CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Category: Studi & Ricerche (Page 1 of 3)

Dieci anni di indagine UNCZA (2006-2015) su galliformi alpini e lepre bianca.

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L’articolo è stato tratto integralmente dalla rivista UNCZA “Caccia alpina” n° 35, novembre 2017. L’indagine UNCZA è stata presentata dal dott. Ivano Artuso al Convegno Nazionale “Il Gallo forcello sulle Alpi: conservazione e gestione” – Madonna di Campiglio – 1 luglio 2017.  IVANO ARTUSO Responsabile tecnico-scientifico dell’indagine e coordinatore della Commissione Avifauna UNCZA

PREMESSA L’Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi (UNCZA), data la rilevanza biologica e venatoria di alcune specie, ha promosso e sostenuto l’indagine, i cui risultati vengono di seguito presentati.Uncza

Su tutte le Alpi italiane, nel periodo 2006-2015 (10 anni), è stata effettuata un’indagine su sei specie tipiche alpine: Fagiano di monte (Tetrao tetrix), Coturnice (Alectoris graeca saxatilis), Pernice bianca (Lagopus muta), Lepre bianca (Lepus timidus), Gallo cedrone (Tetrao urogallus) e Francolino di monte (Bonasa bonasia).

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Perché si va a caccia” Etica Venatoria”

 22119790_10210129352214971_951072266_oAlle ultime luci del giorno, quando la notte sta per scendere sulla foresta, si fatica a vedere. Ad ogni minuto che passa le forme si fanno sempre meno distinte, i colori vivi dell’autunno si fondono in tante tonalità del grigio. Ma è questa l’ora del cervo. E io lo attendo. Ancora cinque minuti, mi dico mente scruto nel binocolo, seduto alla base di un vecchio larice. Una cincia si posa per un attimo sul ramo più vicino e poi riparte, verso il suo riposo notturno. Ma sotto il lieve battito di ali percepisco un altro suono, diverso. I miei sensi si allertano e lo sento di nuovo, più vicino. È un lieve calpestio sulle foglie, seguito da un colpo secco, legnoso. È lui!

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Grandi Carnivori e Zootecnia tra conflitto e coesistenza. Direttore responsabile: Silvano Toso

22140294_10210132437852110_1622977100_oRecentemente ho accompagnato un amico americano, appassionato osservatore della natura e della fauna, a visitare un tratto del basso Appennino bolognese. Nel corso dell’escursione gli dissi che in quell’area si era insediata da alcuni anni una famiglia di lupi e che nel territorio della provincia vivevano almeno quattro branchi di questa specie.

La sua reazione fu di grande stupore e quasi d’incredulità; non riusciva convincersi che un ambiente così segnato dalla presenza millenaria dell’uomo, ancora in buona misura coltivato, con insediamenti abitativi diffusi, una fitta rete stradale e distante pochi chilometri da una città di oltre quattrocentomila abitanti potesse ospitare un grande predatore che, nel suo immaginario e nella sua esperienza personale, associava a vastissimi spazi naturali assai poco o per nulla alterati, in una parola al concetto di “wilderness”.

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Grazie a U.N.C.Z.A forniamo i dati sugli abbattimenti e indici riproduttivi dei galliformi alpini

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e lepre bianca per leggere l’originale aprire il link Tetraonidi e lepre bianca

IVANO ARTUSO
SANDRO FLAIM

Di sicuro tutto il mondo
che racchiude la vita
della fauna selvatica è,
in molti dei suoi aspetti,
sempre legato ad una
alea di mancanza
di conoscenze

Studi svolti da generazioni di ricercatori negli ultimi due secoli non sono riusciti a sondare fino in fondo il mistero della vita selvatica: questo è quello che facilmente la fa apparire sempre affascinante ai nostri occhi.

