CACCIATORI DI MONTAGNA E DI BECCACCE

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Category: Studi e ricerche (Page 1 of 3)

Grazie a U.N.C.Z.A forniamo i dati sugli abbattimenti e indici riproduttivi dei galliformi alpini

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e lepre bianca per leggere l’originale aprire il link Tetraonidi e lepre bianca

IVANO ARTUSO
SANDRO FLAIM

Di sicuro tutto il mondo
che racchiude la vita
della fauna selvatica è,
in molti dei suoi aspetti,
sempre legato ad una
alea di mancanza
di conoscenze

Studi svolti da generazioni di ricercatori negli ultimi due secoli non sono riusciti a sondare fino in fondo il mistero della vita selvatica: questo è quello che facilmente la fa apparire sempre affascinante ai nostri occhi.

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La coturnice mostra un trend positivo ma ha bisogno dei cacciatori

 

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foto di Angelo Lasagna

L’interesse venatorio andrebbe incentivato al fine di ottenere monitoraggi sistematici o, quanto meno, periodici Il trend positivo marcato nella stagione scorsa dalla coturnice (Alectoris graeca saxatilis) trova attualmente conferma dalle informazioni che provengono dai responsabili settoriali dell’Uncza. Su gran parte dell’arco alpino i piani di prelievo sono stati pressoché completati, anche perché quasi ovunque i tassi di abbattimento, rispetto alle consistenze stimate, sono stati ristretti e, comunque, contenuti in virtù di un’estrema prudenza sia da parte di chi propone, sia di chi deve decidere sul “quantum”: tutti sono ovviamente condizionati dai risultati dei censimenti che, vedi il caso della Valle d’Aosta, sono risultati in leggero calo rispetto ai dati dell’anno passato.

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Tratto da studio ISPRA “IL COMPORTAMENTO DELLA BECCACCIA SVERNANTE A CASTELPORZIANO”

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Il comportamento

Gli individui radiomarcati hanno mostrato una elevata fedeltà inter ed intra-annuale al sito di svernamento. Una volta che gli individui arrivano in un area effettuano una selezione sul tipo di habitat che frequenteranno nei mesi invernali scegliendo boschi e prati con caratteristiche ben precise.

Dai dati raccolti in più di dieci anni di attività sembra che il sito venga “scelto”durante la prima migrazione, ovvero quando gli uccelli giovani esplorano le aree di svernamento per la prima volta. Anche se studi ulteriori sono necessari per verificare con certezza tale ipotesi, i dati in nostro possesso la indicano come una effettiva possibilità.

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Alto Adige relazione sulla situazione dei galliformi alpini ai fini della pianificazione del prelievo

Foto di Mario Salomone

Foto di Mario Salomone

L’areale di presenza del Fagiano di monte è stato valutato sulla base delle informazioni fornite dal personale di sorveglianza venatoria. Si è fatto, in primo luogo, riferimento alle arene di canto conosciute. Il Fagiano di monte è una specie di grande interesse venatorio sul territorio provinciale, legata a tradizioni di lunga data, quali la caccia al “balz”. Per questo, le conoscenze di distribuzione presso cacciatori e guardiacaccia risultano più dettagliate rispetto a Pernice bianca e Coturnice.  In base alle indicazioni fornite dal personale di sorveglianza, risultano conosciute 1085 arene di canto del Fagiano di monte nelle riserve di caccia del territorio provinciale (non è stato considerato il territorio del Parco nazionale dello Stelvio). Si tratta delle arene di canto tradizionalmente utilizzate; non sono invece state considerate le arene secondarie, solo occasionalmente occupate.  L’elaborazione dei dati ha evidenziato, come il 95% di tali arene di canto si trovi compreso nella fascia altitudinale  1750-2300 m di quota. Risulta chiaro, che l’arena di canto rappresenta il punto centrale dell’habitat utilizzato nel periodo primaverile, mentre, ad esempio in estate, vengono occupati anche ambienti a quote superiori. 

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Un utile ripasso– prima di cacciare serve conoscere–

 

Foto di Mario Salomone

Oltre alle regole scritte, il Cacciatore deve osservare anche un insieme di regole non scritte che devono guidare il suo comportamento in modo da essere rispettoso verso: – la fauna e l’ambiente; – i colleghi cacciatori;  – i non cacciatori; – le cose altrui. Durante l’esercizio venatorio è necessario possedere un buon autocontrollo in modo da non farsi travolgere dalla passionalità che è il principale motivo che spinge il cacciatore nella sua attività. È necessario che il cacciatore acquisisca una mentalità frutto della riflessione e dell’onestà, una capacità di autocontrollo che gli consenta di affrontare serenamente anche delle limitazioni e delle rinunce. Egli deve curare la propria formazione, deve abituarsi a riflettere prima di agire, deve  usare l’arma con sicurezza e coscienza. Il cacciatore deve contribuire alla protezione  della fauna,  collaborando alla  conservazione degli ecosistemi, astenendosi da azioni contrarie alla legge, che possono nuocere alla salvaguardia delle popolazioni degli animali cacciabili e rispettare quelli protetti. Quando spara al selvatico deve fare in modo che l’animale venga colpito mortalmente, evitandogli ferite che lo farebbero soffrire; si deve prodigare per accertare sempre l’effetto del colpo sparato e deve tentare con i metodi idonei il recupero del capo eventualmente colpito.

