catalogo automaticamente le avventure e le immagini indelebili, tra i ricordi legati alla caccia invernale, eppure nonostante la fredda apparenza, ci trovavamo alla fine di un caldo, fiorito e profumatissimo mese di maggio.

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“FOTOGRAFARE I CANI DA CACCIA” di Stefano Franceschetti

 

 

*Fotografia di Eugenio Gherardi

Nonostante io sia quasi ugualmente appassionato di caccia e di fotografia, mi accorgo oggi, scorrendo indietro le tante-tantissime immagini di tutti questi anni, di non essere riuscito ad immortalare, bene come avrei voluto, la vera azione dei cani al lavoro sul selvatico. La caccia è già di suo un’attività parecchio complessa che richiede non poche attenzioni. L’uso di un’arma nell’ambiente boschivo, inoltre, necessita di enorme prudenza e concentrazione. Quando, poi, ci sono di mezzo i cani, nella loro comprensibile ed innata concitazione, naturalmente un occhio deve seguire il nostro percorso e l’altro il loro lavoro. L’incontro con la selvaggina, soprattutto se quest’ultima è dotata di ali, è una questione di attimi in cui le attività di cui sopra devono coordinarsi con efficienza per la buona riuscita del tutto. Uomo, ambiente, cane e fucile devono, in definitiva, conoscersi l’un l’altro alla perfezione.

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