CACCIATORI DI MONTAGNA DI BECCACCE E DI BECCACCINI

Il più felice non è assolutamente chi ammazza di più ne tantomeno chi trova di più e neanche chi ha i cani migliori, il più felice è semplicemente colui che trae il maggior godimento e divertimento nel trascorrere il tempo nel bosco o in montagna dietro la coda del proprio cane inseguendo le prede desiderate…….."magari in solitaria nel più alto rispetto di chi e di cosa lo circonda"

Categoria: Studi e ricerche Page 2 of 4

Tratto da studio ISPRA “IL COMPORTAMENTO DELLA BECCACCIA SVERNANTE A CASTELPORZIANO”

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Il comportamento

Gli individui radiomarcati hanno mostrato una elevata fedeltà inter ed intra-annuale al sito di svernamento. Una volta che gli individui arrivano in un area effettuano una selezione sul tipo di habitat che frequenteranno nei mesi invernali scegliendo boschi e prati con caratteristiche ben precise.

Dai dati raccolti in più di dieci anni di attività sembra che il sito venga “scelto”durante la prima migrazione, ovvero quando gli uccelli giovani esplorano le aree di svernamento per la prima volta. Anche se studi ulteriori sono necessari per verificare con certezza tale ipotesi, i dati in nostro possesso la indicano come una effettiva possibilità.

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Alto Adige relazione sulla situazione dei galliformi alpini ai fini della pianificazione del prelievo

Trofeo di Helga Wimmer cacciatrice Austriaca

L’areale di presenza del Fagiano di monte è stato valutato sulla base delle informazioni fornite dal personale di sorveglianza venatoria. Si è fatto, in primo luogo, riferimento alle arene di canto conosciute. Il Fagiano di monte è una specie di grande interesse venatorio sul territorio provinciale, legata a tradizioni di lunga data, quali la caccia al “balz”. Per questo, le conoscenze di distribuzione presso cacciatori e guardiacaccia risultano più dettagliate rispetto a Pernice bianca e Coturnice.  In base alle indicazioni fornite dal personale di sorveglianza, risultano conosciute 1085 arene di canto del Fagiano di monte nelle riserve di caccia del territorio provinciale (non è stato considerato il territorio del Parco nazionale dello Stelvio). Si tratta delle arene di canto tradizionalmente utilizzate; non sono invece state considerate le arene secondarie, solo occasionalmente occupate.  L’elaborazione dei dati ha evidenziato, come il 95% di tali arene di canto si trovi compreso nella fascia altitudinale  1750-2300 m di quota. Risulta chiaro, che l’arena di canto rappresenta il punto centrale dell’habitat utilizzato nel periodo primaverile, mentre, ad esempio in estate, vengono occupati anche ambienti a quote superiori. 

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Un utile ripasso– prima di cacciare serve conoscere–

Foto di Mario Salomone

Oltre alle regole scritte, il Cacciatore deve osservare anche un insieme di regole non scritte che devono guidare il suo comportamento in modo da essere rispettoso verso: – la fauna e l’ambiente; – i colleghi cacciatori; – i non cacciatori; – le cose altrui. Durante l’esercizio venatorio è necessario possedere un buon autocontrollo in modo da non farsi travolgere dalla passionalità che è il principale motivo che spinge il cacciatore nella sua attività. È necessario che il cacciatore acquisisca una mentalità frutto della riflessione e dell’onestà, una capacità di autocontrollo che gli consenta di affrontare serenamente anche delle limitazioni e delle rinunce. Egli deve curare la propria formazione, deve abituarsi a riflettere prima di agire, deve usare l’arma con sicurezza e coscienza. Il cacciatore deve contribuire alla protezione della fauna, collaborando alla conservazione degli ecosistemi, astenendosi da azioni contrarie alla legge, che possono nuocere alla salvaguardia delle popolazioni degli animali cacciabili e rispettare quelli protetti. Quando spara al selvatico deve fare in modo che l’animale venga colpito mortalmente, evitandogli ferite che lo farebbero soffrire; si deve prodigare per accertare sempre l’effetto del colpo sparato e deve tentare con i metodi idonei il recupero del capo eventualmente colpito.