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DETERMINAZIONE DELLO STATO DI CONSERVAZIONE A LIVELLO DI SITO DEI PARCHI NAZIONALI ITALIANI.

Foto di Mario Salomone

LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli  Valutazione dello stato di conservazione dei  Parchi  Nazionali italiani.

A livello di sito, è stata condotta un’indagine complessiva della disponibilità di dati ornitologici rilevanti per il presente progetto (essenzialmente informazioni demografiche e  inerenti la distribuzione di dettaglio), all’intern o dei seguenti Parchi Nazionali: i) Parco Nazionale del Gran paradiso; ii) Parco Nazionale dello Stelvio; iii) Parco Nazionale delle  Dolomiti Bellunesi; iv) Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna; v)  Parco Nazionale  dell’Arcipelago Toscano; vi) Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; vii)Parco nazionale della Majella; vii) Parco dell’arcipelago della Maddalena; ix) Parco Nazionale del Circeo. Per quanto concerne il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, è stato realizzato tramite l’obiettivo del progetto un Caso studio: “Specie steppiche e qualità ambientale. Fattori che impediscono uno stato di conservazione favorevole: un approccio comparato”, i cui risultati vengono descritti in un report separato.

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Il gallo cedrone (Tetrao urogallus L.)

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Specie emblematica delle grandi foreste di conifere, il Gallo cedrone (Tetrao urogallus L.) trova sull’arco alpino il suo habitat ideale tra il piano montano superiore e quello altimontano. Nonostante le sue popolazioni abbiano subito un drastico declino negli ultimi decenni, alcuni aspetti riguardanti l’ecologia delle popolazioni presenti sul versate meridionale delle Alpi sono ancora poco chiari.

Per questi motivi il Parco Naturale di Paneveggio – Pale di San Martino, in collaborazione con il Dipartimento di Ecologia e Gestione della Fauna Selvatica dell’UniversitÉ di Freiburg e con il Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento, ha promosso e  finanziato, una ricerca pluriennale sul Gallo cedrone mediante l’utilizzo della  radiotelemetria. Nel periodo maggio 2009 – settembre 2012 sono stati catturati e radiocollarati complessivamente 22 maschi e 6 femmine all’interno del comprensorio del Primiero – Vanoi.

Utilizzando i dati delle localizzazioni georeferenziate degli individui marcati, si è voluto indagare mediante interpretazione di dati LiDAR l’ambiente utilizzato dal Gallo cedrone nelle diverse stagioni dell’anno. Inoltre, con lo scopo di quantificare il territorio effettivamente utilizzato dalla specie sono stati calcolati gli home range mediante il metodo del Multiple Convex Hull.

In base ai risultati emersi dalle variabili indagate in ambiente GIS, si è cercato di valutare i motivi che portano la specie a frequentare nel corso dell’anno le varie fasce altitudinali.

Dai risultati emerge come il Gallo cedrone sia in grado di utilizzare un ampio range altitudinale cha va dal piano montano superiore a quello subalpino. I maschi utilizzano le formazioni vicine l’area di canto durante la primavera, mentre nella stessa stagione le femmine rimangono ancora a lungo nei quartieri di svernamento. L’estate è la stagione in cui entrambi i sessi trascorrono gran parte del tempo al suolo ricercando le formazioni più rade. Nella prima parte della stagione autunnale sia maschi che femmine hanno utilizzato le stesse zone in cui hanno trascorso l’estate, mentre nella seconda parte si spostano nelle zone di svernamento. In inverno invece, i galli cedroni hanno utilizzato le formazioni più dense frequentando in molti casi le quote più basse.

I risultati derivanti dalla stima degli home range hanno inoltre permesso di quantificare le esigenze spaziali della specie e come questa utilizzi il territorio all’interno di vasti comprensori forestali.

