CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Categoria: Studi & Ricerche (Page 1 of 4)

Le vipere e loro pericolosità per l’uomo da www.best5.it

La parola vipera si pensa derivi infatti da una contrazione del latino vivi pera (dal verbo parere) (“partorisce figli vivi”), ed è imparentata con la parola puerpera. 

Le vipere, insieme alla coronella austriaca e al boa delle sabbie, sono gli unici serpenti europei vivipari, cioè non depongono le uova ma partoriscono i figli dopo averli nutriti attraverso qualcosa di molto simile a una placenta.

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Agricultura moderna e piccola selvaggina

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I miglioramenti ambientali a fini faunistici

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Su alcune segnalazioni di soggetti del genere alectoris di dubbia provenienza in alcune valli piemontesi

Lasagna2, P. Tizzani2, G. Audino1A. Castello3, P. Meneguz2 1 Tecnico faunistico 2 Dipartimento di Produzioni Animali, Epidemiologia ed Ecologia – Università degli Studi di Torino (Italy) 3 Comprensorio Alpino Biella 1

INTRODUZIONE: sul territorio italiano sono presenti tre specie appartenenti al genere Alectoris: A. rufa, A. graeca e A. barbara. La pernice rossa e la coturnice possono in taluni casi ibridarsi e dare origine a soggetti fertili, con fenotipo, vocalizzi e caratteristiche comportamentali intermedie fra i taxa parentali (RANDI E BERNARD-LAURENT., 1999. CEUGNET M  ET AL., 1999) A. chukar, specie alloctona rilasciata per scopi venatori, può a sua volta ibridarsi causando problemi di ordine sanitario e genetico e contribuendo a ridurre la fitness delle popolazioni autoctone (BARILANI ET AL., 2007). In occasione dei conteggi primaverili di coturnice, realizzati in ambiente alpino (BERNARD-LAURENT. 1994) in tre valli piemontesi, sono stati contattati, soggetti riconducibili da un punto di vista fenotipico, ad A. rufa.

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GESTIONE COTURNICE ALPINA di Silvio Spanò

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Foto di Flavio Campana

Faccio seguire un distinguo perché, come vedremo, si rischiano pasticciacci: infatti in Italia abbiamo una sola specie di Coturnice (Alectoris graeca) distinta in 3 sottospecie (l’alpina A.g.saxatilis, l’appenninica A.g.orlandoi e la siciliana A.g.whitakeri), geograficamente separate e morfologicamente separabili da piccole caratteristiche, che comunque è il caso conservare tal quali senza inquinamenti genetici. In realtà due specie affini, di più facile allevamento e presenza sul mercato (la Pernice rossa e la Coturnice orientale o Ciukar) interfeconde, hanno localmente fatto correre qualche rischio alle Coturnici pure, restando tuttavia abbastanza limitato e attualmente in regressione per una maggior presa di coscienza (acculturamento?) dei cacciatori di montagna, ma forse di più per la difficoltà di sopravvivenza in ambiente ostico di questi soggetti di allevamento e degli ibridi stessi con patrimonio genetico non adatto e probabilmente impoverito per deriva genetica in ambiente di voliera! Doverosamente però ricordo l’esistenza di una fascia di ibridazione naturale, tuttora esistente, tra Coturnice e Rossa sulle Alpi francesi meridionali, descritta nel 1843 addirittura con un nome a sé stante. La possibilità, recentemente confermata (Bernard-Laurent 2017) anche per la Coturnice alpina e nota per specie affini (rossa in particolare) della doppia deposizione in nidi separati, uno incubato dal maschio e l’altro dalla femmine, potrebbe favorire in casi particolari il successo riproduttivo.

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Biologia riproduttiva della Coturnice Alectoris graeca saxatilis nelle Alpi francesi meridionali prima conferma del comportamento della doppia deposizione.