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DETERMINAZIONE DELLO STATO DI CONSERVAZIONE A LIVELLO DI SITO DEI PARCHI NAZIONALI ITALIANI.

Foto di Mario Salomone

LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli Determinazione   dello stato di conservazione dei  Parchi  Nazionali italiani.

A livello di sito, è stata condotta un’indagine complessiva della disponibilità di dati ornitologici rilevanti per il presente progetto (essenzialmente informazioni demografiche e  inerenti la distribuzione di dettaglio), all’intern o dei seguenti Parchi Nazionali: i) Parco Nazionale del Gran paradiso; ii) Parco Nazionale dello Stelvio; iii) Parco Nazionale delle  Dolomiti Bellunesi; iv) Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna; v)  Parco Nazionale  dell’Arcipelago Toscano; vi) Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; vii)Parco nazionale della Majella; vii) Parco dell’arcipelago della Maddalena; ix) Parco Nazionale del Circeo. Per quanto concerne il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, è stato realizzato tramite l’obiettivo del progetto un Caso studio: “Specie steppiche e qualità ambientale. Fattori che impediscono uno stato di conservazione favorevole: un approccio comparato”, i cui risultati vengono descritti in un report separato.

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Il gallo cedrone (Tetrao urogallus L.)

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Specie emblematica delle grandi foreste di conifere, il Gallo cedrone (Tetrao urogallus L.) trova sull’arco alpino il suo habitat ideale tra il piano montano superiore e quello altimontano. Nonostante le sue popolazioni abbiano subito un drastico declino negli ultimi decenni, alcuni aspetti riguardanti l’ecologia delle popolazioni presenti sul versate meridionale delle Alpi sono ancora poco chiari.

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Documento ISPRA sulla biologia e gestione del Fagiano

Pheasant (Phasianus colchicus), Helsinki Finland January 2007

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

Il fagiano è una specie a distribuzione, semi cosmopolita e caratterizzata da un’evidente variabilità geografica, nei  maschi è possibile cogliere un gradiente clinale che si esplica procedendo Nord-sud, nell’incremento della saturazione dei colori, nell’assottigliamento dello spessore del colare e nella riduzione delle dimensioni corporee. Le femmine non evidenziano una simile variabilità morfo-fisiologica, tuttavia quelle di provenienza più orientale (gruppo “torquatus”) presentano una pigmentazione palesemente più scura (Vaurie. 1965). In figura 2 sono rappresenta l’areale d’origine e quello d’introduzione dei cinque gruppi che comprendono le diverse sottospecie di Phastantts colchicus

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Relazione finale sul progetto pernice bianca

La p823340_10151880857901726_1192713236_oernice bianca (Lagopus mutus helveticus 1829) è una delle quattro specie di tetraonidi presenti sull’Arco Alpino. Originaria delle regioni più settentrionali dell’emisfero boreale, ha colonizzato l’Europa Meridionale in occasione di successive glaciazioni. È specialista di climi freddi/glaciali tanto che sulle Alpi e sui Pirenei vive ad una quota compresa tra i 1800 e i 3000 m, preferendo i versanti più freschi. A causa delle difficoltà oggettive che generalmente caratterizzano il lavoro di campo nelle indagini sulla pernice, ad oggi la sua ecologia e distribuzione non è ancora del tutto nota. Le poche informazioni offrono tuttavia un quadro preoccupante, evidenziando un forte calo degli effettivi in tutto l’areale Alpino.