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La coturnice mostra un trend positivo ma ha bisogno dei cacciatori

 

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foto di Angelo Lasagna

L’interesse venatorio andrebbe incentivato al fine di ottenere monitoraggi sistematici o, quanto meno, periodici Il trend positivo marcato nella stagione scorsa dalla coturnice (Alectoris graeca saxatilis) trova attualmente conferma dalle informazioni che provengono dai responsabili settoriali dell’Uncza. Su gran parte dell’arco alpino i piani di prelievo sono stati pressoché completati, anche perché quasi ovunque i tassi di abbattimento, rispetto alle consistenze stimate, sono stati ristretti e, comunque, contenuti in virtù di un’estrema prudenza sia da parte di chi propone, sia di chi deve decidere sul “quantum”: tutti sono ovviamente condizionati dai risultati dei censimenti che, vedi il caso della Valle d’Aosta, sono risultati in leggero calo rispetto ai dati dell’anno passato.

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Tratto da studio ISPRA “IL COMPORTAMENTO DELLA BECCACCIA SVERNANTE A CASTELPORZIANO”

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Il comportamento

Gli individui radiomarcati hanno mostrato una elevata fedeltà inter ed intra-annuale al sito di svernamento. Una volta che gli individui arrivano in un area effettuano una selezione sul tipo di habitat che frequenteranno nei mesi invernali scegliendo boschi e prati con caratteristiche ben precise.

Dai dati raccolti in più di dieci anni di attività sembra che il sito venga “scelto”durante la prima migrazione, ovvero quando gli uccelli giovani esplorano le aree di svernamento per la prima volta. Anche se studi ulteriori sono necessari per verificare con certezza tale ipotesi, i dati in nostro possesso la indicano come una effettiva possibilità.

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Alto Adige relazione sulla situazione dei galliformi alpini ai fini della pianificazione del prelievo

Foto di Mario Salomone

Foto di Mario Salomone

L’areale di presenza del Fagiano di monte è stato valutato sulla base delle informazioni fornite dal personale di sorveglianza venatoria. Si è fatto, in primo luogo, riferimento alle arene di canto conosciute. Il Fagiano di monte è una specie di grande interesse venatorio sul territorio provinciale, legata a tradizioni di lunga data, quali la caccia al “balz”. Per questo, le conoscenze di distribuzione presso cacciatori e guardiacaccia risultano più dettagliate rispetto a Pernice bianca e Coturnice.  In base alle indicazioni fornite dal personale di sorveglianza, risultano conosciute 1085 arene di canto del Fagiano di monte nelle riserve di caccia del territorio provinciale (non è stato considerato il territorio del Parco nazionale dello Stelvio). Si tratta delle arene di canto tradizionalmente utilizzate; non sono invece state considerate le arene secondarie, solo occasionalmente occupate.  L’elaborazione dei dati ha evidenziato, come il 95% di tali arene di canto si trovi compreso nella fascia altitudinale  1750-2300 m di quota. Risulta chiaro, che l’arena di canto rappresenta il punto centrale dell’habitat utilizzato nel periodo primaverile, mentre, ad esempio in estate, vengono occupati anche ambienti a quote superiori. 

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Un utile ripasso– prima di cacciare serve conoscere–

 

Foto di Mario Salomone

Oltre alle regole scritte, il Cacciatore deve osservare anche un insieme di regole non scritte che devono guidare il suo comportamento in modo da essere rispettoso verso: – la fauna e l’ambiente; – i colleghi cacciatori;  – i non cacciatori; – le cose altrui. Durante l’esercizio venatorio è necessario possedere un buon autocontrollo in modo da non farsi travolgere dalla passionalità che è il principale motivo che spinge il cacciatore nella sua attività. È necessario che il cacciatore acquisisca una mentalità frutto della riflessione e dell’onestà, una capacità di autocontrollo che gli consenta di affrontare serenamente anche delle limitazioni e delle rinunce. Egli deve curare la propria formazione, deve abituarsi a riflettere prima di agire, deve  usare l’arma con sicurezza e coscienza. Il cacciatore deve contribuire alla protezione  della fauna,  collaborando alla  conservazione degli ecosistemi, astenendosi da azioni contrarie alla legge, che possono nuocere alla salvaguardia delle popolazioni degli animali cacciabili e rispettare quelli protetti. Quando spara al selvatico deve fare in modo che l’animale venga colpito mortalmente, evitandogli ferite che lo farebbero soffrire; si deve prodigare per accertare sempre l’effetto del colpo sparato e deve tentare con i metodi idonei il recupero del capo eventualmente colpito.