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Ariane Bernard-Laurent a, Claire Anceau a, Thierry Faivre a, Jean-Pierre Serres a e Sophie Tangis b

a – Office National de la Chasse et de la Faune Sauvage, Direction de la Recherche et de l’Expertise, Micropolis, la Bérardie, GAP, France;

b – Fédération départementale de la chasse des Hautes-Alpes, GAP, France

ABSTRACT

La doppia deposizione in due nidi, uno incubato dalla femmina e uno dal maschio, avviene frequentemente nelle Coturnici che vivono sulle Alpi francesi meridionali, di una popolazione delle quali vengono qui investigati i parametri riproduttivi.

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Il gallo cedrone sulle Alpi intervista al Dott. Rainer Ploner

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Il gallo cedrone ha una struttura fisica che varia dal maschio alla femmina. Il maschio ha una lunghezza di 75-95 cm e pesa tra 3,7 e 4,5 kg. La femmina, più piccola, misura 58-68cm e pesa tra 1,8 e 2,4 kg. Il maschio ha una colorazione scura con riflessi verdastri sul petto e due vistose macchie scapolari bianche; mentre la femmina ha un colore bruno-grigiastro con sfumature rosse sul petto. Coda con lunghe penne scure screziate di bianco che vengono aperte a ventaglio e zampe ricoperte da un fitto piumino.

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Dieci anni di indagine UNCZA (2006-2015) su galliformi alpini e lepre bianca.

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L’articolo è stato tratto integralmente dalla rivista UNCZA “Caccia alpina” n° 35, novembre 2017. L’indagine UNCZA è stata presentata dal dott. Ivano Artuso al Convegno Nazionale “Il Gallo forcello sulle Alpi: conservazione e gestione” – Madonna di Campiglio – 1 luglio 2017.  IVANO ARTUSO Responsabile tecnico-scientifico dell’indagine e coordinatore della Commissione Avifauna UNCZA

PREMESSA L’Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi (UNCZA), data la rilevanza biologica e venatoria di alcune specie, ha promosso e sostenuto l’indagine, i cui risultati vengono di seguito presentati.Uncza

Su tutte le Alpi italiane, nel periodo 2006-2015 (10 anni), è stata effettuata un’indagine su sei specie tipiche alpine: Fagiano di monte (Tetrao tetrix), Coturnice (Alectoris graeca saxatilis), Pernice bianca (Lagopus muta), Lepre bianca (Lepus timidus), Gallo cedrone (Tetrao urogallus) e Francolino di monte (Bonasa bonasia).

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Grandi Carnivori e Zootecnia tra conflitto e coesistenza. Direttore responsabile: Silvano Toso

22140294_10210132437852110_1622977100_oRecentemente ho accompagnato un amico americano, appassionato osservatore della natura e della fauna, a visitare un tratto del basso Appennino bolognese. Nel corso dell’escursione gli dissi che in quell’area si era insediata da alcuni anni una famiglia di lupi e che nel territorio della provincia vivevano almeno quattro branchi di questa specie.

La sua reazione fu di grande stupore e quasi d’incredulità; non riusciva convincersi che un ambiente così segnato dalla presenza millenaria dell’uomo, ancora in buona misura coltivato, con insediamenti abitativi diffusi, una fitta rete stradale e distante pochi chilometri da una città di oltre quattrocentomila abitanti potesse ospitare un grande predatore che, nel suo immaginario e nella sua esperienza personale, associava a vastissimi spazi naturali assai poco o per nulla alterati, in una parola al concetto di “wilderness”.

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Grazie a U.N.C.Z.A forniamo i dati sugli abbattimenti e indici riproduttivi dei galliformi alpini

TETRAONIDI, coturnice 16731505_10208316250888571_306910805_o (2)
e lepre bianca per leggere l’originale aprire il link Tetraonidi e lepre bianca

IVANO ARTUSO
SANDRO FLAIM

Di sicuro tutto il mondo
che racchiude la vita
della fauna selvatica è,
in molti dei suoi aspetti,
sempre legato ad una
alea di mancanza
di conoscenze

Studi svolti da generazioni di ricercatori negli ultimi due secoli non sono riusciti a sondare fino in fondo il mistero della vita selvatica: questo è quello che facilmente la fa apparire sempre affascinante ai nostri occhi.

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