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BECCACCIA: UN MIGRATORE DIFFICILE DA GESTIRE di PAOLO CASANOVA  – ANNA MEMOLI

14344145_10207535802059224_7268197996930803731_nLa beccaccia è un tipico abitatore delle foreste che nidifica soprattutto nel nord Europa (taiga) per poi migrare durante i mesi di ottobre-novembre verso il bacino del mediterraneo. Da qui ripartirà in marzo per tornare nella patria di origine. La nostra penisola, in particolare per quanto riguarda le zone occupate dalla macchia mediterranea, ospita numerose popolazioni di questa specie che vi si fermano sia per svernare, sia per brevi soste se il volo migratorio le porterà più a sud, verso l’Africa settentrionale. In ogni caso, il governo dei boschi costituisce un elemento di grande importanza per consentire alla beccaccia di trovare il nutrimento necessario e diminuire così i livelli di mortalità connessi con i voli migratori, dovuti a un’eccessiva resistenza ambientale. Gli autori inoltre evidenziano come un’idonea gestione forestale si trovi alla base non solo di una buona sopravvivenza degli effettivi di popolazione, ma anche di un buon successo riproduttivo nella primavera successiva.  Per leggere cliccare sul Link beccaccia-un-migratore-difficile-da-gestire

Biologia e dinamica della pernice sarda

Il territorio della Sardegna è popolato da numerose specie e sottospecie endemiche che arricchiscono il suo patrimonio faunistico; questo interessa in particolare l’avifauna che presenta delle peculiarità dovute alla presenza di specie mediterranee altamente specializzate. I fattori che, nel corso del tempo, hanno portato a questa situazione sono legati soprattutto alla storia geologica dell’isola che ne ha determinato l’isolamento da resto del continente; a questo si aggiunge, inoltre, il clima particolare che la caratterizza. Tuttavia a causa dell’azione diretta dell’uomo, che si esercita soprattutto sulle specie oggetto di caccia, e dell’azione indiretta che, non presupponendo alcuna selezione, colpisce indistintamente specie rare e specie comuni, l’avifauna rischia di subire una pericolosa involuzione che proprio a causa di questo isolamento potrebbe divenire irreversibile. Purtroppo questo processo si calcola stia interessando il 12% delle specie di uccelli su scala mondiale e il 27% delle specie di galliformi a rischio di estinzione; inoltre anche i due terzi delle specie non in pericolo risultano in declino (Rands, 1992, Potts & Aebischer, 1995, UNEP-WCMC, 2000).  Tra le specie interessate da questo fenomeno ci sono anche quelle appartenenti al genere Alectoris che in Italia è presente con tre specie a distribuzione allopatrica: la pernice sarda (Alectoris barbara), presente solamente in Sardegna, la pernice rossa (Alectoris rufa), distribuita sull’Appennino settentrionale e in alcune zone dell’Italia centrale, e la coturnice (Alectoris graeca) che occupa l’arco alpino (A. g. saxatilis), l’Italia centrale e meridionale (A. g. greca) e la Sicilia (A. g. withakeri). Studi recenti hanno svolto una revisione dello stato delle popolazioni delle tre specie a livello europeo evidenziando come la pernice sarda e la coturnice abbiano un’importanza sovra nazionale a livello di conservazione in quanto le popolazioni italiane rappresentano rispettivamente il 98% e il 36% di quelle europee, e come per la conservazione della pernice rossa l’Italia abbia una scarsa importanza ospitando solamente lo 0,1% della popolazione europea. Per continuare a leggere l’articolo clicca sul link

Biologia e dinamica della pernice sarda

STATUS E CONSERVAZIONE DELLA COTURNICE

L’intero territorio regionale siciliano, isole minori incluse, rappresenta un c181828639-e6ac3d32-081e-4648-8244-6b7df0d648e8entro di origine di biodiversità di elevato pregio, tra i più interessanti d’Italia e dell’intera regione mediterranea per la notevole varietà degli ecosistemi, delle specie e delle popolazioni presenti, arricchito anche dalla notevole presenza di aree protette e di ambienti ad elevato valore naturalistico. L’isolamento geografico e la posizione geografica al centro dell’area mediterranea, al confine tra l’Europa ed il continente africano, hanno influito non poco sugli attuali aspetti naturalistici siciliani, con la comparsa di numerosi endemismi, tra cui la Coturnice di Sicilia.

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