Il monitoraggio mediante radiotelemetria ha permesso di conoscere importanti aspetti nella selezione dell’habitat da parte del Gallo cedrone nelle varie stagioni dell’anno. Disponendo inoltre di dati relativi all’utilizzazione dello spazio, un lavoro di questo tipo è in grado di fornire dei validi spunti nella gestione e nella pianificazione dei soprassuoli ancora frequentati dalla specie. Per continuare a leggere clicca sul link gallo-cedrone

Documento ISPRA sulla biologia e gestione del Fagiano

Pheasant (Phasianus colchicus), Helsinki Finland January 2007

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

Il fagiano è una specie a distribuzione, semi cosmopolita e caratterizzata da un’evidente variabilità geografica, nei  maschi è possibile cogliere un gradiente clinale che si esplica procedendo Nord-sud, nell’incremento della saturazione dei colori, nell’assottigliamento dello spessore del colare e nella riduzione delle dimensioni corporee. Le femmine non evidenziano una simile variabilità morfo-fisiologica, tuttavia quelle di provenienza più orientale (gruppo “torquatus”) presentano una pigmentazione palesemente più scura (Vaurie. 1965). In figura 2 sono rappresenta l’areale d’origine e quello d’introduzione dei cinque gruppi che comprendono le diverse sottospecie di Phastantts colchicus

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biologia-e-gestione-del-fagiano

Relazione finale sul progetto pernice bianca

La p823340_10151880857901726_1192713236_oernice bianca (Lagopus mutus helveticus 1829) è una delle quattro specie di tetraonidi presenti sull’Arco Alpino. Originaria delle regioni più settentrionali dell’emisfero boreale, ha colonizzato l’Europa Meridionale in occasione di successive glaciazioni. È specialista di climi freddi/glaciali tanto che sulle Alpi e sui Pirenei vive ad una quota compresa tra i 1800 e i 3000 m, preferendo i versanti più freschi. A causa delle difficoltà oggettive che generalmente caratterizzano il lavoro di campo nelle indagini sulla pernice, ad oggi la sua ecologia e distribuzione non è ancora del tutto nota. Le poche informazioni offrono tuttavia un quadro preoccupante, evidenziando un forte calo degli effettivi in tutto l’areale Alpino. Le cause non sono del tutto note e quantificabili ma cambiamenti climatici e disturbo antropico rappresentano sicuramente parte degli elementi responsabili di tale contrazione. Ciò detto, con l’auspicio di contribuire ad elaborare più efficaci strategie di conservazione per la specie, il Parco Naturale Adamello Brenta nel 2011 ha avviato un progetto pluriennale di ricerca dedicato alla pernice bianca, con l’obiettivo principale di mettere a confronto i metodi di monitoraggio più utilizzati nelle Alpi. Conoscere con sufficiente precisione la consistenza di una popolazione è un aspetto fondamentale per l’individuazione di efficaci misure di gestione e conservazione. In particolare  è evidente l’importanza di dotarsi di una metodologia di monitoraggio che fornisca dati precisi, accurati e confrontabili, in modo da poter apprezzare eventuali variazioni nella consistenza e nella distribuzione delle popolazioni. Ad oggi in Trentino la specie è censita “al canto” in primavera e in tarda estate per stimare il successo riproduttivo. La presente indagine si è focalizzata principalmente sui monitoraggi primaverili, per i quali sono state sviluppate ed adottate diverse possibilità operative, sulla cui efficacia gli esperti manifestano, anche in ragione di una spiccata variabilità dei risultati, opinioni ancora discordanti. Clicca sul Link per continuare a leggere.      progetto_pernice_bianca_-_relazione_finale

 

BECCACCIA: UN MIGRATORE DIFFICILE DA GESTIRE di PAOLO CASANOVA  – ANNA MEMOLI

14344145_10207535802059224_7268197996930803731_nLa beccaccia è un tipico abitatore delle foreste che nidifica soprattutto nel nord Europa (taiga) per poi migrare durante i mesi di ottobre-novembre verso il bacino del mediterraneo. Da qui ripartirà in marzo per tornare nella patria di origine. La nostra penisola, in particolare per quanto riguarda le zone occupate dalla macchia mediterranea, ospita numerose popolazioni di questa specie che vi si fermano sia per svernare, sia per brevi soste se il volo migratorio le porterà più a sud, verso l’Africa settentrionale. In ogni caso, il governo dei boschi costituisce un elemento di grande importanza per consentire alla beccaccia di trovare il nutrimento necessario e diminuire così i livelli di mortalità connessi con i voli migratori, dovuti a un’eccessiva resistenza ambientale. Gli autori inoltre evidenziano come un’idonea gestione forestale si trovi alla base non solo di una buona sopravvivenza degli effettivi di popolazione, ma anche di un buon successo riproduttivo nella primavera successiva.  Per leggere cliccare sul Link beccaccia-un-migratore-difficile-da-gestire

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