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DETERMINAZIONE DELLO STATO DI CONSERVAZIONE A LIVELLO DI SITO DEI PARCHI NAZIONALI ITALIANI.

Foto di Mario Salomone

LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli  Valutazione dello stato di conservazione dei  Parchi  Nazionali italiani.

A livello di sito, è stata condotta un’indagine complessiva della disponibilità di dati ornitologici rilevanti per il presente progetto (essenzialmente informazioni demografiche e  inerenti la distribuzione di dettaglio), all’intern o dei seguenti Parchi Nazionali: i) Parco Nazionale del Gran paradiso; ii) Parco Nazionale dello Stelvio; iii) Parco Nazionale delle  Dolomiti Bellunesi; iv) Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna; v)  Parco Nazionale  dell’Arcipelago Toscano; vi) Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; vii)Parco nazionale della Majella; vii) Parco dell’arcipelago della Maddalena; ix) Parco Nazionale del Circeo. Per quanto concerne il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, è stato realizzato tramite l’obiettivo del progetto un Caso studio: “Specie steppiche e qualità ambientale. Fattori che impediscono uno stato di conservazione favorevole: un approccio comparato”, i cui risultati vengono descritti in un report separato.

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Il gallo cedrone (Tetrao urogallus L.)

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Specie emblematica delle grandi foreste di conifere, il Gallo cedrone (Tetrao urogallus L.) trova sull’arco alpino il suo habitat ideale tra il piano montano superiore e quello altimontano. Nonostante le sue popolazioni abbiano subito un drastico declino negli ultimi decenni, alcuni aspetti riguardanti l’ecologia delle popolazioni presenti sul versate meridionale delle Alpi sono ancora poco chiari.

Per questi motivi il Parco Naturale di Paneveggio – Pale di San Martino, in collaborazione con il Dipartimento di Ecologia e Gestione della Fauna Selvatica dell’UniversitÉ di Freiburg e con il Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento, ha promosso e  finanziato, una ricerca pluriennale sul Gallo cedrone mediante l’utilizzo della  radiotelemetria. Nel periodo maggio 2009 – settembre 2012 sono stati catturati e radiocollarati complessivamente 22 maschi e 6 femmine all’interno del comprensorio del Primiero – Vanoi.

Utilizzando i dati delle localizzazioni georeferenziate degli individui marcati, si è voluto indagare mediante interpretazione di dati LiDAR l’ambiente utilizzato dal Gallo cedrone nelle diverse stagioni dell’anno. Inoltre, con lo scopo di quantificare il territorio effettivamente utilizzato dalla specie sono stati calcolati gli home range mediante il metodo del Multiple Convex Hull.

In base ai risultati emersi dalle variabili indagate in ambiente GIS, si è cercato di valutare i motivi che portano la specie a frequentare nel corso dell’anno le varie fasce altitudinali.

Dai risultati emerge come il Gallo cedrone sia in grado di utilizzare un ampio range altitudinale cha va dal piano montano superiore a quello subalpino. I maschi utilizzano le formazioni vicine l’area di canto durante la primavera, mentre nella stessa stagione le femmine rimangono ancora a lungo nei quartieri di svernamento. L’estate è la stagione in cui entrambi i sessi trascorrono gran parte del tempo al suolo ricercando le formazioni più rade. Nella prima parte della stagione autunnale sia maschi che femmine hanno utilizzato le stesse zone in cui hanno trascorso l’estate, mentre nella seconda parte si spostano nelle zone di svernamento. In inverno invece, i galli cedroni hanno utilizzato le formazioni più dense frequentando in molti casi le quote più basse.

I risultati derivanti dalla stima degli home range hanno inoltre permesso di quantificare le esigenze spaziali della specie e come questa utilizzi il territorio all’interno di vasti comprensori forestali.

Il monitoraggio mediante radiotelemetria ha permesso di conoscere importanti aspetti nella selezione dell’habitat da parte del Gallo cedrone nelle varie stagioni dell’anno. Disponendo inoltre di dati relativi all’utilizzazione dello spazio, un lavoro di questo tipo è in grado di fornire dei validi spunti nella gestione e nella pianificazione dei soprassuoli ancora frequentati dalla specie. Per continuare a leggere clicca sul link gallo-cedrone

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